lunedì 9 ottobre 2017

Mia madre è un fiume

di Donatella Di Pietrantonio, Elliot Edizioni



Il rapporto tra una madre e una figlia ricco di sentimenti intensi ma conflittuale per la diversità delle due donne, si approfondisce e si chiarisce quando la malattia degenerativa annulla, a poco a poco, la memoria della madre. Ripercorrere insieme la sua vita permette alla figlia di ritrovare un legame profondo, di perdonare la madre e di accettare se stessa.

Una malattia crudele svuota la memoria di Esperia Viola, detta Esperina. La figlia non ha avuto un rapporto facile con lei: Esperina ha vissuto una vita dura, dedita al lavoro, non si è mai permessa il lusso di stare vicina alla sua bambina né ha mai capito il bisogno della piccola di attaccarsi a lei. Un'educazione rigida in cui l'etica del sacrificio ha prescritto che qualsiasi piacere debba essere il frutto di tanto impegno e tanta fatica. Una visione della vita di cui la figlia si è liberata sentendo però così di aver tradito sua madre. Ora che la memoria della madre si spegne soprattutto sulle cose presenti e quotidiane, la figlia le racconta il suo passato, legato a una terra, quella d'Abruzzo, aspra e dolce nel contempo. I ricordi disegnano i personaggi e ripercorrono momenti della storia italiana del dopoguerra segnata dalla povertà e dall'emigrazione. Una scrittura ricca di analogie riferite soprattutto alla madre, definita come un fiume, un albero, una farfalla, sempre comunque inafferrabile. Un romanzo scorrevole, semplice ma senza grande spessore, che evapora dopo la prima lettura.

Giudizio sintetico: Abruzzese

giovedì 5 ottobre 2017

Lettera a una professoressa

di Scuola di Barbiana, Libreria Editrice Fiorentina

A mezzo secolo dalla sua prima pubblicazione, il testo rivoluzionario della piccola scuola di don Milani ha ancora molto da raccontare, anche facendo la tara delle mille e nessuna riforme che hanno colpito – e scolpito – la Scuola italiana. Un testo che tutti hanno impugnato e nessuno ha davvero utilizzato, se è vero che ci sembra ancora attuale, anche se in altri ordini di scuola.

Erano i tempi della scuola con i grembiulini, i maestri con la bacchetta e le voci basse dei genitori che andavano con il cappello in mano a chiedere quanto somari fossero i figli. In apparenza, quindi, tutto il contrario delle scuole attuali, in cui insegnanti spaesati, forse sottopagati, sicuramente maltrattati lottano contro sigle ministeriali incomprensibili sotto lo sguardo di genitori che li trattano con sufficienza. Eppure ...
Eppure ancora oggi non c'è un solo periodo, di questo libriccino corale e accusatorio denso di riferimenti precisi, non c'è una sola pagina che non possa costituire – da sola – un'analisi fredda e sprezzante di un qualche ordine di scuola. Come molti sanno, il libro è diviso nelle due metà della scuola dell'obbligo e delle magistrali, ma basterebbe spostarlo in avanti di un solo ciclo scolastico, o riapplicarlo su diversi indirizzi di scuole superiori (professionale, tecnico, liceo), per verificarne, a distanza di 50 anni e svariate riforme, la spaventosa attualità. Lettera a una professoressa va ovviamente collocato nel tempo, ma se riletto a partire dalla propria esperienza personale, rappresenta ancora oggi un punto di vista con cui ogni insegnante dovrebbe costantemente confrontarsi, per non perdere il contatto con la realtà di una Scuola nella quale a cambiare sono stati più che altro gli studenti e non l'istituzione.
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Giudizio sintetico: Inaffondabile

Ragazzi d'oro

di Sonya Hartnett, Bompiani

Romanzo enigmatico e dal tono preadolescenziale, tiene il lettore in costante stand-by, gironzolando attorno al carattere di personaggi che non si capiscono mai del tutto. Che cosa nasconda la apparentemente splendida famiglia dei protagonisti lo si suppone già dalle prime pagine, ma dopo un po' ci si stufa di attendere che accada qualcosa che in realtà dovremmo sperare che non accadesse mai.

Con l'arrivo nel quartiere della famiglia Jenson, una famiglia perfetta – ricca, simpatica, bella, disponibile – la vita di un gruppo di bambini di varie età che già abitavano nel quartiere prende una piega diversa, perché ognuno trova nei Jenson un appiglio cui aggrapparsi per sfuggire alla propria realtà: chi si aggrappa all'infinita serie di giochi dei nuovi arrivati, chi alla piscina che fanno installare in giardino, chi alla figura paterna perfetta incarnata da Rex Jenson, che del padre perfetto sembrerebbe avere sia l'aspetto che l'autorità morale, chi – semplicemente – ha bisogno di farsi accudire perché è abbandonato a sé stesso dalla sua stessa famiglia. Ma la freddezza e la distanza che Colt Jenson mantiene nei confronti del padre lasciano presagire segreti inconfessabili. Attenderemo che l'Autrice ci dica qualcosa in più praticamente fino alla fine, compatendo personaggi che per metà sembrano troppo maturi per l'età che hanno e che per l'altra metà sembrano non essere mai cresciuti nonostante l'età che hanno.

Giudizio sintetico: Inconcluso

lunedì 2 ottobre 2017

La compagnia delle anime finte

di Wanda Marasco, Neri Pozza

Attraverso la vita di Vincenzina, la madre morta, Rosa ripercorre l'esistenza di un intero quartiere di Napoli dal primo dopoguerra agli anni '70. L'ambiente che la Marasco porta in scena è la parte più nera della città di Eduardo e di Totò, dove l'ironia non riesce a trapassare il muro di disperazione dei vicoli in cui il bisogno di arrangiarsi si fa troppo pressante per lasciare spazio ai sentimenti.

Un racconto di tre generazioni di donne: la nonna Adelina, la madre Vincenzina e la figlia Rosa. La vera protagonista è la madre, che per sfuggire alla nonna e ad un futuro di poche speranze trova una via di uscita nel matrimonio con un ricco borghese messo in disparte – per sua stessa scelta – dalla famiglia di origine. Vincenzina si muove in un quartiere, la Sanità, che nelle scalinate verso Capodimonte trova il simbolo del proprio faticoso desiderio di innalzamento sociale, un microcosmo complesso e dialettale che la Marasco racconta con una ricchezza di linguaggio quasi barocca, alternando le forme più elevate al dialetto con la stessa naturalezza con cui intorno a Vincenzina ruotano i personaggi di un mondo eterogeneo incattivito dalla vita, dalla volgare matrona dei bassi, alla "guagliunera", all'intellettuale frustrato, agli snob di via Duomo. Una storia di donne e di miserie evitate al prezzo della propria emotività, dove l'unico sentimento che davvero vale è quello che spinge a garantire la sopravvivenza di chi si ama.

Giudizio sintetico: Verista

sabato 30 settembre 2017

Le nostre anime di notte

di Kent Haruf, NNE editore

L'incontro di due settantenni, una storia delicata e profonda basata sui sentimenti di due anziani. Un romanzo che parla ai lettori di una "certa età", subito in empatia con i protagonisti. Se però è vero che i sentimenti sono universali, un romanzo per tutti.

"E poi ci fu il giorno in cui Addie Moore fece una telefonata a Louis Waters." Inizia così l'incontro di due anziani vedovi, rimasti soli ora che i rispettivi figli, diventati adulti, se ne sono andati. Vicini di casa, nella cittadina di Holt (immaginaria) in Colorado, non si conoscevano ma l'invito semplice e diretto della donna dà inizio a incontri notturni, nel letto di lei, dove prima di dormire, Addie e Louis parlano a lungo, svelando all'altro e a se stessi il proprio passato, i propri sentimenti e la propria visione della vita. Tra i due nasce un'intimità sempre più profonda e una condivisione autentica della vita dell'altro, che li porta a svelare anche al mondo esterno il loro rapporto. Pettegolezzi, giudizi severi, ostilità frutto di un'ipocrisia e un perbenismo che non perdona niente agli altri. Un romanzo delicato che, grazie anche a una scrittura semplice ed essenziale, si insinua dentro il lettore lasciando una traccia destinata a durare.

Giudizio sintetico: Vitale 

venerdì 29 settembre 2017

L'attentatrice

di Yasmina Khadra, Mondadori

Bellissima discesa nell'inferno degli estremismi del conflitto israeliano/palestinese da parte di un chirurgo arabo perfettamente integrato tra gli ebrei di Israele. Lontano dagli stereotipati proclami delle parti in lotta, il protagonista deve mettere in discussione non soltanto la sua doppia appartenenza etnica, ma la sua stessa vita presente e passata, in un calvario emotivo che lo sconvolgerà e che non lascia intravedere nessuna speranza di riappacificazione.

Il dottor Jaafari è uno stimato chirurgo di Tel Aviv, di origine palestinese, ricco, con una bella moglie – che adora –, una bella casa, tutto l'affetto e la stima degli amici israeliani che compongono la sua realtà sociale. Dopo un attentato in un bar da parte di un kamikaze, passa la notte tra pronto soccorso e sala operatoria intervenendo senza sosta per salvare le vittime dell'esplosione. La sorpresa arriverà in seguito, quando scoprirà che il kamikaze era sua moglie, una donna apparentemente molto lontana dall'integralismo fondamentalista. Rifiutando quella che appare l'evidenza dei fatti e nel tentativo di capire il gesto della donna, vagherà a lungo tra il mondo di origine e quello di adozione, scontrandosi con le ideologie degli opposti estremismi e cercando le ragioni che potrebbero portare una donna bella e intelligente, ammirata da tutti, a commettere una strage di bambini rinunciando alla sua stessa vita. Un libro avvincente, che supera i luoghi comuni per raccontare l'ineluttabile assurdità di una convivenza impossibile.

Giudizio sintetico: Autodistruttivo

Lampa lampa

di Lello Gurrado, Radici Future

Un racconto semplice e breve, con una narrazione ridotta all'essenziale, ma che ci ricorda con una schiettezza fredda e disarmante la serie infinita dei soprusi, dei furti, delle violenze che i migranti devono sopportare prima di arrivare a Lampa Lampa, l'isola di Lampedusa, porta di ingresso delle migliaia di disperati che approdano in Europa.

Taiwo non è un migrante come gli altri, non è il bisogno a spingerlo ad intraprendere il lungo viaggio che lo porterà in Italia, ma solo il desiderio di scoprire cosa è successo a suo figlio Sulley, che quel viaggio lo ha intrapreso mesi prima con addosso una maglietta del suo calciatore preferito e che non si è più fatto sentire. Nel lunga odissea che lo aspetta, scopriremo quali insidie si nascondono nell'universo di povertà, criminalità e schiavitù che ruota intorno alla disperazione di chi sceglie di pagare e sopportare l'impossibile per garantirsi solo una misera porta di uscita sull'ignoto. Da suggerire ai giovani perché non diventino preda di facili stereotipi.

Giudizio sintetico: Migratorio


Stoner

di John Williams, Fazi Editore

Come scrivere un romanzo straordinario raccontando la vita poco avventurosa di un professore di Filosofia dell'università del Missouri. Pubblicato per la prima volta nel 1965 e ignorato da critica e pubblico, diventa un best seller quando viene ridato alle stampe nel 2003. Un caso letterario dibattuto nelle università e sui giornali degli Stati Uniti, un successo del passaparola in Italia. Un romanzo-universo impossibile da leggere una sola volta.

William Stoner, vissuto tutta la vita a Columbia, cittadina sede dell'università del Missouri, docente di Filosofia presso quell'università dal 1918 al 1956. Una moglie, Edith, una figlia, Grace, un grande amore, Katherine. Una vita sottotono, passata sui libri, nei corridoi dell'università, ad ignorare Edith, la donna che ha sposato, che non lo farà mai felice, come capisce fin da subito. Un'infelicità senza desideri fino all'incontro con Katherine Driscoll, giovane insegnante di cui William si innamora fortemente ricambiato. "A quarantatré anni compiuti William Stoner apprese ciò che altri, ben più giovani di lui, avevano imparato prima: che l'amore non è una fine, ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un'altra".
Una scrittura precisa, senza eccessi o brillantezze, quasi specchio del carattere del protagonista, ma seduttiva nel suo procedere ordinato e nella sua grande capacità di sintesi, per cui poche parole aprono universi di vita.

Giudizio sintetico: Immenso

mercoledì 27 settembre 2017

Bella mia

di Donatella Di Pietrantonio, elliot

Il terremoto visto dall'interno, accanto a chi l'ha vissuto.Questo romanzo parla soprattutto ai lettori interessati a sentire più profondamente lo squarcio che un sisma produce, disposti ad un'umana compassione, vale a dire ad una autentica condivisione dell'esperienza con i terremotati di ogni parte del mondo.

L'Aquila: 6 aprile 2009. La scossa sismica terribile distrugge la città, fa crollare le case, pone fine a tante esistenze, sconvolge quelle dei sopravvissuti. Caterina, la protagonista-narratrice del romanzo, perde la sorella gemella, Olivia, e diventa "madre" del nipote adolescente Marco, che non vuole andare a vivere a Roma con il padre, colpevole di aver lasciato Olivia per un'altra donna. Marco è un adolescente scontroso e ribelle, che rivela nei suoi comportamenti trasgressivi il dolore per la perdita della madre. Anche la madre di Olivia è lacerata dal lutto e ogni giorno, così come accudisce Caterina e Marco, si prende cura della cara defunta al cimitero; non perdona il genero che, separandosi dalla moglie, l'ha spinta a tornare da Roma alla sua città, L'Aquila, dove ha incontrato la morte.
Un romanzo intenso anche per la scrittura immaginifica ed essenziale che ci porta in una condizione dolorosa e precaria resa tale anche dalla necessità di vivere nelle C.A.S.E., assegnate ai terremotati provvisoriamente, ma che rischiano di diventare definitive. Una storia di amore e attaccamento alla propria terra, la "Bella mia" appunto, in cui lo strazio del presente lascia qualche speranza di ricostruzione e ripresa futura.

Giudizio sintetico: Sismico

lunedì 25 settembre 2017

Quaranta frustate meno una

di Elmore Leonard, Einaudi

Einaudi ripubblica, dopo quasi mezzo secolo dalla sua prima uscita negli USA, un racconto western dello scrittore scomparso nel 2013. Il racconto è anche bello, nel caratteristico stile dello scrittore che tanto ha ispirato i fratelli Coen e Quentin Tarantino, ma non si capiscono né la scelta del titolo, né la quarta di copertina, che anticipa al lettore avvenimenti che accadono alla fine del libro. Non leggetela!

Un libro nello stile più classico delle crime story, ma ambientato nella famosa prigione di Yuma nel periodo immediatamente precedente la sua chiusura (nel 1909). Due detenuti che tutti considerano con la pelle del colore sbagliato – e che sono due veri antieroi – finiscono per odiarsi, picchiarsi, farsi punire e tramare vendette l'uno nei confronti dell'altro a causa delle macchinazioni dello scaltro "ras" della prigione e di altri personaggi. Finiranno loro malgrado per doversi coalizzare, correndo per sopravvivere nella più anomala tra le prigioni, tra delinquenti, prostitute, un direttore etnografo e bigotto, e guardie poco ortodosse. Raccomandiamo ancora una volta di non leggere la quarta di copertina se non dopo aver finito il libro: troppe anticipazioni che potrebbero guastare il ritmo del racconto.

Giudizio sintetico: Galeotto

sabato 23 settembre 2017

La cattedrale del mare

di Ildefonso Falcones, Longanesi

Romanzo storico ambientato nella Catalogna del XIV secolo, ci regala l'avventura di una vita tutta in ascesa, nella quale il protagonista risale tutti i gradini della scala sociale nonostante i soprusi e le violenze caratteristici della sua epoca. Sulla scia di altri titoli di genere (tra i quali "Vetro" e "I pilastri della Terra" in primis).

Uno stupro, una fuga, una rinuncia obbligata alla propria posizione sociale portano un padre e un figlio a rifugiarsi a Barcellona ai tempi della costruzione di Santa Maria del Mar, la "chiesa del popolo", dove  vivranno di stenti in una condizione subalterna in casa di un parente ingiusto e approfittatore. Vasai, facchini, guerrieri, banchieri, ogni mestiere ha le sue regole e rigidi limiti, ma il carattere e la forza interiore possono tutto, anche vincere la battaglia per la libertà e l'emancipazione sociale, tra colpi di scena, inganni e vecchi e nuovi soprusi. Un medioevo duro e crudele, soprattutto con le donne, fa da sfondo a questo romanzone d'appendice orchestrato con le giuste dosi di avventura, sentimento e ricostruzione storica, quasi completamente ambientato nella capitale catalana. Un feuilleton d'altri tempi, ma curato nei minimi particolari.

Giudizio sintetico: Medievale

venerdì 22 settembre 2017

Le cose che non ho

di Grégoire Delacourt, Salani

Un romanzo breve sul tema della felicità e su cosa normalmente si ritiene necessario per essere felici: una bella casa,un'auto potente,orologi costosi e altri status symbol del genere. Un romanzo sulla capacità di adattamento di molte donne, capaci di trovare soddisfazioni (felicità?) nelle piccole cose quotidiane. Un best seller in Francia, paragonato a "L'eleganza del riccio", che può incuriosire proprio per il successo ottenuto.


La protagonista di questo romanzo, Jocelyne, è una donna quasi cinquantenne che ha attraversato tante prove della vita: la morte improvvisa della madre, la malattia del padre, la perdita di una figlia durante il parto, la conseguente crisi matrimoniale. Poi, le cose sembrano prendere il verso giusto o almeno si ristabilisce un equilibrio: il lavoro nella piccola merceria rilanciato dal suo blog di grande successo, l'armonia coniugale faticosamente ritrovata, le simpatiche amiche sempre presenti.A questo punto un evento inaspettato e sconvolgente: la vincita di milioni di euro alla lotteria. Jocelyne e suo marito adesso potranno essere più felici? La felicità si raggiunge soddisfacendo i tanti desideri di cose materiali apparentemente necessarie? Questi i quesiti che il lettore, insieme alla protagonista, si pone partecipando emotivamente alla storia, grazie alla semplicità della scrittura e all'empatia con la protagonista. Resta però al termine del romanzo l'impressione di un libro costruito per entrare nei cuori femminili e procurarsi un facile apprezzamento.

Giudizio sintetico: Furbetto
  

sabato 16 settembre 2017

I bambini sardi non piangono mai

di Gesuino Nemus, Elliot-LIT edizioni

Torna il microcosmo sardo di Televras, già teatro dell'esordio di Nemus con "La teologia del cinghiale", ma con protagonisti diversi. Questa volta il racconto è più complicato e si sviluppa con meno ironia e più suspence, incentrandosi sul discusso tema dell'unicità della Sardegna, peculiarità sbeffeggiata neanche troppo velatamente da un Nemus piuttosto sarcastico.

Un omicidio "come tanti", ma realizzato in modo da lasciare troppo perplesso un capitano dei carabinieri di mezza età, lombardo di nascita ma che vuole vivere in Sardegna a tutti i costi, malgrado la piccola comunità teatro del delitto non sia per niente d'accordo. E poi un magistrato che teme spionaggio e consorte, un isolato scrittore reduce da un pellegrinaggio manicomiale di 40 anni, pastori indipendentisti e bambini che non piangono. Il singolare circo dialettale di un paese abbarbicato sui monti dell'Ogliastra in cui sembra che tutti si facciano i fatti loro ma nel quale in realtà succede ed è successo di tutto, tra servizi segreti (forse) criminali politici di grande rettitudine (sicuramente), pecore, sequestri e ladri di bestiame.
Si stenta ad individuare un vero protagonista in questo racconto complesso, a tratti caotico, spesso dialettale (ma sempre tradotto in italiano), organizzato sul doppio filo delle indagini del capitano e del diario dell'io narrante che, manco a dirlo, non ha mai pianto da bambino.

Giudizio sintetico: Sardastico



venerdì 15 settembre 2017

Il mio paradiso è deserto

di Teresa Ciabatti, Rizzoli

Una famiglia della ricchissima borghesia romana. Un deserto di affetti, un mondo di ipocrisia e di benessere solo apparente. Un mondo già più volte rappresentato dalla letteratura, dal cinema e dalle fiction televisive di questi anni.

Un romanzo a più voci, corrispondenti ai punti di vista dei componenti di una famiglia ricca e potente della Roma di oggi. Il padre Attilio Bonifazi, l'Ottavo re di Roma, tanto è enorme il suo patrimonio di beni e di potere, costruito sull'immondizia, dato che la discarica di sua proprietà raccoglie i rifiuti della capitale e di gran parte del Lazio. Un uomo che si è fatto da solo e che, a coronamento della sua ascesa, ha sposato la nobile Luisa che in Attilio ha visto la persona in grado di difenderla dai pericoli della vita. Se poi la tradisce, poco importa. La figlia Marta, in adorazione del padre da bambina, da ventenne lo disprezza assumendo un comportamento volgare e aggressivo, evitando legami affettivi se non quelli con un unico amico, Lorenzo. Marta compensa il vuoto della sua vita con il cibo, tanto da essere ormai obesa. Il figlio Pietro, fragile e insicuro, ha costruito un mondo fittizio, pieno di bugie. I protagonisti di questo "paradiso" non sono simpatici, non ci si affeziona a nessuno di loro perché con nessuno ci si identifica. Perché allora ho letto questo romanzo? Responsabile la citazione ironica posta dall'autrice in apertura del romanzo:" Di tutto il patrimonio che avevano, cosa gli è rimasto? Quel castelletto con il borgo intorno, niente" (Mia suocera). Un inizio sarcastico,efficace. Mi aspettavo poi un registro narrativo ironico e leggero. Ma non è così.

Giudizio sintetico: Evitabile 

giovedì 7 settembre 2017

Tempo assassino

di Michel Bussi, Edizioni e/o

Una Corsica aspra e turistica, e due storie che si svolgono a distanza di quasi trent'anni una dall'altra, con gli stessi protagonisti e con le stesse bugie, tradimenti e misteri. Molta suspence e un racconto noir a ritmi serrati, a tratti prevedibile, capace comunque di portare al finale con l'architettura complessa e ritmata delle più coinvolgenti letture estive.

Clo torna in Corsica (la terra di origine di suo padre) dopo quasi trent'anni, con un marito e una figlia che ha la stessa età che aveva lei quando la sua vita è stata sconvolta. Ma Clo trent'anni prima ha affidato a un diario i propri pensieri, le emozioni, gli avvenimenti della sua vita di quindicenne. Due racconti, narrati uno in prima e uno in terza persona, e stessi protagonisti, oggi come alla fine degli anni '80. Ad unire questo salto temporale, un altro salto molto più reale, il misterioso incidente automobilistico nel quale Clo ha perso la sua famiglia precipitando sulle scogliere che circondano il promontorio della Revellara, vicino a Calvi. L'unica superstite si trova, dopo essersi rifatta una vita, a confrontarsi con gli stessi personaggi e gli stessi luoghi che le hanno sconvolto l'esistenza.

Giudizio sintetico: Diegetico

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