mercoledì 30 ottobre 2019

L'ora senz'ombra

di Osvaldo Soriano, Einaudi

Profondo e naïf allo stesso tempo, un romanzo con una favola tanto irrealistica da essere verosimile, dove il racconto fa solo da pretesto per far dipingere a Soriano una galleria di personaggi sconclusionati ma dal cuore profondo, apparentemente perduti ma capaci di comprendere la vita e le sue contraddizioni.

Argentina, tra gli anni '80 e '90. In un periodo non ben specificato, uno scrittore in crisi assillato da una strana forma di acufeni va alla ricerca del padre, fuggito da un ospedale nonostante sia un malato terminale. Nel tentativo di ritrovarlo e, nello stesso tempo, di ritrovare anche la propria vena creativa, il protagonista vaga per i luoghi in cui il padre ha vissuto i momenti cruciali della propria vita, in particolare quelli che ne hanno caratterizzato l'amore per la bellissima modella Laura, madre dello scrittore e che diventa il filo narrante cui aggrapparsi per ritrovare il fuggiasco. In questo viaggio in cui si altalenano ricordi, avvenimenti della storia politica della nazione, emozioni, elementi biografici della madre, si incontra soprattutto una galleria di personaggi improbabili e dai sentimenti forti, incredibilmente pronti a manifestare sia le proprie debolezze che una vena interiore capace di condensare in poche frasi secoli di dissertazioni filosofiche.

Giudizio sintetico: Argentissimo




domenica 20 ottobre 2019

Il lato fresco del cuscino

di Vittorio Zucconi, La Repubblica ed.

Libro postumo uscito poco dopo la scomparsa del giornalista, può essere considerato come un lascito che riunisce i principali avvenimenti storici e familiari che ne hanno influenzato l'esistenza e l'attività professionale. Con il caratteristico stile che lo ha sempre contraddistinto, Zucconi riesce a raccontare la società e i grandi avvenimenti storici partendo da piccole esperienze personali, in questo caso ancora più private di quelle raccontate in passato.

Gli oggetti, i personaggi, gli avvenimenti degli ultimi 60 anni scorrono in questi brevi ma intensi ricordi di un giornalista che ha avuto diverse vite. Si va dall'ottimismo degli anni '50-'60, evidenti nel ticchettio della "Lettera 22", la macchina per scrivere resa famosa da Indro Montanelli e che ha scandito le sere dello Zucconi bambino – abituato a sentirla ogni sera prima di addormentarsi sotto le dita del padre giornalista –, all'elmetto indossato da una Oriana Fallaci che anche in guerra non rinuncia alla sua consueta acidità con un collega più giovane; dagli aerei presi al seguito di diversi presidenti USA – eletti e non – e tratteggiati nelle loro caratteristiche più umane che politiche, all'amore per le auto e i pericoli che ne conseguono; e ancora, la trasgressione delle videocassette betamax nella Russia sovietica, l'impegno richiesto dall'avere un cane e molto altro. Come un mosaico, piccoli e grandi oggetti ed esperienze che nel loro insieme concorrono a raccontare la storia di un uomo che ha vissuto in tre continenti ma che li ha girati tutti, e del quale mentre ci descrive il mondo riusciamo a intravedere anche la parabola familiare da figlio a padre, a nonno, in un percorso sempre condizionato dal "destino da giornalista" profetizzato a un piccolo visitatore da un linotipista attento quando ancora la stampa dei quotidiani odorava di piombo fuso.

Giudizio sintetico: Biografico

sabato 12 ottobre 2019

I tredici passi

di Mo Yan, Einaudi

Una delle prime opere del Nobel cinese, ripubblicata da Einaudi a distanza di trent'anni. Una commedia nera dalla vena profondamente surrealista, nella quale i personaggi ruotano attorno ad una truccatrice di cadaveri che riesce a trasformare vivi e morti cambiando loro i connotati. L'ambiente ristretto, una piccola cittadina dello Shandong, il periodo storico – di poco precedente i fatti della piazza Tienanmen –, ma soprattutto le caratterizzazioni a tinte forti dei personaggi principali rendono il romanzo una vera e propria pièce teatrale messa in prosa, che nei voli pindarici del racconto trova solo il pretesto per tratteggiare sarcasticamente le emozioni e la complessità dei rapporti sociali di una Cina oggi probabilmente scomparsa.

Tre personaggi, tre caratteri molto diversi tra loro, raccontati da una voce narrante anomala, che divora gessetti restando su un trespolo e che mischia continuamente le coniugazioni verbali riuscendo a passare nello stesso periodo dalla prima, alla seconda e alla terza persona. La confusione regna in questo piccolo spicchio di Cina comunista, nel quale due insegnanti che condividono la stessa scuola e sono anche vicini di casa si trovano proiettati in una favola onirica in cui uno muore apparentemente, e dopo il risveglio finisce accidentalmente a casa dell'altro, la cui moglie decide di cambiargli i connotati per creare una copia del proprio marito, in modo da poter raddoppiare le entrate di casa. La donna, esperta truccatrice di cadaveri e chirurgo plastico a tempo perso, è forse il perno attorno al quale ruota tutta la surreale vicenda: disinibita, decisa, capace, avida, sembra incarnare l'esatto contrario dell'ideale femminile della propaganda comunista, e non a caso si contrappone alla moglie del "morto", che oltre che essere russa e procace come il migliore simbolo dell'opulenza sovietica, piange continuamente e lavora in una fabbrica di carne conservata senza farsi condizionare emotivamente dalle crudeltà che deve commettere sugli animali dei quali si occupa. Chi volesse individuare nelle figure principali e secondarie, o negli avvenimenti fantastici narrati una metafora della società cinese o della sua controparte Occidentale troverà abbondante materiale per le proprie argomentazioni. Di sicuro, rimangono il disordine narrativo e l'estremizzazione di racconto e personaggi, non facili anche per il lettore più aperto.

Giudizio sintetico: Necroscopico

Ogni piccola cosa interrotta

di Silvia Celani, Garzanti

Un romanzo di formazione in cui la protagonista – Vittoria –, una ventenne romana, comprende la necessità di ricucire i pezzi del suo passato per riuscire a formare la propria identità. Un percorso faticoso per accettare le proprie cicatrici interiori e farne un elemento di forza. Così il carillon della sua infanzia, ritrovato in cocci, con la tecnica giapponese del kintsugi può tornare intero e diventare, grazie ai ricami d'oro della colla, più bello e prezioso di prima.

Una storia che ha le sue radici nell'infanzia della giovane protagonista. Una ragazza bella, brava negli studi, con tanti amici, una vita molto agiata. Ha perso il padre quando era bambina, vive con la madre con cui ha un rapporto freddo e formale. È solo al ritrovamento del carillon rotto, risalente alla sua infanzia, che riaffiorano confusi ricordi del padre. Vittoria inizia a soffrire di crisi di panico, le manca il respiro, ricorre alla dottoressa Rosario, che nelle sedute di psicoterapia la guida a trovare la forza e la fiducia in se stessa per affrontare le verità della sua famiglia.
La protagonista racconta in prima persona la propria ricerca del passato, con una prosa lieve ma poco incisiva. Il romanzo risulta un po' scontato e il carattere degli altri personaggi, ad esempio quello della madre silenziosa e scostante, e quello del ragazzo moldavo Ion, da poco conosciuto, che le sta vicino e la sostiene nel suo percorso, risultano poco approfonditi così che i loro comportamenti si rilevano ma non si spiegano nella naturale complessità.

Giudizio sintetico: Adolescenziale

mercoledì 2 ottobre 2019

Eileen

di Ottessa Moshfegh, Mondadori

Un romanzo centrato sulla storia di una donna, un "tranche de vie", raccontato con crudo realismo, con minuziose descrizioni di ambienti e personaggi. Una narrazione lenta che accelera solo nel sorprendente finale, in cui suggestive immagini aprono alla fiducia nella possibilità di riscattare comunque la propria vita.

1964, X-ville. Eileen Dunlop, una ventiquatrenne scialba, spigolosa, con un viso segnato da cicatrici da acne, goffa, convinta di essere brutta e incapace a vivere, abita in una trasandata casa colonica con il padre, un ex poliziotto alcolizzato, affetto da manie di persecuzione. Un' infanzia difficile alle spalle perché anche la madre, morta quando Eileen aveva 19 anni, non l'ha mai amata.
La ragazza lavora come segretaria in un riformatorio per adolescenti maschi, ma i casi difficili di questi giovani la lasciano indifferente, presa com'è a pensare alla propria infelicità e al modo di sfuggirne. L'idea fissa di Eileen è quella di andarsene, di lasciare il padre e la sua vita disgraziata.
L'arrivo nel riformatorio della nuova direttrice pedagogica, Rebecca Saint John, fa da catalizzatore dei suoi propositi confusi e la prepara alla fuga. Rebecca è bella, bionda dagli occhi azzurri, elegante, dai modi propri di chi conduce una vita agiata. L'amicizia e la considerazione che dimostra nei confronti di Eileen rendono quest'ultima più forte e decisa.
La vicenda narrata dalla protagonista a distanza di 70 anni, mescola i piani temporali, dando al lettore qualche informazione sulla vita di Eileen dopo quei 7 giorni cruciali che hanno preceduto la sua fuga. Una lettura non facile, a tratti un po' noiosa. Si apprezza comunque la capacità della narratrice di rendere in modo efficace una vita squallida e grigia, il gelo affettivo e la luce di un riscatto esistenziale.

Giudizio sintetico: Claustrofobico

sabato 28 settembre 2019

Spooner

di Pete Dexter, Einaudi

Romanzo americano di formazione, tenero, ironico e spiazzante, traccia la parabola di un giovane nel quale pochi confidano, soprattutto a causa della sua specialissima caratteristica di sapersi infilare in situazioni pericolose anche quando non è necessario. Su di lui, una famiglia con una madre sempre sofferente e un patrigno molto in gamba e dal quale Spooner è molto amato. 

Dagli anni '60 alla fine del millennio, si respira nel romanzo un apparente spirito autobiografico, evidente soprattutto nelle personalissime emozioni di Spooner e del suo patrigno Calmer, che sembrano tanto personali da apparire quasi come confessioni. In una famiglia con tre fratelli vicini alla genialità e un gemello nato morto a causa del suo cordone ombelicale, Spooner è costretto fin dall'infanzia ad un'indipendenza forzata, dovuta soprattutto ad una madre assente, travolta da un'asma continua e dall'incapacità di dare al secondo marito – Calmer – l'affetto che meriterebbe. Calmer, pratico ed eclettico, rimane quindi per Spooner l'unica figura di riferimento, anomala e con un ruolo genitoriale difficile da gestire. Oltretutto Spooner per tutta la vita e nelle diverse parti degli Stati Uniti in cui si trova a vivere, mantiene l'innata capacità di infilarsi in guai molto più grandi di lui, pur conservando nella sua incoscienza una vena ironica difficilmente ignorabile. È quindi con rassegnazione e un muto sorriso di comprensione che Calmer si trova di volta in volta a raccogliere i pezzi del suo figlioccio più scapestrato, la cui energia vitale è impressionante, e particolarmente evidente nell'incredibile capacità di riprendersi ogni volta dopo ogni crollo con un'aumentata voglia di vivere. E di ricacciarsi di nuovo nei guai.

Giudizio sintetico: Parentale



Di sangue e di ghiaccio

di Mattia Conti, Solferino

Romanzo imperniato sulla situazione dei manicomi a fine '800, nel periodo in cui le teorie di Lombroso sembravano offrire una facile soluzione all'analisi e alla cura dei "mentecatti", spesso solo poveri cristi che le famiglie internavano per levarseli di torno. 

Lecco, fine 1800. Ranocchia è un ragazzo poco più che adolescente, gracile e balbuziente, che la famiglia ha lasciato andare via di casa e che sopravvive grazie all'aiuto di Bandini, un capocomico che ha indovinato le enormi capacità teatrali del giovane – che sul palco si trasforma smettendo di balbettare e recitando con potenza –, dotato oltretutto di una memoria prodigiosa. Un giorno tuttavia Ranocchia sembra impazzire, e viene ripescato nudo dal fiume gelato mentre vaneggia. L'unica soluzione apparente è quella di ricoverarlo al San Martino, l'ospedale dei "mentecatti", al quale è da poco arrivata anche Bianca, la Maestrina che a Ranocchia ha insegnato a leggere e scrivere.
Romanzo storico solo in parte, poiché l'ambientazione è circoscritta alla struttura ospedaliera di Como e ai dintorni di Lecco, l'odissea di Ranocchia e la sua ricerca da parte di Bandini si leggono soprattutto per la curiosità di "sapere come va a finire", anche se a volte la commistione tra il registro colloquiale-regionale e ricercate forme evocative lascia un po' perplessi.

Giudizio sintetico: Psichiatrico

martedì 24 settembre 2019

Greco cerca greca

di Friedrich Dürrenmatt, Einaudi

Commedia in prosa, recita il sottotitolo di questo breve e famoso romanzo evocativo, ambientato in un luogo non facilmente individuabile in un tempo ancor meno definito. Nella velocissima e vertiginosa ascesa economica e sociale di un oscuro impiegatuccio di infimo livello, aleggia il mistero di una donna bella e misteriosa incontrata tramite il più improbabile degli annunci.

Arnolph Archilochos è una delle ultime ruote del carro, in senso assoluto: fisicamente inadeguato, socialmente inattivo, professionalmente inutile, è un timido impiegato di un oscuro settore periferico di una multinazionale. Abita in una pensione molto economica e ha stilato una sua propria graduatoria di personaggi-modello cui ispirarsi, basata su un ideale borghese di rispetto sociale molto rigido. Spinto dalla proprietaria della pensione, che ne ha pietà, mette un annuncio su un giornale – quello che dà il titolo al libro – incontrando una donna attraente che lo prende in simpatia e della quale Arnolph si innamora perdutamente. Da quel momento, la sua ascesa prende un ritmo vertiginoso e il successo inizia ad arridere al fortunato travet, che vedrà comunque crollare il castello sociale cui si è ispirato fino a quel momento.
Con un occhio alla commedia e uno spirito fortemente teatrale, Dürrenmatt costruisce un racconto onirico nel quale la generosità della realtà sembra sconfiggere un'idea di piramide sociale avvilente e che sembra destinata a restare immutabile per sempre, a meno che non intervenga un deus ex-machina molto singolare.

Giudizio sintetico: Iperbolico


sabato 21 settembre 2019

Il pianto dell'alba

di Maurizio De Giovanni, Einaudi

L'ultima ombra per il commissario Ricciardi, sottotitolo del romanzo, indica il calare del sipario sul commissario dagli occhi verdi. Occhi carichi di dolore come quelli di sua madre, dalla quale ha ereditato anche la terribile condanna di "vedere" i defunti nei luoghi in cui è avvenuta la loro morte violenta e di sentirne le ultime parole, quelle precedenti il loro spirare. Ultima puntata, dunque, anche se lo spuntare dell'alba con cui si chiude il romanzo può far pensare a una futura continuazione, magari con cambiamenti netti rispetto a questa serie che si chiude.

Luglio 1934, Napoli. Il fascismo mostra in modo sempre più evidente il suo essere violento e oppressivo, avvicinandosi alla Germania, in cui Hitler, preso il potere, ha appena organizzato la notte dei lunghi coltelli con l'eliminazione dei capi delle SA. A queste tragiche vicende si collega la trama gialla di questo romanzo: il maggiore Manfred von Brauchtssch, l'uomo che aveva corteggiato in passato Enrica, ora moglie di Ricciardi, viene ucciso e la messa in scena del delitto induce a ritenere colpevole Livia, vedova Vezzi, da tempo innamorata disperatamente di Ricciardi. Il commissario sta vivendo finalmente un periodo di vita felice accanto ad Enrica, sposata da poco più di un anno, ora prossima a diventare madre, ma, pur con i rischi che sa di correre data la natura politica del delitto, si sente di dover intervenire per aiutare Livia. Le nuove responsabilità, quella di marito e di prossimo padre, le parole di Enrica "Non dimenticarti di noi", provocano in Ricciardi una paura finora sconosciuta "Se hai qualcuno che ami, se qualcuno dipende da te, la paura è diversa. Cambia colore." L'indagine condotta dal Commissario, dal fedele brigadiere Maione e dal dottor Modo, fiero antifascista, accompagnato sempre dal suo cane, porta alla soluzione del caso. Il romanzo, ancora più dei precedenti, unisce ai caratteri del genere giallo una forte vena lirica, è un canto all'amore, segnato dal dolore.
Bel finale della serie, che si chiude con una nota di intensa malinconia.

Giudizio sintetico: Triste final

lunedì 16 settembre 2019

Ogni riferimento è puramente casuale

di Antonio Manzini, Sellerio editore

Sette racconti incentrati sulla scrittura e sulle attività redazionali, pillole grottesche che deridono il mondo della narrativa e i suoi protagonisti. Sullo sfondo, l'amarezza per un mondo culturale che va deteriorandosi, svilito dalle logiche commerciali del moderno marketing e dall'abbandono della lettura da parte dell'utente medio italiano. Tra il disperato e il faceto, la consapevolezza di appartenere ad un settore in pieno naufragio, ma del quale il mondo non può ancora fare a meno.

Uno scrittore smarrito, un critico in crisi di coscienza, un'esperta di marketing alle prese con un autore importante, uno scrittore autoesiliatosi sul Gennargentu, un libraio senza clienti, la corvée delle firme con dedica e il problema dei ringraziamenti sono i protagonisti di questi – più o meno brevi – racconti  interamente dedicati al mondo dell'editoria. Nonostante gli aspetti più ironici e grotteschi, dalle pagine di tutte le storie qui messe in scena dall'ideatore di Rocco Schiavone emerge un unico grido di aiuto, quello di chi vorrebbe un ritorno alla purezza e all'originalità di una narrativa libera dalle logiche di mercato, ma che è ben consapevole che quelle logiche sono indispensabili, a meno di non uscire dal mercato e finire nel dimenticatoio (testimone ne è la presenza costante dell'autore ai primi posti delle hit di vendita ad ogni sua nuova pubblicazione).

Giudizio sintetico: Metaeditoriale

giovedì 12 settembre 2019

M. Il figlio del secolo

di Antonio Scurati, Bompiani

Romanzo storico cronachistico molto corposo, che analizza a fondo la nascita e lo sviluppo del fascismo incentrandosi sulla figura di Mussolini. Alla base, una ricerca storica immensa e una forma romanzata che non tralascia di descrivere emozioni, passioni, scaltrezza non soltanto del dittatore, ma anche dei personaggi che hanno caratterizzato i sei anni dalla fine della Grande Guerra all'assunzione in Parlamento della responsabilità politica del delitto Matteotti. Una grande lezione di storia, ricca di documenti e testimonianze, che si legge in scioltezza come un racconto di fiction. Vincitore del Premio Strega 2019.

Mussolini è già il direttore de Il Popolo d'Italia, quando davanti ad una platea di poche centinaia di reduci capisce che la fine della Grande Guerra ha profondamente cambiato la politica e la società italiana e dà l'avvio al Fascio di combattimento, un gruppetto di personaggi, in prevalenza Arditi, che lui stesso per molti versi disprezza ma dei quali non rinuncia a servirsi. La vittoria mutilata, l'abitudine dei reduci alla violenza e l'assenza di una classe politica adeguata al nuovo secolo sono il terreno fertile in cui un uomo dal carattere prorompente e dall'ambizione smisurata può farsi strada facilmente, cavalcando il malcontento e sfruttando la caparbietà di una generazione, quella sopravvissuta alla guerra, che si sente tradita e che vuole prendersi con la forza un'intera nazione. La lotta contro i socialisti nel "biennio rosso" sarà l'occasione di sviluppo di una politica aggressiva e violenta, in cui si fanno notare uomini e donne poi passati alla Storia: dipinti con passione, ma sempre con estremo rigore documentale, si incontrano tutti i protagonisti degli anni da 1919 al 1925, da D'Annunzio a Turati, da Margherita Sarfatti a Matteotti, piccoli e grandi personaggi che hanno partecipato, lottato, vinto e perso una lotta per il potere combattuta con ogni mezzo e che ha visto prevalere l'uomo che più degli altri incarnava il "sentire" del nuovo secolo.
Un libro importante ma non pesante, ottima lezione di una Storia che a 100 anni di distanza, se dimenticata, potrebbe ancora correre il rischio di ripetersi.

Giudizio sintetico: Eziologico

martedì 10 settembre 2019

Vuoto

di Maurizio De Giovanni, Einaudi

Nuovo capitolo della serie che ha per protagonisti i Bastardi di Pizzofalcone, poliziotti mandati "per punizione" in questa zona difficile di Napoli per aver compiuto, nella loro carriera, degli errori. In questa puntata si aggiunge al gruppo ormai consolidato un nuovo personaggio, Elsa Martini, giovane vicecommissario di notevole bellezza, dal carattere spigoloso, proveniente dal Piemonte. Vuoto per i Bastardi, che attraversano una fase critica della loro vita personale e Vuoto perché, questa volta, devono affrontare il caso della misteriosa scomparsa di un'insegnante.

Commissariato di Pizzofalcone. Si presentano il vicepreside e una docente di matematica di un Istituto Tecnico, una scuola difficile di Napoli, a causa di un'utenza spesso afflitta da problematiche familiari e sociali. I due informano i poliziotti della scomparsa di una collega, Chiara Firmiani, docente di Lettere, donna molto tranquilla e riservata, che da qualche giorno non si è presentata a scuola senza neppure avvertire, lei sempre puntuale e presente anche in caso di malattia. Chiara è sposata con Marcello Baffi, importante industriale, impegnato anche in attività politiche, che non ha sporto denuncia della scomparsa della moglie. La collega di matematica, amica e confidente della Firmiani, è molto preoccupata: già nei giorni precedenti la sparizione Chiara non sembrava più lei, si mostrava inquieta, ben diversa dalla persona serena che è sempre stata.
I Bastardi avviano l'indagine. Collabora anche la nuova arrivata, Elsa Martini, che sta sostituendo il vicecommissario Pisanelli, ricoverato in ospedale in condizioni precarie di salute, assistito con affetto quasi filiale dall'agente Aragona. Mentre l'indagine si snoda, svelando il mistero e i lati oscuri dell'animo umano alla base di comportamenti apparentemente inspiegabili, proseguono le vicende personali degli agenti ed emergono le difficoltà che ciascuno di loro deve affrontare per cercare di colmare i vuoti della propria esistenza.
Il romanzo, narrato con la prosa piana e a tratti lirica tipica dell'autore, conferma la gradevolezza della serie, risultandone forse uno dei capitoli più riusciti.

Giudizio sintetico: Abissi dell'anima

Le stelle di capo Gelsomino

di Elvira Serra, Solferino

Romanzo diviso in tre parti, centrate sulle tre protagoniste: Lulù, la nonna; Marianna, la figlia; Chiara, la nipote. È quest'ultima che ripercorre la storia della famiglia, narrando in prima persona momenti ed episodi della loro vita per arrivare a comprendere un passato familiare intessuto di segreti e non detti, che hanno guastato i rapporti tra la nonna e la madre.

Chiara vive a Milano con la madre Marianna, famosa ginecologa, separatasi dal marito Enea, padre molto presente e attento alla crescita e ai sentimenti di Chiara. Fin da piccola, Clarita – come la chiama il nonno Vittorio – trascorre le estati con i nonni in Sardegna, a Capo Gelsomino, vicino ad Olbia, nella villetta che Lulù, bravissima ostetrica, e Vittorio hanno acquistato come casa di vacanza e hanno poi trasformato in dimora abituale. Il fascino di quelle estati, il mare, il senso di libertà rendono così felice Chiara da farle desiderare per tutto l'anno il ripetersi di quelle esperienze. Soprattutto il rapporto con la nonna, donna elegante in ogni occasione, affettuosa e in grado di comprendere profondamente la nipote, è un punto di riferimento essenziale per la ragazza, che non riesce a capire perché tra sua madre e la nonna ci sia invece freddezza e incomprensione. Marianna sembra sempre critica e infastidita dalla presenza e dal comportamento di Lulù. Chiara, spinta dal desiderio di comprendere, inizia a raccontare la storia della famiglia sui quaderni che le ha regalato la nonna, facendo di lei una scrittrice. Giunge a scoprire i segreti familiari e a capire le donne fondamentali della sua esistenza.
Romanzo narrato con una prosa scorrevole e aggraziata, mai leziosa, che nella rievocazione di luoghi e personaggi, quello della nonna in particolare, trasmette una nostalgia forse autobiografica.

Giudizio sintetico: Isola dell'infanzia

giovedì 29 agosto 2019

Le solite sospette

di John Niven, Einaudi

Più che un romanzo, questa potrebbe essere la sceneggiatura di un film hollywoodiano comico-grottesco, soprattutto per le descrizioni in presa diretta delle iperboliche gesta di quattro donne avanti negli anni che decidono per cause di forza maggiore di svaligiare una banca. Nella loro rocambolesca fuga, troviamo gli ingredienti di molti film di genere, compreso il poliziotto presuntuoso e inetto e la riscoperta di una voglia di "vivere alla grande" che si credeva perduta.

Una vedova londinese si trova di colpo a fare i conti con una spiacevole eredità (il totale tracollo economico) lasciatale dal marito, morto improvvisamente in circostanze molto imbarazzanti. Con altre tre – più o meno anziane – conoscenti, anche loro in situazioni disperate, decide quindi di rapinare una banca e, incredibilmente, il colpo riesce. La fuga rocambolesca le porta in Francia, dove le avventure delle ex-ragazze si faranno via via sempre più improbabili.
Leggero e grottesco, il libro segue un filone che ormai sta diventando un vero e proprio genere, il racconto comico-thriller che al posto di giovani protagonisti predilige arzilli vecchietti (in questo caso, tutte donne) fortemente caratterizzati e che ne combinano di tutti i colori. In questo caso la nota dominante è comunque il taglio decisamente "cinematografico" della scrittura, che sembra quasi il soggetto di un film.

Giudizio sintetico: Criminonne

mercoledì 21 agosto 2019

Io Khaled vendo uomini e sono innocente

di Francesca Mannocchi, Einaudi

Il dramma delle migrazioni visto da un punto di vista difficilmente accettabile, quello di un trafficante che organizza la traversata del Mediterraneo dalla Libia alle coste siciliane. Con un tono asciutto e cinico, Khaled, protagonista che non disdegna la violenza ma che non vi indulge inutilmente, sopravvive e si arricchisce in una Libia distrutta e incapace di risollevarsi, dove le uniche sicurezze sono date dalle armi, dai soldi e dai migranti, i nuovi schiavi considerati come bestiame da sfruttare fino all'estremo e poi abbandonare in mare al loro destino.

Khaled è un ex rivoluzionario libico che ha visto traditi gli ideali di libertà che lo avevano portato, giovanissimo studente, ad imbracciare le armi per rovesciare Gheddafi e la sua dittatura, un regime che ha prostrato il paese e nel quale suo padre ha navigato tra lodi e infamie per garantire alla famiglia una sopravvivenza dignitosa. Ed è proprio alla dignità che Khaled ha rinunciato, entrando a far parte – prima da gregario, poi da organizzatore – della catena che gestisce la lucrosa attività di sfruttamento dei migranti provenienti dal Sud: nella tragedia degli eritrei, dei nigeriani, dei siriani, persino dei libici che a lui si rivolgono per raggiungere l'Italia, Khaled vede lo specchio del disastro sociale in cui naviga, adattandosi alla crudeltà che lo circonda e ragionando da uomo d'affari suo malgrado. È la disperazione nichilista di un uomo che ha visto crollare tutti gli ideali e che vende l'anima alla realtà per sfruttare una disperazione più grande della sua.
Con un taglio da vero romanzo, l'autrice (che è una giornalista esperta del mondo di cui parla) crea un drammatico reportage sul caos libico e sull'atroce condizione dei migranti, sottolineando l'ineluttabilità dello sfruttamento dei "negri" da parte di uomini senza speranze che li "usano come bancomat" per garantire la sopravvivenza economica delle milizie, unico strumento di difesa in un paese in cui l'altro importante sfruttamento, quello dei giacimenti di carburante, è esclusivo appannaggio dello stesso Occidente che tenta inutilmente di fermare gli sbarchi.

Giudizio sintetico: Libicinico