sabato 28 settembre 2019

Spooner

di Pete Dexter, Einaudi

Romanzo americano di formazione, tenero, ironico e spiazzante, traccia la parabola di un giovane nel quale pochi confidano, soprattutto a causa della sua specialissima caratteristica di sapersi infilare in situazioni pericolose anche quando non è necessario. Su di lui, una famiglia con una madre sempre sofferente e un patrigno molto in gamba e dal quale Spooner è molto amato. 

Dagli anni '60 alla fine del millennio, si respira nel romanzo un apparente spirito autobiografico, evidente soprattutto nelle personalissime emozioni di Spooner e del suo patrigno Calmer, che sembrano tanto personali da apparire quasi come confessioni. In una famiglia con tre fratelli vicini alla genialità e un gemello nato morto a causa del suo cordone ombelicale, Spooner è costretto fin dall'infanzia ad un'indipendenza forzata, dovuta soprattutto ad una madre assente, travolta da un'asma continua e dall'incapacità di dare al secondo marito – Calmer – l'affetto che meriterebbe. Calmer, pratico ed eclettico, rimane quindi per Spooner l'unica figura di riferimento, anomala e con un ruolo genitoriale difficile da gestire. Oltretutto Spooner per tutta la vita e nelle diverse parti degli Stati Uniti in cui si trova a vivere, mantiene l'innata capacità di infilarsi in guai molto più grandi di lui, pur conservando nella sua incoscienza una vena ironica difficilmente ignorabile. È quindi con rassegnazione e un muto sorriso di comprensione che Calmer si trova di volta in volta a raccogliere i pezzi del suo figlioccio più scapestrato, la cui energia vitale è impressionante, e particolarmente evidente nell'incredibile capacità di riprendersi ogni volta dopo ogni crollo con un'aumentata voglia di vivere. E di ricacciarsi di nuovo nei guai.

Giudizio sintetico: Parentale



Di sangue e di ghiaccio

di Mattia Conti, Solferino

Romanzo imperniato sulla situazione dei manicomi a fine '800, nel periodo in cui le teorie di Lombroso sembravano offrire una facile soluzione all'analisi e alla cura dei "mentecatti", spesso solo poveri cristi che le famiglie internavano per levarseli di torno. 

Lecco, fine 1800. Ranocchia è un ragazzo poco più che adolescente, gracile e balbuziente, che la famiglia ha lasciato andare via di casa e che sopravvive grazie all'aiuto di Bandini, un capocomico che ha indovinato le enormi capacità teatrali del giovane – che sul palco si trasforma smettendo di balbettare e recitando con potenza –, dotato oltretutto di una memoria prodigiosa. Un giorno tuttavia Ranocchia sembra impazzire, e viene ripescato nudo dal fiume gelato mentre vaneggia. L'unica soluzione apparente è quella di ricoverarlo al San Martino, l'ospedale dei "mentecatti", al quale è da poco arrivata anche Bianca, la Maestrina che a Ranocchia ha insegnato a leggere e scrivere.
Romanzo storico solo in parte, poiché l'ambientazione è circoscritta alla struttura ospedaliera di Como e ai dintorni di Lecco, l'odissea di Ranocchia e la sua ricerca da parte di Bandini si leggono soprattutto per la curiosità di "sapere come va a finire", anche se a volte la commistione tra il registro colloquiale-regionale e ricercate forme evocative lascia un po' perplessi.

Giudizio sintetico: Psichiatrico

martedì 24 settembre 2019

Greco cerca greca

di Friedrich Dürrenmatt, Einaudi

Commedia in prosa, recita il sottotitolo di questo breve e famoso romanzo evocativo, ambientato in un luogo non facilmente individuabile in un tempo ancor meno definito. Nella velocissima e vertiginosa ascesa economica e sociale di un oscuro impiegatuccio di infimo livello, aleggia il mistero di una donna bella e misteriosa incontrata tramite il più improbabile degli annunci.

Arnolph Archilochos è una delle ultime ruote del carro, in senso assoluto: fisicamente inadeguato, socialmente inattivo, professionalmente inutile, è un timido impiegato di un oscuro settore periferico di una multinazionale. Abita in una pensione molto economica e ha stilato una sua propria graduatoria di personaggi-modello cui ispirarsi, basata su un ideale borghese di rispetto sociale molto rigido. Spinto dalla proprietaria della pensione, che ne ha pietà, mette un annuncio su un giornale – quello che dà il titolo al libro – incontrando una donna attraente che lo prende in simpatia e della quale Arnolph si innamora perdutamente. Da quel momento, la sua ascesa prende un ritmo vertiginoso e il successo inizia ad arridere al fortunato travet, che vedrà comunque crollare il castello sociale cui si è ispirato fino a quel momento.
Con un occhio alla commedia e uno spirito fortemente teatrale, Dürrenmatt costruisce un racconto onirico nel quale la generosità della realtà sembra sconfiggere un'idea di piramide sociale avvilente e che sembra destinata a restare immutabile per sempre, a meno che non intervenga un deus ex-machina molto singolare.

Giudizio sintetico: Iperbolico


sabato 21 settembre 2019

Il pianto dell'alba

di Maurizio De Giovanni, Einaudi

L'ultima ombra per il commissario Ricciardi, sottotitolo del romanzo, indica il calare del sipario sul commissario dagli occhi verdi. Occhi carichi di dolore come quelli di sua madre, dalla quale ha ereditato anche la terribile condanna di "vedere" i defunti nei luoghi in cui è avvenuta la loro morte violenta e di sentirne le ultime parole, quelle precedenti il loro spirare. Ultima puntata, dunque, anche se lo spuntare dell'alba con cui si chiude il romanzo può far pensare a una futura continuazione, magari con cambiamenti netti rispetto a questa serie che si chiude.

Luglio 1934, Napoli. Il fascismo mostra in modo sempre più evidente il suo essere violento e oppressivo, avvicinandosi alla Germania, in cui Hitler, preso il potere, ha appena organizzato la notte dei lunghi coltelli con l'eliminazione dei capi delle SA. A queste tragiche vicende si collega la trama gialla di questo romanzo: il maggiore Manfred von Brauchtssch, l'uomo che aveva corteggiato in passato Enrica, ora moglie di Ricciardi, viene ucciso e la messa in scena del delitto induce a ritenere colpevole Livia, vedova Vezzi, da tempo innamorata disperatamente di Ricciardi. Il commissario sta vivendo finalmente un periodo di vita felice accanto ad Enrica, sposata da poco più di un anno, ora prossima a diventare madre, ma, pur con i rischi che sa di correre data la natura politica del delitto, si sente di dover intervenire per aiutare Livia. Le nuove responsabilità, quella di marito e di prossimo padre, le parole di Enrica "Non dimenticarti di noi", provocano in Ricciardi una paura finora sconosciuta "Se hai qualcuno che ami, se qualcuno dipende da te, la paura è diversa. Cambia colore." L'indagine condotta dal Commissario, dal fedele brigadiere Maione e dal dottor Modo, fiero antifascista, accompagnato sempre dal suo cane, porta alla soluzione del caso. Il romanzo, ancora più dei precedenti, unisce ai caratteri del genere giallo una forte vena lirica, è un canto all'amore, segnato dal dolore.
Bel finale della serie, che si chiude con una nota di intensa malinconia.

Giudizio sintetico: Triste final

lunedì 16 settembre 2019

Ogni riferimento è puramente casuale

di Antonio Manzini, Sellerio editore

Sette racconti incentrati sulla scrittura e sulle attività redazionali, pillole grottesche che deridono il mondo della narrativa e i suoi protagonisti. Sullo sfondo, l'amarezza per un mondo culturale che va deteriorandosi, svilito dalle logiche commerciali del moderno marketing e dall'abbandono della lettura da parte dell'utente medio italiano. Tra il disperato e il faceto, la consapevolezza di appartenere ad un settore in pieno naufragio, ma del quale il mondo non può ancora fare a meno.

Uno scrittore smarrito, un critico in crisi di coscienza, un'esperta di marketing alle prese con un autore importante, uno scrittore autoesiliatosi sul Gennargentu, un libraio senza clienti, la corvée delle firme con dedica e il problema dei ringraziamenti sono i protagonisti di questi – più o meno brevi – racconti  interamente dedicati al mondo dell'editoria. Nonostante gli aspetti più ironici e grotteschi, dalle pagine di tutte le storie qui messe in scena dall'ideatore di Rocco Schiavone emerge un unico grido di aiuto, quello di chi vorrebbe un ritorno alla purezza e all'originalità di una narrativa libera dalle logiche di mercato, ma che è ben consapevole che quelle logiche sono indispensabili, a meno di non uscire dal mercato e finire nel dimenticatoio (testimone ne è la presenza costante dell'autore ai primi posti delle hit di vendita ad ogni sua nuova pubblicazione).

Giudizio sintetico: Metaeditoriale

giovedì 12 settembre 2019

M. Il figlio del secolo

di Antonio Scurati, Bompiani

Romanzo storico cronachistico molto corposo, che analizza a fondo la nascita e lo sviluppo del fascismo incentrandosi sulla figura di Mussolini. Alla base, una ricerca storica immensa e una forma romanzata che non tralascia di descrivere emozioni, passioni, scaltrezza non soltanto del dittatore, ma anche dei personaggi che hanno caratterizzato i sei anni dalla fine della Grande Guerra all'assunzione in Parlamento della responsabilità politica del delitto Matteotti. Una grande lezione di storia, ricca di documenti e testimonianze, che si legge in scioltezza come un racconto di fiction. Vincitore del Premio Strega 2019.

Mussolini è già il direttore de Il Popolo d'Italia, quando davanti ad una platea di poche centinaia di reduci capisce che la fine della Grande Guerra ha profondamente cambiato la politica e la società italiana e dà l'avvio al Fascio di combattimento, un gruppetto di personaggi, in prevalenza Arditi, che lui stesso per molti versi disprezza ma dei quali non rinuncia a servirsi. La vittoria mutilata, l'abitudine dei reduci alla violenza e l'assenza di una classe politica adeguata al nuovo secolo sono il terreno fertile in cui un uomo dal carattere prorompente e dall'ambizione smisurata può farsi strada facilmente, cavalcando il malcontento e sfruttando la caparbietà di una generazione, quella sopravvissuta alla guerra, che si sente tradita e che vuole prendersi con la forza un'intera nazione. La lotta contro i socialisti nel "biennio rosso" sarà l'occasione di sviluppo di una politica aggressiva e violenta, in cui si fanno notare uomini e donne poi passati alla Storia: dipinti con passione, ma sempre con estremo rigore documentale, si incontrano tutti i protagonisti degli anni da 1919 al 1925, da D'Annunzio a Turati, da Margherita Sarfatti a Matteotti, piccoli e grandi personaggi che hanno partecipato, lottato, vinto e perso una lotta per il potere combattuta con ogni mezzo e che ha visto prevalere l'uomo che più degli altri incarnava il "sentire" del nuovo secolo.
Un libro importante ma non pesante, ottima lezione di una Storia che a 100 anni di distanza, se dimenticata, potrebbe ancora correre il rischio di ripetersi.

Giudizio sintetico: Eziologico

martedì 10 settembre 2019

Vuoto

di Maurizio De Giovanni, Einaudi

Nuovo capitolo della serie che ha per protagonisti i Bastardi di Pizzofalcone, poliziotti mandati "per punizione" in questa zona difficile di Napoli per aver compiuto, nella loro carriera, degli errori. In questa puntata si aggiunge al gruppo ormai consolidato un nuovo personaggio, Elsa Martini, giovane vicecommissario di notevole bellezza, dal carattere spigoloso, proveniente dal Piemonte. Vuoto per i Bastardi, che attraversano una fase critica della loro vita personale e Vuoto perché, questa volta, devono affrontare il caso della misteriosa scomparsa di un'insegnante.

Commissariato di Pizzofalcone. Si presentano il vicepreside e una docente di matematica di un Istituto Tecnico, una scuola difficile di Napoli, a causa di un'utenza spesso afflitta da problematiche familiari e sociali. I due informano i poliziotti della scomparsa di una collega, Chiara Firmiani, docente di Lettere, donna molto tranquilla e riservata, che da qualche giorno non si è presentata a scuola senza neppure avvertire, lei sempre puntuale e presente anche in caso di malattia. Chiara è sposata con Marcello Baffi, importante industriale, impegnato anche in attività politiche, che non ha sporto denuncia della scomparsa della moglie. La collega di matematica, amica e confidente della Firmiani, è molto preoccupata: già nei giorni precedenti la sparizione Chiara non sembrava più lei, si mostrava inquieta, ben diversa dalla persona serena che è sempre stata.
I Bastardi avviano l'indagine. Collabora anche la nuova arrivata, Elsa Martini, che sta sostituendo il vicecommissario Pisanelli, ricoverato in ospedale in condizioni precarie di salute, assistito con affetto quasi filiale dall'agente Aragona. Mentre l'indagine si snoda, svelando il mistero e i lati oscuri dell'animo umano alla base di comportamenti apparentemente inspiegabili, proseguono le vicende personali degli agenti ed emergono le difficoltà che ciascuno di loro deve affrontare per cercare di colmare i vuoti della propria esistenza.
Il romanzo, narrato con la prosa piana e a tratti lirica tipica dell'autore, conferma la gradevolezza della serie, risultandone forse uno dei capitoli più riusciti.

Giudizio sintetico: Abissi dell'anima

Le stelle di capo Gelsomino

di Elvira Serra, Solferino

Romanzo diviso in tre parti, centrate sulle tre protagoniste: Lulù, la nonna; Marianna, la figlia; Chiara, la nipote. È quest'ultima che ripercorre la storia della famiglia, narrando in prima persona momenti ed episodi della loro vita per arrivare a comprendere un passato familiare intessuto di segreti e non detti, che hanno guastato i rapporti tra la nonna e la madre.

Chiara vive a Milano con la madre Marianna, famosa ginecologa, separatasi dal marito Enea, padre molto presente e attento alla crescita e ai sentimenti di Chiara. Fin da piccola, Clarita – come la chiama il nonno Vittorio – trascorre le estati con i nonni in Sardegna, a Capo Gelsomino, vicino ad Olbia, nella villetta che Lulù, bravissima ostetrica, e Vittorio hanno acquistato come casa di vacanza e hanno poi trasformato in dimora abituale. Il fascino di quelle estati, il mare, il senso di libertà rendono così felice Chiara da farle desiderare per tutto l'anno il ripetersi di quelle esperienze. Soprattutto il rapporto con la nonna, donna elegante in ogni occasione, affettuosa e in grado di comprendere profondamente la nipote, è un punto di riferimento essenziale per la ragazza, che non riesce a capire perché tra sua madre e la nonna ci sia invece freddezza e incomprensione. Marianna sembra sempre critica e infastidita dalla presenza e dal comportamento di Lulù. Chiara, spinta dal desiderio di comprendere, inizia a raccontare la storia della famiglia sui quaderni che le ha regalato la nonna, facendo di lei una scrittrice. Giunge a scoprire i segreti familiari e a capire le donne fondamentali della sua esistenza.
Romanzo narrato con una prosa scorrevole e aggraziata, mai leziosa, che nella rievocazione di luoghi e personaggi, quello della nonna in particolare, trasmette una nostalgia forse autobiografica.

Giudizio sintetico: Isola dell'infanzia

giovedì 29 agosto 2019

Le solite sospette

di John Niven, Einaudi

Più che un romanzo, questa potrebbe essere la sceneggiatura di un film hollywoodiano comico-grottesco, soprattutto per le descrizioni in presa diretta delle iperboliche gesta di quattro donne avanti negli anni che decidono per cause di forza maggiore di svaligiare una banca. Nella loro rocambolesca fuga, troviamo gli ingredienti di molti film di genere, compreso il poliziotto presuntuoso e inetto e la riscoperta di una voglia di "vivere alla grande" che si credeva perduta.

Una vedova londinese si trova di colpo a fare i conti con una spiacevole eredità (il totale tracollo economico) lasciatale dal marito, morto improvvisamente in circostanze molto imbarazzanti. Con altre tre – più o meno anziane – conoscenti, anche loro in situazioni disperate, decide quindi di rapinare una banca e, incredibilmente, il colpo riesce. La fuga rocambolesca le porta in Francia, dove le avventure delle ex-ragazze si faranno via via sempre più improbabili.
Leggero e grottesco, il libro segue un filone che ormai sta diventando un vero e proprio genere, il racconto comico-thriller che al posto di giovani protagonisti predilige arzilli vecchietti (in questo caso, tutte donne) fortemente caratterizzati e che ne combinano di tutti i colori. In questo caso la nota dominante è comunque il taglio decisamente "cinematografico" della scrittura, che sembra quasi il soggetto di un film.

Giudizio sintetico: Criminonne

mercoledì 21 agosto 2019

Io Khaled vendo uomini e sono innocente

di Francesca Mannocchi, Einaudi

Il dramma delle migrazioni visto da un punto di vista difficilmente accettabile, quello di un trafficante che organizza la traversata del Mediterraneo dalla Libia alle coste siciliane. Con un tono asciutto e cinico, Khaled, protagonista che non disdegna la violenza ma che non vi indulge inutilmente, sopravvive si arricchisce in una Libia distrutta e incapace di risollevarsi, dove le uniche sicurezze sono date dalle armi, dai soldi e dai migranti, i nuovi schiavi considerati come bestiame da sfruttare fino all'estremo e poi abbandonare in mare al loro destino.

Khaled è un ex rivoluzionario libico che ha visto traditi gli ideali di libertà che lo avevano portato, giovanissimo studente, ad imbracciare le armi per rovesciare Gheddafi e la sua dittatura, un regime che ha prostrato il paese e nel quale suo padre ha navigato tra lodi e infamie per garantire alla famiglia una sopravvivenza dignitosa. Ed è proprio alla dignità che Khaled ha rinunciato, entrando a far parte – prima da gregario, poi da organizzatore – della catena che gestisce la lucrosa attività di sfruttamento dei migranti provenienti dal Sud: nella tragedia degli eritrei, dei nigeriani, dei siriani, persino dei libici che a lui si rivolgono per raggiungere l'Italia, Khaled vede lo specchio del disastro sociale in cui naviga, adattandosi alla crudeltà che lo circonda e ragionando da uomo d'affari suo malgrado. È la disperazione nichilista di un uomo che ha visto crollare tutti gli ideali e che vende l'anima alla realtà per sfruttare una disperazione più grande della sua.
Con un taglio da vero romanzo, l'autrice (che è una giornalista esperta del mondo di cui parla) crea un drammatico reportage sul caos libico e sull'atroce condizione dei migranti, sottolineando l'ineluttabilità dello sfruttamento dei "negri" da parte di uomini senza speranze che li "usano come bancomat" per garantire la sopravvivenza economica delle milizie, unico strumento di difesa in un paese in cui l'altro importante sfruttamento, quello dei giacimenti di carburante, è esclusivo appannaggio dello stesso Occidente che tenta inutilmente di fermare gli sbarchi.

Giudizio sintetico: Libicinico


Non sono stato io

di Daniele Derossi, Marsilio

La necessità di una rinascita, con le premesse peggiori possibili e nel luogo più improbabile, dopo una separazione e un trasloco che hanno completamente cambiato la vita di una donna e del suo bambino. Con una lingua che alterna dialoghi infantili in forma di discorso diretto a brani brevi in seconda persona, si snoda una storia tutta italiana, allo stesso tempo allegra e malinconica, che forse mette insieme troppi generi e risulta eccessivamente segmentata ma che riesce comunque ad agganciare il lettore fino alla fine.

In un paese di poche anime sepolto in val di Susa ai piedi di un castello in rovina, si trova all'improvviso Ada, una madre separata che ha appena lasciato casa e marito pachistano a Londra. Originaria del paese, è stata costretta a ritornarvi suo malgrado e stenta a ricostruirsi una vita psicologicamente attiva, con gli ovvi problemi che comporta riannodare vecchi rapporti con le vecchie conoscenze. Ancora più difficile è l'ambientamento per suo figlio Giacomo, un bambino chiuso che ha rapporti sociali solo con Robi, un amico che inventa solo giochi pericolosi e dall'anima imprudente e ribelle. Come se non bastasse, in paese succedono cose strane, piovono pettegolezzi e aleggia lo spirito di un antico negromante, l'antico signore del castello.
Un libro da leggere velocemente, che attrae e incuriosisce, ma che avrebbe dovuto avere uno sviluppo più articolato, perché sono troppi gli aspetti appena accennati che avrebbero meritato più spazio: la difficoltà di reinserirsi nel paese natale, la psicologia femminile da rivista illustrata, i pettegolezzi della vita di paese, persino il disagio e lo smarrimento dei genitori di fronte ai figli "difficili". Tra il dramma e la commedia, una fiaba leggera, ma non troppo.

Giudizio sintetico: Liofilizzato

martedì 20 agosto 2019

L'amore che dura

di Lidia Ravera, Bompiani

Una storia d'amore, quella di Emma e Carlo, iniziata da ragazzi in un'età ricca di passioni e sogni. Con il tempo il grande amore sembra finito e, a vent'anni dalla fine del loro matrimonio, i due, ormai ultracinquantenni, decidono di rincontrarsi. Nella borsa di lei, che si avvia all'appuntamento con Carlo, i quaderni con i diari della loro storia passata.

Roma, 2016. Emma, insegnante in una scuola di periferia della città, docente appassionata, coinvolta nell'impegno sociale del suo lavoro di educatrice pronta ad aiutare gli alunni più disagiati, sta per incontrare Carlo, il suo grande amore di gioventù, diventato poi suo marito, con cui, dopo il  divorzio, non ha mantenuto contatti. Ora è sposata con Alberto, hanno una figlia: Carlo sembra appartenere al passato. Lui del resto, regista di fama, vive a New York, ha da poco girato un film sulla propria giovinezza in cui ha messo in scena anche la loro storia. Emma ha stroncato con una critica dura il film. Questo che li attende potrebbe essere un appuntamento chiarificatore. Emma è in bicicletta, sta per arrivare da Carlo, ma finisce sull'asfalto, ferita gravemente nello scontro con un'auto.  Mentre la donna lotta tra la vita e la morte, si snoda la storia d'amore dei due protagonisti, proprio attraverso le pagine di quei quaderni che Emma ha scritto in gioventù.
Un romanzo che si legge facilmente grazie alla fluidità della prosa, che lascia però perplessi e poco convinti.
La difficoltà di vivere nella realtà i sogni e le passioni della giovinezza, la paura di fidarsi completamente dell'altro, le ambizioni personali che a volte sacrificano il rapporto di coppia, i non detti più o meno grandi... tematiche buttate lì, trattate in modo superficiale. Rimane un velo di nostalgia un po' di maniera per un'epoca del passato in cui i giovani sognavano e sentivano che i propri sogni erano condivisi dai propri coetanei.

Giudizio sintetico: Occasione mancata

Hap & Leonard - Sangue e limonata

di Joe R. Lansdale, Einaudi

Siamo ormai abituati a quella saga infinita che sono le avventure dei due strampalati personaggi trash ideati da Lansdale, tuttavia in questo caso l'opera è quasi retrospettiva, imperniata sui racconti dei primi tempi dell'amicizia tra l'adolescente Hap e l'altrettanto giovane Leonard. Nel Texas razzista e ottuso dei primi anni '60, Lansdale sembra abbia voluto coniugare le sue due vene letterarie: la narrativa più impegnata dei suoi romanzi migliori e la vena umoristica pulp dei due investigatori improbabili che lo hanno reso famoso, con un risultato ibrido che non riesce a convincere, ma che ha comunque una sua valenza, almeno per gli ammiratori più convinti dello scrittore texano.

Con un legame esile come un filo, Hap Collins ripercorre con la memoria i primi tempi della sua vita nel Texas orientale, attraverso una serie di brevi racconti sulla sua famiglia, sul primo incontro con quello che diventerà per lui più di un fratello – Leonard – con i primi scontri con le mentalità ottuse e criminali di un Sud ancora razzista e chiuso, incapace di accettare una integrazione razziale che stenta a decollare. In questa realtà così difficile, è impossibile non rimanere affascinati dalla forza vitale di Leonard, un nero che non riesce  a non reagire alle provocazioni e che osa perfino dichiararsi apertamente gay, pur essendo conservatore. Scopriremo dei due ragazzi episodi familiari particolari, come afferma lo stesso Lansdale: "cose che neanche io sapevo di loro". I consueti dialoghi trash, pur accennati, in questo libro lasciano il posto ad una malinconia strisciante per un tempo rimpianto solo perché coincidente con la giovinezza, dove saper pescare poteva rappresentare la differenza tra una serata con o senza cena.

Giudizio sintetico: Texano


martedì 30 luglio 2019

Il cuore e la tenebra

di Giuseppe Culicchia, Mondadori

Dall'autore torinese, una novità che vede l'abbandono della consueta ironia e il confronto con temi familiari e uno stile nuovi. Un padre caduto in disgrazia viene ricordato, con tutto il contesto familiare relativo alla separazione dei genitori, dall'unico figlio che ha con lui mantenuto un blando contatto, anche se sporadico. Sullo sfondo, una passione sconsiderata utilizzata per mitigare una perdita affettiva mai accettata.

Giulio è il minore dei due figli di un direttore d'orchestra famoso morto all'improvviso, dopo un lungo periodo di abbandono dei palchi a causa dell'accusa di simpatie neonaziste. Per Giulio l'uomo era però solo il padre che non ha potuto avere a tempo pieno, ma che non si è mai sottratto al desiderio di stare con i figli nei momenti liberi dal proprio lavoro. Nel suo ricordo, durante un viaggio a Berlino in cui deve occuparsi delle varie incombenze legate alle esequie, Giulio compie anche un viaggio a ritroso tra i ricordi propri e i lasciti paterni, alla ricerca delle radici della separazione dei genitori e di quanto ne è conseguito.
Un romanzo impegnato che tratta di un argomento – le ricadute sui figli dei contrasti tra i genitori – sicuramente di interesse generale, ma che riesce a coinvolgere il lettore solo a tratti, anche a causa della scelta di far entrare nel racconto alcuni aspetti storici del nazismo, del quale si presentano persino testimonianze fotografiche sicuramente interessanti, ma delle quali il rapporto con il contesto non sempre è trasparente.

Giudizio sintetico: Filiale

lunedì 29 luglio 2019

Rosso come una sposa

di Anilda Ibrahimi, Einaudi

L'Albania dall'inizio del XX secolo ai primi anni del XXI è il teatro in cui si rappresentano le vicende di donne di generazioni diverse appartenenti alla stessa famiglia.  Un romanzo che, grazie alla scrittura veloce e leggera, rende un quadro interessante e coinvolgente di un Paese, l'Albania, ricca di tradizioni e credenze risalenti a culture e religioni diverse (Cristianesimo e Islamismo), segnata nel corso di un secolo da profondi sconvolgimenti storici.

Kaltra, sconosciuto villaggio sulle montagne albanesi, prima metà del XX secolo. La giovanissima Saba, vestita tutta di rosso, sposa – per volontà della famiglia – Omer, vedovo di sua sorella maggiore, morta di parto. Saba piange sotto il velo nuziale, ma nessuno se ne accorge. È il suo destino, questo, che si compie. Inizia così la storia di Saba che si collega alla storia dell'Albania. Dalla invasione degli Italiani (i peppini, come venivano chiamati) alla seconda guerra mondiale con l'invasione nazista, dall'avvento del comunismo di Hoxha con la scelta di una politica filosovietica, al ritiro dal Patto di Varsavia. Le vicende storiche non costituiscono tuttavia excursus del narratore, ma si evincono dalle vite delle protagoniste e dalle vicende, spesso dolorose, dei personaggi intorno a loro.
Nella seconda parte del libro la narrazione è condotta in prima persona dalla nipote di Saba, Dora, che ci conduce, con una prosa ironica e talora nostalgica, alle vicende più recenti dell'Albania. La caduta del comunismo, l'apertura del Paese al mondo occidentale e al capitalismo. Dora, conseguita la laurea, lascia l'Albania per andare a vivere in una capitale europea: prima si trasferisce in Svizzera, poi a Roma. Qui ci racconta, in italiano, questa storia.

Giudizio sintetico: Sprazzi di memoria