giovedì 25 giugno 2020

Il vino della solitudine

di Irène Némirovsky, Adelphi 

Un libro bellissimo, opera di una narratrice di origine ebrea morta ad Auschwitz nel 1942, apprezzata dai lettori italiani da non molti anni. I suoi romanzi infatti sono stati tradotti dal francese e pubblicati in Italia da Adelphi solo a partire dal 2005. Chi ha già avuto modo di conoscerla, troverà in questo libro conferma delle sue notevoli doti narrative, chi non l'avesse ancora incontrata, farà una scoperta molto felice. 
Un romanzo di formazione. Protagonista una bambina, Hélène, solitaria e infelice. La madre, Bella, una donna attraente e vuota, in grado di conquistare gli uomini e di infiammarne le passioni, non ha alcuna attenzione per la piccola, anzi nutre un fastidio per la mancanza di libertà che le procura, che sfocia spesso in rabbia e insofferenza. Si è sposata, attratta dal denaro, con Boris Karol, un uomo che non ha mai amato e che non esita a tradire portando il suo giovane amante, Max, suo nipote, a vivere nella sua stessa casa. Hélène odia la madre, si rende conto che i propri sentimenti di astio sono ricambiati e non sopporta la situazione ipocrita in cui gli adulti la costringono a vivere. D'altronde il padre, giocatore d'azzardo, è impegnato ad accumulare denaro e a fiutare le occasioni che possano permettergli di arricchirsi. Solo la governante, Mademoiselle Rose, è interessata a lei e le trasmette l'amore per la Francia e per Parigi, dove poi la famiglia si trasferirà a vivere. Dalla Russia, dilaniata dal primo conflitto mondiale e poi dalla rivoluzione bolscevica e dalla guerra civile, la famiglia, di cui fa sempre parte Max, si sposta in Finlandia e poi in Francia. Hélène cresce nutrendo rancore nei confronti della madre e desiderio di vendetta, sentimenti che – scopre con disgusto – la rendono simile a lei. Si convince che un'infanzia rovinata non si possa perdonare, né permette di crescere come gli altri: "non  è possibile maturare....siamo marci da una parte e acerbi dall'altra, come un frutto esposto troppo presto al freddo e al vento." Un romanzo potente, reso tale da una scrittura tagliente ed efficace, da un'introspezione dell'animo della protagonista acuta e amara, da una notevole capacità descrittiva. 

Giudizio sintetico: Metainfantile

domenica 21 giugno 2020

Dieci e lode

di Sveva Casati Modignani, Sperling & Kupfer 


Un'autrice di grande successo editoriale, i cui libri sono tradotti in numerosi Paesi, può destare la curiosità di un recensore. Gli ingredienti dell'ampio gradimento sono evidenti: scrittura scorrevole e chiara, facilità di lettura, una buona dose di sentimenti lineari e un'analisi sociale nel complesso rassicurante. Per chi vuole rilassarsi e cerca un libro di evasione, che distolga dalla realtà, può essere una scelta paragonabile alla visione di alcune romantiche fiction televisive. 

Una storia d'amore, quella di Lorenzo e Fiamma. Lui, ricco (non avrebbe neppure bisogno di lavorare) e bello, dopo aver rinunciato alla cattedra in un liceo milanese, è professore di geografia economica in una scuola professionale con studenti di bassa estrazione sociale, poco motivati allo studio; in questo modo, impegnandosi nell'educazione di alunni "problematici", ritiene il proprio lavoro più significativo; lei, di estrazione sociale più modesta, affascinante e sensibile, è direttrice di una piccola casa editrice, il Meleto, e accetta solo manoscritti che abbiano un senso e valgano al di là del business. 
La pubblicazione di un libro di Lorenzo sulla scuola è occasione dell'incontro. Entrambi hanno un passato sentimentale difficile e trovano serenità e gioia nel loro rapporto. 
Una trama rassicurante in cui i personaggi più negativi sfumano, così come l'alta borghesia milanese, che i protagonisti frequentano, balza in primo piano. I problemi sociali ed economici dell'Italia di questi ultimi anni sono accennati e presto dimenticati. 

Giudizio sintetico: Melò

martedì 16 giugno 2020

Elefante a sorpresa

di Joe R. Lansdale, Einaudi

Ennesima avventura di Hap e Leonard, sempre più avanti con gli anni, sempre più consapevoli del proprio destino fatto di guai, dialoghi surreali, incontri con individui che incarnano le peggiori tendenze criminali dell'America profonda. Questa volta, il pulp delle ultime pubblicazioni si affievolisce a favore di una maggiore riflessività dell'io narrante Hap, anche se non mancano le figure retoriche esagerate che hanno fatto della serie un filone a sé stante della narrativa new-western.

Dall'inizio alla fine, in questa nuova avventura dei due detective più scalcagnati dell'East Texas, piove. Ma non piove e basta: diluvia. E ci si mettono anche il vento forte, un tifone proveniente dal Golfo del Messico, e una giovane albina dalla lingua quasi mozzata che capita per caso sulla strada di Hap e Leonard. All'inseguimento della ragazza, due killer spietati e particolarmente in gamba, che daranno filo da torcere ai due protagonisti, i quali ovviamente faranno di tutto, mettendo a repentaglio le proprie vite, per salvare la ragazza dai suoi persecutori.
Meno trash del solito, ma anche più "stanco" (anche se non mancano i momenti divertenti), il nuovo episodio insiste sulla consapevolezza di Hap di avere un destino da assassino, anche se per necessità, destino al quale non può sfuggire, nonostante il proprio desiderio di evitare di imbracciare quelle armi che detesta ma che finisce sempre per usare, anche se per aiutare gli altri. Un destino che condivide con il "fratello di sangue" Leonard, che questi problemi però non se li fa. L'elefante del titolo è il gigantesco effetto sorpresa, unica e ricorrente arma – o piano, se così si può chiamare – al quale i due ricorrono quando si trovano con le spalle al muro. Cioè sempre.

Giudizio sintetico: A mollo

mercoledì 10 giugno 2020

La legge del sognatore

di Daniel Pennac, Feltrinelli

Che cosa è sogno e che cosa è realtà? Ormai avanti negli anni, l'autore sembra interrogarsi sul significato del sogno, alternando in questo non-romanzo autobiografico esperienze oniriche ad avvenimenti della sua infanzia. Il risultato è un atto d'amore per uno dei più grandi sognatori del mondo dell'arte, al quale lo stesso autore dedica molta attenzione, tanto da metterlo in copertina: Federico Fellini.

Tutto parte da un ricordo lontano, una sera dei primi anni '50 in cui Pennac bambino, in compagnia dell'amico di sempre, sta aspettando il sonno prima di una gita importante, organizzata da suo padre, in cui andranno per la prima volta a fare immersioni in un lago artificiale. Quella notte, il giovanissimo Daniel sogna una luce liquida che sgorga da lampade e lampioni e allaga tutto l'ambiente, travolgendo ogni cosa. Più di mezzo secolo dopo i due amici si ritrovano nella stessa stanza, decidendo di ripercorrere la stessa esperienza come al tempo della loro infanzia. Ma che cosa è cambiato, e quale consapevolezza adulta separa sogno e realtà? Come si intrecciano il vissuto del reale e quello apparentemente autentico della vita onirica? L'alternarsi delle due esperienze nell'anima e nella storia dello scrittore ormai anziano si intrecciano con i ricordi di un mito, quello per il regista italiano Fellini, del quale Pennac ha coltivato il culto a partire da un disegno originale appeso sopra al letto, regalo del regista alla madre dello scrittore nel periodo in cui la donna lavorava come costumista a Cinecittà.
Confondendo continuamente i piani del reale e dell'immaginario, Pennac
traccia uno speciale Amarcord del suo rapporto con l'esperienza onirica, eliminando con naturale delicatezza il confine tra sogno e realtà. Il risultato solletica e sorprende continuamente, con uno stile felliniano forse meno adatto a un romanzo piuttosto che al cinema, ma sicuramente singolare.

Giudizio sintetico: Onirico

Il sentiero degli dei

di Wu Ming 2, Ediciclo Ed.

Il cammino appenninico che va da Bologna a Firenze, analizzato da un punto di vista in bilico tra analisi introspettiva, tutela dell'ambiente, critica delle "Grandi Opere" nella loro declinazione italica, storia e ... guida per trekking.

Un appennino violato da autostrade, gallerie ferroviarie e – soprattutto – dalla necessità di collegare nel modo più veloce possibile Bologna e Firenze. Nel tentativo di riscoprire l'autenticità di luoghi storici e naturali teatro di molti avvenimenti storici, un immaginario alter-ego dell'Autore inizia un percorso di tre giorni lungo il sentiero che dà il titolo al libro, accompagnato da un amico esperto e intransigente che lo assiste come un novello Virgilio, curando la parte organizzativa e lasciando al protagonista il carico emozionale della (ri)scoperta di luoghi storici ormai quasi dimenticati, ma soprattutto violentati dall'impatto ambientale delle gallerie ferroviarie e dei viadotti autostradali, impatto del quale nel testo si trova anche una critica dettagliata. Al termine del racconto, come incentivo alla diffusione di un itinerario turistico-ambientale tra i meno battuti e conosciuti, una guida precisa delle tappe e dei percorsi, molto utile – anche se non sufficiente – per chi volesse ripetere il percorso da Piazza Maggiore a Piazza della Signoria senza correre il rischio di perdersi (o perdersi qualcosa).

Giudizio sintetico: Pluritematico

mercoledì 3 giugno 2020

Milano di carta. Guida letteraria della città

di Michele Turazzi, il Palindromo

Guida letteraria. Scorci di una Milano dall'inizio del '900 alla seconda metà del secolo, attraverso gli autori che hanno vissuto e scritto di Milano e, soprattutto, attraverso alcuni personaggi delle loro opere. Per chi è di Milano – o ci vive come se le appartenesse –, un libro coinvolgente che aggiunge fascino alla propria città. Per il turista, utili indicazioni di percorsi tra i quartieri e le vie milanesi, resi ancora più chiari e ripetibili dalla Mappa letteraria posta in quarta di copertina.

L'autore di questa guida non è nato a Milano. Vi si è trasferito e, un po' alla volta, ha iniziato a conoscerla. Ci sono voluti anni per apprezzarla e cogliere "la sua bellezza pudica che si nasconde dietro i portoni massicci e che richiede tempo per essere scovata, decodificata e, infine, ammirata."
Ognuno dei 10 capitoli della guida è dedicato ad altrettanti autori: Ernest Hemingway, Luciano Bianciardi, Dino Buzzati, Giorgio Scerbanenco, Lalla Romano, Elio Vittorini, Giovanni Testori, Carlo Emilio Gadda, Alda Merini, Emilio Tadini. Si passa così dalle vie e dai caffè di piazza del Duomo di Hemingway alla Brera di Bianciardi, dal Naviglio della Merini alla via Paolo Sarpi della Romano. Itinerari e autori scelti dell'autore che, grazie a una ricerca documentata, offre notizie e aneddoti sconosciuti anche a noi milanesi.
Una città che ha vissuto molti cambiamenti anche negli ultimi anni, in occasione dell'Expo: apprezzabili i collegamenti  tra la Milano di ieri e quella di oggi, con un rispetto e un'assenza di critiche nei confronti della città che l'autore pare sentire sua.

Giudizio Sintetico: El nos Milan

Tutto questo ti darò

di Dolores Redondo, DeA Planeta

Thriller anomalo, tra romanzo di costume, noir e psicologia. Protagonista uno scrittore gay rimasto vedovo che si trova proiettato in un mondo con il quale non vuole avere niente a che fare, una famiglia nobile della Galizia chiusa e classista che nasconde più di un segreto. E che mette in crisi il ricordo del suo rapporto con il marito.

Manuel è uno scrittore di successo, sposato con un pubblicitario, Àlvaro, con il quale condivide un rapporto solido e stabile. Quando una squadra di poliziotti lo avvisa che Àlvaro è morto in un incidente stradale su una strada della Galizia, Manuel rimane alquanto perplesso, perché per quanto ne sapeva lui, il marito avrebbe dovuto essere a Barcellona. Il riconoscimento lo costringe a spostarsi nella regione atlantica, dove in pochi giorni Manuel dovrà affrontare individui strani e misteriosi, la famiglia del marito – che sembra uscita da un giallo di Agata Christie –, il pregiudizio dilagante per la sua omosessualità e diverse sorprese alle quali cercherà di sfuggire ma che sembrano tutte trattenerlo nella zona nonostante faccia di tutto per andarsene.
Libro tranquillo, nel quale il mistero viene declinato senza colpi di scena, ma con una crescita progressiva interessante che alterna la crisi emozionale del protagonista alle rivelazioni sulla vita segreta della vittima. Pur mantenendosi nei binari del giallo tradizionale, in questo caso l'ambientazione e la singolarità del rapporto tra il protagonista e i suoi "aiuti" proiettano il racconto in una dimensione singolare, probabilmente la chiave che ha permesso all'opera di vincere il Premio Bancarella nel 2018.

Giudizio sintetico: Cluedico

giovedì 21 maggio 2020

L'isola dei fucili

di Amitav Gosh, Neri Pozza

Un racconto che tocca tanti temi e si sviluppa tra tre continenti, imperniato sulla natura degli uomini e del loro rapporto con il mito, sempre lo stesso a dispetto del passare dei secoli.
Con la precisione che lo contraddistingue, anche in questo caso l'autore bengalese non perde l'occasione per tenere una precisa lezione di storia in forma di romanzo, toccando questa volta non solo le Sundarban, già teatro di altre sue opere, ma arrivando anche a Venezia e affrontando temi di attualità come l'ambiente e l'immigrazione clandestina.

Calcutta (o Kolkata), giorni nostri. Deen è un attempato libraio-antiquario di buona cultura, che divide la sua vita tra Brooklin, dove abita, e la sua terra di origine, la zona bengalese dell'India dove spesso si reca per ragioni familiari e di lavoro. In una di queste occasioni, viene a sapere per caso di un tempio sepolto nella giungla e dedicato a una Dea dei Serpenti, protagonista di una leggenda popolare, che per vendicarsi di un mercante che rifiutava di esserle devoto lo ha perseguitato in tutti i modi, fino a che il poveretto non si è arreso e le ha costruito proprio quel tempio. Spinto dalla curiosità, Deen decide di visitare il tempio, senza sapere che questo lo porterà ad iniziare un viaggio nel mito bengalese e nella storia del XVII secolo, storia che lo costringerà – attraverso i ricordi della sua vita e di quelli di una studiosa veneziana illustre e sfortunata – a rivedere tutte le sue convinzioni sul rapporto tra mito e realtà.
Ambientato tra le Sundarban, Los Angeles e – soprattutto – Venezia, il racconto si sviluppa con la gentilezza di una lingua morbida che avviluppa il lettore con mille rivoli storici, mistici, naturalistici e di attualità, riuscendo a mettere insieme aspetti a prima vista lontanissimi tra loro.

Giudizio sintetico: Olistico

giovedì 14 maggio 2020

In movimento

di Oliver Sacks, Adelphi

L'autobiografia, scritta poco prima della morte, di un medico – neurologo – che pone la sua professione al centro della propria vita, con uno studio appassionato delle patologie soprattutto mentali, svolto in buona parte a contatto con i pazienti, con l'osservazione costante e attenta della condizione umana e soprattutto della malattia. Curiosità, entusiasmo, coraggio rendono Oliver Sacks protagonista di esperienze fuori dalla norma, proprie di chi cerca di spingersi sempre avanti e di vivere "in movimento".

Nato a Londra negli anni '30 da una famiglia di medici, Oliver è sempre stato appassionato di moto. Sulla copertina dell'autobiografia appare a 18 anni su una BMW R60, la prima moto non usata che avesse acquistato. Una passione, quella della moto, ereditata dal padre, un medico morto più che novantenne abituato fino alla fine a visitare i pazienti a domicilio perché, per capire la malattia, è utile vedere il contesto in cui il paziente vive. Omosessuale in un'epoca in cui in Inghilterra il comportamento omosessuale era considerato perverso, è accusato dalla madre di essere "abominevole". La donna arriva a dirgli che preferirebbe non fosse mai nato.
La sua esperienza di medico si arricchisce attraverso spostamenti da uno Stato ad un altro, e in diverse città. Gli Stati Uniti diventano la sua terra, quella in cui si spegne a New York.
Il libro percorre la vita personale, narrata in modo lucido e oggettivo, e quella professionale attraverso diversi esempi di casi clinici. È lui ad esempio il medico di Risvegli, esperienza che Sacks ha trattato nel libro omonimo, da cui è stato tratto un noto film. Negli anni '20 una pandemia di encefalite letargica aveva causato milioni di morti e i malati erano in condizione di "coscienza sospesa". La somministrazione di L-dopa (precursore della dopamina) utilizzata per i malati di Parkinson, aveva portato a "risvegli" dei pazienti.
Un'opera molto ampia, a volte di lettura non semplice per chi poco sa di neurologia, che tuttavia si legge con interesse soprattutto grazie alla figura del protagonista, intensa e vitale.

Giudizio sintetico: On the road

martedì 12 maggio 2020

Indagine non autorizzata

di Carlo Lucarelli, Mondadori

La libertà e l'indipendenza di un Viceinvestigatore della Polizia nella fase di maggiore pressione del periodo fascista. In questo, più che in altri libri dello stesso autore ambientati nel Ventennio, appare evidente la difficoltà di coniugare desiderio di verità e rispetto degli stringenti vincoli imposti dal regime, con un protagonista timido e impacciato ma sorprendentemente cocciuto, tanto da scontrarsi con poteri forti contro i quali non ha nessuna speranza di successo.

Rimini, 1936. Marino è un vicecommissario emotivamente instabile, che non ha fatto carriera perché cerca sempre di trovare la verità anche dove le ragioni pratiche gli suggerirebbero di lasciar stare le cose come stanno. Appena lasciato dalla moglie, stufa di condividere la propria esistenza con un uomo dedito al lavoro ma economicamente fermo al punto di partenza, viene chiamato a svolgere un'indagine su un cadavere ritrovato sulla spiaggia, quello di una prostituta nota per accompagnarsi ad un balordo, un piccolo delinquente che viene immediatamente indicato come l'autore del delitto. Un colpevole da arrestare subito, anche se la vicenda presenta molti punti oscuri, perché nelle immediate vicinanze del luogo del delitto sta trascorrendo le vacanze "Lui", il Duce, il cui riposo non può assolutamente essere turbato. Solo che Marino non è convinto, e inizia una personale indagine, non autorizzata – come recita il titolo – e che lo condurrà a scontrarsi con una strana famiglia di nobili e con diverse figure legate al regime: faccendieri, delinquenti, politici, pretoriani... Un romanzo imperniato sul condizionamento della dittatura sull'indagine poliziesca, con un protagonista che se non fosse per la timidezza e i condizionamenti politici potrebbe tranquillamente rappresentare l'alter-ego nazionale dei detective americani nati dalle penne di Hammett e Chandler, emblema della cocciutaggine dell'uomo che non riesce ad accettare le imposizioni ingiuste. 

Giudizio sintetico: Cocciuto

lunedì 11 maggio 2020

Non ti faccio niente

di Paola Barbato, Piemme


Quanto deve essere preoccupato un genitore, quanto controllo va esercitato sui figli per far sì che riescano ad emanciparsi pur rimanendo al sicuro? Su questo dilemma è costruita tutta la trama di questo strano noir, nel quale i moltissimi personaggi danno una serie di differenti interpretazioni della capacità di essere genitori responsabili. Un thriller teso che paga tuttavia il prezzo di voler declinare la vicenda in troppe derivazioni, costringendo spesso a ritornare sulle pagine già lette per non perdere il filo.

Anni '80. Un misterioso rapitore riesce ad eludere la sorveglianza di genitori distratti per rapire bambini di entrambi i sessi, attirandoli nella sua auto. Si direbbe un orco, se non fosse che quei bambini ricompaiono dopo alcuni giorni pieni di felicità, raccontando di attenzioni e cure che nulla hanno a che fare con la pedofilia, ma che anzi costringono i loro genitori a ripensare il proprio atteggiamento precedente. Una serie di rapimenti che si direbbe "a fin di bene", se non fosse che trent'anni dopo i rapimenti iniziano a ripetersi, proprio a danno dei figli di quei bambini, ormai diventati genitori a loro volta. Ma in questi nuovi episodi, i bambini non tornano felici e sorridenti, ma muoiono.
Un romanzo thriller corale, nel quale i numerosi protagonisti declinano in modo vario e articolato le caratteristiche contrapposte delle varie tipologie caratteriali umane.
La trama singolare e articolata si ferma tuttavia davanti all'eccessivo sviluppo delle varie facce dell'intreccio, facendo spesso perdere – almeno nella prima parte – il filo del racconto, anche se il libro rimane comunque interessante per l'argomento trattato e per i vari punti di vista che ne scaturiscono.

Giudizio sintetico: Cubista

mercoledì 6 maggio 2020

Tehran girl

di Mahsa Mohebali, Bompiani

In un Iran islamizzato, ma non troppo, una donna indipendente con una domanda in testa che la ossessiona (ma non troppo), si muove in un mondo maschile – ma non troppo – dribblando problemi, aspiranti mariti, parenti importuni e parenti persi, in una girandola di tempi, luoghi e rapporti sociali che lasciano il lettore spaesato e perplesso. Ma non troppo.

Elham è la segretaria di un potente uomo d'affari della Repubblica Islamica, un uomo che approfitta della disinvoltura e della bellezza della ragazza per affidarle molti incarichi, dal disbrigo delle pratiche all'attenzione per la sua vita privata. La giornata di Elham quindi si dipana tra mille rivoli di traffico, uffici, visite di lavoro, gestione della casa, una girandola in cui deve anche confrontarsi con un fratello eterno studente, una madre oppiomane, vicini di casa litigiosi e una strana serie di ex fidanzati che non vogliono andarsene da casa sua. In testa, una sola domanda: quando era bambina, nel periodo rivoluzionario, alcune foto cadute dal suo diario avevano scatenato una caccia all'uomo che aveva portato alla rovina della sua famiglia allargata, un nucleo comunista del quale oggi rimangono solo alcuni ruderi viventi. Chi aveva messo quelle foto nel diario di Elham? e perché? Una rivelazione del suo capo e un rapido viaggio in Svezia confondono ancora di più il mondo già sconclusionato di Elham, che deve riuscire a barcamenarsi tra le mille facce di una società iraniana che sembra ancor più caotica delle sue strade.
Moltissimi personaggi, salti diacronici al limite dell'incomprensibilità, un intreccio familiare complesso e una lingua dura e sintetica rendono il romanzo di non facile lettura, anche se alcuni dialoghi, la ricorrente cosmesi femminile e le singolari abitudini di guida potrebbero stuzzicare
la curiosità del lettore – almeno di quello occidentale – per una società a cavallo tra tradizione e modernità, in un contrasto di vincoli sociali obsoleti e desiderio di emancipazione del quale la protagonista è l'archetipo perfetto.

Giudizio sintetico: Confuso

sabato 2 maggio 2020

Follia maggiore

di Alessandro Robecchi, Sellerio

Romanzo malinconico e piacevole come il suo protagonista, quel Carlo Monterossi che Robecchi ha già fatto apprezzare nei suoi romanzi precedenti, con il contorno di personaggi e quartieri che dipingono senza sconti la Milano da bere del nuovo millennio. Questa volta ridotto soprattutto ad autista e factotum di un anziano contabile ricco e potente, Monterossi non perde comunque occasione per sottolineare in modo smaliziato la sua distanza – morale e intellettuale – da quel mondo che detesta ma dal quale sembra proprio non riuscire mai a staccarsi.

Un omicidio incomprensibile, una signora della borghesia uccisa da una brutta caduta dopo un'aggressione ad apparente scopo di rapina. Ghezzi e Carella, due investigatori della Mobile di Milano, iniziano a scavare nel passato della vittima per venire a capo di un delitto che presenta troppe incongruenze. Ma la notizia del delitto smuove qualcosa anche nel passato di Umberto Serrani, un facoltoso e anziano signore, ancora ben introdotto nel mondo della finanza border line, che ha passato la vita a mettere al riparo le fortune altrui e che con la vittima aveva avuto una tempestosa storia d'amore un quarto di secolo prima. Serrani, che ha avuto modo di conoscere Monterossi e il suo amico Oscar Falcone in circostanze particolari, decide di assumerli per capire qualcosa di più della vita e della morte della sua vecchia fiamma.
Con capitoli alternati tra Ghezzi-Carella e Monterossi-Falcone il libro srotola una trama articolata che vede nel rimpianto il motivo scatenante di tutte le vicende, e nel quale è la città meneghina, con le sue stranezze e la rosa delle sue possibilità, la vera protagonista. Come sempre, in sottofondo, la TV commerciale e un Bob Dylan profetico, al quale qui si affiancano arie liriche e una Cenerentola involontaria.

Giudizio sintetico: Nostalgico



domenica 26 aprile 2020

Il cassetto dei ricordi segreti

di Lynda Rutledge, PIEMME

Un romanzo poco impegnativo, storia al femminile che punta sul coinvolgimento emotivo del lettore. Il rapporto tra madre e figlia, spesso conflittuale, trova nel libro uno sviluppo originale attraverso il collegamento con gli oggetti, intesi come messaggio e parte di sé da lasciare ai propri eredi. La protagonista, Faith Bass Darling, giunta secondo lei al termine della propria vita, decide di vendere a prezzo irrisorio tutti i costosi mobili e le ricche suppellettili di casa che i suoi progenitori le hanno lasciato.

31 dicembre 1999, Texas. Faith Bass, settantenne proprietaria di un'antica villa, sa che non arriverà a domani, non entrerà nel nuovo millennio. Organizza nel suo ultimo giorno di vita una garage sale nel proprio giardino, in cui vendere tutto il prezioso arredo. I concittadini si affrettano ad approfittare di questa straordinaria occasione, anche se Faith è affetta da Alzeheimer. Si possono acquistare autentiche lampade Tiffany e pezzi di antiquariato per pochi dollari. Bobby, un'antiquaria che fin da bambina, essendo amica di Claudia Jean, figlia di Faith, aveva ammirato i beni della ricca villa rimanendo a guardare quegli oggetti ad occhi spalancati, avverte Claudia di quanto sta accadendo. Claudia, che si è allontanata da anni dalla casa e ha interrotto i rapporti con la madre, decide di tornare, pur a malincuore.
Riaffiorano i ricordi, i dolori del passato, gli eventi drammatici, le colpe; gli oggetti diventano evocatori di un passato a volte da cancellare, ma non privo di affetti e speranze. Una storia malinconica e delicata, che tuttavia risulta un po' stucchevole e prevedibile.

Giudizio sintetico: Nostalgico

venerdì 24 aprile 2020

La misura dell'uomo

di Marco Malvaldi, Giunti

In questo romanzo Malvaldi abbandona i simpatici anziani del Bar Lume per proiettare la sua ironia nel Rinascimento, e più precisamente alla corte di Ludovico il Moro nel periodo in cui Leonardo da Vinci si dedicava alla realizzazione, mai ultimata, del cavallo in bronzo del monumento equestre dedicato a Francesco Sforza. Ma la dimensione storica si intreccia con un'indagine investigativa che lo stesso Leonardo intraprende per risolvere il mistero di un cadavere sconosciuto rinvenuto nel cortile del castello. La leggerezza iniziale del racconto viene lentamente dissolta dal numero di personaggi, piuttosto elevato, che partecipano alla vicenda.

Milano, 1493. Leonardo è l'artista più apprezzato alla corte di Ludovico il Moro, il Duca che alterna la severa amministrazione della sua Signoria alle manovre politiche e alle attenzioni per la moglie e le varie amanti. Il ritrovamento di un cadavere misterioso nel cortile del castello, apparentemente morto per cause naturali sconosciute, dà l'avvio ad un intreccio complesso e ricco di personaggi, molti realmente vissuti, nel quale si alternano il racconto romanzato – non privo dell'ormai nota ironia dell'autore – ed eventi storici di sfondo che condizionano lo sviluppo dell'intreccio. Interessante anche l'alternanza tra il linguaggio moderno e alcune forzature linguistiche medievalizzanti che arricchiscono e rendono più immediato il contesto.
Ne esce un racconto ibrido, posizionato a metà tra storia e comedy thriller, che stuzzica l'attenzione del lettore in cerca di evasione, ma che riesce nel contempo a dare piccole notizie interessanti sulla vita del capoluogo meneghino in epoca rinascimentale. Peccato che questi accenni storici siano presentati in una forma forzatamente "didattica", più adatta ad un pubblico di giovani che d'altro canto – probabilmente – non si ritroverebbero nello sviluppo della trama e nella caratterizzazione dei personaggi.

Giudizio sintetico: Leonardesco