sabato 14 novembre 2020

Forse

di Rosetta Loy, Einaudi 


La scrittura come mezzo per conoscere se stessi, per fare chiarezza, ripercorrendo la propria storia inserita nella grande Storia, quella dell'Italia del secondo dopoguerra, quando il Paese viveva un periodo pesante nutrendo però la forte speranza di andare incontro a un futuro migliore. L'autobiografia di una donna che volge indietro lo sguardo attento, dolce, malinconico e sincero di chi non vuole fare sconti a nessuno e soprattutto a se stessa. 

Rosetta, conosciuta da tanti lettori, è scrittrice di successo, autrice, per citare il suo romanzo forse più noto, di Le strade di polvere. In questo libro racconta la propria vita partendo dal 1942. Rosetta appartiene a una famiglia molto benestante, dell'alta borghesia, il padre è un costruttore. Un'educazione rigida, un'istitutrice, tre sorelle e un fratello. L'abitazione ai Parioli, le estati in Monferrato, gite, amicizie. Nel 1949, a 18 anni, l'incontro della vita: un ragazzo più grande, bello, un po' come Gregory Peck, del tutto diverso dai modelli paterni. Peppe Loy – fratello del futuro famoso regista Nanni – è squattrinato, parla degli errori del capitalismo, legge Marx, è comunista e si nutre di poesia. Il padre di Rosetta si oppone a una loro relazione e la ragazza, pur legatissima al padre, si ribella, racconta bugie, accetta qualche allontanamento dal ragazzo solo perché certa che sarà di breve durata. La ribellione a una visione della vita trasmessa dalla famiglia senza possibilità di sollevare dei dubbi  è messa in discussione per sempre dalla Loy, che diventa convinta sostenitrice del "Forse". Un romanzo di formazione che, per certi versi, ricorda Lessico familiare della Ginzburg, anche per le affettuose citazioni di abitudini e modi di dire della propria famiglia; l'ironia e la simpatia del romanzo della Ginzburg rimangono tuttavia ineguagliabili.

Giudizio sintetico: Conosci te stesso

Trilogia di New York

 di Paul Auster, Einaudi


Una raccolta di tre romanzi brevi (Città di vetro, Fantasmi, La stanza chiusa), collegati da un unico filo conduttore, l'abbandono di qualsiasi legame sociale, affettivo, di gruppo, a causa di un'ossessione investigativa. I tre protagonisti, apparentemente elementi ben inseriti nella New York della seconda metà del secolo XX, si trovano proiettati in una indagine anomala, diversa per ognuno, che li assorbe completamente e rende la loro vita un progressivo abbandono delle abitudini, delle amicizie, di tutto.

New York, anni '70/'80. Tre episodi con tre solitari protagonisti: Daniel Quinn è un autore di polizieschi che viene svegliato nel cuore della notte da una strana telefonata, nella quale lo scambiano per un detective sconosciuto, offrendogli un misterioso incarico. Dopo qualche tentennamento, Quinn si butta a capofitto nell'indagine, fino ad esiti imprevedibili. Il secondo episodio vede un detective professionista ereditare l'agenzia investigativa nella quale ha lavorato fino a quel momento. Il primo incarico è quello di spiare un uomo (Mr. Black) per un tempo indefinito, incarico che vedrà Mr. Blue (questo il nome del detective, in un turbinio di personaggi dai nomi di vari colori) precipitare lentamente in un oblio nel quale non si capisce più chi sia il controllore e chi il controllato. Nel terzo episodio, un critico letterario che in gioventù ha avuto un'amicizia totalizzante, si vede incaricato di dare voce agli scritti del suo amico di infanzia misteriosamente scomparso. L'attrattiva degli scritti e della moglie dell'amico scomparso gettano l'uomo in una spirale di immedesimazione che lo spingerà a sposare la moglie dell'amico, adottarne il figlio, fino ad un epilogo ermetico e oscuro quanto il corpo di tutta la trilogia, che non perde occasione di stupire per le divagazioni culturali, filosofiche, di costume, cioè di tutto quello che in genere non si trova in una detective story. Forse per rimarcare il fatto che queste non sono – e probabilmente non vogliono essere – tre detective stories.

Giudizio sintetico: Ossessionato

mercoledì 11 novembre 2020

Il treno di cristallo

di Nicola Lecca, Mondadori


Fiaba moderna, imperniata su un viaggio in treno attraverso l'Europa, che riflette il carattere itinerante dell'Autore. Un giovane ingenuo e inesperto, dall'animo profondamente buono, attraversa il Vecchio Continente per scoprire la verità su un padre che credeva morto da anni. Nel complesso un romanzo gradevole ma privo di avvenimenti salienti, al quale solo il finale riesce a dare un minimo di tensione narrativa.

Aaron è un giovane gelataio figlio di una madre single opprimente e sciatta, abbrutita dalla fatica di sbarcare il lunario in una cittadina della costa sud dell'Inghilterra. Come amico ha un immigrato italiano furbo e smaliziato, Gennarino, come amore a distanza una ragazza conosciuta via web che non ha nemmeno mai visto, ma con la quale intrattiene una chat appassionata di nascosto dalla madre. Un giorno, inaspettatamente, riceve una lettera e un biglietto interrail che lo spingeranno a partire in treno per Zagabria, per incontrare un notaio incaricato di eseguire le ultime volontà testamentarie di suo padre, che lui credeva morto prima della propria nascita. Il viaggio, paradigma di una crescita post-adolescenziale, è un'occasione per descrivere nel dettaglio diverse città dell'Europa centrale, tentando di coglierne lo spirito.
Gradevole lettura, leggera nei toni e nella forma, non riesce tuttavia a risultare accattivante, soprattutto a causa di un'anticipazione dei contenuti che spesso lascia poco all'inferenzialità del lettore.

Giudizio sintetico: Viaggiatorio

lunedì 2 novembre 2020

Alex

di Pierre Lemaitre, Mondadori 


Un thriller duro, violento, secondo romanzo della quadrilogia che ha come protagonista il comandante Camille Verhoeven dell'Anticrimine di Parigi. Al centro di questo romanzo Alex, una trentenne, affascinante e misteriosa, rapita e sottoposta a tortura da un energumeno che aspetta solo di vederla morire. Questo l'incipit di un lungo romanzo, che più volte sconvolge le aspettative e i giudizi che il lettore si forma procedendo nella storia. I ruoli di vittima e carnefice appaiono incerti e capovolgibili e, fino all'ultimo, si rimane in attesa della verità. 

Periferia di Parigi. Alex, pur essendo sera tardi, uscita dal ristorante si avvia verso casa da sola. Improvvisamente è colpita da una serie di pugni, caricata a forza su un furgone bianco e trasportata in un magazzino buio e puzzolente. L'attende una piccola gabbia, un antico strumento di tortura, in cui viene rinchiusa, a 2 metri di altezza da terra. Una gabbia talmente piccola da costringerla a stare rattrappita in attesa che i suoi  muscoli si atrofizzino e le sue ossa crollino. Intorno a lei grossi ratti, pronti a cibarsi della ragazza appena possibile. L'uomo che l'ha sequestrata assiste alla tortura, animato da sete di vendetta. Nessuno denuncia la scomparsa di Alex; solo la testimonianza fortuita di una passante dà l'avvio all'indagine. Il caso è affidato al comandante Camille Verhoeven, un ometto "alto" 1,45 m., dal carattere scontroso, poco entusiasta di dover condurre l'indagine, non essendo riuscito a salvare la moglie Irène, vittima proprio di un sequestro. Ma il suo capo, Le Guen, lo costringe ad accettare e forse la possibilità di ritrovare viva la donna, per lui una sconosciuta, potrebbe attenuare il suo rimorso e dargli una spinta più forte a riuscire nell'impresa. La storia è cruda, i personaggi, gli ambienti e le situazioni contribuiscono alla tensione che si mantiene nel corso del romanzo; su tutto si staglia la figura della protagonista, che ricorda personaggi femminili cinematografici fortemente drammatici. 

Giudizio sintetico: Imprevedibile

domenica 1 novembre 2020

L'invenzione di noi due

di Matteo Bussola, Einaudi


Il logoramento dei rapporti di coppia sembra inevitabile, nella prima parte di questo romanzo, così come sembra coraggiosa e spregiudicata la scelta del protagonista di non arrendersi all'evidenza di un amore apparentemente giunto al termine, almeno per uno dei due. Facendo leva sul coinvolgimento emotivo del lettore, la vicenda racconta senza sconti le difficoltà del matrimonio e lascia aperta più di una domanda sul destino dell'amore nel nuovo millennio.

Milo e Nadia si sono conosciuti presto scambiandosi messaggi sui banchi di scuola, poi si sono ritrovati ormai adulti, si sono sposati, si sono amati. Ma ora sono solo una coppia come tante, logorata dal tempo e incapace di slanci vitali. Milo è ancora innamorato della donna che vive con lui, ma si rende conto che Nadia non lo ama più, almeno nel senso che lui desidererebbe. Disperato, sceglie una strada coraggiosa e incosciente, quella di fingersi qualcun altro per provare a riconquistarla. Ne nasce un rapporto a due facce, quella reale e quella artefatta, che si confondono e si intersecano con esiti imprevedibili. Ma la realtà non fa sconti e Milo dovrà cercare di ritrovare non solo la sua compagna, ma anche se stesso.
Con un linguaggio che riesce a descrivere con semplicità sensazioni complesse, Bussola riesce a raccontare, con esiti interessanti, le due solitudini di un uomo e una donna che hanno perso la ragione del loro esistere come coppia.

Giudizio sintetico: Faker

mercoledì 14 ottobre 2020

L'ombra

di Melanie Raabe, Corbaccio

"L'11 febbraio ucciderai al Prater un uomo di nome Arthur Grimm. Di tua spontanea volontà. E con ottime ragioni." Queste parole, rivolte per strada da una mendicante alla protagonista del romanzo, Norah Richter, costituiscono il vero incipit della storia e conducono il lettore in una vicenda misteriosa e ansiogena, che si risolverà solo nelle ultime pagine con più di un colpo di scena. Un thriller psicologico che riesce a mantenere il dubbio in chi legge sullo svolgimento reale dei fatti narrati, che potrebbero essere anche frutto della psiche turbata e angosciata della protagonista. 

Norah Richter è una giovane giornalista tedesca. Si è trasferita da Berlino – la sua città – a Vienna dove inizia una nuova vita. Ha lasciato il suo lavoro nella capitale tedesca in seguito a una denuncia per diffamazione, per aver difeso con i suoi articoli una ragazza vittima delle violenze di un professore, e ha troncato il rapporto con il suo fidanzato Alex, convinta che li divida una visione della vita diversa. Del resto Norah non è una persona facile: ha rapporti molto distaccati con i suoi colleghi, pochi amici con cui si confida solo in parte, un passato di ragazza drogata che rende sospettose nei suoi confronti le sue stesse amiche. Le parole della mendicante la inquietano molto. È vero che lei non conosce nessuno che si chiami Arthur Grimm, ma l'11 febbraio per lei è una data legata ad una tragedia di tanti anni prima, un'ombra che ancora si proietta sulla sua vita. Dopo quell'incontro con la mendicante, altri fatti inspiegabili turbano Norah: oggetti che spariscono in casa sua e soprattutto misteriosi messaggi telefonici anonimi, che la spingono a portare a compimento la profezia, presentandole Arthur Grimm come un essere ignobile e violento. Scritto con una prosa fluida e sciolta, è un romanzo che si legge rapidamente con il desiderio di arrivare  al fatidico 11 febbraio. Si avverte tuttavia un che di artificioso e il tentativo del narratore di utilizzare tutti i meccanismi classici su cui si regge la suspence, a rischio di rendere la storia poco credibile. 

Giudizio sintetico: Claustrofobico

giovedì 8 ottobre 2020

Il mistero della donna tatuata

 di Takagi Akimitsu, Einaudi


Scritto più di 70 anni fa, questo romanzo è un giallo ambientato nel Giappone post-bellico occupato dagli americani e distrutto dalla guerra. Sembrano però non accorgersi delle devastazioni, i personaggi che lo animano, figure mai davvero protagoniste che conducono un'indagine educata e complessa che prende l'avvio dall'orrendo omicidio di una donna bellissima tatuata su tutta la schiena.

Un corpo orrendamente mutilato in una stanza chiusa dall'interno, quello di una donna con un famoso tatuaggio opera del padre, un tatuatore di fama che prima di morire aveva fissato sulla pelle dei tre figli una storia superstiziosa e terrificante. Ad indagare, una coppia di fratelli dei quali uno è un poliziotto cocciuto e l'altro un medico legale timido e coinvolto emotivamente con la vittima. Un'indagine che se non fosse per il periodo in cui è stato scritto, collocherebbe il romanzo nella serie dei gialli Cluedo-style, con una rosa di personaggi tutti potenziali colpevoli e indagini svolte per esclusione. 
La storia, nella quale il concetto stesso di tatuaggio è il vero protagonista – mai condannato e mai esaltato – non riesce comunque a convincere appieno, sia perché i detective brancolano nel buio per più di metà del racconto attendendo l'arrivo di un Deus ex machina che sveli il mistero (il detective Kamizu Kyosuke, che esordisce proprio in questo libro), sia perché la formalità dei rapporti sociali stride con la disinvoltura dei comportamenti degli indiziati, la cui connotazione e il cui carattere sono in molti casi troppo sottotono. Resta comunque l'interesse singolare per una pratica oggi comune ma che ai tempi della prima edizione era comunque considerata prerogativa di ambienti malavitosi.

Giudizio sintetico: Tattoo

Una Cadillac rosso fuoco

 di Joe R. Lansdale, Einaudi

Personaggi sconclusionati e disposti a tutto pur di emergere da una vita priva di prospettive, in un Texas della seconda metà degli anni '50 in cui razzismo e povertà dominano la società. I due protagonisti, tracciati con la crudezza e il sarcasmo propri dello scrittore texano, sembrano non saper opporre nessuna resistenza alle tragedie che li coinvolgono, restando impigliati in una tela che essi stessi si sono costruiti.

Ed è un venditore di auto usate con una madre alcolizzata e un segreto familiare ingombrante, Nancy una bella cliente con un marito difficile. Ed, reduce della guerra di Corea, ne ha viste troppe per lasciarsi coinvolgere in affari pericolosi, ma a Nancy, così affascinante e spregiudicata, non è capace di dire di no, anche perché lei sa come convincere chiunque. L'aggancio tra i due è dato da una Cadillac che il marito non ha finito di pagare e che Ed è chiamato a riprendere. Comincia così un piano assurdo e pericoloso che i due vorrebbero portare a termine per iniziare una nuova vita, agiata e priva di pericoli, ma le difficoltà iniziano dal primo momento e si susseguono a catena fino ad un finale ovvio ma proprio per questo imprevisto.
Come di consueto nei libri di Lansdale, il sarcasmo dei dialoghi mette a nudo caratteri dei personaggi che tracciano il quadro di un mondo di eterni adolescenti, con i sogni, la spensieratezza, la violenza e la totale assenza di consapevolezza che almeno anagraficamente dovrebbero invece avere. E che anche senza immedesimazione, li rende comunque simpatici al lettore anche mentre compiono i peggiori misfatti.

Giudizio sintetico: Perduto

sabato 3 ottobre 2020

Le regole degli amanti

 di Yari Selvetella, Bompiani

Non un libro rosa ma un decalogo di semplici regole, prescrizioni che due amanti già adulti si impongono e che descrivono con pagine personali a due voci ricche di emozioni e di passione, ma anche della consapevolezza che il sentimento vero vuole rispetto e condivisione, ma non può comprendere limiti, imposizioni, censure, né obblighi sociali che siano frutto della convenzione. La storia di un amore episodico e profondo, ma spesso egoista, vissuto in tutte le sue sfaccettature per dimostrarsi l'un l'altro, ma soprattutto a se stessi, che la vita può imporre il destino, ma non può privare l'individuo della sua pulsione affettiva ed erotica più innata.

Roma, fine anni '80. Iole e Sandro si conoscono da adulti, alle soglie dei 30 anni, quando già hanno avviato vite professionali e familiari che li incanalano lungo i binari della convenzione sociale e affettiva. Tra loro scocca una scintilla che non è – soltanto – una passione erotica, ma comprende anche una profonda intesa psicologica e culturale. Le due voci narranti hanno famiglie già avviate, con figli che amano e coniugi con i quali condividono intese più o meno profonde. Ma non si può rinunciare all'amore – perché anche senza dirselo apertamente, di questo si tratta – e quindi i due amanti iniziano una seconda esistenza, parallela a quella ufficiale, nella quale riverseranno tutti i loro desideri, sogni, confronti, costruendosi una passione priva di limiti convenzionali, esperienza concreta di quello che a loro manca e che sentono di non poter realizzare nelle rispettive famiglie. Con i capitoli organizzati in base al decalogo che si sono dati all'inizio della loro storia, Iole e Sandro dichiarano in una sorta di diario a due voci tutti i pensieri e i desideri di un uomo e di una donna che hanno deciso di voler vivere un'altra vita, pur non sapendo rinunciare a quella che hanno già, e che riescono, con la costanza e le difficoltà che la clandestinità impone, a condividere e descrivere con sincerità una scelta estrema che inizialmente appare priva di futuro, ma che invece si rivela tanto carica di emozioni e volontà da resistere al logoramento del tempo.

Giudizio sintetico: Clandestino

domenica 27 settembre 2020

I girasoli ciechi

di Alberto Mendez, Guanda


Un libro molto bello, composto da 4 racconti, ognuno con un proprio titolo. Il quarto dà anche il titolo all'intera opera. Le storie si svolgono dalla fine della guerra civile spagnola (1939) ai primi anni del regime franchista. Sono storie di dolore, di morte, di sconfitti. Ma anche i vincitori, se tali possono dirsi coloro che prevalgono su altri uomini, per di più appartenenti al loro stesso Paese, vivranno disorientati, feriti al punto da non riuscire più a vedere il sole, la luce, come "girasoli ciechi". 

Quattro racconti, legati tra loro da sottili collegamenti, su personaggi sconfitti. Storie struggenti, come quella che si immagina scritta su un manoscritto ritrovato in una baracca sulla sommità di una collina tra le Asturie e Leon: la storia del poeta in fuga, dopo la guerra, con la sua compagna che muore dando alla luce il loro bambino. Non meno dolorose le altre tre: tutte si concludono però con il riscatto dato da gesti disperati, che sono tuttavia espressione di dignità e di valori vivi nonostante la tragicità delle situazioni. Narrati in modo sobrio ma intenso, con note liriche ma senza enfasi, i racconti rimangono ben impressi nel lettore anche se il narratore non fa ricorso a immagini o scene orripilanti ed estreme. Il dolore delle vicende di uomini, donne e bambini, che hanno vissuto momenti tragici come una guerra e il regime dittatoriale, costituiscono testimonianze efficaci e forse necessarie. Simboliche in questo senso le parole dell'epigrafe di C.Piera: "Superare vuol dire farsi carico, non voltare pagina o gettare nell'oblio... Il lutto vuol dire rendere nostra l'esistenza di un vuoto." 

Giudizio sintetico: Libertad

Nero come la notte

 di Tullio Avoledo, Marsilio Ed.

All'appello dei generi affrontati dall'Autore friulano mancava il noir: con questo thriller d'avanguardia Avoledo salta nel mondo dei detective "maledetti", in questo caso caratterizzando un personaggio tanto estremo da risultare quasi parodistico, nero nell'aspetto e nella fede politica, ma dotato di una grande costanza e di una generosità innata. A fare da cornice, una serie di personaggi altrettanto estremi, italiani e non, che si muovono in un Nordest travolto dalla crisi economica e nel quale si sono formati clan e nuclei abitativi sfruttati da ras di piccolo e grande spessore.

Friuli, giorni nostri. Come ne L'elenco telefonico di Atlantide, l'azione si svolge in una città dal richiamo orwelliano, Pista Prima, nella quale è presente un complesso periferico enorme e abbandonato a se stesso, le Zattere, in cui vivono abusivamente dei disperati, prevalentemente immigrati, che hanno costituito una città nella città, abbandonati a sé stessi e privi di ogni servizio essenziale, ma capaci di autogestirsi in modo efficiente. Sergio Stokar, ex poliziotto, ex marito, ex simpatizzante dell'estrema destra, ha subito un crollo professionale e personale e viene abbandonato quasi morto, dopo un pestaggio eseguito con metodo, proprio davanti alle Zattere. I suoi ricordi sono confusi, ma i capi di questa nuova Babele hanno deciso di soccorrerlo e curarlo, per farne il responsabile della sicurezza dell'eterogeneo caos sociale delle Zattere, negandogli gli strumenti minimi per la propria funzione (non dispone di armi, né di un'auto), ma imponendogli una terapia fisica e psicologica della quale è incaricato un medico strano ma capace. Alcuni atroci delitti, dei quali sono state vittima anche alcune ragazzine, costringono Stokar a rispolverare le proprie capacità poliziesche, addentrandosi in un mondo a cavallo tra l'ambiente dei clandestini e quello dei potentati economici locali, indagine che lo porterà a confrontarsi con il proprio passato per cercare di ristabilire un ordine delle cose che gli sia accettabile nel presente. 

Thriller anomalo, complesso nella trama e ricco di colpi ad effetto e citazioni letterarie e politiche, nonostante il contesto molto particolare, riesce a coinvolgere a sufficienza sia dal punto di vista della narrazione che da quello sociale, sebbene il protagonista e l'ambientazione risultino eccessivamente estremizzati per generare una vera e propria empatia.

Giudizio sintetico: Estremizzato

mercoledì 23 settembre 2020

Una donna normale

di Roberto Costantini, Longanesi

Dopo la fortunata serie dedicata al commissario Balistreri, Costantini propone un nuovo personaggio a cavallo tra Italia e mondo arabo: è una donna, in questo caso, madre occupatissima e funzionaria dei servizi segreti, che divide la propria vita tra una famiglia molto impegnativa e la caccia ai terroristi che si infiltrano in Italia. Ne nasce il ritratto di una persona che stenta a dividere in due la propria esistenza, integerrima in ambito familiare, ma che nel lavoro ha la necessità di scendere a compromessi per ragioni di Stato.

Aba Abate è una mamma e una moglie con un grigio impiego al ministero delle Finanze, che si dedica ai figli adolescenti e al marito aspirante scrittore con dedizione. Ma Aba, in realtà, è anche Ice, una funzionaria dei servizi segreti che si occupa del reclutamento e dei contatti con gli infiltrati nei nuclei di fanatici islamici che ruotano attorno alle moschee italiane, un compito delicato che viene sconvolto quando uno di questi infiltrati è ucciso in circostanze singolari. La conseguenza di questa morte è la possibilità che un terrorista suicida riesca ad entrare in Italia per farsi esplodere. Ice è quindi costretta ad intervenire anche sul campo, collaborando con un superiore e un agente arabo che non stima e con i quali deve condividere scelte difficili, mentre le incombenze familiari le piovono addosso e le rubano molto del tempo che servirebbe a concentrarsi sul caso.
Anche se il soggetto potrebbe ricordare la Paola Cortellesi del film "Ma cosa ci dice il cervello", in realtà il personaggio di Costantini è ritratto in modo molto più approfondito dal punto di vista professionale, dove soggiace alla gerarchia e all'arte del compromesso che caratterizzano i rapporti tra i servizi segreti dei vari paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ne nasce una storia complessa, a tratti declinata anche dal punto di vista sociale e politico, che sembra destinata a un seguito anche per alcune figure, come quella dell'amica Tiziana, che lasciano prevedere sviluppi futuri.

Giudizio sintetico: Doppio


lunedì 21 settembre 2020

L'ora incerta tra il cane e il lupo

di Hans Tuzzi, Bollati Boringhieri 


Un giallo ambientato a Milano, un'indagine affidata al commissario Melis e ai suoi uomini che, partendo dal ritrovamento del cadavere di una donna sfigurata, arrivano alla soluzione del caso. Il lettore segue la vicenda non con il fiato sospeso, ma incuriosito dalle particolarità della narrazione. 

Marzo 1985. A poca distanza da Milano, vicino all'abbazia di Chiaravalle, viene trovato il cadavere di una giovane donna, identificato poi con quello di Elisabetta Crimoli, giovane giornalista di origine siciliana. Una donna affascinante, ambiziosa, che aveva ottenuto nel giornale per cui lavorava una rubrica fissa, Il bel paese, un'intera pagina di arte, natura, problemi sociali dell'Italia. Per la donna,  anche un ex fidanzato e un nuovo compagno, e contatti con il mondo dell'alta finanza milanese. 
Le indagini si svolgono in una settimana, dal 20 al 27 marzo. Il clima è invernale e la città, e soprattutto la campagna intorno, portano ancora tracce della storica nevicata del gennaio 1985. Le vie di Milano, i locali come la Belle Aurore, dipingono l'ambiente in cui si svolge la storia e suggeriscono l'accostamento ai gialli di Simenon, citato peraltro dal narratore stesso. Tuttavia la psicologia dei personaggi, al contrario di quanto avviene nei libri dell'autore francese, è appena abbozzata e lo stesso Melis è poco caratterizzato. 
La narrazione, in cui è inserita talvolta qualche riflessione esistenziale, presenta inserimenti di varie citazioni e di frasi dialettali, non solo milanesi, che forse appesantiscono un po' la lettura. 

Giudizio sintetico: Meneghino

lunedì 14 settembre 2020

Un terribile amore

di Catherine Dunne, Guanda 

L'autrice di questo romanzo ha un ampio pubblico femminile già da tempo, dal grande successo de "La metà di niente" del 1997. I suoi libri narrano storie di donne tradite, oggetto di violenza psicologica o fisica, secondo una mentalità, a volte condivisa dalle donne stesse, per cui il sacrificio di sé e il potere maschile sono dati per scontati. Anche in questo romanzo le protagoniste, Calista e Pilar, vivono esperienze drammatiche conseguenze di "amori terribili".

Il romanzo segue in parallelo le storie di due donne, cui dedica capitoli intitolati ora all'una, ora all'altra, dagli anni '60 alla fine degli anni '80, con un breve epilogo nel 2015. Calista, una ragazza irlandese, di famiglia benestante; Pilar, spagnola, di una povera famiglia contadina, originaria dell'Estremadura. Quest'ultima ha nutrito, fin da ragazzina, il desiderio di andare via dal luogo di origine, spinta dalla madre che, morendo, l'ha drammaticamente esortata a fuggire dalla casa familiare per non finire a fare da serva al padre e ai fratelli. Un destino a cui, almeno lei, doveva ribellarsi. Calista a 17 anni incontra Alexandros, trentenne affascinante, di una ricca famiglia cipriota, di cui si innamora. Per lui lascia la propria famiglia, la sua terra, sposa e segue l'uomo a Cipro. Un ambiente diverso, una lingua diversa dove il suo sogno d'amore, pur arricchito dalla nascita di due figli, si spegne, soffocato dalla violenza e dal tradimento. Anche Pilar, nel suo sforzo di crearsi una sicurezza economica e di crescere come persona responsabile, vive un amore da cui scaturisce il dramma della separazione da un figlio non voluto. Vicende tragiche, sentimenti forti, fallimenti, esigenza di riscatto, presenza costante del dolore per l'assenza dell'amore vero. Tuttavia, nonostante la scorrevolezza della scrittura e l'efficacia della caratterizzazione dei personaggi, il romanzo non è del tutto convincente: le storie a tratti appaiono forzate e poco convincenti, alla ricerca di coincidenze improbabili e facili reazioni emotive... 

Giudizio sintetico: La douleur

domenica 13 settembre 2020

Lo specchio delle nostre miserie

di Pierre Lemaitre, Mondadori

Terzo e attesissimo libro della trilogia dedicata al periodo tra le due Guerre Mondiali – trilogia solo per il legame storico, senza collegamenti narrativi degni di nota – questo romanzo non riesce tuttavia a soddisfare appieno il lettore, rimanendo nei binari di un racconto storico molto circostanziato ma appassionante solo a tratti. Anche il caratteristico ribaltamento narrativo cui Lemaitre ha abituato i suoi ammiratori, in questo caso si limita solo a piccole trasformazioni dello spessore morale dei personaggi.

Parigi, 1940. Louise è una maestra elementare che ha appena perso la madre e che per arrotondare serve anche in un ristorante sotto casa. Un anziano cliente le fa un'offerta imbarazzante ma molto ben pagata, che Louise accetta, anche se perplessa, proiettandosi in una vicenda che le farà mettere in crisi la sua vita personale e familiare. La ragazza si troverà così ad incrociare le vicende parallele sia di Raoul e Gabriel, soldati dalla natura diversissima accomunati da un destino beffardo, sia di Désiré, un incredibile millantatore dal fascino magnetico e dalla proverbiale spudoratezza, sia, infine, di Fernand, una guardia che cerca solo di non farsi travolgere dagli eventi. Sullo sfondo, l'invasione della Francia da parte dell'esercito tedesco e l'esodo di parigini diretti a Sud in fuga dall'occupazione nazista.
Scritto con un'attenzione storica precisa, il romanzo si muove alternativamente tra le vicende dei vari protagonisti, ma così perde in parte la capacità di coinvolgere empaticamente il lettore proprio a causa della profonda diversità dei personaggi. Come sempre, Lemaitre si conferma un autore di spessore, ma il racconto risente del confronto con i primi due romanzi della trilogia, lo splendido Ci rivediamo lassù e il meno importante, ma comunque intrigante, I colori dell'incendio.

Giudizio sintetico: Fuggitivo