mercoledì 21 agosto 2019

Non sono stato io

di Daniele Derossi, Marsilio

La necessità di una rinascita, con le premesse peggiori possibili e nel luogo più improbabile, dopo una separazione e un trasloco che hanno completamente cambiato la vita di una donna e del suo bambino. Con una lingua che alterna dialoghi infantili in forma di discorso diretto a brani brevi in seconda persona, si snoda una storia tutta italiana, allo stesso tempo allegra e malinconica, che forse mette insieme troppi generi e risulta eccessivamente segmentata ma che riesce comunque ad agganciare il lettore fino alla fine.

In un paese di poche anime sepolto in val di Susa ai piedi di un castello in rovina, si trova all'improvviso Ada, una madre separata che ha appena lasciato casa e marito pachistano a Londra. Originaria del paese, è stata costretta a ritornarvi suo malgrado e stenta a ricostruirsi una vita psicologicamente attiva, con gli ovvi problemi che comporta riannodare vecchi rapporti con le vecchie conoscenze. Ancora più difficile è l'ambientamento per suo figlio Giacomo, un bambino chiuso che ha rapporti sociali solo con Robi, un amico che inventa solo giochi pericolosi e dall'anima imprudente e ribelle. Come se non bastasse, in paese succedono cose strane, piovono pettegolezzi e aleggia lo spirito di un antico negromante, l'antico signore del castello.
Un libro da leggere velocemente, che attrae e incuriosisce, ma che avrebbe dovuto avere uno sviluppo più articolato, perché sono troppi gli aspetti appena accennati che avrebbero meritato più spazio: la difficoltà di reinserirsi nel paese natale, la psicologia femminile da rivista illustrata, i pettegolezzi della vita di paese, persino il disagio e lo smarrimento dei genitori di fronte ai figli "difficili". Tra il dramma e la commedia, una fiaba leggera, ma non troppo.

Giudizio sintetico: Liofilizzato

martedì 20 agosto 2019

L'amore che dura

di Lidia Ravera, Bompiani

Una storia d'amore, quella di Emma e Carlo, iniziata da ragazzi in un'età ricca di passioni e sogni. Con il tempo il grande amore sembra finito e, a vent'anni dalla fine del loro matrimonio, i due, ormai ultracinquantenni, decidono di rincontrarsi. Nella borsa di lei, che si avvia all'appuntamento con Carlo, i quaderni con i diari della loro storia passata.

Roma, 2016. Emma, insegnante in una scuola di periferia della città, docente appassionata, coinvolta nell'impegno sociale del suo lavoro di educatrice pronta ad aiutare gli alunni più disagiati, sta per incontrare Carlo, il suo grande amore di gioventù, diventato poi suo marito, con cui, dopo il  divorzio, non ha mantenuto contatti. Ora è sposata con Alberto, hanno una figlia: Carlo sembra appartenere al passato. Lui del resto, regista di fama, vive a New York, ha da poco girato un film sulla propria giovinezza in cui ha messo in scena anche la loro storia. Emma ha stroncato con una critica dura il film. Questo che li attende potrebbe essere un appuntamento chiarificatore. Emma è in bicicletta, sta per arrivare da Carlo, ma finisce sull'asfalto, ferita gravemente nello scontro con un'auto.  Mentre la donna lotta tra la vita e la morte, si snoda la storia d'amore dei due protagonisti, proprio attraverso le pagine di quei quaderni che Emma ha scritto in gioventù.
Un romanzo che si legge facilmente grazie alla fluidità della prosa, che lascia però perplessi e poco convinti.
La difficoltà di vivere nella realtà i sogni e le passioni della giovinezza, la paura di fidarsi completamente dell'altro, le ambizioni personali che a volte sacrificano il rapporto di coppia, i non detti più o meno grandi... tematiche buttate lì, trattate in modo superficiale. Rimane un velo di nostalgia un po' di maniera per un'epoca del passato in cui i giovani sognavano e sentivano che i propri sogni erano condivisi dai propri coetanei.

Giudizio sintetico: Occasione mancata

Hap & Leonard - Sangue e limonata

di Joe R. Lansdale, Einaudi

Siamo ormai abituati a quella saga infinita che sono le avventure dei due strampalati personaggi trash ideati da Lansdale, tuttavia in questo caso l'opera è quasi retrospettiva, imperniata sui racconti dei primi tempi dell'amicizia tra l'adolescente Hap e l'altrettanto giovane Leonard. Nel Texas razzista e ottuso dei primi anni '60, Lansdale sembra abbia voluto coniugare le sue due vene letterarie: la narrativa più impegnata dei suoi romanzi migliori e la vena umoristica pulp dei due investigatori improbabili che lo hanno reso famoso, con un risultato ibrido che non riesce a convincere, ma che ha comunque una sua valenza, almeno per gli ammiratori più convinti dello scrittore texano.

Con un legame esile come un filo, Hap Collins ripercorre con la memoria i primi tempi della sua vita nel Texas orientale, attraverso una serie di brevi racconti sulla sua famiglia, sul primo incontro con quello che diventerà per lui più di un fratello – Leonard – con i primi scontri con le mentalità ottuse e criminali di un Sud ancora razzista e chiuso, incapace di accettare una integrazione razziale che stenta a decollare. In questa realtà così difficile, è impossibile non rimanere affascinati dalla forza vitale di Leonard, un nero che non riesce  a non reagire alle provocazioni e che osa perfino dichiararsi apertamente gay, pur essendo conservatore. Scopriremo dei due ragazzi episodi familiari particolari, come afferma lo stesso Lansdale: "cose che neanche io sapevo di loro". I consueti dialoghi trash, pur accennati, in questo libro lasciano il posto ad una malinconia strisciante per un tempo rimpianto solo perché coincidente con la giovinezza, dove saper pescare poteva rappresentare la differenza tra una serata con o senza cena.

Giudizio sintetico: Texano


martedì 30 luglio 2019

Il cuore e la tenebra

di Giuseppe Culicchia, Mondadori

Dall'autore torinese, una novità che vede l'abbandono della consueta ironia e il confronto con temi familiari e uno stile nuovi. Un padre caduto in disgrazia viene ricordato, con tutto il contesto familiare relativo alla separazione dei genitori, dall'unico figlio che ha con lui mantenuto un blando contatto, anche se sporadico. Sullo sfondo, una passione sconsiderata utilizzata per mitigare una perdita affettiva mai accettata.

Giulio è il minore dei due figli di un direttore d'orchestra famoso morto all'improvviso, dopo un lungo periodo di abbandono dei palchi a causa dell'accusa di simpatie neonaziste. Per Giulio l'uomo era però solo il padre che non ha potuto avere a tempo pieno, ma che non si è mai sottratto al desiderio di stare con i figli nei momenti liberi dal proprio lavoro. Nel suo ricordo, durante un viaggio a Berlino in cui deve occuparsi delle varie incombenze legate alle esequie, Giulio compie anche un viaggio a ritroso tra i ricordi propri e i lasciti paterni, alla ricerca delle radici della separazione dei genitori e di quanto ne è conseguito.
Un romanzo impegnato che tratta di un argomento – le ricadute sui figli dei contrasti tra i genitori – sicuramente di interesse generale, ma che riesce a coinvolgere il lettore solo a tratti, anche a causa della scelta di far entrare nel racconto alcuni aspetti storici del nazismo, del quale si presentano persino testimonianze fotografiche sicuramente interessanti, ma delle quali il rapporto con il contesto non sempre è trasparente.

Giudizio sintetico: Filiale

lunedì 29 luglio 2019

Rosso come una sposa

di Anilda Ibrahimi, Einaudi

L'Albania dall'inizio del XX secolo ai primi anni del XXI è il teatro in cui si rappresentano le vicende di donne di generazioni diverse appartenenti alla stessa famiglia.  Un romanzo che, grazie alla scrittura veloce e leggera, rende un quadro interessante e coinvolgente di un Paese, l'Albania, ricca di tradizioni e credenze risalenti a culture e religioni diverse (Cristianesimo e Islamismo), segnata nel corso di un secolo da profondi sconvolgimenti storici.

Kaltra, sconosciuto villaggio sulle montagne albanesi, prima metà del XX secolo. La giovanissima Saba, vestita tutta di rosso, sposa – per volontà della famiglia – Omer, vedovo di sua sorella maggiore, morta di parto. Saba piange sotto il velo nuziale, ma nessuno se ne accorge. È il suo destino, questo, che si compie. Inizia così la storia di Saba che si collega alla storia dell'Albania. Dalla invasione degli Italiani (i peppini, come venivano chiamati) alla seconda guerra mondiale con l'invasione nazista, dall'avvento del comunismo di Hoxha con la scelta di una politica filosovietica, al ritiro dal Patto di Varsavia. Le vicende storiche non costituiscono tuttavia excursus del narratore, ma si evincono dalle vite delle protagoniste e dalle vicende, spesso dolorose, dei personaggi intorno a loro.
Nella seconda parte del libro la narrazione è condotta in prima persona dalla nipote di Saba, Dora, che ci conduce, con una prosa ironica e talora nostalgica, alle vicende più recenti dell'Albania. La caduta del comunismo, l'apertura del Paese al mondo occidentale e al capitalismo. Dora, conseguita la laurea, lascia l'Albania per andare a vivere in una capitale europea: prima si trasferisce in Svizzera, poi a Roma. Qui ci racconta, in italiano, questa storia.

Giudizio sintetico: Sprazzi di memoria

venerdì 19 luglio 2019

Nebbia e cenere

di Eraldo Baldini, Einaudi

Il racconto dello sviluppo di un'ossessione che condiziona la vita, impedendole di svolgersi secondo una progressione armonica. Anche se nel lavoro e nel coinvolgimento personale nei problemi altrui il protagonista trova una blanda forma di distrazione che lo aiuti a capire se stesso e gli altri, i suoi fantasmi sono perennemente lì a ricordargli quanto sia difficile sfuggire al proprio autolesionismo.

Bassa padana, inizio millennio. Bruno è l'autista dello scuolabus di un piccolo centro sperduto nella pianura, un luogo in cui il maltempo sembra eterno e destinato a riflettere il suo dolore per un amore finito ma non dimenticato. Le vite e i problemi – piccoli e grandi – dei bambini e dei ragazzi che salgono sullo scuolabus e che in Bruno trovano spesso l'appoggio che non hanno a casa si alternano ai ricordi del protagonista, in un crescendo di ironia e dolore che cattura per il suo riuscire ad essere il male di Bruno e di tutti gli sconfitti che non hanno perso la propria allegria apparente, tenera e triste ballata di chi non sa sfuggire ai ricordi e alle passioni sbagliate. Breve e stringato, un racconto che dipinge con i colori della simpatia la strutturazione di una delle tante tragedie che passano – o potrebbero passare – periodicamente in cronaca.

Giudizio sintetico: Eziologico



#Cucitialcuore

di Francesco Cannadoro, Ultra

Diario di un padre fortunato è il sottotitolo di questo libro. Un padre che nell'attesa della nascita del figlio ha immaginato tante cose che avrebbe fatto con lui nel corso della vita, ha nutrito speranze, ha pensato a quello che gli avrebbe insegnato. Ma il piccolo Tommi è nato con una una patologia sconosciuta e degenerativa. Cosa è rimasto di tutti quei sogni?

Francesco, il padre, e Tommi, il figlio, sono i protagonisti di questo libro. Francesco non ha avuto una vita facile: una madre tossicodipendente, un padre risposatosi con una donna che l'ha escluso dalla loro vita. Infanzia e adolescenza trascorsi in buona parte in istituti per minori. A quasi trent'anni l'incontro della vita con una donna di cui si innamora anche perché avverte che lei sarebbe stata una madre straordinaria (come infatti è).
Francesco racconta tutto il percorso vissuto – ospedali, personale medico e paramedico, esami clinici, terribili "sentenze" sulla condizione di Tommi – dal momento in cui la patologia di Tommi è accertata, pur rimanendo poi priva di diagnosi. La narrazione è toccante, ma mantiene sempre leggerezza e ironia. Certo Francesco non si considera fortunato per il fatto di avere un figlio disabile, ma perché il suo Tommi gli ha insegnato a essere padre, a superare i propri limiti e a trovare la forza per lottare contro il drago (come chiama la malattia). Una lotta durissima che unisce Francesco, Tommi e la sua mamma in un legame di amore senza limiti.

Giudizio sintetico: Coraggioso

mercoledì 10 luglio 2019

Quella metà di noi

di Paola Cereda, Perrone Ed.

Anche nelle esistenze più convenzionali – o in quelle apparentemente più originali – esiste sempre una parte sconosciuta, custodita nel profondo e che condiziona i rapporti che abbiamo con gli altri. In questo romanzo, non a caso di una psicologa, la metà nascosta del vissuto condiziona tutti i rapporti tra i protagonisti, definendone i comportamenti e – soprattutto – i rimpianti.

Torino, oggi. Matilde è una vedova ex maestra elementare che vive una vita grigia e in solitudine, in una periferia dalla quale tutti vogliono allontanarsi, per prima sua figlia che ha cercato in un matrimonio di livello il riscatto da una condizione sociale che la deprimeva ma che ancora conta sull'aiuto materno. Matilde, invece, non si fa problemi a vivere grazie ad un nuovo lavoro, quello di badante di un anziano ingegnere del centro città, un uomo che ha girato mezzo mondo e che ora soffre di una grave malattia invalidante. Con l'uomo, vivono una moglie e una domestica che vivono e combattono un rapporto di amore-odio di lunga data, e nel quale Matilde cerca in tutti i modi di non farsi coinvolgere. La metà segreta del vissuto dei diversi personaggi del racconto è la radice stessa che ne definisce i rapporti, e che determina le loro azioni, apparentemente incomprensibili a chi si rapporta con loro, ma non al lettore.
Quanto sappiamo degli altri, anche quelli più vicini a noi, quanto riusciamo a comprendere davvero le loro azioni, i loro desideri, il loro vissuto? Quale importanza hanno i loro segreti nel determinarne i comportamenti nei nostri confronti? Una serie di interrogativi che questo romanzo solleva snodandosi in modo piatto e pacato, anche se a tratti non mancano alcuni piccoli gioielli narrativi che ne hanno quasi sicuramente determinato la menzione come possibile finalista al premio Strega (poi non avvenuta).

Giudizio sintetico: Comportamentale

Almarina

di Valeria Parrella, Einaudi

Due personaggi femminili al centro di questo romanzo: Elisabetta, docente di matematica, e Almarina, allieva. Il luogo d'incontro è il carcere minorile di Nisida, su un'isola del Mediterraneo, estrema propaggine di Posillipo. Due donne ferite dalla vita e sole, prive di un baricentro che dia loro un equilibrio emozionale e affettivo. Il loro incontro riapre le loro esistenze alla speranza.

Un romanzo breve e intenso. Un carcere minorile, quello di Nisida, con regole e norme rigide. Qui sono rinchiusi minorenni, che non possono mai tuffarsi in quel mare che circonda l'isola. Elisabetta Maiorano varca il cancello e supera il controllo delle guardie tutti i giorni, sentendosi in colpa, quasi avesse costruito lei quella struttura. È una donna di 50 anni che vive il dolore della perdita del marito, morto da tre anni. Ricordi, stati d'animo del passato e del presente si snodano comunicando al lettore la malinconia di un lutto non elaborato. Nel carcere arriva una nuova ragazza, una rumena di 16 anni, detenuta per furto, ma soprattutto per sottrarla ad una vita di violenze e soprusi maschili. Inizia un rapporto affettivo e di maturazione delle due donne, in particolare di Elisabetta che, attraverso le speranze sul futuro – ancora comunque vive in Almarina – si stacca pian piano dal passato e si riapre alla vita.
Una storia forte, di dolore, di resilienza, di drammi personali e collettivi, in cui le vicende sono sfumate per lasciare spazio ai pensieri, agli stati d'animo. La scrittura elaborata e immaginifica rende la lettura a volte non facile, ma contribuisce all'intensità della narrazione.

Giudizio sintetico: Resiliente

venerdì 5 luglio 2019

Tra due mondi

di Olivier Norek, Rizzoli

La "Giungla" è la baraccopoli di Calais, un pozzo di disperazione, oggi raso al suolo ma già in fase di rinascita, in cui si snoda una vicenda accattivante come i migliori noir francesi, ma che rimane soprattutto una testimonianza che sa toccare nel profondo.

Adam è un capitano della polizia siriana che in seguito ad una serie di situazioni pericolose è costretto a far fuggire all'estero la propria famiglia, scappando a propria volta tramite un percorso diverso da quello di moglie e figlia. L'appuntamento è a Calais, nella "Giungla" una baraccopoli sterminata in cui sono confinati migliaia di clandestini e nella quale Adam, mentre cerca disperatamente la sua famiglia, viene presto coinvolto in una brutta storia che ha per protagonista  un bambino abbandonato e dal passato misterioso. Ad aiutarlo, un tenente francese in crisi familiare, a riprova che le vere differenze tra gli uomini non sono quelle etniche e sociali, ma quelle legate all'integrità morale.
Un poliziesco anomalo che ci ricorda il mare di disperazione nel quale la realtà ha costretto sia gli abitanti di Calais, la cui economia è crollata da un giorno all'altro, sia – soprattutto – le migliaia di disperati pronti a rischiare la vita per cercare di raggiungere, con tentativi maldestri e preparazioni tecniche tanto raffinate quanto arrangiate, la tanto agognata "Youké", quell'Inghilterra che con il suo esasperato isolamento rappresenta un sogno irraggiungibile, ma possibile.

Un polar interessante, raccontato attraverso la rabbia e – soprattutto – la rassegnazione sia dei migranti che dei francesi, capace tanto di tenere sul filo il lettore per la trama ben congegnata, quanto di aprire una serie di interrogativi irrisolti sulla difficoltà di garantire sufficienti livelli di legalità, dignità e umanità nella gestione del problema clandestini.

Giudizio sintetico: Clandestinoir

martedì 2 luglio 2019

Un nuovo mondo

di Eckart Tolle, Mondadori

Una guida per "un nuovo mondo", un nuovo modo di sentire che, distruggendo l'ego imperante e limitante, propone un modo diverso per vivere. Vivere liberi dall'inquietudine e da emozioni negative che spesso conserviamo nel tempo, ci schiacciano e possono farci ammalare. Un libro per chi desidera affrontare un cammino spirituale e sente il desiderio di cambiare qualcosa di sé.

Vivere non è facile. Il dolore è un'esperienza che non risparmia nessuno e spesso ci si sente in balia del destino. Eventi e persone sembrano essere in gradi di regalarci la felicità o di negarcela, talvolta per sempre. Eckart Tolle rovescia questo modo di affrontare la vita, invitando a non lasciarsi dominare dal pensiero, dal nostro ego, ma a sentire il nostro essere adesso, in questo momento, liberi da emozioni legate a eventi passati che continuano a inquinare la nostra vita. Sono i corpi del dolore che spesso entrano in collisione con i corpi del dolore altrui, soprattutto nella vita di coppia.
Conoscere se stessi, secondo l'antica sentenza delfica, significa acquisire quella consapevolezza che è liberatoria. Accettare il proprio presente permette di non essere sfiorati dal tempo – ansie e paure – concentrandosi sui passi che si compiono e non sulla destinazione da raggiungere. "Il segreto della felicità è la collaborazione incondizionata con ciò che è" – "Combattere contro la vita genera sprechi inutili della nostra energia".

Un libro interessante, che stimola la riflessione, scritto in una prosa semplice e chiara, da leggere con calma e concentrazione, nel silenzio.

Giudizio sintetico: Spirituale

Il tempo imperfetto

di Francesco Piccolo, Feltrinelli

Come sarebbe un mondo in cui la vita scorre al contrario, in cui ad un difficile esordio come vecchi e malati segue una lenta progressione verso la maturità, poi la giovinezza, poi l'adolescenza? Piccolo ci porta per mano in questo sogno al contrario, in un romanzo breve che lascia aperto il più importante degli interrogativi: ci piacerebbe?

Carlo e Teresa sono i protagonisti di un ciclo biologico al contrario, un ciclo vitale che dopo una breve sperimentazione è diventato la normalità per l'intero genere umano. Grazie alla scienza, si viene generati vecchi e cadenti e progressivamente si acquisiscono le forze e il corpo ringiovanisce inesorabilmente, dando all'essere umano sempre migliori caratteristiche fisiche e possibilità economiche. Per tutti quelli che almeno una volta hanno pensato: "che bello sarebbe se si potesse lavorare da vecchi e godersi la pensione da giovani".

Giudizio sintetico: Ringiovanito

La cresta dell'onda

di Thomas Pynchon, Einaudi

Con uno stile nominale e dialoghi portatori di un'ironia quasi barocca, viene proposta una storia complicata che solleva più di un sospetto sull'attentato dell'11 settembre 2001 alle torri gemelle di New York. Mentre inizialmente ci si perde nella trama e nella moltitudine eterogenea dei numerosi personaggi, man mano che si procede nella lettura la storia prende corpo, fino a divenire quasi un atto di accusa nei confronti di un certo establishment informatico e culturale –, se non materialmente – almeno moralmente individuato come corresponsabile della deriva economico-politica culminata con l'abbattimento dei due grattacieli.

New York, 2001. Maxine è una madre di famiglia quasi divorziata, con due figli e un lavoro in proprio come detective antifrode, dopo una precedente occupazione dello stesso tipo nell'amministrazione pubblica. Un lavoro complesso, ancor più difficile da comprendere per i lettori che non conoscono la legislazione USA; tuttavia, la caratterizzazione naïf con cui l'autore traccia i profili dei vari personaggi che ruotano intorno a Maxine rende la trama secondaria non soltanto rispetto agli umani, ma soprattutto rispetto alla stessa città di New York nel suo insieme, dipinta attraverso un'esasperata miscela di quartieri, razze, culture, meccanismi di funzionamento non sempre legali, insomma nella sua peculiare "diversità". Indagando più per curiosità che per svolgere un lavoro, Maxine si imbatte in una misteriosa società informatica che sembra avere contatti inquietanti con il Medio Oriente e attorno alla quale orbitano nerd raffinatissimi, agenti segreti o quasi, ambienti virtuali e transazioni tanto lucrose quanto misteriose. Fino al giorno di settembre in cui tutto cambia e la città (e con essa, la Nazione e tutto l'Occidente) si riscoprono diversi. Anche Maxine.

Giudizio sintetico: Complesso

martedì 25 giugno 2019

Sara al tramonto

di Maurizio De Giovanni, Rizzoli

Sara Morozzi, detta Mora, è la protagonista di un giallo diverso rispetto a quelli cui sono abituati i lettori di De Giovanni. Napoli rimane sullo sfondo, la trama gialla è meno intrigante, ma i personaggi sono forse ancora più approfonditi del solito, soprattutto quello di Sara. E il genere giallo del romanzo sfuma nel genere rosa, ripercorrendo la grande storia d'amore di Sara.

Sara Morozzi è una donna sui cinquant'anni, in pensione. Ha lavorato a lungo in un'unità dei Servizi segreti e si è abituata a vivere nell'anonimato, ad essere trasparente, quasi invisibile. Così è rimasta, anche dopo aver terminato l'impegno lavorativo. La sua presenza è sempre inavvertita dagli altri, tanto più ora in cui la donna si sente "al tramonto". Il suo attaccamento alla vita è finito dopo la morte del suo grande amore, Massimiliano, per il quale aveva lasciato, senza esitazioni, marito e figlio piccolo, Giorgio. Sara ha perso anche lui, questo figlio così poco conosciuto, morto poco dopo Massimiliano.
Un'amica della polizia chiede aiuto a Sara per un caso in apparenza già risolto, conoscendo l'abilità della Mora di vedere quello che gli altri non riescono a cogliere. Sara infatti sa leggere le parole dal movimento delle labbra altrui, sa interpretare stati d'animo e discorsi dalla postura delle persone, dai gesti, da particolari apparentemente insignificanti. È aiutata nell'indagine dall'ispettore Davide Pardo e da Viola, una giovane donna giunta quasi al termine della gravidanza, che pian piano instaura un rapporto profondo e di fiducia con Sara, madre dell'uomo del bimbo che ha in grembo.
Una trama gialla forse un po' prevedibile ma interessante e coinvolgente, che si avvale della prosa fluida e chiara tipica del narratore e del ritratto intrigante della protagonista.

Giudizio sintetico: Crepuscolare


Come fermare il tempo

di Matt Haig, edizioni e/o

Il sogno di molti esseri umani, quello di rallentare l'invecchiamento a tal punto da divenire quasi immortali, diventa per il protagonista un incubo lungo secoli, una condanna che lo costringe a rinunciare a molto, pur amando profondamente la vita. Con un pretesto fantascientifico, come già visto ne Gli umani, Haig compie un viaggio interiore nella mente di un uomo che ha fermato il tempo ma che ne è anche prigioniero.

Tom è un uomo di circa quarant'anni. O meglio, dimostra circa quarant'anni. In realtà è nato alla fine del XVI secolo, ma soffre di una immaginaria disfunzione, l'anageria, per cui il suo invecchiamento è rallentato di più di dieci volte rispetto a quello di un normale essere umano. Questa caratteristica, rara ma non unica, lo ha costretto a sfuggire continuamente, prima alle superstizioni religiose, poi alla curiosità della scienza e dell'esercito, infine agli obblighi che derivano da questa fuga continua: impossibile innamorarsi, difficile condividere amicizie, impossibile continuare a vivere nello stesso posto troppo a lungo... Con una vita sicuramente ricca di stimoli, ma forse non appagante quanto sarebbe immaginabile, Tom ha collezionato un numero incredibile di "esistenze" diverse, assistendo con curiosità ai cambiamenti del mondo che lo circonda, dai galeoni all'elettronica. Con continui flashback, che mappano l'esistenza di questo singolare protagonista, vengono alla luce una serie di incontri straordinari, da Shakespeare al capitano Cook, a Francis Scott Fitzgerald, ma soprattutto emerge un intenso desiderio di vivere come tutti, a dispetto della propria insolita natura e degli obblighi imposti dal vetusto Hendrich, il decano del gruppo di individui che, come Tom, condividono la caratteristica involontaria – appunto – di saper fermare il tempo.
Un libro piacevole e originale che, a dispetto del pretesto narrativo, mette in evidenza la difficoltà, tutta umana, di riuscire a trovare il proprio posto nel mondo anche nelle situazioni apparentemente più favorevoli. E con moltissimo tempo a disposizione.

Giudizio sintetico: Longevo