martedì 25 settembre 2018

L'ombra

di Roger Hobbs, Einaudi

Thriller tradizionale americano alla Cormac McCarthy, con un protagonista capace di trasformarsi in qualsiasi individuo in pochi secondi, alterando postura, voce, persino età. La sua ossessione per lo scomparire dalla scena è la ragione per cui si trova coinvolto in una rapina finita nel sangue alla quale non ha partecipato, ma è anche l'obiettivo cui tendere per salvarsi allo scadere delle 48 ore entro le quali deve terminare la sua missione.

Un protagonista che non ha nemmeno un nome, perché come un Petrolini criminale sa trasformarsi rapidamente in qualsiasi individuo voglia diventare, mimetizzandosi con pochi cosmetici e molto talento per scomparire velocemente. Per mestiere, risolve problemi senza porre limiti alla propria autonomia, e per questo viene incaricato da un boss con il quale è in debito di ritrovare un bottino scomparso e di provenienza federale, frutto di una rapina finita nel sangue. Unico limite, 48 ore, dopo le quali il denaro diventerà inservibile perché verrà distrutto da un sistema automatico, un misto di esplosivo e inchiostro indelebile. Appena arrivato ad Atlantic City, teatro della rapina, inizia un carosello di agenti FBI, delinquenti e trafficanti che ruota attorno al protagonista e gli lascia poco spazio per agire come vorrebbe, un'Ombra che si muove lontano da sguardi indiscreti. E su tutto, il sospetto che l'incarico sia legato a sospesi del passato. Coinvolgente per gli amanti del genere, con una narrazione tesa che offre anche interessanti spunti tecnici non ovvi.

Giudizio sintetico: Dileguato

sabato 22 settembre 2018

Lamento di Portnoy

di Philip Roth, Einaudi

Nell'anno della morte dello scrittore americano, è sorprendente riscoprire il suo libro più famoso e che suscitò il maggiore scandalo, un lungo monologo immaginario sul divano dello psicanalista che dal 1969 - anno della sua pubblicazione - non ha ancora perso nessuna delle caratteristiche che lo rendono ancora oggi moderno e godibile, quasi che l'antisemitismo, il rapporto con la famiglia e la brama di avventure sessuali non si fossero mai modificati di una virgola in mezzo secolo di storia e di rivoluzione sessuale.

Alexander Portnoy è sul lettino dello psicanalista, e all'età di trentatre anni si racconta a partire da quando era bambino, un bambino ebreo in un quartiere ebreo, in una famiglia ebrea con una madre ebrea che lo manda in una scuola ebrea. L'appartenenza rigida a questo mondo che ruota intorno ad un ombelico semitico ristretto, nell'America che ha appena scoperto l'olocausto, fa da filo conduttore alle vicende di un ragazzo che sembra non aver mai superato il complesso di Edipo e che non riesce a pensare ad altro che al sesso, con un'attrazione irresistibile per le donne non ebree. Lo scandaloso rapporto di sesso, potere e discriminazione che lo lega alla Scimmia, donna bellissima e ignorante, è l'emblema dichiarato dello smarrimento irrisolto di un eterno adolescente che non riesce a venire a patti con la propria coscienza e non sa assumersi le responsabilità che un rapporto maturo con l'altro sesso gli richiederebbe.

Giudizio sintetico: Freudiano

venerdì 21 settembre 2018

Mi chiamo Lucy Barton

di Elizabeth Strout, Einaudi

La storia di Lucy, una donna con un'infanzia dolorosa e solitaria, raccontata in prima persona da lei stessa diventata scrittrice. Una storia che racconta il passato, attraverso episodi brevi e intensi, con pochi accenni al presente e la consapevolezza che il suo immaginario letterario si nutrirà sempre e solo di questi ricordi. 

La storia di Lucy si snoda intorno a un episodio centrale, avvenuto negli anni '80: la donna, ricoverata in un ospedale di New York, riceve la visita della madre con cui ha interrotto i rapporti da tempo. La madre si ferma ad assisterla per cinque giorni e cinque notti, esprimendo con la sua presenza e la fatica delle ore trascorse su una sedia un amore mai comunicato a parole. Le due donne parlano, ma non di sé o del passato. La madre racconta vicende di persone che Lucy ha conosciuto quando abitava ancora con la famiglia ad Amgash, nell'Illinois, prima di lasciare i genitori e i fratelli per andare a vivere a New York. Non parole su un'infanzia di miseria e solitudine, non sul padre da cui i figli non sono stati difesi. Violenze di cui il lettore intuisce la gravità da pochi accenni.L'incontro con la madre è la chiave della sua vita, che le permette di prendere decisioni coraggiose.
Un bel romanzo, scritto con uno stile secco ed essenziale, senza retorica, in cui aleggia un'atmosfera malinconica, un senso di vuoto che molto dice sulle privazioni affettive vissute dalla protagonista, sulla difficile accettazione di rapporti imperfetti, ma comunque d'amore.

Giudizio sintetico: Viscerale

domenica 16 settembre 2018

Un giorno quasi perfetto

di Mareike Krugel, Mondadori

Tutto in ventiquattr'ore, un comune venerdì. La protagonista, una donna di quarantanni, moglie e madre di due figli, affronta i suoi impegni quotidiani, cercando di conciliare il proprio lavoro, i problemi dei figli, il rapporto con il marito in attesa di un tranquillo fine settimana. Ma a volte i progetti si scontrano con la realtà e giunge il momento di guardarsi vivere e riprendere in mano la propria storia.

Lubecca, giorni nostri. Katharina, affronta con coraggio la giornata. Deve allontanarsi di corsa dal lavoro e andare a prendere a scuola la figlia, sofferente di disturbi comportamentali, che ancora una volta ha un'emorragia dal naso, che lei stessa si è procurata. Poi aiutare il vicino che si è ferito con il tagliaerba, conoscere la nuova fidanzata del figlio, prepararsi ad un fine settimana senza il marito che si fermerà anche nel fine settimana a Berlino, dove lavora. Esigenze degli altri. Corse da una parte all'altra che le impediscono di pensare, anche al male – un tumore al seno – che cova dentro di lei. Ma questo venerdì il pensiero della malattia, di cui non ha parlato a nessuno, e il ricordo dei momenti critici del passato muovono la sua mente alla ricerca di un senso da dare alle scelte compiute e  di un modo di affrontare  un domani incerto e doloroso.

Giudizio sintetico: Ventiquattr'ore

venerdì 14 settembre 2018

La prima verità

di Simona Vinci, Einaudi

Una storia vera di disinteresse e violenze su persone sottomesse, che dal passato viene rielaborata in forma di romanzo per ricordare che anche solo dimenticarsi di un problema, allontanarlo, relegarlo in un'isola sperduta può portare ad enormi sofferenze. Il tema è la tragica esperienza dell'isola di Leros in Grecia, sede di un ospedale psichiatrico utilizzato al tempo della dittatura militare anche come confino per alcuni dissidenti e che alla fine degli anni '80 balzò agli onori della cronaca per le condizioni di crudele degrado in cui venivano tenuti gli "ospiti" della struttura. Una voce, quella dell'autrice, che pur improntata alla pietà per le vittime riesce ad orchestrare un coinvolgente racconto di denuncia civile. E non soltanto della vicenda Leros.

Angela è una ragazza che ha trovato un'attività umanitaria che le permette di ultimare la tesi rendendosi utile. È da poco scoppiato il caso dell'ospedale-lager di Leros, denunciato dalla stampa britannica, e sono molti i volontari che da tutto il mondo sbarcano sulla sperduta isola del Dodecanneso per prestare aiuto alla struttura psichiatrica. Ma la realtà in cui Angela si imbatte è oltre ogni più nera previsione: una piccola violazione delle regole la farà imbattere in una serie di documenti sconosciuti che raccontano di vite dimenticate e violenze rimaste impunite, dove non si riesce più a distinguere tra vittime dell'Uomo e vittime del Potere, in un carosello di disperazione dove non c'è più molta differenza tra i "normali" e gli "altri". Le vite di Stefanos, dissidente confinato, della disgraziata Teresa, che dorme solo negli angoli, del bimbo muto Nikolaos/Temistocles, che conosce l'isola come le sue tasche, saranno per Angela il biglietto di ingresso in una dimensione che ne condizionerà il presente e il futuro.

Giudizio sintetico: Psichiatrico 

mercoledì 12 settembre 2018

Souvenir

di Maurizio De Giovanni, Einaudi

Nuovo episodio della serie di romanzi con protagonisti i Bastardi di Pizzofalcone, poliziotti resi famosi anche dalla omonima serie televisiva. Un gruppo coeso in grado di investigare in équipe, formando una sorta di famiglia le cui vicende personali si sviluppano nel corso dei casi affrontati in ciascun romanzo della serie. 

Napoli, Pizzofalcone. È il mese di ottobre. Le giornate di sole illudono di essere ancora in estate. Basta però un po' di vento o di pioggia perché si precipiti nel rimpianto e nella malinconia. Un nuovo caso per i Bastardi. Un uomo è rinvenuto nel cantiere della metropolitana in stato di incoscienza e in gravissime condizioni. Si scopre essere un americano, figlio di una diva, attrice famosissima degli anni '60, che ha girato un film, "Souvenir", a Sorrento nel 1962. L'uomo è tornato con la madre e la sorella nello stesso hotel in cui aveva soggiornato l'attrice. Ai Bastardi il compito di capire il motivo di un'aggressione così brutale e trovare i colpevoli. Questo comporta comprendere anche i motivi veri del soggiorno degli americani a Sorrento e l'intreccio dei fatti del passato con quanto accaduto ora.
Questa vicenda si intreccia con la vita di ciascuno dei Bastardi, il vero cuore narrativo dei romanzi di questa serie. Pochi colpi di scena e una certa prevedibilità della trama fanno sì che l'interesse del lettore si rivolga soprattutto a seguire le storie del commissario Lojacono e del magistrato Laura Piras, dell'agente Aragona che si crede Serpico, dell'agente omosessuale Di Nardo in perpetuo conflitto con il padre e di Romano e di Pisaniello e di Ottavia, gli altri Bastardi.

Giudizio sintetico: Ottobrino

domenica 9 settembre 2018

Betibù

di Claudia Piñeiro, Feltrinelli

Piacevole giallo leggero e scorrevole, ironico quanto basta per dimenticare che è imperniato su un delitto particolarmente efferato compiuto in un quartiere iperprotetto, una zona esclusiva dell'hinterland di Buenos Aires. La protagonista, involontario perno di un'indagine priva di mezzi, risulta subito capace di accattivarsi le simpatie dei lettori e soprattutto delle lettrici, anche grazie ad un entourage di comprimari particolarmente animato. Se l'ambiente, i protagonisti, il carattere latino possono ricordare vagamente i libri della Bartlett, lo stile narrativo paratattico investe invece i lettori come una cascata di mille riccioli dialogici, quasi fosse un taglio di capelli – appunto – alla Betty Boop.

Nurit Iscar è una scrittrice di romanzi gialli in crisi, costretta a fare la ghost writer da quando, con esiti disastrosi, ha deciso di cambiare genere letterario. Il suo ex, noto direttore di un quotidiano, per il quale ha sofferto molto e al quale deve il soprannome Betibù, la ricontatta improvvisamente per mandarla in un quartiere esclusivo, nel quale è stato trovato sgozzzato  un uomo molto conosciuto perché in passato coinvolto nella morte misteriosa della moglie. Il suo incarico sarà quello di raccontare da un pusto di vista narrativo, non giornalistico, l'ambiente, le indagini, i misteri che stanno dietro il ritrovamento del cadavere. Spinta più dal portafoglio che dal cuore, Betibù si trova immersa in un indagine che la vede affiancata, per circostanze strane e imprevedibili, da due giornalisti che più diversi non potrebbero essere, per ragioni generazionali e culturali. Un racconto piacevole con spunti ironici eleganti e un finale decisamente originale, molto argentino.

Giudizio sintetico: Giustapposto

domenica 2 settembre 2018

Il senso della lotta

di Nicola Ravera Rafele, Fandango

Una ricerca familiare sul proprio passato che proietta un giornalista – abbastanza giovane da essere un precario ma abbastanza maturo da non nutrire più troppe illusioni – alla ricerca dei propri genitori, ex terroristi morti in Francia all'inizio degli anni '80. Un viaggio a ritroso negli anni della contestazione, poi della lotta armata, infine della perdita dei valori e delle convinzioni, che si mischia con lo smarrimento di un ragazzo di una generazione diversa, alle prese con le proprie incertezze e – forse – tradito dalla propria storia. Impossibile non notare i probabili ri-scontri generazionali autobiografici, visti i natali dell'Autore, che si rivela comunque una penna molto valida.

Un lavoro precario ma continuato al Corriere delaa Sera di Roma, una fidanzata colta e sicura di sé, una famiglia di intellettuali di sinistra simpatici e disponibili, una sorella sposata negli Stati Uniti. Sembra un quadro apparentemente caldo e confortevole per un più che trentenne, senonché un piccolo incidente sanitario con uno strascico imprevedibile proietta Tommaso Musso, classe 1979, in una ricerca a ritroso nel tempo sulle orme dei genitori, morti in clandestinità dopo averlo affidato alle cure della zia, che lo ha cresciuto come un figlio da quando aveva quattro anni. Una ricerca che lo porterà a perdere molto e a riconsiderare la propria storia e quella delle persone che lo hanno cresciuto, ma che lo proietta anche nella galassia di una generazione del passato che ha tanto creduto alle proprie idee da arrivare ad usare le armi. Un libro corposo ma appassionante, alla ricerca di quel momento in cui "la terra promessa si è spostata dietro le spalle".

Giudizio sintetico: Generazionale


giovedì 30 agosto 2018

Il dio di Gotham

di Lyndsay Faye, Einaudi

Primo libro di una trilogia di gialli storici, ha il pregio di descrivere con ricchezza di particolari un periodo della storia di New York poco familiare, almeno al pubblico italiano: la prima metà del XIX secolo. La storia si incentra su un protagonista che nonostante veda le sue speranze andare in fumo in più di un'occasione, non perde mai la propria intraprendenza e affronta un'indagine complessa nella quale è stato coinvolto da circostanze fortuite, e che lo porterà a cambiare radicalmente la propria vita.

New York, 1845. Una città che ha visto quasi decuplicare i suoi abitanti in meno di 50 anni, e che ancora non si è dotata di un Corpo di Polizia. Timothy Wilde è un oste con un sogno d'amore nel cassetto, un fratello pompiere prepotente e lanciato in politica, un passato da lasciarsi alle spalle. Dopo che l'ennesimo incendio gli porta via tutto ciò che ha, non gli resta che accettare il lavoro che gli propone il fratello, entrare nel neonato Corpo di Polizia della città, fortemente contestato dagli abitanti, che ne vedono l'istituzione come il tentativo di privarli delle libertà civili. Senza alcuna apparente capacità investigativa, senza armi, senza casa, senza neanche l'appoggio degli abitanti di una città in preda a una lotta politico-religiosa che vede opporsi i nativi inglesi protestanti ai cattolici nuovi immigrati irlandesi, Timothy si troverà ad investigare su una misteriosa catena di orribili omicidi, indirizzato da una prostituta bambina verso i bassifondi di una città che sembra impossibile possa essere diventata la megalopoli odierna.

Giudizio sintetico: Far East 

venerdì 24 agosto 2018

La ragazza con la Leica

di Helena Janeczek, Guanda

Romanzo biografico imperniato sulla breve vita della fotografa Gerda Taro, compagna del più famoso Robert Capa, morta durante la guerra di Spagna in un tragico incidente. Racconto corale, diviso tra tre personaggi che hanno condiviso con la protagonista una parte importante della loro vita e che ne tracciano un ritratto fotografico, inquadrato per singoli momenti che non riescono tuttavia a coinvolgere il lettore in un quadro di insieme sufficientemente appassionante da dare calore ad un racconto che rimane sostanzialmente freddo. Il libro ha vinto il Premio Strega 2018.

Parigi, seconda metà degli anni Trenta. Tra i profughi tedeschi di origine ebrea che hanno trovato rifugio nella capitale francese spicca una giovane donna, bella, affascinante e allegra, che le tre voci narranti – una per ogni parte del libro – inquadrano come istantanee in piccoli momenti di una parabola di vita tanto interessante quanto breve. Gli amori, la vitalità, la frenetica passione per la fotografia, alimentata anche dall'unione con Robert Capa, il fotografo di guerra che diventerà il più noto del secolo, rendono Gerda Taro (al secolo Gerda Pohorylle) una donna eccezionale, che tutti ammirano ma che sembra sfuggire ogni tentativo di capirne veramente lo spirito, anche da parte del lettore. Più caratterizzati i tre narratori, il servile Bassotto, l'amica Ruth, il passionale Georg, che orbitano intorno alla coppia di fotografi come pianeti, vivendo di luce riflessa, ma suscitando maggiore empatia di quanto non riescano a fare i due protagonisti.

Giudizio sintetico: Fotografico




lunedì 20 agosto 2018

Fiori sopra l'inferno

di Ilaria Tuti, Longanesi

Paesaggio delle Dolomiti, roccia, boschi, neve. Qui si cela un mistero che ha le sue radici in un passato di violenza. Un thriller che richiama alla mente i thriller dei paesi del nord Europa in cui il gelo e il bianco della neve fanno da sfondo a storie di crudeltà e sadismo.

Travenì, paese (immaginario) delle Dolomiti. Un piccolo centro che sta subendo le trasformazioni che il turismo richiede. Costruzioni di piste da sci con conseguente disboscamento: gli abitanti guardano con ostile diffidenza il cambiamento del loro ambiente, che comporterà l'invasione di estranei, visti già come persone di cui non fidarsi. Qui avviene un delitto orrendo su cui è incaricata di indagare la commissaria Teresa Battaglia, una donna non giovane, dal carattere aspro e dalla battuta tagliente, in grado però di stabilire un rapporto forte con i suoi sottoposti, anche con l'ultimo arrivato, l'ispettore Marini, un quarantenne che fatica ad apprezzare le doti di sensibilità emergenti sotto la dura scorza del suo capo. Teresa conduce l'indagine analizzando il modus operandi dell'assassino, cercando di ricostruire le patologie della sua psiche, collegandosi a eventi del passato che l'hanno condotto al delitto.
Un thriller non tanto originale nella trama, ma apprezzabile per le descrizioni dell'ambiente, per la costruzione della storia – che risulta chiara al lettore – e per l'approfondimento dei personaggi, soprattutto quello della protagonista, di cui si intuisce un passato doloroso in grado di porla in empatia con l'umanità sofferente. Consigliabile agli amanti del genere.

Giudizio sintetico: Dolomitico

Le fedeltà invisibili

di Delphine de Vigan, Einaudi

Un romanzo breve e intenso sui rapporti dolorosi e a volte devastanti tra adulti-genitori e insegnanti e adolescenti. Spiega l'autrice nella prima pagina del romanzo: "Le fedeltà invisibili. Sono fili che ci legano agli altri, (...) parole d'ordine accettate senza averle comprese (...) i valori per cui lottiamo, i principi indecifrabili che ci tormentano e ci imprigionano..". Vincoli che a volte diventano catene, ragnatele che ci avviluppano.

Parigi, oggi. Theo, un ragazzino di 12 anni, ha i genitori separati. Affido condiviso, per cui trascorre una settimana a casa di uno e una settimana a casa dell'altro. La madre detesta l'ex marito e non vuole sapere niente dei giorni in cui il figlio vive dal padre; quest'ultimo, persi il lavoro e la nuova compagna, caduto in una depressione terribile, imbottito di psicofarmaci, chiede al figlio di non rivelare a nessuno le condizioni in cui vive. Pena non poter più stare insieme. Theo, lacerato dalla situazione, cerca di anestetizzarsi bevendo di nascosto quantità sempre maggiori di alcolici. Se ne accorge solo l'amico Mathis, che mantiene una silenziosa complicità. Non i genitori, troppo chiusi nelle proprie difficoltà, né gli insegnanti, che notano solo lo scarso rendimento scolastico. Una sola docente, Hélène, segnata da un'infanzia difficile, intuisce che dietro al comportamento del ragazzo c'è una storia di violenza. Come a dire che a comprendersi sono solo gli omologhi dalle esperienze simili. Gli altri? Indifferenti, estranei e – spesso – giudicanti.
Romanzo teso, scritto con una prosa essenziale e disadorna, con un finale aperto che può dispiacere al lettore desideroso di sapere "come va a finire". Forse l'autrice sa come drammaturgicamente deve concludersi questa dolorosa storia, ma vuole lasciare al lettore la possibilità di salvare il suo personaggio.

Giudizio sintetico: Vischioso

venerdì 10 agosto 2018

Non fa niente

di Margherita Oggero, Einaudi

"La vita è ciò che ti succede mentre fai altri progetti" è la frase di John Lennon posta sull'esergo di questo romanzo. L'esistenza del singolo individuo è segnata dalle vicende storiche che talora travolgono i disegni e la volontà delle persone. Rimangono delle ferite prodotte dalla follia collettiva, insanabili e imperdonabili, come quelle che dagli anni '30 alla seconda guerra mondiale hanno piagato l'Europa.

L'amicizia di due donne, Esther e Rosanna, è il nucleo centrale di questo romanzo. Esther, ebrea di origine tedesca, donna colta ed elegante, ha dovuto lasciare la Germania di fronte al pericolo nazista, trasferendosi prima in Svizzera e poi nel paese del Piemonte di cui è originario il marito Riccardo. Rosanna è una ragazza del popolo, vissuta tra le risaie piemontesi, colpita dalla maldicenza del paese per la sua prorompente bellezza. Le due donne stringono un patto ispirato alla vicenda biblica di Agar e Sara per cui Agar aveva "regalato" un figlio ad Abramo e Sara per l'impossibilità di quest'ultima di concepire. Lo stesso dono che Rosanna fa a Esther,creando una famiglia allargata. Le due donne per tutta la loro esistenza mantengono un'amicizia senza gelosie e senza esclusione degli uomini.
Sullo sfondo la Storia soprattutto italiana, dagli anni '30 alla caduta del muro di Berlino.
Un romanzo scritto con grazia che costruisce due personaggi femminili interessanti e ben delineati. I riferimenti alla storia invece sono superficiali soprattutto dagli anni '50 in poi.

Giudizio sintetico: Femminile

Piccole grandi cose

di Jodi Picoult, Corbaccio

Un legal thriller, un romanzo sui pregiudizi razziali ancora radicati e presenti negli USA della presidenza Obama, violenza diffusa attraverso la rete che diventa strumento di propaganda di un'ideologia prevaricatrice, l'incontro-scontro tra due donne intelligenti e competenti nella loro professione ,l'avvocato e la sua cliente, diverse per la situazione sociale e il colore della pelle. Temi di un romanzo intrigante e scorrevole forse adatto soprattutto ad un pubblico femminile.

Mercy-West Haven Hospital, Connecticut, USA. Un'ostetrica di colore, Ruth, con una carriera ventennale invidiabile, viene allontanata dalla sua caposala dalla puerpera e dal neonato che le erano stati assegnati perché i genitori del bambino, suprematisti bianchi, non accettano che la donna possa venire a contatto con loro. Quando il neonato ha delle complicazioni e nessuna altra infermiera è disponibile in quel momento, cosa deve fare Ruth? Obbedire alla disposizione ricevuta, anche se ingiusta, o soccorrere il bambino? Quando il bambino muore, Ruth diventa il capro espiatorio e dovrà affrontare un difficile processo per omicidio. È difesa dall'avvocato d'ufficio, Kennedy McQuarrie, una donna bianca convinta di essere democratica e aperta, che verrà messa a confronto con le proprie contraddizioni. Anche il lettore, coinvolto nella vicenda, si interroga sulla vita di un Paese in cui immaginava si fosse raggiunta un'integrazione più profonda e, seguendo i punti di vista delle tre voci narranti – Ruth, Kennedy e Turk, il padre del bambino – è costretto a riflettere su qualche aspetto della complessità della società americana.

Giudizio sintetico: Demistificante

lunedì 6 agosto 2018

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di Paul Auster, Einaudi

Una lettura impegnativa, vero e proprio esperimento metanarrativo di quasi 1000 pagine ambientato negli USA nel periodo che va dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli anni successivi  al Vietnam e alla rivoluzione studentesca. Come nel famoso film Sliding Doors, da uno stesso esordio narrativo si aprono 4 storie possibili, 4 destini alternativi raccontati con uno stile classico, ma che mettono in crisi il lettore, chiamandolo a riflettere sull'influenza dell'ambiente e sull'ineluttabilità del destino, sulle scelte di vita, ma soprattutto obbligandolo ad una difficile scelta personale, anche considerate le dimensioni del volume: come procedere nella lettura?

Un libro che si può leggere in molti modi: dopo il necessario prologo del capitolo 1.0, la storia di Archie Ferguson si dipana in 4 sviluppi diversi, che procedono nei capitoli 1.1, 1.2, 1.3, 1.4. Quattro storie che differiscono tra loro, ma nelle quali ricorrono gli stessi ambienti, gli stessi personaggi, lo stesso profilo del protagonista, lo stesso preciso e ben raccontato contesto storico. Procedendo, ognuna delle storie si sviluppa autonomamente (per esempio, il "primo" Ferguson è raccontato nei capitoli 2.1, 3.1, 4.1 ecc; il "secondo" Ferguson procede con 2.2, 3.2 ecc., e così via). Già dopo le prime 100/200 pagine al lettore viene quindi spontaneo chiedersi se leggere tutti i capitoli in parallelo, seguendo i vari Ferguson nelle loro vicende seguendo il principio sincronico stabilito da Auster con l'impaginazione, o se leggere prima tutta la storia del Ferguson 1, poi tutta quella del Ferguson 2, e così via ... oppure, ancora, seguire il/i protagonisti in modo disordinato (scelta non da escludere per le prime fasi), leggendo un periodo iniziando da un Ferguson e nel periodo successivo iniziando da un altro... Sicuramente Paul Auster è un grande narratore, usa uno stile classico ma la struttura stessa del romanzo – anzi, dei 4 romanzi al suo interno – è abbastanza innovativa da far interrogare il lettore sull'ineluttabilità di alcune fasi del destino: tutti i Ferguson sono infatti sportivi, tutti si innamorano della stessa ragazza, tutti studiano e scrivono, tutti – però – lo fanno in modo totalmente diverso, smentendo contemporaneamente sia il più fatalista che il più darwiniano dei lettori.
Da leggere con almeno 4 segnalibri sottomano.

Giudizio sintetico: Modulare