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martedì 13 aprile 2021

Million dollar baby

di Fabio Carlini, Gremese 


Un saggio sul film omonimo di Clint Eastwood  del 2004. Un libro che, per chi ha visto quel film, è quasi necessario per capire la magia con cui il regista, partendo da un romanzo, è riuscito a creare un film straordinario. Tecniche cinematografiche che ai non addetti ai lavori sfuggono, ma che l'autore svela non per smontare il film ma per coglierne tutte le sottili sfumature che lo rendono un capolavoro.

Il libro si apre con un'introduzione dell'autore che, riferendo del proprio primo impatto alla visione del film, ci riconduce alla commozione provata da noi spettatori. Non si passa "emotivamente indenni" attraverso la storia dei protagonisti, Frankie (interpretato dallo stesso Clint Eastwood) e Maggie (Hilary Swank), a meno che la si rifiuti per eccesso di commozione. La parte principale del saggio si sofferma sul racconto del film, sulla storia principale, quella di Frankie, noto allenatore di giovani boxeur, che accetta di preparare Maggie, cameriera, con grandi aspirazioni pugilistiche. 
Intorno ai protagonisti anche la raffigurazione dei vari personaggi, ognuno dei quali rappresenta uno spaccato significativo di diversa umanità. E le famiglie, quelle reali, crude e aride, contrapposte a quelle elettive, nate dalle proprie frustrazioni ma non per questo meno solide e autentiche. Il film è infatti una grande storia d'amore, quella di Frankie, padre rifiutato dalla propria figlia e Maggie, figlia elettiva, con cui forma una famiglia al di fuori di schemi e legami di sangue. 
Il saggio continua con pagine interessanti, illustrate con numerose e puntuali fotografie, in cui Carlini spiega il mestiere del vero regista, quello che fa in modo che lo spettatore entri nella scena e partecipi in prima persona. Tecnica fatta di primi piani, di riprese dall’alto, di inquadrature soggettive, di luci e ombre, di spaccati, di riprese veloci e di riprese lente, tutto sapientemente mixato. Si capisce così come sia raffinata ed importante la regia di un film, quella che fa la differenza, quella che rende diverso un capolavoro da un’opera semplicemente onesta. 
Il libro è breve, ben scritto, interessante anche per chi non è cinefilo. Consigliabile vedere prima il film. 

Giudizio sintetico: Affinità elettiva

domenica 7 febbraio 2021

Gridalo

 di Roberto Saviano, Bompiani

Un resoconto episodico tra giornalismo d'inchiesta e narrazione letteraria, articolato con il filo conduttore di un uomo che immagina di incontrare il ragazzo che era, al quale vorrebbe dare consigli, avvertimenti, ma dal quale non può nemmeno farsi ascoltare. Per aiutarlo, lo affiancano le storie di personaggi noti e meno noti, emblemi di scelte esistenziali che nonostante le profonde diversità restano comunque improntate ad una identica coerenza: fare ciò che si reputa di dover fare, nonostante tutto.

Un uomo osserva da lontano un ragazzo che esce da una scuola: sa che è lui stesso molti anni prima, vorrebbe aiutare quel ragazzo a non commettere scelte che ne comprometteranno la vita, ma non può. La strada è diversa per ognuno, i pensieri, le emozioni, le azioni si susseguono e condizionano le nostre esistenze in dinamiche individuali che non possiamo controllare, anche se la coerenza deve rimanere il timone che indirizza il nostro agire. Consapevole dell'importanza dell'esempio, dopo una prima parte più generalista che analizza le caratteristiche sociali del nostro tempo, l'uomo inizia a raccontare al ragazzo, con lo stile dello scrittore che sa che diventerà, le vite di vari personaggi che hanno seguito il proprio spirito nonostante l'evidenza di crescenti – talvolta insormontabili – difficoltà, pagando molto spesso con la vita. Non sempre personaggi noti, non sempre personaggi positivi, non sempre personaggi con un esempio da seguire... Assieme a Ipazia, Giordano Bruno, Robert Capa, Martin Luther King, sono raccontati anche un wrestler come Hulk Hogan o un nazista come Joseph Goebbels.
Attraverso racconti di vite reali, con il suo caratteristico stile tra romanzo e giornalismo, Saviano ci porta a riflettere sulle contraddizioni della nostra società digitale, sulla tendenza all'uniformazione che sembra sempre condizionare gli aspetti della vita sociale, complici politiche e poteri economici che tentano in ogni modo di soffocare – spesso nel sangue ma talvolta solo con la diffamazione sistematica e la persecuzione giudiziaria – qualsiasi voce di dissenso, piccola o grande che sia. 
Il titolo è l'anticipazione di tutte le esortazioni che chiudono ogni capitolo, richiami ad una libertà e ad una coerenza di pensiero che sembrano sempre più perdersi nel mare della rassegnazione e dell'appiattimento al ribasso della solidarietà.

Giudizio sintetico: Biograficoerente

mercoledì 10 giugno 2020

Il sentiero degli dei

di Wu Ming 2, Ediciclo Ed.

Il cammino appenninico che va da Bologna a Firenze, analizzato da un punto di vista in bilico tra analisi introspettiva, tutela dell'ambiente, critica delle "Grandi Opere" nella loro declinazione italica, storia e ... guida per trekking.

Un appennino violato da autostrade, gallerie ferroviarie e – soprattutto – dalla necessità di collegare nel modo più veloce possibile Bologna e Firenze. Nel tentativo di riscoprire l'autenticità di luoghi storici e naturali teatro di molti avvenimenti storici, un immaginario alter-ego dell'Autore inizia un percorso di tre giorni lungo il sentiero che dà il titolo al libro, accompagnato da un amico esperto e intransigente che lo assiste come un novello Virgilio, curando la parte organizzativa e lasciando al protagonista il carico emozionale della (ri)scoperta di luoghi storici ormai quasi dimenticati, ma soprattutto violentati dall'impatto ambientale delle gallerie ferroviarie e dei viadotti autostradali, impatto del quale nel testo si trova anche una critica dettagliata. Al termine del racconto, come incentivo alla diffusione di un itinerario turistico-ambientale tra i meno battuti e conosciuti, una guida precisa delle tappe e dei percorsi, molto utile – anche se non sufficiente – per chi volesse ripetere il percorso da Piazza Maggiore a Piazza della Signoria senza correre il rischio di perdersi (o perdersi qualcosa).

Giudizio sintetico: Pluritematico

lunedì 2 marzo 2020

La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg

di Sandra Petrignani, Neri Pozza


Un'ampia biografia della Ginzburg, costruita dall'autrice, che ebbe anche occasione di incontrarla personalmente e che ha attinto per questo lavoro a materiali diversi: lettere, documenti, parole, ricordi e – soprattutto – precise citazioni delle opere. Un saggio che disegna un ritratto vivo e a tutto tondo della scrittrice, che assume tinte intense nella ricostruzione di un'epoca e di un ambiente, quello intellettuale dell'Italia del '900.

Storia della Corsara, di Natalia Ginzburg, soprannominata in questo modo per le sue battaglie, attraverso la forza della scrittura e, in Parlamento, condotte a fondo con coraggio. La Ginzburg ha scritto tanto, non solo Lessico familiare per cui tutti la ricordano, ma altri romanzi, saggi, articoli, opere teatrali. Iscrittasi nel dopoguerra al PCI, dal 1983 viene eletta in Parlamento.
Sandra Petrignani racconta, con una prosa leggera e appassionata, la vita della scrittrice, parla con le persone che l'hanno conosciuta, visita le case abitate da lei. Natalia, nata a Palermo dalla milanese Lidia Tanzi (la sorella di Drusilla, moglie di Montale) e dallo scienziato triestino Giuseppe Levi, a 3 anni si trasferisce con la famiglia a Torino. Una bambina sensibile, malinconica,un po' musona, chiamata in casa "Maria Temporala", spaventata dal padre che urla facilmente contro tutti, a cui la ragazza evita di rivolgere la parola. Nel 1938 sposa Leone Ginzburg, antifascista, che aveva contribuito con Giulio Einaudi alla fondazione dell'omonima casa editrice. Gli anni del confino a Pizzoli, in Abruzzo, durante la seconda guerra mondiale; la morte di Leone in carcere, in seguito alle torture naziste. Poi gli anni romani, il secondo matrimonio, una figlia gravemente disabile. Un'Italia che cambia, mostrando dagli anni '80 un individualismo sempre più forte: "Un tempo in cui sono banditi lo spirito, la responsabilità individuale, il comportamento morale individuale".
Una vita, quella della Ginzburg, in cui giocano un ruolo fondamentale amici come Pavese, Vittorini, Moravia, Morante, Garboli e la sua amica per eccellenza, la scrittura.
Un'opera molto interessante per chi ama la storia e la letteratura del '900, o semplicemente vuole conoscerle. Un lavoro apprezzabile di ricerca ma forse un po' carente di sintesi e rielaborazione che permettano, al di là della precisa ricostruzione di episodi e momenti dell'esistenza del personaggio, di conoscere più intimamente la donna, senza dubbio tra i più importanti scrittori del '900.

Giudizio sintetico: Novecentesco

sabato 29 febbraio 2020

Bianco

di Bret Easton Ellis, Einaudi

Saggio autobiografico feroce e americanissimo sull'omologazione del pensiero democratico nell'epoca di Internet. Bersaglio della critica l'imposizione della condivisione del pensiero nei social, che impone di mettere i "Mi piace" alle pagine più politically correct bersagliando di insulti e mettendo alla gogna mediatica chi la pensa diversamente, e l'incapacità di accettare la realtà da parte di quella sinistra che non ha saputo accettare la sconfitta politica conseguente all'elezione di Donald Trump alla presidenza degli USA.

Un racconto autobiografico privo di pudore, quello di Ellis, che usa la narrazione di sé stesso per un'analisi critica senza scrupoli del pensiero politico e della cultura statunitensi degli ultimi 20-30 anni. Filo conduttore, il fastidio provato per l'intransigenza degli intellettuali democratici che dall'elezione di Trump hanno messo in atto una furiosa Resistenza fatta di un misto di ipocrisia e rifiuto della realtà, comportamenti che grazie ai social hanno finito per diventare epidemici condizionando l'intero mondo di cinema, TV, Internet e social media al quale l'autore appartiene da sempre.
Controcorrente e dichiaratamente NON politically correct, lo sfogo di Ellis offre sicuramente numerosi spunti di riflessione sul destino del pensiero contemporaneo, tuttavia al lettore italiano può apparire distante e privo di collegamenti con il vissuto, a causa dell'aspetto autobiografico imperniato su attività editoriali, pubblicazioni, personaggi pubblici, programmi TV e poadcast non sempre abbastanza noti al di fuori degli Stati Uniti, ad eccezione di quelli firmati da Ellis stesso. Nel complesso, rimangono comunque sempre apprezzabili lo stile e l'ironia dell'autore di American Psycho, almeno in questa efficace traduzione di Giuseppe Culicchia.

Giudizio sintetico: Anticonformista

giovedì 23 gennaio 2020

Armi, acciaio e malattie

di Jared Diamond, Einaudi

Il sottotitolo, Breve storia degli ultimi tredicimila anni, è di fatto l'estrema sintesi di quest'opera, vincitrice del Pulitzer per la Scienza e pubblicata per la prima volta nel 1997. Oggi riproposto in una nuova edizione, il saggio nasce  dalla necessità di dare una risposta sensata a una domanda posta all'autore da un aborigeno della Nuova Guinea, attraversando lo sviluppo della civiltà nei cinque continenti con una ricerca preistorica basata su logica, biologia e ritrovamenti archeologici.

Si tratta di un'opera destinata alla lettura corretta delle differenze dello sviluppo della civiltà nelle varie parti del mondo, interessante e di facile leggibilità anche se piuttosto corposa. Nel tentativo di spiegare con la logica la ragione della supremazia storica dei "bianchi" europei sulle altre popolazioni del mondo, l'autore analizza in termini biologici, geografici e sociali lo sviluppo di – quasi – tutte le popolazioni del mondo, con particolare riguardo agli avvenimenti che hanno favorito l'espansione delle civiltà occidentali così come le conosciamo oggi. Diamond, uno scienziato statunitense che ha operato nei cinque continenti, propone come ragione della primazia occidentale la differenza dei tempi di sviluppo dell'agricoltura e delle caratteristiche geografiche e biologiche dei vari continenti, condizioni che hanno determinato in modi diversi sia la diffusione delle conoscenze tecniche sia quella delle malattie, favorendo maggiormente Europa ed Asia nella costruzione di tecnologie civili e militari di maggiore efficacia, e nel maturare una migliore resistenza a quelle malattie che nei secoli hanno rappresentato la loro migliore arma di distruzione di massa.
Un saggio molto interessante e fondato su evidenze apparentemente incontrovertibili, sebbene frutto di semplici ipotesi, che delinea un'interpretazione bio-geografica di quelle differenze tra i popoli che spesso – oggi più che al tempo della sua prima pubblicazione – vengono giustificate con sbrigative motivazioni razziali ed etniche talvolta piuttosto opinabili.

Giudizio sintetico: Biogeografico

mercoledì 25 dicembre 2019

Istruzioni per diventare fascisti

di Michela Murgia, Einaudi

"Fascista è chi il fascista fa" evoca nel sottotitolo il Forrest Gump che campeggia sulla copertina di questo piccolo ma appassionato libro, ironica guida che spiega le caratteristiche del successo della nuova estrema destra dei giorni nostri.

Raccontato come un'ironica apologia del fascismo da un'autrice convintamente democratica, in realtà il libro è un vero e proprio saggio politico che pone interrogativi non banali sull'avanzata politica delle nuove destre, senza fare sconti né ai nuovi "fascisti", né agli intellettuali di sinistra che – almeno nelle intenzioni dichiarate – si propongono di rappresentarne l'alternativa.
Basta una rapida scorsa all'indice e a qualche pagina del testo per capire quanto l'analisi dei nuovi fascismi sia precisa e attuale, dipinta con uno stile propedeutico estremo che sottolinea come la vera ironia sia raccontare le opinioni dell'altro con la sua stessa lingua, facendo in modo che siano le sue stesse parole ad evidenziarne le contraddizioni. Tuttavia, un livello più profondo emerge da un esame più attento: a scavare nell'inconscio, forse tutti sono un po' fascisti, e la vera scaltrezza del nuovo corso della destra è proprio quella di riuscire a portare alla luce il "cuore nero" di ognuno, un'anima che a dispetto delle dichiarazioni più politically correct viene messa a nudo con fredda evidenza dal curioso "fascistometro" che chiude il libro e che lascia dubbioso e stupefatto anche il lettore di sinistra più sicuro delle proprie convinzioni politiche, tanto da spingere l'autrice a fornire un'interpretazione guidata dei risultati.

Giudizio sintetico: Antifascista... o no?

martedì 2 luglio 2019

Un nuovo mondo

di Eckart Tolle, Mondadori

Una guida per "un nuovo mondo", un nuovo modo di sentire che, distruggendo l'ego imperante e limitante, propone un modo diverso per vivere. Vivere liberi dall'inquietudine e da emozioni negative che spesso conserviamo nel tempo, ci schiacciano e possono farci ammalare. Un libro per chi desidera affrontare un cammino spirituale e sente il desiderio di cambiare qualcosa di sé.

Vivere non è facile. Il dolore è un'esperienza che non risparmia nessuno e spesso ci si sente in balia del destino. Eventi e persone sembrano essere in gradi di regalarci la felicità o di negarcela, talvolta per sempre. Eckart Tolle rovescia questo modo di affrontare la vita, invitando a non lasciarsi dominare dal pensiero, dal nostro ego, ma a sentire il nostro essere adesso, in questo momento, liberi da emozioni legate a eventi passati che continuano a inquinare la nostra vita. Sono i corpi del dolore che spesso entrano in collisione con i corpi del dolore altrui, soprattutto nella vita di coppia.
Conoscere se stessi, secondo l'antica sentenza delfica, significa acquisire quella consapevolezza che è liberatoria. Accettare il proprio presente permette di non essere sfiorati dal tempo – ansie e paure – concentrandosi sui passi che si compiono e non sulla destinazione da raggiungere. "Il segreto della felicità è la collaborazione incondizionata con ciò che è" – "Combattere contro la vita genera sprechi inutili della nostra energia".

Un libro interessante, che stimola la riflessione, scritto in una prosa semplice e chiara, da leggere con calma e concentrazione, nel silenzio.

Giudizio sintetico: Spirituale

martedì 5 febbraio 2019

Lo schiavo del manoscritto

di Amitav Gosh, Neri Pozza

Una lunghissima analisi storiografica intrecciata con l'esperienza mediorientale dello studioso che svolge la ricerca. Gosh abbandona il romanzo per intraprendere una lunga passeggiata, tra gli anni '80 e il XII secolo, all'inseguimento dei viaggi di un ricco mercante ebreo e del suo schiavo. Interessante dal punto di vista etnografico, soffre però della lentezza imposta dall'argomento trattato.

Un'area geografica e un periodo storico poco studiati in Europa fanno da sfondo alla ricerca di uno studioso (lo stesso Gosh) che insegue, basandosi su documenti raccolti in modo frammentario, le vicende di un mercante ebreo, Abraham Ben Yiju, e del suo misterioso schiavo, che dal delta del Nilo si spostarono sulla costa occidentale dell'India nel XII secolo. Il racconto alterna le esperienze di Gosh nei due piccoli villaggi che fanno da sfondo alla ricerca documentale – con il corollario di diffidenza e superstizione che contornano la miseria semplice e onesta degli abitanti – alle vicende confuse di Ben Yiju e dello schiavo, che si perdono nei mille rivoli di una storia basata su documenti frammentari e spesso  danneggiati o smarriti, in un'area geografica che delimita due estremità dell'Oceano Indiano. Ne esce un quadro a tratti interessante dal punto di vista storico, ma che soffre della mancanza di un filo conduttore univoco capace di mantenere intatto l'interesse del lettore per tutte le numerose pagine che costituiscono l'opera. Impressionante il numero delle note bibliografiche, che occupano ben 35 pagine.

Giudizio sintetico: Archivistico

lunedì 14 gennaio 2019

Giuro che non avrò più fame

di Aldo Cazzullo, Mondadori

Una carrellata di Amarcord commoventi e spietati sul periodo della Ricostruzione post-bellica, scritta con grazia e determinazione per richiamare l'Italia di oggi al senso di comunanza sociale, mentre gli italiani sembrano orientarsi sempre più verso l'individualismo e il rifiuto della collettività. Nello stesso stile dello struggente La guerra dei nostri nonni, ripercorre senza vincoli cronologici personaggi ed episodi che hanno tirato il nostro Paese fuori dall'impasse seguito al 1945.

Il titolo richiama il grido di rabbia e la voglia di riscatto di Rossella O'Hara in Via col vento, allorché si rende conto di aver perduto tutto quanto possedeva a causa della Guerra Civile. Il parallelo con la situazione post-bellica italiana del 1945 è palese: una generazione che aveva vissuto lo stremo di una dittatura e di due Guerre Mondiali non può più accettare passivamente la Storia, ma decide di risalire speranzosamente la china, anche al prezzo di tremende privazioni e sacrifici, imboccando un percorso che in pochi anni porterà il Belpaese al boom economico degli anni '60. Cazzullo vede in questa voglia di rinascita uno stimolo per le generazioni di oggi, alle quali suggerisce di seguire le orme di quelle donne e quegli uomini di 70 anni fa, il ricordo dei quali viene filtrato attraverso i loro desideri, le idee, i compromessi e gli errori. Le storie della contrapposizione PCI-DC, quelle degli sportivi entrati nel mito, dei capitani d'azienda, di attrici e registi, di politici e di semplici uomini e donne, diventano lo sprone per le generazioni di oggi, reduci da un susseguirsi di crisi finanziarie e che hanno la necessità di riprendersi psicologicamente prima ancora che economicamente, imparando dal passato per non sbagliare in futuro. Come a dire che, oltre il libro di Storia, deve esserci anche la voglia di rimboccarsi le maniche per creare un domani in cui credere.

Giudizio sintetico: EnergEtico

mercoledì 2 gennaio 2019

The Game

di Alessandro Baricco, Einaudi

A distanza di più di un decennio dall'uscita de I barbari, l'autore piemontese ritorna con un corposo saggio che ne rappresenta la naturale evoluzione, tracciando la storia e l'ampliamento del mondo digitale visti da un punto di osservazione sociologico. Notevolmente innovative le teorie evoluzioniste e geologiche che tentano di dare un senso e una direzione allo strapotere del Web e al suo rapporto con il mondo reale. Un libro che comunque la si pensi non sarà possibile ignorare.

Un trattato pionieristico sull'evoluzione digitale e sul suo rapporto con il mondo reale, che riesce ad analizzare argomenti complessi con una serie di paralleli particolarmente semplici: solo per fare un esempio, per tracciare la trasformazione del mondo reale nell'ambiente digitale che sembra oggi fagocitarci, si analizza la trasformazione calciobalilla-flipper-videogame per raccontare lo sviluppo quasi "geologico" della tecnologia, con un ampliamento topografico della realtà che arriva a comprendere in sé anche gli ambienti virtuali. Allo stesso modo, dalla combinazione uomo-spada-cavallo evolverebbe una combinazione uomo-tastiera-schermo che amplia notevolmente le capacità umane e che si configura – all'insaputa dei suoi stessi ideatori – come l'unica in grado di evitare che si ripetano i disastri del '900. Teorie oniriche? Se si segue Baricco nei vari passaggi, è impossibile non notare che la linea di sviluppo della sua analisi appoggia su pilastri concreti e fatti reali, che nutrono l'interpretazione sociologica a sufficienza da permettere a chi legge di entrare gradualmente in confidenza con neologismi come oltremondo, umanità aumentata, post-esperienza e altri: concetti che a dispetto del titolo del libro non caratterizzano solo un gioco, ma potrebbero rappresentare una chiave di lettura molto utile per prevedere lo sviluppo della società nei prossimi anni.

Giudizio sintetico: Weboluzionistico


lunedì 10 dicembre 2018

Curarsi con i libri

di Ella Berthoud e Susan Elderkin, Sellerio

Curare le ferite del corpo e i dolori dell'anima con i libri. Un paradosso. Ma a volte i rimedi contengono più verità del più logico dei pensieri razionali. "Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano nella vostra filosofia" dice lo shakespeariano Amleto di fronte allo stupore dell'amico Orazio per gli strani avvenimenti appena accaduti. Nulla è impossibile dunque nell'universo che abitiamo, l'inimmaginabile può essere dietro l'angolo.

Curarsi con i libri non ha la forma del romanzo e non aspira a considerarsi un saggio, quanto piuttosto un "prontuario medico" o – meglio – un manuale di Pronto Soccorso, di quelli che si tengono sottomano e servono per curare un po' tutto, dagli attacchi di panico alla febbre da fieno, dai disturbi della vista alla diarrea, dalla depressione al mal di schiena. Un manuale di seicento pagine che suggerisce delle terapie molto originali, sicuramente inattese. Mal di denti? Il dolore va aggredito con la lettura di Anna Karenina di Lev Tolstoj. Se non fosse sufficiente, cura rinforzata con Tempo di uccidere di Ennio Flaiano. Intestino irritabile? Di sicuro sono utili le pagine di Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh. La pressione alta richiede, a scelta, Il rosso e il nero di Stendhal, Moll Flanders di Daniel Defoe o Le onde di Virginia Woolf.
Uno scherzo? Un gioco? Niente di più serio per le autrici di questo libro, che da una decina di anni hanno aperto a Londra un servizio ufficiale di biblioterapia che ha clienti in tutto il mondo. Un paradosso che per curare i reumatismi ci voglia il Marcovaldo di Italo Calvino? Chissà. Per non sbagliare ripensiamo a quello che il principe di Danimarca dice all'incredulo Orazio di Shakespeare, Comunque un libro per scoprire altri libri che coinvolge l'amante della lettura e lo invita al gioco.

Giudizio sintetico: Medicalalternativo

lunedì 29 ottobre 2018

Utopie minimaliste

di Luigi Zoja, chiarelettere

Ernesto Che Guevara, un mito del secolo passato, un eroe che porta a compimento il suo destino quando trova la morte sulle montagne della Bolivia mentre prova ad accendere anche in quel paese la fiamma della rivoluzione. Cambiare tutto con la violenza, dal basso: è davvero questa la strada per arrivare ad una società più giusta e ad un uomo nuovo?

Sovvertire con la violenza un ordine sociale ingiusto coltivando il sogno di riuscire a dar vita ad un  "uomo nuovo", per approdare invece ad una società altrettanto ingiusta e manchevole uccidendo, e per sempre, ogni sogno utopico e ogni speranza in un mondo più giusto e solidale. Questo il risultato di ogni rivoluzione massimalista, sostiene in maniera convincente lo psicanalista junghiano Luigi Zoja in Utopie massimaliste, un libro di qualche anno fa assolutamente non invecchiato; anzi, visto come va il mondo, di strettissima attualità. Cambiare il modello sociale dimenticandosi però dell'individuo, illudersi, attraverso il processo collettivo della rivoluzione, di mettere le basi di un mondo nuovo, è "una contraddizione in termini" scrive Zoja. E dunque il nostro inevitabile destino è quello di non poter mai trasformare nulla, di essere costretti a vivere per sempre in questo mondo ingiusto? L'unica possibilità, secondo lo psicanalista autore del libro, è quella di cambiare prima l'uomo potenziando ciò che ha già dentro, cioè, in altre parole, dando vita al minimalistico processo di "individuazione". Cambiare se stessi per poter cambiare il mondo, un percorso inverso rispetto a quanto avvenuto nel comunismo reale che si è illuso che fosse sufficiente cambiare il modello economico per trasformare il modo di essere dell'uomo.

Giudizio sintetico: Rivoluzionario

mercoledì 24 ottobre 2018

Prigionieri del presente

di Giuseppe De Rita e Antonio Galdo, Einaudi

In che mondo viviamo? Viene da chiedersi, se ai nostri giorni i versi di Orazio " Carpe diem, quam minimum credula postero" siano tradotti con la frase "Acchiappa tutto fin che puoi, fregandotene degli altri, tanto non sai se domani ci sarai ancora". Che mondo è questo, in cui non esiste più alcuna etica e i valori sono pallidi fantasmi considerati retaggio del passato?

Giuseppe De Rita, presidente del Censis e autore, qualche anno fa, di L'eclissi della borghesia, un testo fondamentale per comprendere la storia dell'Italia repubblicana dall'ultimo dopoguerra ad oggi, nell'ultima opera si confronta, sempre insieme al giornalista Antonio Galdo, con importanti problematiche di carattere antropologico, economico e politico. Assolutamente consigliabile leggere i capitoli dedicati alla morte del tempo inteso come divenire di una continuità. Nel t
empo liquido di oggi infatti non ci sono più né passato né futuro, siamo entità autocentrate costrette a vivere istante dopo istante nell'eterno presente del mondo digitalizzato e di un sapere frammentato. Una situazione irreversibile? L'unico antidoto è mantenere vivo il senso critico, attaccato però da ogni lato dall'omogeneità digitale.

Giudizio sintetico: Resistenziale

mercoledì 17 ottobre 2018

Homo stupidus stupidus. L'agonia di una civiltà

di Vittorino Andreoli, Rizzoli

Una riflessione colta e impegnativa sull'agonia di una civiltà, la nostra, in cui l'uomo da sapiens sapiens diventa stupidus stupidus.

Immaginiamo di essere sul lettino di uno psicanalista. Uno importante, famoso, di cui ci fidiamo. Siamo lì per parlare del nostro disagio esistenziale, un disagio profondo, che ci impedisce di vivere bene. Raccontiamo fatti, parliamo di sentimenti, facciamo domande. Vorremmo stare meglio, essere rassicurati e curati. Pendiamo dalle sue labbra. Quando lo psicanalista inizia il suo discorso, siamo presi dallo sconcerto: Platone, Gesù Cristo, l'Umanesimo e poi Giambattista Vico, Charles Darwin, Karl Marx, Sigmund Freud, cioè la summa della cultura e del sapere dell'Occidente. Ecco, questo è Homo stupidus stupidus di Vittorino Andreoli, una lunga seduta psicanalitica in cui il lettore, nel ruolo di paziente, trova nelle parole del libro le spiegazioni al suo disagio.
Diviso in tre parti, intitolate rispettivamente La distruttività, La caduta dei principi, L'uomo senza misura, il testo di Andreoli annuncia, senza acrimonia ma con malinconia, la fine della nostra civiltà, iniziata circa duemilacinquecento anni fa in Grecia. Ad ucciderla una sola cosa: la stupidità umana.

Giudizio sintetico: Filosofico

domenica 15 aprile 2018

La parola ai giovani

di Umberto Galimberti, Feltrinelli

Il filosofo Galimberti ritorna con questo libro ad indagare il mondo dei giovani dieci anni dopo l'uscita de "L'ospite inquietante", in cui individuava nel nichilismo il colpevole del disagio non solo dei nativi digitali, ma di tutto l'universo giovanile. La nuova ricerca, che vede i giovani parlare in prima persona, è senza dubbio di grande interesse per chi è semplicemente curioso, per gli "addetti ai lavori" e per i giovani che vogliono confrontarsi con i coetanei.

Il libro, come un romanzo epistolare, definisce il suo percorso attraverso le lettere inviate nel corso di un decennio ad Umberto Galimberti, oltre che filosofo titolare di una rubrica di posta su D, inserto femminile de "La Repubblica", ricostruendo una mappa articolata del mondo molto chiacchierato – ma poco conosciuto – dei giovani dei nostri tempi. Le lettere, tutte con risposta e riunite tematicamente, toccano il rapporto con il mondo degli adulti e della scuola, la ricerca della propria identità e dei valori, bullismo e violenza, il tema del diverso e gli scenari dell'amore. Un mondo complesso,
in cui il filosofo individua oggi dei tratti di positività nell'atteggiamento reattivo di molti giovani non rassegnati a vivere passivamente nel vuoto di speranze e di prospettive.

Giudizio sintetico: Fiducioso

venerdì 19 gennaio 2018

A proposito di Marta

di Pierluigi Battista, Mondadori

Chi, in un'età avanzata, non ha mai azzardato aprire un discorso con frasi del tipo:"Ai miei tempi sì che..." o simili? E non si è mai lasciato sedurre da incipit che, tracciando nette linee di demarcazione tra passato e presente, sono soprattutto espressione di rimpianti? Un'impresa difficile, piena di trabocchetti mentali, quella di cercare di capire il presente da parte di chi, in fondo, si sente estraneo al presente. Eppure un appuntamento inevitabile nella vita di tutti.

Un padre giornalista che vorrebbe capire il mondo della figlia venticinquenne, studentessa universitaria – Marta appunto –, prova a redigere una mappa delle differenze tra le abitudini di vita della sua generazione, quella nata negli anni '50, e quella dei giovani di oggi. Non solo un discorso sui massimi sistemi, quelli che rimandano alla fine dell'idea di progresso propria delle nuove generazioni, alla sparizione di Dio, alla sudditanza a tutto ciò che è naturale contrapposto ai prodotti artificiali dell'uomo, ma una più concreta mappatura degli oggetti e delle passioni caratterizzanti le due epoche. Non esistono più lo stradario, i dischi in vinile, le caramelle Charms, le radioline a transistor e molto altro appartenuto all'infanzia dell'autore, sostituiti dal navigatore, i Blue Ray, i telefoni cellulari e altre tecnologie diaboliche. Niente di male, il moderno sostituisce l'antico, rimpianto solo dai nostalgici.
Il libro, scritto con il linguaggio accattivante del buon giornalismo, mette in discussione alcuni luoghi comuni sui giovani d'oggi, ad esempio il fatto che non leggano più. Guardando la figlia e i suoi amici che in T-shirt, bermuda, cellulare in tasca, vanno in spiaggia, l'autore ci assicura che non è vero: ognuno di loro, infatti, tiene in mano un libro.
Può essere questo l'elemento di continuità tra le generazioni?

Giudizio sintetico: Conciliatorio

lunedì 13 novembre 2017

L'anno del ferro e del fuoco

di Ezio Mauro, Feltrinelli

Non poteva esserci un sottotitolo più preciso - Cronache di una rivoluzione - per questo libro dell'ex direttore di Repubblica, che a 100 anni dalla vittoria dei bolscevichi tratteggia una cronaca precisa degli avvenimenti che un secolo fa cambiarono il mondo, visti a partire dagli occhi dei protagonisti.

Quasi una sceneggiatura di un film corale, questo saggio esplora con gli occhi di un regista i caratteri e le azioni dei principali protagonisti della Rivoluzione russa, a partire dall'omicidio di Rasputin, passando per le abitudini e l'incapacità di leggere gli avvenimenti dei Romanov, fino alla fredda determinazione politica e organizzativa di Lenin e Trockij. Ne esce una cronaca fedele e meno violenta di quanto le conseguenze della rivoluzione farebbero dedurre ad un'occhiata meno attenta. Con un rigore storico preciso, Mauro ripercorre il 1917 a partire dal dicembre 1916 e arrivando fino all'ottobre 1917, focalizzandosi in particolare sugli avvenimenti accaduti a san Pietroburgo, la città che ha cambiato nome tre volte e che - per dirla con l'autore - "viveva contemporaneamente gli ultimi bagliori moribondi della Corte imperiale più ricca del pianeta e l'incubazione di un esperimento rivoluzionario che sarebbe durato settant'anni, fermando il secolo per deviarne il cammino". Una ricerca bibliografica meticolosa e l'occhio del corrispondente attento hanno prodotto uno studio piacevole da leggere e che potrebbe costituire una fonte interessante anche per gli studenti, specialmente nella cronologia a fine libro.

Giudizio sintetico: Cronachistico

giovedì 5 ottobre 2017

Lettera a una professoressa

di Scuola di Barbiana, Libreria Editrice Fiorentina

A mezzo secolo dalla sua prima pubblicazione, il testo rivoluzionario della piccola scuola di don Milani ha ancora molto da raccontare, anche facendo la tara delle mille e nessuna riforme che hanno colpito – e scolpito – la Scuola italiana. Un testo che tutti hanno impugnato e nessuno ha davvero utilizzato, se è vero che ci sembra ancora attuale, anche se in altri ordini di scuola.

Erano i tempi della scuola con i grembiulini, i maestri con la bacchetta e le voci basse dei genitori che andavano con il cappello in mano a chiedere quanto somari fossero i figli. In apparenza, quindi, tutto il contrario delle scuole attuali, in cui insegnanti spaesati, forse sottopagati, sicuramente maltrattati lottano contro sigle ministeriali incomprensibili sotto lo sguardo di genitori che li trattano con sufficienza. Eppure ...
Eppure ancora oggi non c'è un solo periodo, di questo libriccino corale e accusatorio denso di riferimenti precisi, non c'è una sola pagina che non possa costituire – da sola – un'analisi fredda e sprezzante di un qualche ordine di scuola. Come molti sanno, il libro è diviso nelle due metà della scuola dell'obbligo e delle magistrali, ma basterebbe spostarlo in avanti di un solo ciclo scolastico, o riapplicarlo su diversi indirizzi di scuole superiori (professionale, tecnico, liceo), per verificarne, a distanza di 50 anni e svariate riforme, la spaventosa attualità. Lettera a una professoressa va ovviamente collocato nel tempo, ma se riletto a partire dalla propria esperienza personale, rappresenta ancora oggi un punto di vista con cui ogni insegnante dovrebbe costantemente confrontarsi, per non perdere il contatto con la realtà di una Scuola nella quale a cambiare sono stati più che altro gli studenti e non l'istituzione.
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Giudizio sintetico: Inaffondabile

martedì 29 agosto 2017

La mattanza

di Carlo Lucarelli, Einaudi

Ripubblicato dopo quasi 15 anni, questo minuscolo riepilogo dei 30 anni delle peggiori stragi mafiose ripercorre la storia dei Corleonesi dal processo a Luciano Liggio all'arresto di Totò Riina dopo le stragi di Capaci e via d'Amelio. Notizie ai più conosciute, ma riordinate in un filo logico narrativo molto utile, nello stile del Lucarelli conduttore televisivo.
Una lettura non datata e molto istruttiva, soprattutto per i giovani studenti che, per ragioni anagrafiche, non hanno vissuto lo strazio degli anni in cui la mafia sembrava potesse prendere il posto dello Stato occupandone tutti gli spazi istituzionali.
Si inizia dal processo a quelli che diverranno i più tristemente noti rappresentanti dei Corleonesi, che si trovano alla sbarra e vengono assolti perché ancora non esiste il reato di mafia, per poi ripercorrere in un unico filo conduttore le loro storie criminali e le storie dei rappresentanti dello Stato che li hanno combattuti fino agli ultimi anni del millennio. La narrazione sintetica, ordinata e strutturata in piccoli brani di storie personali, nello stile del Lucarelli conduttore, crea un'agile e sobria sintesi che condensa in meno di 100 pagine la memoria storica di un Paese ancora silenziosamente sotto assedio.

Giudizio sintetico: Bigino