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martedì 8 giugno 2021

I delitti della salina

di Francesco Abate, Einaudi


Giallo storico, ambientato nella Cagliari dei primi del '900, imperniato su un'indagine condotta da una donna giornalista, già solo per questo un personaggio inconsueto, ma ancor di più per l'origine "mezzosangue" cinese. Il mondo in cui si muove l'anomala protagonista viene ricostruito con notevole precisione storica, ma con lo stile caratteristico del thriller moderno, contrasto che potrebbe risultare spiazzante per alcuni lettori.

Clara Simon è una giornalista donna, relegata a mera correttrice di bozze per L'Unione, il giornale del capoluogo, a causa di alcuni articoli che non sono piaciuti ai notabili della città. Non manca però di scrivere i propri articoli, "correggendo" quelli di un collega amico di infanzia, con il quale vive un rapporto di amicizia molto stretto. Bella ed esotica, attira anche le attenzioni di un tenente dei Carabinieri appena arrivato nell'isola, proveniente da Napoli e fermamente convinto del proprio ruolo istituzionale. Con l'aiuto dei suoi due cavalieri, Clara cercherà di risolvere il mistero della scomparsa di alcuni miserabili piciocus de crobi, ragazzini considerati pedine da lavoro sacrificabili che vivono ai margini del mercato vivendo di espedienti.
Il romanzo altalena descrizioni storiche, contrasti sociali e fiction in uno strano connubio nel quale fanno capolino, senza mai risultare determinanti, anche piccole note sentimentali e brevi richiami alle discriminazioni razziali. L'estrema eterogeneità del racconto si rispecchia nella descrizione di una città, Cagliari, divisa in quartieri che cercano di conquistarsi le risorse di una promessa di sviluppo che appare imminente mentre sullo sfondo si affacciano le prime rivendicazioni di un proletariato logorato dalle condizioni di lavoro.

Giudizio sintetico: Rivendicativo

domenica 27 settembre 2020

I girasoli ciechi

di Alberto Mendez, Guanda


Un libro molto bello, composto da 4 racconti, ognuno con un proprio titolo. Il quarto dà anche il titolo all'intera opera. Le storie si svolgono dalla fine della guerra civile spagnola (1939) ai primi anni del regime franchista. Sono storie di dolore, di morte, di sconfitti. Ma anche i vincitori, se tali possono dirsi coloro che prevalgono su altri uomini, per di più appartenenti al loro stesso Paese, vivranno disorientati, feriti al punto da non riuscire più a vedere il sole, la luce, come "girasoli ciechi". 

Quattro racconti, legati tra loro da sottili collegamenti, su personaggi sconfitti. Storie struggenti, come quella che si immagina scritta su un manoscritto ritrovato in una baracca sulla sommità di una collina tra le Asturie e Leon: la storia del poeta in fuga, dopo la guerra, con la sua compagna che muore dando alla luce il loro bambino. Non meno dolorose le altre tre: tutte si concludono però con il riscatto dato da gesti disperati, che sono tuttavia espressione di dignità e di valori vivi nonostante la tragicità delle situazioni. Narrati in modo sobrio ma intenso, con note liriche ma senza enfasi, i racconti rimangono ben impressi nel lettore anche se il narratore non fa ricorso a immagini o scene orripilanti ed estreme. Il dolore delle vicende di uomini, donne e bambini, che hanno vissuto momenti tragici come una guerra e il regime dittatoriale, costituiscono testimonianze efficaci e forse necessarie. Simboliche in questo senso le parole dell'epigrafe di C.Piera: "Superare vuol dire farsi carico, non voltare pagina o gettare nell'oblio... Il lutto vuol dire rendere nostra l'esistenza di un vuoto." 

Giudizio sintetico: Libertad

domenica 13 settembre 2020

Lo specchio delle nostre miserie

di Pierre Lemaitre, Mondadori

Terzo e attesissimo libro della trilogia dedicata al periodo tra le due Guerre Mondiali – trilogia solo per il legame storico, senza collegamenti narrativi degni di nota – questo romanzo non riesce tuttavia a soddisfare appieno il lettore, rimanendo nei binari di un racconto storico molto circostanziato ma appassionante solo a tratti. Anche il caratteristico ribaltamento narrativo cui Lemaitre ha abituato i suoi ammiratori, in questo caso si limita solo a piccole trasformazioni dello spessore morale dei personaggi.

Parigi, 1940. Louise è una maestra elementare che ha appena perso la madre e che per arrotondare serve anche in un ristorante sotto casa. Un anziano cliente le fa un'offerta imbarazzante ma molto ben pagata, che Louise accetta, anche se perplessa, proiettandosi in una vicenda che le farà mettere in crisi la sua vita personale e familiare. La ragazza si troverà così ad incrociare le vicende parallele sia di Raoul e Gabriel, soldati dalla natura diversissima accomunati da un destino beffardo, sia di Désiré, un incredibile millantatore dal fascino magnetico e dalla proverbiale spudoratezza, sia, infine, di Fernand, una guardia che cerca solo di non farsi travolgere dagli eventi. Sullo sfondo, l'invasione della Francia da parte dell'esercito tedesco e l'esodo di parigini diretti a Sud in fuga dall'occupazione nazista.
Scritto con un'attenzione storica precisa, il romanzo si muove alternativamente tra le vicende dei vari protagonisti, ma così perde in parte la capacità di coinvolgere empaticamente il lettore proprio a causa della profonda diversità dei personaggi. Come sempre, Lemaitre si conferma un autore di spessore, ma il racconto risente del confronto con i primi due romanzi della trilogia, lo splendido Ci rivediamo lassù e il meno importante, ma comunque intrigante, I colori dell'incendio.

Giudizio sintetico: Fuggitivo

giovedì 21 maggio 2020

L'isola dei fucili

di Amitav Gosh, Neri Pozza

Un racconto che tocca tanti temi e si sviluppa tra tre continenti, imperniato sulla natura degli uomini e del loro rapporto con il mito, sempre lo stesso a dispetto del passare dei secoli.
Con la precisione che lo contraddistingue, anche in questo caso l'autore bengalese non perde l'occasione per tenere una precisa lezione di storia in forma di romanzo, toccando questa volta non solo le Sundarban, già teatro di altre sue opere, ma arrivando anche a Venezia e affrontando temi di attualità come l'ambiente e l'immigrazione clandestina.

Calcutta (o Kolkata), giorni nostri. Deen è un attempato libraio-antiquario di buona cultura, che divide la sua vita tra Brooklin, dove abita, e la sua terra di origine, la zona bengalese dell'India dove spesso si reca per ragioni familiari e di lavoro. In una di queste occasioni, viene a sapere per caso di un tempio sepolto nella giungla e dedicato a una Dea dei Serpenti, protagonista di una leggenda popolare, che per vendicarsi di un mercante che rifiutava di esserle devoto lo ha perseguitato in tutti i modi, fino a che il poveretto non si è arreso e le ha costruito proprio quel tempio. Spinto dalla curiosità, Deen decide di visitare il tempio, senza sapere che questo lo porterà ad iniziare un viaggio nel mito bengalese e nella storia del XVII secolo, storia che lo costringerà – attraverso i ricordi della sua vita e di quelli di una studiosa veneziana illustre e sfortunata – a rivedere tutte le sue convinzioni sul rapporto tra mito e realtà.
Ambientato tra le Sundarban, Los Angeles e – soprattutto – Venezia, il racconto si sviluppa con la gentilezza di una lingua morbida che avviluppa il lettore con mille rivoli storici, mistici, naturalistici e di attualità, riuscendo a mettere insieme aspetti a prima vista lontanissimi tra loro.

Giudizio sintetico: Olistico

venerdì 24 aprile 2020

La misura dell'uomo

di Marco Malvaldi, Giunti

In questo romanzo Malvaldi abbandona i simpatici anziani del Bar Lume per proiettare la sua ironia nel Rinascimento, e più precisamente alla corte di Ludovico il Moro nel periodo in cui Leonardo da Vinci si dedicava alla realizzazione, mai ultimata, del cavallo in bronzo del monumento equestre dedicato a Francesco Sforza. Ma la dimensione storica si intreccia con un'indagine investigativa che lo stesso Leonardo intraprende per risolvere il mistero di un cadavere sconosciuto rinvenuto nel cortile del castello. La leggerezza iniziale del racconto viene lentamente dissolta dal numero di personaggi, piuttosto elevato, che partecipano alla vicenda.

Milano, 1493. Leonardo è l'artista più apprezzato alla corte di Ludovico il Moro, il Duca che alterna la severa amministrazione della sua Signoria alle manovre politiche e alle attenzioni per la moglie e le varie amanti. Il ritrovamento di un cadavere misterioso nel cortile del castello, apparentemente morto per cause naturali sconosciute, dà l'avvio ad un intreccio complesso e ricco di personaggi, molti realmente vissuti, nel quale si alternano il racconto romanzato – non privo dell'ormai nota ironia dell'autore – ed eventi storici di sfondo che condizionano lo sviluppo dell'intreccio. Interessante anche l'alternanza tra il linguaggio moderno e alcune forzature linguistiche medievalizzanti che arricchiscono e rendono più immediato il contesto.
Ne esce un racconto ibrido, posizionato a metà tra storia e comedy thriller, che stuzzica l'attenzione del lettore in cerca di evasione, ma che riesce nel contempo a dare piccole notizie interessanti sulla vita del capoluogo meneghino in epoca rinascimentale. Peccato che questi accenni storici siano presentati in una forma forzatamente "didattica", più adatta ad un pubblico di giovani che d'altro canto – probabilmente – non si ritroverebbero nello sviluppo della trama e nella caratterizzazione dei personaggi.

Giudizio sintetico: Leonardesco

mercoledì 1 aprile 2020

La masseria delle allodole

di Antonia Arslan, Rizzoli

Al centro del romanzo il genocidio degli Armeni. Durante il primo conflitto mondiale, i Giovani Turchi decidono di ripulire il Paese da questo popolo, di "estirpare un bubbone" in modo tale che non rimanga neppure un Armeno, che, altrimenti, si sarebbe poi vendicato. Uno dei genocidi del '900, meno conosciuto di altri ma altrettanto feroce. La narratrice racconta la storia di una famiglia armena, la sua, una storia che suo nonno, in vecchiaia – in un'età in cui la nostalgia è più intensa – le ha trasmesso.

Anatolia, 1915. La famiglia Avakian, il cui capo indiscusso è Sempad, vive in una piccola città del territorio armeno, nella grande casa abitata da zii, cugini e parenti vari. Nella campagna vicina si trova, vicino alle cascate, la masseria delle allodole, la bella casa di campagna in cui fervono i preparativi per l'imminente arrivo di Yervant (nonno della narratrice), fratello di Sempad, che ha lasciato da ragazzo la casa paterna per andare a studiare nel collegio armeno di Venezia e ora vuole, insieme alla propria famiglia, rincontrarsi con i suoi e con la sua terra. Un incontro che non potrà mai avvenire. L'Italia decide infatti di entrare in guerra e chiude le frontiere, mentre i "Giovani Turchi" vogliono costruire una Grande Turchia depurata dalle minoranze etniche.
La prima parte del romanzo racconta la strage degli uomini armeni, i primi che devono essere eliminati. La descrizione non è priva di particolari raccapriccianti dai quali emerge la ferocia degli uomini; la seconda parte narra la deportazione delle donne, dei bambini e degli anziani fino al deserto di Des-es-zor: un lungo cammino segnato da stenti, stupri di donne e bambine ad opera delle guardie (gli zaptié), e gli attacchi dei curdi. Si stagliano le figure di donne forti, eroiche loro malgrado, nello sforzo di difendere in ogni modo i propri figli.
Una pagina tra le più terribili della storia novecentesca, che il romanzo ha il merito di mostrare nella sua crudeltà e nella sua follia. Lo stile della narrazione tuttavia è involuto e complesso per cui la lettura è difficoltosa e poco fluida anche perché la narratrice introduce nel corso del racconto parti in corsivo contenenti commenti e anticipazioni di vicende che si svolgeranno in futuro.

Giudizio sintetico: Funesto

giovedì 27 febbraio 2020

La vedova scalza

di Salvatore Niffoi, Adelphi

Tanto difficile quanto affascinante, questo romanzo storico ci introduce in un mondo autarchico, la Barbagia del periodo fascista, attraverso la musicalità di una commistione tra italiano e dialetto che riesce non soltanto a comunicare passioni, colori e durezza di un contesto rurale fatto di emozioni forti e sangue, ma anche i rumori e gli odori di un ambiente dominato da animali e piante nel quale gli umani si muovono e si scontrano con rapporti sociali, regole e abitudini arcaiche ma autentiche.

Nella Barbagia degli anni tra le due Guerre mondiali si compie il destino di Mintonia Savuccu, giovane vedova del latitante Micheddu, ucciso in modo cruento dopo una vita passata per buona parte alla macchia. Il dolore e la rabbia di Mintonia esplodono nel primo capitolo con un lungo monologo che traccia la linea lungo la quale si muove il resto del romanzo, una lunga lettera scritta a caldo e spedita alla nipote dall'America Latina mezzo secolo dopo, perché il ricordo non muoia con i protagonisti di una vicenda in cui la rabbia e il carattere hanno deciso della vita e del futuro di vittime e colpevoli.
La scelta di Niffoi di servirsi del dialetto per tracciare con maggiore musicalità il terreno delle vicende, inizialmente lascia il lettore non sardofono alquanto perplesso e attonito, tuttavia dopo il primo capitolo – davvero spiazzante – il registro cambia a sufficienza da permettere una comprensione maggiore del racconto, storia della vita e della sete di vendetta di una donna combattiva che non riesce ad accettare il destino che il suo paese sembra averle assegnato.

Giudizio sintetico: Balente

giovedì 23 gennaio 2020

Armi, acciaio e malattie

di Jared Diamond, Einaudi

Il sottotitolo, Breve storia degli ultimi tredicimila anni, è di fatto l'estrema sintesi di quest'opera, vincitrice del Pulitzer per la Scienza e pubblicata per la prima volta nel 1997. Oggi riproposto in una nuova edizione, il saggio nasce  dalla necessità di dare una risposta sensata a una domanda posta all'autore da un aborigeno della Nuova Guinea, attraversando lo sviluppo della civiltà nei cinque continenti con una ricerca preistorica basata su logica, biologia e ritrovamenti archeologici.

Si tratta di un'opera destinata alla lettura corretta delle differenze dello sviluppo della civiltà nelle varie parti del mondo, interessante e di facile leggibilità anche se piuttosto corposa. Nel tentativo di spiegare con la logica la ragione della supremazia storica dei "bianchi" europei sulle altre popolazioni del mondo, l'autore analizza in termini biologici, geografici e sociali lo sviluppo di – quasi – tutte le popolazioni del mondo, con particolare riguardo agli avvenimenti che hanno favorito l'espansione delle civiltà occidentali così come le conosciamo oggi. Diamond, uno scienziato statunitense che ha operato nei cinque continenti, propone come ragione della primazia occidentale la differenza dei tempi di sviluppo dell'agricoltura e delle caratteristiche geografiche e biologiche dei vari continenti, condizioni che hanno determinato in modi diversi sia la diffusione delle conoscenze tecniche sia quella delle malattie, favorendo maggiormente Europa ed Asia nella costruzione di tecnologie civili e militari di maggiore efficacia, e nel maturare una migliore resistenza a quelle malattie che nei secoli hanno rappresentato la loro migliore arma di distruzione di massa.
Un saggio molto interessante e fondato su evidenze apparentemente incontrovertibili, sebbene frutto di semplici ipotesi, che delinea un'interpretazione bio-geografica di quelle differenze tra i popoli che spesso – oggi più che al tempo della sua prima pubblicazione – vengono giustificate con sbrigative motivazioni razziali ed etniche talvolta piuttosto opinabili.

Giudizio sintetico: Biogeografico

La palude dei fuochi erranti

di Eraldo Baldini, Rizzoli

Storia seicentesca, che ben si attaglia alla particolare lingua "gotica" ed evocativa caratteristica di Baldini. Con ambienti e personaggi che si altalenano tra il misticismo cupo delle abbazie e la più prosaica necessità di sopravvivenza della popolazione rurale della pianura romagnola nel XVII secolo, viene ricostruita la vicenda di un'indagine "dall'esterno" che risuona degli ambienti de "Il nome della rosa".

Romagna, 1630. Il paese di Lancimago si prepara all'epidemia di peste – di manzoniana memoria – che ha già colpito gran parte della pianura, e il cui soffio mortale sta per arrivare e mietere vittime. I frati di un'abbazia, nel preparare la fossa comune che temono si renderà necessaria, riesumano accidentalmente una serie di scheletri che evidenziano un eccidio antico e del quale non sanno capire l'origine. La scoperta dà origine a incomprensibili fuochi danzanti che sembrano la voce delle anime dell'inferno e alla comparsa di misteriosi personaggi, tra i quali l'inviato dell'arcivescovado, monsignor Diotallevi, un uomo duro e irreprensibile che deve approntare un cordone sanitario invalicabile per limitare – con provvedimenti anche drastici – la diffusione del morbo.
Romanzo dai toni cupi che richiamano ambienti tardo-medievali, tesse la trama di un giallo imperniato su un personaggio difficile, che alterna la propria naturale concretezza alla vocazione mistica propria del suo tempo.

Giudizio sintetico: Gotico

La macchina del vento

di Wu Ming 1, Einaudi

Una fantasia mitologica e romanzesca con ambientazione storica, ricostruita nei dettagli con la tradizionale precisione di Wu Ming. Tra epica, letteratura, politica e personaggi realmente esistiti viene inventata una vicenda – a tratti fantastica – che si svolge durante il periodo fascista nell'isola di Ventotene, di cui il regime fece il luogo di confino di vari intellettuali e politici dissidenti, tra i quali spicca l'ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini, ai tempi ai vertici del Partito Socialista.

1939. A Ventotene si possono incontrare molti tipi di confinati, ognuno dei quali appartenente ad un gruppo diverso, con una propria mensa, propri compagni, propri ideali. Di sicuro, ad accomunarli, l'avversione al regime, il sapere perché alcuni confinati sono detti "manciuriani" e la consapevolezza di appartenere ad una élite politica e culturale destinata a grandi cose, anche se al momento l'obiettivo primario rimane quello di riempire lo stomaco ed evitare, per quanto possibile, angherie della Milizia, disagi e malattie. Erminio, un giovane laureando antifascista che conosce bene i miti greci, fa parte del gruppo di un compagno carismatico più maturo, quel Sandro Pertini che riesce sempre a mantenere un comportamento integerrimo e decoroso anche in mezzo alle peggiori avversità. Ma un giorno sull'isola sbarca un fisico misterioso, depositario di vari segreti, che comincia a parlare di macchine del tempo e altre stranezze ed Erminio, che ne diventa l'unico amico, non può non notare che molti degli avvenimenti che accadono sull'isola sembrano appartenere ad una dimensione che intreccia scienza, mitologia e politica senza soggiacere ai consueti legami temporali.
Come spesso nei romanzi dei Wu Ming, l'intreccio di mondi, epoche e soggetti diversi – reali e immaginari – tesse una trama tanto fantastica e  inverosimile da risultare possibile, grazie soprattutto all'estremo dettaglio dei tratteggi di luoghi e personaggi storici. Ne è un esempio, in questo caso, il "suono" dei dialoghi con Pertini, del quale – durante la lettura – sembra di riuscire a sentire non soltanto le parole, ma persino l'accento e il tono.

Giudizio sintetico: Fantastorico


venerdì 17 gennaio 2020

La grande esposizione

di Marie Hermanson, Guanda Ed.

Un thriller leggero e scorrevole imperniato sulla grande esposizione che si tenne nel 1923 a Göteborg e durante la quale ad Albert Einstein fu "imposto" di tenere un discorso per poter riscuotere il denaro del premio Nobel che il grande fisico aveva già vinto due anni prima. Un racconto in cui fiction e Storia si intrecciano strettamente, con personaggi realmente esistiti proiettati in un'avventura (per quanto è dato sapere) mai accaduta.

Göteborg, 1923. Quattro i personaggi principali intorno a cui ruota la vicenda: un timido ragazzetto unico conduttore di un'asina dal carattere irascibile, una giovane giornalista alle prime armi ma molto caparbia, un investigatore cocciuto e il già celebre Albert Einstein, scienziato in grado di captare l'attenzione della folla e ideatore di una Teoria, quella della relatività, sulla quale il mondo accademico, al tempo dei fatti narrati, è ancora diviso tra una maggioranza di ammiratori e uno sparuto ma agguerritissimo gruppo di contrari, prevalentemente estremisti di destra spesso animati da ragioni antisemite.
Un racconto "facile" e gradevole, nel quale si alternano le vicende dei quattro protagonisti che, anche se si incontrano solo a tratti, riescono comunque a risultare determinanti gli uni per gli altri. Una nota dell'autrice chiarisce a fine libro quali avvenimenti siano realmente accaduti e come essi abbiano influenzato la fiction narrativa.

Giudizio sintetico: Einsteiniano

sabato 28 settembre 2019

Di sangue e di ghiaccio

di Mattia Conti, Solferino

Romanzo imperniato sulla situazione dei manicomi a fine '800, nel periodo in cui le teorie di Lombroso sembravano offrire una facile soluzione all'analisi e alla cura dei "mentecatti", spesso solo poveri cristi che le famiglie internavano per levarseli di torno. 

Lecco, fine 1800. Ranocchia è un ragazzo poco più che adolescente, gracile e balbuziente, che la famiglia ha lasciato andare via di casa e che sopravvive grazie all'aiuto di Bandini, un capocomico che ha indovinato le enormi capacità teatrali del giovane – che sul palco si trasforma smettendo di balbettare e recitando con potenza –, dotato oltretutto di una memoria prodigiosa. Un giorno tuttavia Ranocchia sembra impazzire, e viene ripescato nudo dal fiume gelato mentre vaneggia. L'unica soluzione apparente è quella di ricoverarlo al San Martino, l'ospedale dei "mentecatti", al quale è da poco arrivata anche Bianca, la Maestrina che a Ranocchia ha insegnato a leggere e scrivere.
Romanzo storico solo in parte, poiché l'ambientazione è circoscritta alla struttura ospedaliera di Como e ai dintorni di Lecco, l'odissea di Ranocchia e la sua ricerca da parte di Bandini si leggono soprattutto per la curiosità di "sapere come va a finire", anche se a volte la commistione tra il registro colloquiale-regionale e ricercate forme evocative lascia un po' perplessi.

Giudizio sintetico: Psichiatrico

giovedì 12 settembre 2019

M. Il figlio del secolo

di Antonio Scurati, Bompiani

Romanzo storico cronachistico molto corposo, che analizza a fondo la nascita e lo sviluppo del fascismo incentrandosi sulla figura di Mussolini. Alla base, una ricerca storica immensa e una forma romanzata che non tralascia di descrivere emozioni, passioni, scaltrezza non soltanto del dittatore, ma anche dei personaggi che hanno caratterizzato i sei anni dalla fine della Grande Guerra all'assunzione in Parlamento della responsabilità politica del delitto Matteotti. Una grande lezione di storia, ricca di documenti e testimonianze, che si legge in scioltezza come un racconto di fiction. Vincitore del Premio Strega 2019.

Mussolini è già il direttore de Il Popolo d'Italia, quando davanti ad una platea di poche centinaia di reduci capisce che la fine della Grande Guerra ha profondamente cambiato la politica e la società italiana e dà l'avvio al Fascio di combattimento, un gruppetto di personaggi, in prevalenza Arditi, che lui stesso per molti versi disprezza ma dei quali non rinuncia a servirsi. La vittoria mutilata, l'abitudine dei reduci alla violenza e l'assenza di una classe politica adeguata al nuovo secolo sono il terreno fertile in cui un uomo dal carattere prorompente e dall'ambizione smisurata può farsi strada facilmente, cavalcando il malcontento e sfruttando la caparbietà di una generazione, quella sopravvissuta alla guerra, che si sente tradita e che vuole prendersi con la forza un'intera nazione. La lotta contro i socialisti nel "biennio rosso" sarà l'occasione di sviluppo di una politica aggressiva e violenta, in cui si fanno notare uomini e donne poi passati alla Storia: dipinti con passione, ma sempre con estremo rigore documentale, si incontrano tutti i protagonisti degli anni da 1919 al 1925, da D'Annunzio a Turati, da Margherita Sarfatti a Matteotti, piccoli e grandi personaggi che hanno partecipato, lottato, vinto e perso una lotta per il potere combattuta con ogni mezzo e che ha visto prevalere l'uomo che più degli altri incarnava il "sentire" del nuovo secolo.
Un libro importante ma non pesante, ottima lezione di una Storia che a 100 anni di distanza, se dimenticata, potrebbe ancora correre il rischio di ripetersi.

Giudizio sintetico: Eziologico

lunedì 29 luglio 2019

Rosso come una sposa

di Anilda Ibrahimi, Einaudi

L'Albania dall'inizio del XX secolo ai primi anni del XXI è il teatro in cui si rappresentano le vicende di donne di generazioni diverse appartenenti alla stessa famiglia.  Un romanzo che, grazie alla scrittura veloce e leggera, rende un quadro interessante e coinvolgente di un Paese, l'Albania, ricca di tradizioni e credenze risalenti a culture e religioni diverse (Cristianesimo e Islamismo), segnata nel corso di un secolo da profondi sconvolgimenti storici.

Kaltra, sconosciuto villaggio sulle montagne albanesi, prima metà del XX secolo. La giovanissima Saba, vestita tutta di rosso, sposa – per volontà della famiglia – Omer, vedovo di sua sorella maggiore, morta di parto. Saba piange sotto il velo nuziale, ma nessuno se ne accorge. È il suo destino, questo, che si compie. Inizia così la storia di Saba che si collega alla storia dell'Albania. Dalla invasione degli Italiani (i peppini, come venivano chiamati) alla seconda guerra mondiale con l'invasione nazista, dall'avvento del comunismo di Hoxha con la scelta di una politica filosovietica, al ritiro dal Patto di Varsavia. Le vicende storiche non costituiscono tuttavia excursus del narratore, ma si evincono dalle vite delle protagoniste e dalle vicende, spesso dolorose, dei personaggi intorno a loro.
Nella seconda parte del libro la narrazione è condotta in prima persona dalla nipote di Saba, Dora, che ci conduce, con una prosa ironica e talora nostalgica, alle vicende più recenti dell'Albania. La caduta del comunismo, l'apertura del Paese al mondo occidentale e al capitalismo. Dora, conseguita la laurea, lascia l'Albania per andare a vivere in una capitale europea: prima si trasferisce in Svizzera, poi a Roma. Qui ci racconta, in italiano, questa storia.

Giudizio sintetico: Sprazzi di memoria

martedì 25 giugno 2019

Come fermare il tempo

di Matt Haig, edizioni e/o

Il sogno di molti esseri umani, quello di rallentare l'invecchiamento a tal punto da divenire quasi immortali, diventa per il protagonista un incubo lungo secoli, una condanna che lo costringe a rinunciare a molto, pur amando profondamente la vita. Con un pretesto fantascientifico, come già visto ne Gli umani, Haig compie un viaggio interiore nella mente di un uomo che ha fermato il tempo ma che ne è anche prigioniero.

Tom è un uomo di circa quarant'anni. O meglio, dimostra circa quarant'anni. In realtà è nato alla fine del XVI secolo, ma soffre di una immaginaria disfunzione, l'anageria, per cui il suo invecchiamento è rallentato di più di dieci volte rispetto a quello di un normale essere umano. Questa caratteristica, rara ma non unica, lo ha costretto a sfuggire continuamente, prima alle superstizioni religiose, poi alla curiosità della scienza e dell'esercito, infine agli obblighi che derivano da questa fuga continua: impossibile innamorarsi, difficile condividere amicizie, impossibile continuare a vivere nello stesso posto troppo a lungo... Con una vita sicuramente ricca di stimoli, ma forse non appagante quanto sarebbe immaginabile, Tom ha collezionato un numero incredibile di "esistenze" diverse, assistendo con curiosità ai cambiamenti del mondo che lo circonda, dai galeoni all'elettronica. Con continui flashback, che mappano l'esistenza di questo singolare protagonista, vengono alla luce una serie di incontri straordinari, da Shakespeare al capitano Cook, a Francis Scott Fitzgerald, ma soprattutto emerge un intenso desiderio di vivere come tutti, a dispetto della propria insolita natura e degli obblighi imposti dal vetusto Hendrich, il decano del gruppo di individui che, come Tom, condividono la caratteristica involontaria – appunto – di saper fermare il tempo.
Un libro piacevole e originale che, a dispetto del pretesto narrativo, mette in evidenza la difficoltà, tutta umana, di riuscire a trovare il proprio posto nel mondo anche nelle situazioni apparentemente più favorevoli. E con moltissimo tempo a disposizione.

Giudizio sintetico: Longevo

mercoledì 3 aprile 2019

Golden Hill

di Francis Spufford, Bollati Boringhieri

Una New York settecentesca, più simile ad un paesino di provincia che ad una città vera e propria, fa da sfondo ad un racconto anomalo, imperniato sul mistero economico che avvolge un protagonista di bella presenza ma impacciato e portatore di guai. Anche se non estremamente coinvolgente, copre diversi generi narrativi e offre comunque uno spaccato storico inconsueto, documentato in modo approfondito e raccontato con un registro narrativo particolarmente ricercato.

1746. Da una nave in arrivo al porto di New York sbarca Mr. Smith, un giovane disinvolto e raffinato che presenta una lettera di credito di 1000 sterline, cifra imponente per quei tempi. A pagarle, dovrà essere il mercante Lovell, padre di due figlie di cui una particolarmente difficile e dal carattere scontroso e irascibile, che nel nuovo arrivato troverà pane per i suoi denti. In attesa di verificare che non si tratti di un imbroglione, Lovell dovrà aspettare delle conferme in arrivo dall'Inghilterra e nell'attesa coinvolgerà Smith nella vita cittadina e nelle tresche dei suoi abitanti, tutti ansiosi di sapere se e come andrà a finire la storia di questo credito, ancora più misterioso in quanto il nuovo venuto si rifiuta categoricamente di dire come intende utilizzare il suo futuro tesoro. L'impatto sociale di Smith su New York non sarà indolore, né per lui, né per la popolazione della città, ai tempi limitata a poche migliaia di abitanti. Romanzo storico con sfumature ironiche, thriller, a tratti rosa, non riesce a convincere del tutto nonostante un linguaggio brioso ed elegante, ipotattico, che partecipa notevolmente a delineare
l'elegante quadro di costume del tempo in cui è ambientato.

Giudizio sintetico: Barocco

martedì 26 marzo 2019

Pelle di corteccia

di Annie Proulx, Mondadori

Una saga lunga tre secoli con al centro la frenetica attività di disboscamento delle grandi foreste del Nordamerica. Un taglio indiscriminato di risorse che fa da sfondo alle vicissitudini di due famiglie che si altalenano tra il desiderio di riscatto dato da una "civiltà" fatta soprattutto di sfruttamento e il richiamo di una natura che sembra poter essere compresa soltanto dai nativi americani, sempre più confinati in territori sempre più ristretti e discriminati con violenta noncuranza dai "bianchi" arrivati dall'Oceano.

Due adolescenti francesi, René Sel e Charles Duquet, emigrano verso il Nuovo Mondo alla fine del XVII secolo, attratti dalla prospettiva di poter diventare coloni in un periodo in cui la terra del nuovo continente poteva essere riscattata dopo un periodo di lavoro gratuito di qualche anno. La loro strada si divide ben presto: René genererà una discendenza meticcia con una donna indiana e sarà un instancabile taglialegna, Charles cercherà il successo nel commercio dei legnami e originerà una stirpe sempre alla caccia di nuove occasioni di sfruttamento del territorio. La saga di queste due famiglie si snoda e si riannoda fino ai giorni nostri, con amori, commerci, matrimoni, fughe, ritorni e nuovi orizzonti – i protagonisti gireranno tutto il mondo – che hanno comunque sempre come centro di gravità l'abbattimento e il commercio dei grandi alberi (americani ma non solo), in un romanzo di dimensioni non indifferenti e dal fortissimo sapore ecologista. Una nota utile per chi desidera avventurarsi nelle vicende dei Sel e dei Duquet è quella di utilizzare per orientarsi l'albero genealogico delle due famiglie, inspiegabilmente messo alla fine del libro e quindi tanto utile quanto parzialmente invisibile.

Giudizio sintetico: Eco-genealogico

martedì 5 febbraio 2019

Qual è la via del vento

di Daniela Dawan, Edizioni e/o

Romanzo diviso in due parti, corrispondenti a due momenti fondamentali della vita della protagonista, Micol Cohen, ebrea di Tripoli. Il primo nucleo narrativo si svolge durante la Guerra dei sei giorni, quando Micol con la sua famiglia è costretta a fuggire dalla sua terra e a rifugiarsi a Roma, lasciando a Tripoli tutti i propri averi, gli affetti e i ricordi. La seconda parte della narrazione si sposta al 2004 quando Micol, divenuta avvocato, ritorna a Tripoli: fa parte di una delegazione di ebrei che il colonnello Gheddafi, preso il potere da anni in Libia, vuole incontrare. Un romanzo sulla nostalgia, sui drammi collettivi  della Storia, che diventano drammi individuali.

Micol è una timida bambina di nove anni su cui pesa il ricordo di una sorella maggiore Leah, morta prima della sua nascita, di cui la famiglia non vuole parlare. La Guerra dei sei giorni del 1967 sconvolge la sua vita: a Tripoli si scatena la violenza contro gli Ebrei, costringendo la famiglia Cohen, formata dalla bambina, dai genitori, Ruben e Virginia, e dai nonni materni a nascondersi prima  nella stessa capitale libica, poi a fuggire a Roma grazie all'aiuto di un amico arabo, membro del governo, che dà loro i visti per espatriare. Una soluzione necessaria ma dolorosa, quella di lasciare il proprio mondo affettivo e tutti i propri beni.
Nel 2004 Micol viene invitata da un gruppo di vecchi esuli ebrei a partecipare ad un viaggio a Tripoli per trattare con Gheddafi per un possibile risarcimento. Micol è ora un'avvocato, con una vita un po' solitaria, senza una relazione sentimentale. Rivedere la città natale, rivivere gli anni dell'infanzia, ripensare alla sorella morta. Quest'ultimo diventa il vero centro narrativo: scoprire i motivi di quella scomparsa e ricongiungersi con quella parte di sé che le permetterà di vivere pienamente.
Un romanzo caratterizzato da una prosa asciutta, con un racconto quasi cronachistico nella prima parte che diventa lirico nella parte finale, he si legge con interesse anche per il riferimento a fatti storici poco conosciuti.

Giudizio sintetico: Tripolino

martedì 22 gennaio 2019

Proletkult

di Wu Ming, Einaudi

La dimensione storica in cui viaggiano i cinque autori di Bologna conosciuti come Wu Ming, in questo caso, è quella del decennio successivo alla Rivoluzione di ottobre, con le avvisaglie di quella che diventerà la dittatura staliniana. All'accuratezza della ricostruzione storica si accompagna una dimensione narrativa fortemente fantastica, che lascia il lettore in dubbio su dove finisca la Storia e cominci la fantapolitica.

Russia, 1926. Una misteriosa ragazza che sembra un ragazzo, Denni, appare dal nulla e piomba con una malattia rara e racconti strani a turbare la vita di Aleksandr Bogdanov e di sua moglie Natal'ja, dirigenti di una struttura medico-scientifica ed ex pionieri della Rivoluzione, che hanno vissuto in prima persona gli sviluppi del più grande stravolgimento storico della Russia moderna. Alla ricerca del padre, un altro membro di questo nucleo di ex-clandestini che comprendeva anche Lenin, Stalin e i maggiori leader della Rivoluzione, Denni si farà aiutare da Bogdanov, che sarà così costretto a ripercorrere gli anni e i protagonisti della sua esperienza in esilio, dal 1905 alla vittoria dei bolscevichi, fino al crollo degli ideali e all'inizio della dittatura. Ma Denni sembra arrivare da un altro mondo e la sua ingenuità e bontà portano Bogdanov a ripensare integralmente tutto il percorso della sua parabola da ex-rivoluzionario.

Giudizio sintetico: Fantaproletario

lunedì 14 gennaio 2019

Giuro che non avrò più fame

di Aldo Cazzullo, Mondadori

Una carrellata di Amarcord commoventi e spietati sul periodo della Ricostruzione post-bellica, scritta con grazia e determinazione per richiamare l'Italia di oggi al senso di comunanza sociale, mentre gli italiani sembrano orientarsi sempre più verso l'individualismo e il rifiuto della collettività. Nello stesso stile dello struggente La guerra dei nostri nonni, ripercorre senza vincoli cronologici personaggi ed episodi che hanno tirato il nostro Paese fuori dall'impasse seguito al 1945.

Il titolo richiama il grido di rabbia e la voglia di riscatto di Rossella O'Hara in Via col vento, allorché si rende conto di aver perduto tutto quanto possedeva a causa della Guerra Civile. Il parallelo con la situazione post-bellica italiana del 1945 è palese: una generazione che aveva vissuto lo stremo di una dittatura e di due Guerre Mondiali non può più accettare passivamente la Storia, ma decide di risalire speranzosamente la china, anche al prezzo di tremende privazioni e sacrifici, imboccando un percorso che in pochi anni porterà il Belpaese al boom economico degli anni '60. Cazzullo vede in questa voglia di rinascita uno stimolo per le generazioni di oggi, alle quali suggerisce di seguire le orme di quelle donne e quegli uomini di 70 anni fa, il ricordo dei quali viene filtrato attraverso i loro desideri, le idee, i compromessi e gli errori. Le storie della contrapposizione PCI-DC, quelle degli sportivi entrati nel mito, dei capitani d'azienda, di attrici e registi, di politici e di semplici uomini e donne, diventano lo sprone per le generazioni di oggi, reduci da un susseguirsi di crisi finanziarie e che hanno la necessità di riprendersi psicologicamente prima ancora che economicamente, imparando dal passato per non sbagliare in futuro. Come a dire che, oltre il libro di Storia, deve esserci anche la voglia di rimboccarsi le maniche per creare un domani in cui credere.

Giudizio sintetico: EnergEtico