venerdì 25 agosto 2017

Mandorle amare

di Laurence Cossé, Edizioni E/O

Un romanzo che affronta alcune problematiche importanti, in particolare l'inserimento di immigrati extraeuropei nel nostro contesto linguistico e culturale e la situazione umana di isolamento di una persona che, in un universo comunicativamente complesso come il nostro, non sa né leggere né scrivere. Se non si è in grado di dare un nome alle cose, queste non esistono; se non si sa scrivere il proprio nome, non si ha identità.

Parigi, vigilia delle elezioni che porteranno Sarkozy alla presidenza della Francia. Edith, donna della borghesia francese, madre di famiglia e abile traduttrice, scopre che la persona che, per qualche ora, presta sevizio in casa sua, non sa né leggere né scrivere. Fadila Amrani è una sessantenne marocchina che non ha mai studiato, neppure l'arabo. Da bambina viveva in campagna e i suoi genitori non hanno pensato di mandarla a scuola. Sposa a 14 anni, in seguito a una violenza subita, non ha mai avuto neppure l'idea di imparare, occupata a mantenere sé e i figli, mai sostenuta da un uomo, pur avendo avuto tre mariti. 
Edith, che ben conosce non solo la propria lingua ma anche quelle straniere, non riesce a capacitarsi di una simile condizione nella Parigi del XXI secolo e, comprendendo le difficoltà di Fadila, che non può prendere la metropolitana in quanto non legge i nomi delle fermate né usare il bancomat o compilare moduli burocratici, si offre di insegnarle lettere e numeri. L'impresa si rivela difficilissima: Fadila non ha mai preso in mano una matita, non ha idea degli spazi nel foglio, ignora cose che sembrerebbero scontate tanto che Edith stenta a capire i motivi per cui l'allieva non fa progressi. Intanto tra le due donne nasce un rapporto di confidenza e di affetto. Edith scopre la solitudine di Fadila, poco considerata anche dai figli, chiusa in un mondo di pianto e di paura, in cui è impossibilitata a comunicare. Una solitudine da cui non potrà mai uscire.

Giudizio sintetico: Educativo

mercoledì 23 agosto 2017

Torto marcio

di Alessandro Robecchi, Sellerio

Ennesimo giallo che coinvolge, anche se questa volta in modo più marginale dei precedenti, l'autore televisivo Carlo Monterossi. In questo noir milanese Robecchi si orienta più ai dialoghi che non alla città, evidenziando comunque il forte contrasto tra i quartieri degradati dei più disperati e i palazzi signorili di chi abita la "città da bere". Un'occasione per chi non conosce i personaggi che fanno da contorno al simpatico protagonista, magari per andare a cercare altri titoli della serie.

Un anello rubato, di cui si occupano Carlo Monterossi e il suo misterioso amico Oscar Falcone, detective improvvisati dalle mille risorse. Un misterioso killer che sembra uccidere senza motivo facoltosi uomini attempati, salvo poi lasciare la propria strana firma sul corpo delle vittime, braccato da una squadra di investigatori della polizia che ufficialmente non esiste. Un quartiere disperato in cui si muovono vari personaggi che cercano di mantenere un delicato equilibrio per non scatenare una guerra tra poveri. Tre storie che più slegate non possono essere e che man mano sviluppano tratti comuni senza che i protagonisti – quasi – se ne accorgano. Sullo sfondo, il circo mediatico di giornali e tv, con la Milano dei diseredati e quella dei manager rampanti che si fondono e si allontanano tra loro con la stessa velocità con la quale lo fanno i protagonisti.

Giudizio sintetico: Investigativo

martedì 22 agosto 2017

La scuola cattolica

di Edoardo Albinati, Rizzoli

Una lettura davvero impegnativa, ma che affronta qualsiasi tema o pensiero si possa aver avuto nella propria adolescenza e nella vita in generale. Come tema centrale, la vita nel quartiere borghese di Roma in cui si trova la scuola privata che l'Autore ha condiviso con i criminali del delitto del Circeo.

Vincitore del premio Strega, Albinati ha scritto un'opera davvero monumentale, per corpo e temi trattati. Il delitto del Circeo e le vite dei ragazzi che condividono e caratterizzano l'ambiente in cui è stato commesso quell'orrendo crimine si trovano ad essere il filo conduttore di un saggio sulla borghesia, sui suoi vizi, sulle sue abitudini, sulla scuola privata cattolica, sulle aberrazioni del conflitto sociale degli anni '70 e, in generale, su tutti gli aspetti dell'adolescenza e della vita. Dalla scuola alla religione, alla violenza; e poi amicizia, tradimento, sessualità, insicurezze, politica, timidezza e prepotenze, lo stupro come affermazione di sé: troviamo davvero di tutto e di più in quest'opera che si dichiara un romanzo, ma che appare più come un trattato sociologico sulle storture di un mondo e di due generazioni (padri e figli) che si sono trovati a cavallo tra tradizione e innovazione senza saper gestire le proprie e le altrui emozioni nel passaggio tra una e l'altra. Un po' autobiografia, un po' libro di denuncia, un po' romanzo e molto saggio sociale, non c'è una sola riga di questa imponente opera letteraria che non possa essere oggetto di riflessioni e analisi profonde, e altrettanto si può dire della splendida ed eterogenea galleria dei personaggi, reali e immaginari, che popolano il mondo in cui si muove l'io narrante. 1300 pagine dense e massicce, che costituiscono davvero una colonna portante della nostra cultura, anche se - forse - con un punto di vista maschile piuttosto marcato. Un libro non per tutti, ma che vale sicuramente la fatica necessaria per terminarlo.

Giudizio sintetico: Enciclopedico

lunedì 21 agosto 2017

La casa tonda

di Louise Erdrich, Feltrinelli

Un romanzo di grande successo negli Stati Uniti che sicuramente interessa chi si appassiona alla vita, all'amministrazione della giustizia e alla tutela delle minoranze etniche. In questo caso in particolare l'attenzione è rivolta ai nativi indiani americani e, all'interno di queste comunità, al mondo delle donne. Ma è anche un romanzo di formazione "al maschile" in cui il prezzo da pagare per diventare adulti è la distruzione del mondo felice e armonioso dell'infanzia.

1988, North Dakota. Joe, figlio tredicenne del giudice Coutts, racconta in prima persona la drammatica vicenda che ha sconvolto la sua famiglia appartenente alla tribù indiana "Chippewa". Geraldine, la madre di Joe, è vittima di un'aggressione sessuale. Qualcuno l'ha violentata e poi ha tentato di ucciderla cospargendola di benzina. La donna, sfuggita alla morte, è caduta in uno stato di prostrazione e vive chiusa nella propria camera in assoluto mutismo a causa del forte dramma subito.
La vita di Joe cambia. Dalle corse in bicicletta con gli amici, dalla passione per la serie televisiva di fantascienza "Star Trek", alle indagini per scoprire l'autore del crimine.
L'unica cosa certa è che tutto è successo nei pressi della "casa tonda", un luogo sacro in tempi in cui gli indiani d'America celebravano cerimonie religiose. Il fatto che lo stupro e il tentato omicidio siano avvenuti presso la casa tonda, che è in parte in terra indiana e in parte nel parco naturale federale, rende molto complessa l'indagine da un punto di vista formale in quanto non si riesce a stabilire se la giurisdizione sia indiana o federale. Joe però non è disposto a lasciare il colpevole impunito e cerca di farsi giustizia da solo, aiutato dall'amico Cappy. 
Un romanzo dal ritmo lento, con pause della narrazione che sacrificano la tensione della storia alla volontà di toccare tematiche diverse: dai primi turbamenti sessuali degli adolescenti, ai miti e alle leggende degli indiani che sembrano interpretare la realtà meglio della razionalità dei bianchi, alla denuncia delle leggi a sfavore della comunità indiana per la quale non è possibile procedere contro lo stupratore qualora sia bianco. Elemento quest'ultimo cui la Erdrich, appartenente all'etnia Chippewa, dà particolare rilievo anche nella postfazione, in cui la scrittrice denuncia alla comunità internazionale che una donna indiana su 3 viene violentata e che nell'86% dei casi la violenza è commessa da non nativi.

Giudizio sintetico: Antirazzista

sabato 12 agosto 2017

Il passaggio

di Michael Connelly, Edizioni Piemme 

Un nuovo appuntamento con Harry Bosch, il detective protagonista di tante storie ambientate a Los Angeles costruite secondo i canoni del classico giallo all'americana. Chi ha già conosciuto il personaggio non sarà deluso da questa ultima puntata, chi non l'ha mai incontrato e ama il genere troverà un poliziotto carismatico, dai forti chiaroscuri che richiama alcuni miti del nostro immaginario cinematografico, l'ispettore Callaghan e il tenente Bullit in primis. Pur non volendo esserlo, Harry Bosch si staglia come un eroe. Per chi ama gli eroi.

Un passaggio importante della vita di Bosch: la pensione. Finora si è dedicato ad assicurare alla giustizia i colpevoli degli omicidi, a risolvere vecchi casi insoluti, venendo a contatto con la realtà più cruda e violenta di Los Angeles e con le abiezioni dell'animo umano. Ora lo aspetta una vita dedicata a qualche hobby nella sua casa in collina con vista su Hollywood e Universal City.
Ma il suo fratellastro, l'avvocato Haller, gli chiede aiuto: il detective alle sue dipendenze è stato coinvolto in un brutto incidente e ha bisogno di Bosch per trovare le prove che scagionino il suo cliente dall'accusa di omicidio. Bosch non sa se accettare la richiesta: si tratta di compiere un passaggio durissimo dal lavoro abituale per l'accusa a quello di collaborazione con la difesa. Non ha mai visto di buon occhio chi l'ha fatto prima di lui: si rischia di contribuire all'assoluzione dell'autore di un crimine in grado poi di nuocere ancora. Solo la convinzione dell'effettiva innocenza dell'accusato lo induce ad aiutare Haller e a iniziare la ricerca del vero colpevole da assicurare alla Giustizia.
Un thriller avvincente costruito con un meccanismo che alterna i punti di vista dell'inseguitore e dell'inseguito. Un thriller che deve tutto al magnetismo del protagonista misterioso e profondamente umano, che spingerà i nuovi lettori di Connelly ad andare a scoprire il passato di Harry Bosch nei romanzi precedenti.

Giudizio sintetico: Cinematografico

giovedì 10 agosto 2017

La sposa scomparsa

di Rosa Teruzzi, Sonzogno

Tre ritratti femminili, senza pretese di profonde analisi psicologiche , presentati con garbo e leggerezza e una pennellata di simpatia nei confronti di tutte e tre le figure, pur di età e visioni della vita diverse, nella Milano di oggi, zona Navigli. Per chi cerca una lettura facile ma non banale.

Il suono del campanello della casa,anzi dell'ex casello ferroviario in cui vivono le protagoniste di questo romanzo, dà l'avvio al giallo. Si presenta un' anziana donnina,vestita di nero che cerca la più giovane delle tre protagoniste ,Vittoria, agente di polizia, per chiederle di continuare la ricerca della verità su sua figlia Carmen scomparsa circa trent'anni prima. Vittoria è poco incline a lasciarsi coinvolgere ma le altre due, la madre Libera e la nonna Iole, si buttano nell'impresa, colpite dalla tenacia e dall'intensità del dolore mai lenito della donna. Libera poi non può fare a meno di identificarsi nel destino di quest'altra madre e di pensare che,come lei, non avrebbe potuto rassegnarsi a non sapere quale fine abbia fatto la propria figlia. L'entusiasmo delle due coinvolge anche la ragazza e l'intuizione femminile porta alla soluzione del caso.
Al di là della trama gialla il romanzo vive dei caratteri delle tre donne, Iole hippy e nemica di ogni ipocrisia, Libera, fiorista creativa capace di creare bouquet giusti per ogni singola sposa, ma non sempre in grado di comprendere la figlia, e infine quest'ultima, un po' rigida e spigolosa soprattutto nei confronti della madre.
Un romanzo che ricorda quelli di Brunella Gasperini, un po' d'altri tempi. Forse anche le figure femminili sono d'altri tempi o, più semplicemente, non sembrano appartenere alla realtà, ma la lettura è piacevole, i dialoghi briosi e la Milano estiva e piovosa uno sfondo indovinato.

Giudizio sintetico: Femminile

La colpa degli altri

di Gila Lustiger, Neri Pozza editore

Un thriller di denuncia sociale. Si può essere attratti da questo tipo di romanzo quando si cerca un giallo diverso rispetto agli stereotipi del genere, se si è incuriositi dalla citazione marxiana posta dalla narratrice in premessa: "...venne un tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma non acquistate - virtù, amore. opinione, scienza, coscienza,ecc. - tutto divenne commercio".

Il romanzo inizia come un classico thriller. Un caso di omicidio viene riaperto nel 2011 dalla polizia di Parigi, dopo quasi trent'anni dall'accaduto grazie all'esame del DNA, in passato inesistente, che sembra accusare un tranquillo impiegato dell'uccisione di una prostituta.
Un giornalista , Marc Rappaport, non è convinto e inizia un'indagine complessa partendo dalla vittima e dai suoi anni adolescenziali vissuti a Charfeuil. Un colpo di scena devia il percorso del giornalista e lo conduce in un universo inatteso per lui e per il lettore. Scopre in un gioco di scatole cinesi una realtà  al cui centro è la fabbrica Nutricare.
Non più solo un thriller, ma una rappresentazione complessa e contraddittoria della società occidentale di oggi: politica in mano a personaggi spesso miserabili e corrotti, invasione del capitale cinese, produzione industriale con logiche spietate anche a danno della  salute di operai e di persone comuni.
Il protagonista, mosso dalle proprie contraddizioni personali, avanza nell'indagine con una forte volontà di giustizia sociale tesa a rinnegare le proprie origini alto borghesi legate al nonno capitano di industria, figura autorevole amata/odiata da Marc, morto ormai da qualche anno ma sempre presente nella coscienza del giovane.
Si giunge all'epilogo di questo lungo e interessante romanzo, non privo di qualche lungaggine, senza scorgere possibilità di riscatto né di fuga da questo sistema.

Giudizio sintetico: Indagatorio

martedì 1 agosto 2017

Non c'è più la Sicilia di una volta

di Gaetano Savatteri, Laterza

Non abbiamo più gli strumenti adeguati per capire la Sicilia di oggi. Letteratura, cinema, politica, non rendono più possibile capire la realtà di un'isola che tanto isola non è mai stata. In questo libro di incontri, ricordi, analisi politiche e pensieri in libertà, Savatteri prova a demolire la montagna di stereotipi che ruotano sulla sicilitudine e sui siciliani, approcciando il contesto da punti di vista inediti, dalla cucina all'analisi del successo di Montalbano.

La letteratura, il cinema, le stragi, i luoghi comuni hanno costruito negli anni un'immagine stereotipata  sull'essere siciliani in Sicilia e nel mondo intero che male si attaglia alla realtà odierna di un'isola che non sa più in quale direzione spingersi, con un'immagine intrappolata tra il Gattopardo, compare Turiddu e Totò Riina.
Utilizzando come punto di partenza il 1992, l'anno spartiacque che ha segnato un vero punto di svolta per l'isola  e per l'Italia intera, Savatteri analizza i molti aspetti del cambiamento siciliano, con un linguaggio splendido e accattivante che non fa sconti né ai siciliani, né al lettore. Imperdibile la prima pagina dell'introduzione, manifesto letterario dal taglio quasi futurista.

Giudizio sintetico: Rivoluzionario

Il profumo

di Patrick Süskind, Longanesi

Un libro con 30 anni alle spalle da leggere con il naso, ambientato nel XVIII secolo alla vigilia della Rivoluzione Francese. Con una nota di modernità che il tempo non riesce a scalfire, è la storia del solitario miglior naso di Francia e della sua diversità percettiva, così in contrasto con il mondo da risultarne rigettata.

Già da neonato, J. P. Grenouille mostra di essere diverso dagli altri. E gli altri se ne accorgono, anche se non sanno definirne il reale motivo: il suo è un mondo che si può percepire e interpretare solo in base agli odori, siano essi profumi o - come più spesso accadeva in quei luoghi e in quel periodo - puzze nauseabonde. Con un olfatto ipersviluppato, il protagonista cresce e matura in un mondo a senso unico, quasi privo di altri strumenti di percezione e di comunicazione, incapace di gestire le proprie sensazioni e i rapporti sociali, ma scaltro nel trarne vantaggio. Ma proprio l'amore lo porterà a ricercare la sintesi perfetta del suo essere, incurante di qualsiasi vincolo morale e delle conseguenze per sé e per gli altri, in un vortice narrativo che coinvolge gradualmente il lettore, trascinato in questo mondo odoroso e violento fino all'epilogo imprevedibilmente surreale.

Giudizio sintetico: Sinestesico

giovedì 20 luglio 2017

Memoria di ragazza

di Annie Ernaux, L'orma ed.

Ci sono anni che la memoria rifiuta di ricordare. Anni non troppo buoni ma neanche troppo cattivi, anni speciali comunque che il sano meccanismo della rimozione spesso fa sprofondare negli abissi dell'inconscio. Poi viene il giorno in cui quel mondo sommerso torna alla luce per motivi strani, imprevedibili. E allora si è costretti a guardare vivere il passato.

1958. Francia. Torna il generale De Gaulle e in Algeria la guerra contro gli indipendentisti si inasprisce. Interessa poco di tutto questo ad Annie, diciottenne che quell'estate si allontana da casa per la prima volta per fare l'educatrice in una colonia. E' l'inizio della vita, lo scarto che la apre al mondo. Dopo quell'esperienza non sarà più la ragazza di prima, mai più.
Cinquant'anni più tardi, una vita dopo, l'Ernaux torna a quei giorni del 1958 per riconoscersi e ritrovare le tracce della propria storia. Con spietatezza, qualche compassione, molta lucidità la ragazza di Yvetot, paesino della Normandia, guarda il film di quel periodo senza censurare nulla: Puttana della domenica, la frase scritta da qualcuno sullo specchio del suo bagno per umiliarla, lo sforzo cinico e insieme patetico per essere accettata, la letteratura e i sogni di grandezza, l'ossessione del cibo, le mestruazioni che non arrivano, cosa ne sarà di me?
La scrittrice paga il debito con il proprio passato, rischiando a volte di parlarsi addosso e di escludere il lettore dalla partita che sta combattendo con le parole, ma quando il pathos della memoria si fa azione e sentimenti, allora per chi legge non c'è scampo e non gli resta che accettare il confronto con il proprio passato.

Giudizio sintetico: Contagioso

Le emozioni difettose

di Laure Halse Anderson, Giunti ed.

Avere 18 anni è bello per chi ha un'età molto più avanzata e apprezza il momento della vita in cui tutto sembrava possibile. Quando i 18 anni li si vive, invece, le infinite possibilità scatenano emozioni difficilmente controllabili.

Ultimo anno del liceo. E' giunto il momento di scegliere il proprio futuro. La protagonista, una diciottenne americana, pensa di sapere quale debba essere il suo: frequentare un college prestigioso, il MIT, dove ha studiato sua madre, morta quando lei era ancora bambina.
Ma se il MIT non accoglie la sua domanda, cosa fare di sé? Il senso di fallimento, la paura di sbagliare, lo sforzo di accettare la complessità del proprio io, l'impossibilità di ridurre la vita a formule di chimica (la materia in cui eccelle) suscitano nella ragazza un mondo di emozioni difficili da sopportare. Non resta che correre fino a sfinirsi per non sentire più niente. Le tragiche vicende di una famiglia vicina di casa costringono però la ragazza a fermarsi e a iniziare il lento e faticoso processo dell'accettazione di sé.
Un romanzo di formazione al femminile che, pur profondamente americano, può costituire una lettura piacevole e neanche troppo superficiale per le ragazze dell'età della protagonista.

Giudizio sintetico: Giovanile

lunedì 17 luglio 2017

Un'educazione milanese

di Alberto Rollo, Manni Editore

Il romanzo vorrebbe essere un viaggio nella Milano del passato, tra gli anni '50 e la fine degli anni '70 ,attraverso momenti di vita personale contestualizzati nel tessuto sociale e culturale milanese.

Un'autobiografia in cui il narratore, quasi sfogliando un album di vecchie istantanee, ripercorre la propria storia collegata a quella della città in cui il padre, di origine leccese, si era trasferito. Le origini operaie sono un elemento fondamentale. Un padre comunista integerrimo, non indulgente con le debolezze del figlio, costituisce un modello pesante e nello stesso tempo ben definito con cui fare i conti tutta la vita. La Milano degli anni '60-primi anni '70 e i personaggi che l'hanno resa viva e pulsante: Jannacci, Fo, Streheler e tanti altri. Amori, amicizie, esperienze culturali e politiche presentate con occhio distaccato e cronachistico, povero di pathos. Non è sufficiente elencare avvenimenti, stati d'animo, personaggi perché si crei empatia con il  lettore, che deve rinunciare al piacere dell'identificazione con il protagonista. Solo il lutto cui si fa riferimento nelle pagine finali muove le corde della commozione. Per voler controllare gli eccessi del cuore è uscito un libro senza cuore.

Giudizio sintetico: Autoreferenziale

domenica 16 luglio 2017

Paradise Sky

di Joe R. Lansdale

Cosa piace di più di Lansdale? i dialoghi surreali ed esilaranti di Hap & Leonard? o la forza narrativa dello scrittore che ci racconta la rabbia e la povertà del Texas di inizio 900 di "Tramonto e polvere"? In questo romanzo western e profondamente antirazzista le note distintive che più hanno connotato questo scrittore sono presenti entrambe; ci metteremo davvero poco a ritrovarci a fare il tifo per questo eroe nero e strambo con le orecchie a sventola, la cui epopea passa attraverso le storture e le contraddizioni che hanno connotato il periodo della storia americana dalla fine della guerra civile.

Cosa potrà mai succedere a un ragazzino di colore che si ferma ad ammirare da lontano il posteriore della moglie di un vicino? Di tutto. Comincia infatti così la tremenda epopea di Willie, che si trova di punto in bianco a dover sfuggire alle ire di un vicino razzista e violento che gli dà la caccia per vendicarsi di un affronto che in realtà non è nemmeno avvenuto. Nella sua lunga fuga nel Sud di un Paese che non ha ancora assorbito lo shock di una guerra civile persa male, il ragazzo incontrerà i personaggi più sgangherati e improbabili, e diventerà adulto imparando a proprie spese che in un posto come quello il carattere e le armi possono fare la differenza, nel bene e nel male. I dialoghi estemporanei di Lansdale si mischiano in questo romanzo con un emozionante ritratto del West che ricorda molto la passione per la frontiera di Cormack Mc Carthy.
Nat Love non è un eroe, non è un pistolero, non ha nemmeno delle radici da cui attingere o un ideale per cui lottare, non ha nemmeno lo stesso nome in tutto il libro, ma è tutto questo assieme e lo rivendica con forza, mostrando a un Paese cencioso e selvaggio che il colore della pelle non può impedirgli di essere se stesso, soprattutto se ha un'arma in mano.

Giudizio sintetico: Purple Western

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L'estate fredda

di Gianrico Carofiglio, Einaudi

Un giallo diverso dal solito per lo scrittore barese. In una Bari di inizio anni '90, si sviluppa una indagine strana, nella quale non si sa chi siano le vere vittime e quanto siano colpevoli i colpevoli. L'intreccio si svolge con garbo e la correttezza formale e morale del maresciallo Fenoglio, incaricato delle indagini, deve continuamente scontrarsi con la rudezza del mondo legale e illegale in cui si svolgono i fatti. Carofiglio ci riporta, mischiando storie vere e finzione, a un pezzo della nostra storia che non dimenticheremo mai.

Maresciallo corretto e tranquillo, Pietro Fenoglio è incaricato di indagare sulla scomparsa del figlio di un piccolo mafioso locale emergente, che a sua volta vuole scoprire chi si sia permesso di toccargli la famiglia, per fargliela pagare cara. Il principale indiziato però non si trova...
Con una storia infarcita di fatti realmente accaduti e una serie di invenzioni di fiction che tanto invenzioni non sono, Carofiglio ci propone un nuovo investigatore degli anni '90, vincolato al proprio ruolo istituzionale e che si muove in una città terra di conquista per antiche mafie, in una realtà che rivendica violentemente la propria individualità e identità, anche malavitosa.

Giudizio sintetico: Inquirente

lunedì 3 luglio 2017

Cartongesso

di Francesco Maino - Einaudi

Quanto si può diventare insofferenti nei confronti di un territorio che si ama e che è stato violentato per anni in nome dello sviluppo economico e della cultura dell'accumulo? E quanto dura può diventare la tua rabbia, se il tuo lavoro è tutelare i più deboli, che di questo meccanismo sono le vittime principali? Un saggio sulla deriva consumistica del Nord-Est, visto con gli occhi di un avvocato in crisi che non riesce più ad accettare il sistema in cui si muove.

Più che un romanzo, il libro di Maino è un saggio sulla deriva socio-economica del Veneto – ma il discorso potrebbe essere allargato a tutto il territorio nazionale – che ha alterato territorio, valori, morale, ma soprattutto il pensiero dei suoi abitanti. Il libro non si legge facilmente, è un monologo unico privo di divisioni in capitoli, che schiaffeggia il lettore con una lingua dura e potente, raffinatamente brutale, esercizio di neologismi, toponimi inventati, pezzi di dialetto e figure retoriche allineati come una linea del fronte. Il nemico? il Nord-Est volgare e consumista, opulento ma incapace di godere della ricchezza accumulata, alla cui descrizione fa da filo conduttore la crisi esistenziale dell'avvocato di provincia Michele Tessari, ex necroforo e difensore di piccoli delinquenti e immigrati (quasi) clandestini.
Sicuramente un libro non per tutti, che chiama ad un esercizio mentale pesante e che dà il meglio di sé a 60 pagine dalla fine.
Un consiglio è quello di dare una rapida occhiata, prima di iniziarne la lettura, alle note sui protagonisti messe a fine libro.

Giudizio sintetico: Faticoso