venerdì 22 gennaio 2021

Il concerto dei destini fragili

di Maurizio De Giovanni, Solferino Editore 


Non un thriller, come ci attendiamo aprendo un romanzo di De Giovanni, non l'ambientazione precisa e talvolta elegiaca della città di Napoli, ma un racconto, breve e intenso, con tre personaggi centrali, un medico, un avvocato e una domestica proveniente da un Paese dell'Est, nell' Italia della pandemia da Covid19. Voci diverse che formano un concerto doloroso di fronte ad un virus che colpisce indiscriminatamente. Che la fragilità sia elemento costitutivo della natura umana è cosa risaputa, la pandemia come la guerra ci pone con evidenza di fronte ad una realtà di cui spesso ci si dimentica, nell'illusione di poter vivere per sempre.

In una città italiana, nel 2020, le storie di tre personaggi che non hanno alcun legame tra loro. Il giovane dottore, che si dedica con tutto se stesso a curare, senza sapere neppure bene come, i malati di questo misterioso virus, con la disperazione di chi molte volte non può salvarli o addirittura non ha letti sufficienti per poterli ricoverare in rianimazione; l'avvocato di successo, ricco, dalla vita dissoluta, distrutto da una relazione finita ormai da tempo, che vive nella nostalgia di quell'amore; Svetlana, donna delle pulizie, che non riesce più a trovare lavoro. Le signore, che prima si facevano aiutare nei lavori domestici, ora, chiuse in casa, provvedono loro stesse alla pulizia del loro appartamento e lei deve pagare l'affitto del suo piccolo bilocale, provvedere alla figlia adolescente e pensare al compagno che vive con loro, che da quando non trova più lavoro, si ubriaca ed è diventato violento. È straniera, non in regola, non ha aiuti. Destini diversi, che si incontrano casualmente in una notte terribile. Un racconto intenso, ricco di sentimento, sulle nostre paure, sul senso di smarrimento che ha colto tutti noi improvvisamente, colpiti da un male inatteso e fuori controllo. E ci siamo sentiti ancora come foglie, di omerica o ungarettiana memoria, che un alito di vento, ad un tratto, fa cadere. 

Giudizio sintetico: Fatale

sabato 16 gennaio 2021

Nel mare ci sono i coccodrilli

di Fabio Geda, Baldini & Castoldi

Un best seller basato su una storia vera. Un bambino che diventa uomo nel tentativo, durato ben otto anni, di sfuggire ad un destino avverso con una migrazione dal Pakistan all'Italia, lungo la massacrante via che passa da Iran, Turchia e Grecia. Una storia di crescita e liberazione raccontata con una velata ironia, una scoperta del mondo tracciata attraverso gli occhi semplici e innocenti di un ragazzino che vede la realtà senza pregiudizi, qualunque essa sia.

Enaiatollah Akbari è un bambino afgano nato nella parte sbagliata di un conflitto. Anche quando le parti in causa cambiano, la sua appartenenza etnica rimane comunque la parte sbagliata. Ecco quindi che la madre, rimasta vedova da un giorno all'altro e priva di mezzi, piuttosto che vederlo finire come pagamento di un debito involontario si trova costretta ad abbandonare Enaiatollah in Pakistan, facendogli promettere di diventare una persona retta. In poco meno di un decennio il ragazzo passa da un lavoro all'altro, impara nuove lingue, conosce nuovi compagni di viaggio, riesce a farsi accettare nelle realtà più improbabili, fino a raggiungere l'Italia attraverso la rotta più feroce, quel viaggio della speranza che attraversa Pakistan, Iran, e, attraverso montagne infinite e nascondigli crudeli, conduce prima in Turchia, poi in Grecia, e infine in Italia.
Un romanzo che è una storia vera, di riscatto, speranza e rassegnato fatalismo, raccontato attraverso gli occhi di un ragazzino ingenuo ma intelligente, che confronta le sue poche conoscenze con realtà tanto inadatte alla sua età quanto ineludibili e sconosciute. Sconvolgente, per il lettore occidentale, il pensiero che tutti gli episodi narrati rappresentino per molti minori una cronaca reale di esperienza quotidiana, tra speranze deluse, lingue sempre straniere, paure tutt'altro che infondate e sogni irrinunciabili.

Giudizio sintetico: Migratorio

venerdì 15 gennaio 2021

Gli insospettabili

di Sarah Savioli, Feltrinelli 

Un thriller diverso dal consueto. La protagonista, Anna, ha una straordinaria capacità: grazie ad un piccolo ematoma cerebrale, è in grado di comunicare con tutti gli esseri senzienti, umani ma anche animali e piante. Un dialogo che nasce dall'attenzione e dall'ascolto che Anna rivolge loro, considerandoli non insignificanti comparse, ma esseri viventi meritevoli di considerazione e di rispetto. La simpatia e la sensibilità di Anna rendono il romanzo leggero e godibile. 

In una cittadina della provincia italiana, in un qualunque pomeriggio invernale, un uomo di 34 anni, Armando Piazza, muore cadendo dalla finestra della propria casa. Un caso di suicidio. Ma la mamma di Armando non è convinta. Suo figlio era un ex tossicodipendente, che ora però aveva un lavoro e viveva come tanti altri. La donna si rivolge ad un investigatore privato, Giovanni Cantoni, che lavora con il fidato e solare Tonino e con Anna, la donna dotata della capacità di avvalersi dell'aiuto di vari testimoni invisibili: gli animali e le piante. I 3 si impegnano nell'indagine, accompagnati dal cane del Cantoni, l'alano Otto, goloso di dolci e restio ad esporsi nelle situazioni pericolose, nonostante le dimensioni voluminose del suo corpo. Anna lavora con passione, conciliando l'impegno di detective con quello di madre di famiglia. Una famiglia composta dal marito Alessandro e dal piccolo Luca di 4 anni – attento osservatore di tutto quel che viene detto e fatto dagli adulti –, dal gatto Banzai e dal suo ficus. Anna che è sempre di corsa, con il timore di arrivare in ritardo a prendere il figlio all'asilo o a presentarsi al lavoro, pronta a battibeccare con il suo capo (il Cantoni), ma sempre comunque attenta ad ascoltare gli altri e a mettere insieme gli elementi di indagine raccolti. Un racconto originale, ironico, un giallo ben strutturato, con attenzione alle caratteristiche psicologiche dei personaggi, ma soprattutto teso a far emergere il valore dell'empatia e del vivere in armonia con tutti gli abitanti del pianeta.

Giudizio sintetico: Empatico

sabato 2 gennaio 2021

Le signore in nero

di Madeleine St. John, Garzanti 


Romanzo pubblicato nel 1993, ambientato a Sydney negli anni '50, opera prima di una scrittrice australiana, prima ad essere candidata al Man Booker Prize. Il libro è stato tradotto e pubblicato in Italia solo nel 2019. Una commedia, leggera e scorrevole, non banale, con interessanti approfondimenti psicologici e sociali. Protagoniste 4 donne, al centro non di una trama gialla come il titolo potrebbe suggerire, ma semplici commesse che indossano nel grande magazzino Goode's, in cui lavorano, un'elegante uniforme nera.

Secondo piano del grande magazzino Goode's di Sydney, due eleganti reparti: quello di "Abiti da cocktail" e quello dei "Modelli esclusivi". Qui lavorano, sotto l'attenta supervisione di Miss Jacobs, la responsabile delle modifiche, 4 donne: Patty, sposata da anni con un uomo che ora sembra non vederla neanche più; Fay, che ambisce al matrimonio ma non riesce ad incontrare uomini con intenzioni "serie"; Magda, elegante, affascinante donna di origine slovena; e infine Lesley, l'ultima arrivata al magazzino, assunta perché presumibilmente intelligente, visto che è vicina al conseguimento del diploma di scuola superiore, pur se d'aspetto modesto, a causa dei suoi vestiti confezionati dalla madre, e con un fisico esile ed insignificante da ragazzina. Lesley tre anni prima ha scoperto la poesia Tigre di Blake e, avendo scritto una tesina sull'opera, ha ottenuto l'attenzione e la considerazione dei suoi insegnanti, migliorando sensibilmente il proprio profitto scolastico. Lesley – o Lisa, come ha deciso di farsi chiamare da quando ha iniziato a lavorare da Goode's – vorrebbe continuare gli studi, sostenuta dalla madre, ma il padre, un uomo che dopo il lavoro trascorre il suo tempo al pub scolando birre e spendendo grosse somme di denaro in scommesse, considera l'università una mera perdita di tempo. Il lavoro da Goode's trasforma Lisa, la rende più sicura di sé grazie alla guida di Magda, che la inserisce nel proprio ambiente, quello degli europei che vivono a Sydney, ambiente più colto, aperto ed elegante di quello degli australiani che pure un poco disprezzano questi rifugiati europei del dopoguerra. 
Tema del romanzo è un nascente femminismo, per cui nelle donne, abituate a definirsi nei loro ruoli nei confronti degli uomini e a ritenere che la propria felicità sia dipendente da loro, si fanno strada ambizioni, desiderio di libertà e consapevolezza di sé che sembrano preludere a un cambiamento della mentalità femminile. Un romanzo gradevole e ben scritto, che si legge rapidamente e stimola qualche riflessione.

Giudizio sintetico: Glamour

Broken

di Don Wislow, HarperCollins Italia Ed.

Sei romanzi brevi dello scrittore americano, sei storie in cui i personaggi ricorrono in più punti e in cui si rincontrano alcuni protagonisti di romanzi precedenti  che hanno fatto la fortuna di questo istrionico autore. Scritte con stili volutamente diversi – alcune dediche di apertura dei romanzi lo testimoniano con sufficiente evidenza –, le storie raccontano un'America perduta ma non disperata, in cui il valore della vita umana sembra sempre meno importante, ma nella quale sopravvivono valori discutibili nella forma, ma sostanzialmente improntati a una certa etica morale, non sempre condivisibile.

Nel primo racconto i protagonisti appartengono ad una famiglia di poliziotti. La madre centralinista del 911, i figli entrambi sulla strada: il maggiore a capo di una spregiudicata squadra d'assalto, il secondo alle prime armi. Sarà proprio l'omicidio di quest'ultimo a mettere in crisi i princìpi etici di una madre distrutta, che non esita a scatenare il figlio maggiore in una vendetta senza freni. La violenza qui è il tema dominante.
Nel secondo romanzo, Highway 101, dedicato a Steve Mc Queen, un ladro professionista e un poliziotto che ha dedicato la sua vita alla caccia di questo malvivente si rincorrono sulla strada costiera che dà il nome al racconto. Entrambi scenderanno a compromessi con le regole operative cui si sono sempre attenuti, in nome di una coerenza che non traspare all'esterno.
Nel terzo romanzo, un simpatico agente deve cercare di risalire alle ragioni che lo hanno visto mettere in ridicolo, di fronte alla città intera, da parte di uno scimpanzé fuggito da uno zoo con una pistola tra le mani. Personaggi, temi e stranezze che ricordano da vicino il maestro americano Elmore Leonard, cui sono ispirate forma narrativa e storia.
In Sunset, il quarto romanzo, ritroviamo contemporaneamente l'ambiente e i protagonisti de "La pattuglia dell'alba" e della serie dedicata a Neal Carey. In questo caso il fulcro è rappresentato dall'inflessibile quanto grasso Duke Kasmajian, garante delle cauzioni alla caccia di un fuggiasco, un ex campione di surf caduto in disgrazia.
Nel quinto romanzo ritroviamo Chon, Ben e O, il trio di amanti e spacciatori di erba protagonisti de "Le belve". Qui si ritrovano alle Hawaii per una joint venture che finisce male, tra mafie locali, questioni territoriali e una divisione evidente tra nativi e malihini, gli stranieri. È molto evidente in questa storia il desiderio di Winslow di racchiudere in uno stesso racconto i vari personaggi che ne hanno caratterizzato la storia professionale, qui improbabilmente tutti riuniti in una sperduta isola del Pacifico.
L'ultimo racconto, pur non dichiaratamente, sembra ispirato ad ambienti e caratteri dei romanzi di Cormac Mc Carthy. Il protagonista è un ex cowboy, riciclatosi come guardia di frontiera, che decide di intervenire personalmente per restituire una figlia alla madre immigrata clandestina, mettendosi contro una burocrazia e un'amministrazione più preoccupate della propria reputazione mediatica che degli obiettivi che dovrebbero perseguire.
Un libro in cui Winslow sembra voler recuperare personaggi e caratteristiche dei suoi noir più "narrativi", dopo la serie di romanzi più cronachistici dedicati al traffico di droga e alla corruzione.
Comunque una lettura piacevole, diversificata, che tiene ancorati alla pagina come un romanzo unico, nonostante la relativa brevità dei racconti.

Giudizio sintetico: Rieccoli

sabato 19 dicembre 2020

L'Avversario

di Emmanuel Carrère, Adelphi

Il tema del doppio non è nuovo nella letteratura. Viene subito alla mente il romanzo di Stevenson,
Lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hyde, il volto buono di una persona e quello malvagio della stessa. Ma in questo libro, Jean Claude Romand non è un personaggio di fiction, bensì il protagonista di  un fatto di cronaca avvenuto in Francia, un uomo considerato fino a quel momento un medico di tutto rispetto che ha fatto molto parlare di sé per aver sterminato la famiglia.

Il 9 gennaio 1993 Jean Claude Romand uccide la moglie Florence e i loro bambini di 5 e 7 anni. Poi ammazza anche i propri genitori. Tenta il suicidio appiccando il fuoco alla propria casa, ma viene salvato dall'incendio. Il narratore di questa tragica storia premette di essere entrato in contatto con il protagonista, di aver assistito al processo e di aver cercato di entrare nella psiche di quest'uomo, una persona stimata fino al momento della strage, un medico divenuto ricercatore all'OMS di Ginevra, benestante, meritevole anche per non aver messo mai in evidenza con gli altri i propri successi e le proprie capacità. La realtà è un'altra: Jean Claude non si è mai laureato. Da quando non è riuscito a sostenere l'esame di ammissione al secondo anno della Facoltà di Medicina, non ha proseguito gli studi. Ha solo raccontato di essersi laureato, di lavorare all'OMS a Ginevra non lontano dal paese in cui abita, Prevessin, con la famiglia. E la famiglia e gli amici gli hanno creduto. Si è servito per vivere agiatamente del denaro che parenti e amici gli hanno affidato, sicuri che l'avrebbe investito in Svizzera nel modo migliore. Diciotto anni di bugie – diciotto anni – senza destare sospetti. Ma quando il dubbio sembra affiorare e la verità venire a galla, Jean Claude decide di "fuggire". La fuga però non è il suicidio ma innanzitutto l'uccisione dei propri cari, anche dei due figli piccoli. Il narratore indaga la vita del protagonista, ricostruisce tutte le sue bugie, i momenti in cui avrebbe potuto svelare la verità e uscire da quella situazione asfissiante e non l'ha fatto, quasi sopraffatto dal proprio altro io, l'avversario. Un romanzo che racconta, in una prosa forse troppo cronachistica, una vicenda inquietante suscitando nel lettore tanti interrogativi sulla conoscenza di sé e degli altri, senza tuttavia riuscire a cogliere il mistero doloroso di una psiche. 

Giudizio sintetico: Duplex

L'oceano di mezzo

di Federico Rampini, Laterza


Il sottotitolo "un viaggio lungo 24.539 miglia" risulta addirittura riduttivo per il numero di Paesi vissuti in prima persona dal giornalista, che è stato corrispondente dall'estero, professore universitario, autore di libri e spettacoli, e che ha vissuto a lungo in almeno tre continenti. Diversamente da altre sue opere in questo caso, sull'aspetto economico-sociale dei luoghi, prevalgono quello autobiografico ed esperienziale.

Prendendo spunto dalle diverse fasi della sua vita, che lo hanno visto vivere a lungo in molte delle città più importanti del mondo, Rampini ne cattura alcuni momenti salienti per descriverne le particolarità, le curiosità sociali, le esperienze singolari vissute in prima persona. I capitoli sono dedicati alle varie città come una sorta di autobiografia geografica che ne fotografa le peculiarità nei momenti in cui l'autore vi ha soggiornato, ma che nel contempo ne sottolinea le differenze rispetto alla realtà odierna. 
Separati e intervallati dagli acquerelli di Nicola Magrin, scorrono così tra le pagine le origini genovesi, la Milano del lavoro e della nebbia, l'adolescenza a Bruxelles, le vacanze e il primo incarico parigino, il rumore di New York, gli anni in Asia – vissuti nel periodo dello sviluppo delle due potenze dominanti Cina e India, ma anche dell'emergente Indonesia e del Giappone – per poi tornare alla West Coast americana, non tralasciando una singolare ed episodica puntata in Eritrea. 
Un vero giro del mondo, osservato con l'occhio aperto dell'osservatore cosmopolita, cittadino del mondo, che non rinnega le proprie radici familiari ma che è sempre pronto ad impiantarne di nuove. Ed è proprio nell'apertura alla diversità culturale, nell'incanto della scoperta e nel disincanto dell'ideologia politica, che risulta più evidente la cifra di un libro breve ma non brevissimo che non è autobiografia, non è reportage, non è antropologia geografica, ma è il racconto di un marinaio di lungo corso che a dispetto del titolo, per sua stessa ammissione, non ha mai solcato i mari.

Giudizio sintetico: Mappamondo

sabato 12 dicembre 2020

L'eleganza del riccio

 di Muriel Barbery, Edizioni e/o


Un successo editoriale da 50 milioni di copie, imperniato sulla necessità di nascondere se stessi, le proprie qualità, per sopravvivere in un mondo in cui contano di più la sfrontatezza e l'apparenza rispetto alla nobiltà d'animo e alla cultura. Una scelta di mimesi che scavalca le generazioni e il censo, analizzata con un'introspezione filosofica ironica, capace di stupire per la sua accuratezza. Parole pesanti come macigni espresse con la leggerezza di un sorriso.

Renée è una vedova di mezza età che fa la portinaia di un lussuoso stabile parigino, un microcosmo abitato da famiglie benestanti che vantano un'esistenza più che agiata. Nessuno la nota, è una donna insignificante e brutta che rappresenta il cliché di una classe di rozzi pigri, apparentemente destinati a servire le élite. Nella sua vita, un marito morto ormai da anni, un gatto – Lev – talmente grasso da non muoversi quasi più, la televisione perennemente accesa su programmi nazionalpopolari. Dietro questo paravento di mediocrità, tuttavia, si nasconde un'altra Renée, una donna dalla cultura eccezionale che ha letto tutti gli autori, segue i teatri più importanti e ascolta la musica più raffinata, frequentatrice di biblioteche universitarie e con una conoscenza dell'arte profonda e consapevole. La seconda Renée è gelosamente nascosta dalla prima, e vuole rimanere anonima per non scontrarsi con la realtà degli inquilini dello stabile, arrivisti finto-progressisti che considerano la cultura un bene di consumo, silenziosamente convinti di esserne la massima espressione in virtù della propria agiatezza. Unica eccezione, Paloma, figlia minore di un ministro, che come Renée nasconde la propria straordinaria intelligenza per non scontrarsi continuamente coi propri familiari, che sopporta disprezzandoli. Ma come due animali sentono la propria affinità, così la donna e la bambina si studiano, si annusano, simpatizzano, fino a legarsi l'una all'altra grazie ad un singolare e ricco signore giapponese.
Un libro complesso e ironico, mai banale, che offre spunti emotivi, culturali e psicologici interessanti e che riesce continuamente a evocare, con poche parole, anche le emozioni più complesse, nello stesso tempo deridendo in modo quasi sarcastico le manie e la prosopopea di una intellighenzia tanto boriosa quanto inconcludente ma capace di generare al proprio interno perle di eccezionale valore.

Giudizio sintetico: Dissimulatorio

Bugiarda no, reticente

di Franca Valeri, Einaudi 

Un'autobiografia – o meglio, una conversazione dell'artista – che rivela, alla soglia dei 90 anni, scorci dei propri ricordi, memorie che affiorano nelle sue veglie notturne: eventi, persone, luoghi della sua vita. "La mente è una minuziosa macchina da presa che entra in tutte le stanze del passato, non sfugge uno sgabuzzino, né il balcone di una cucina". Ricordi e riflessioni di un personaggio dotato di ironia e intelligenza straordinarie.

Francesca Maria Norsa, in arte Franca Valeri, nome d'arte ispirato al poeta Paul Valery, dedica questo libro "Alla signora Cecilia, la mia mamma" che ha segnato la sua prima formazione nella Milano degli anni '30, città in cui Franca è nata il 30 luglio 1920, in una famiglia ebraica molto benestante. La madre vuole per i figli, un maschio e una femmina, vestiti di sartoria, buone scuole e letture scelte, lezioni di francese, palco alla Scala. Con il padre, ingegnere, uomo ironico, poco convinto delle ambizioni artistiche della figlia, Franca ha in comune la passione per la cioccolata. I ricordi affiorano senza seguire un ordine cronologico: le leggi razziali, il trasloco a Roma, gli amici, i colleghi, gli incontri straordinari come quello con Charlie Chaplin. La sua lunga carriera, dagli esordi in Francia con il teatro dei Gobbi, ai personaggi più celebri, la signorina Snob e la signora Cecioni, il suo impegno nel cinema con la  predilezione per 2 film – Il segno di Venere e Parigi o cara – scritti da lei. Due lunghe storie d'amore, con due traditori. Ma anche lei non era poi del tutto fedele, se si pensa che l'amore principale della sua vita è sempre stato il Teatro. Un dialogo arguto, quello di Franca, con l'invisibile intervistatrice cui si rivolge, sobrio e privo di retorica, costruito per sottrazione, anche nei riferimenti alla malattia e alla vecchiaia quando "il tempo per pensare è sovrabbondante" e "non c'è più posto possibilmente per gli errori".

Giudizio sintetico: Generazione preparata

venerdì 4 dicembre 2020

Vite che non sono la mia

di Emmanuel Carrère, Einaudi 


Un romanzo che, partendo da esperienze vissute, collettive e personali, si interroga sul senso della vita, sull'amore, sul rapporto che lega ognuno di noi agli altri esseri umani. Le esistenze degli altri, se guardate con interesse profondo, ci liberano dalla prigione del nostro io modificando il nostro modo di vedere la realtà.

Emmanuel e Hélène sono in vacanza nello Sri Lanka nel 2004. Nella notte di Natale, quella che precede lo tsunami, pensano con malinconia che quelle saranno le loro ultime vacanze insieme. La grande passione che li aveva uniti creando l'illusione di costruire una vita insieme, di invecchiare insieme, si sta spegnendo. Non c'è astio tra i due, solo la consapevolezza che i sentimenti finiscono. Ma il giorno successivo lo tsunami travolge tutto e tutti, modificando nel tempo anche il loro rapporto. L'isola non è più quella di prima, coperta di fango e corpi straziati, i sopravvissuti cercano i loro cari con un'angoscia che li soffoca. Emmanuel e Hélène vivono il dolore lacerante di una coppia, anch'essa di origine francese, che perde la figlioletta di 4 anni, Juliette, spazzata via dall'onda anomala; assistono alla disperata ricerca di una donna, che ha smarrito il marito e, paventandone la morte, è sicura che non potrà sopravvivergli. Tornati in Francia, dopo poco tempo un'altra sciagura, questa volta nell'ambito familiare. La sorella di Hélène, anche lei di nome Juliette, sta male: cancro al seno con metastasi ai polmoni. Già da ragazza il cancro l'aveva colpita rendendola zoppa, ora ha 33 anni ed è un giudice, è sposata con Patrice – che ama molto – e ha 3 figlie piccole, l'ultima di solo 15 mesi. Parlando a lungo con Patrice ed Etienne, amico e collega di Juliette, Emmanuel vive le loro esistenze e comprende il legame tra Juliette e Etienne; anche lui ha avuto il cancro, si è interrogato sulla malattia, ha vissuto, come la donna, il timore e la speranza che i propri cari, dopo la propria morte, riusciranno a comunque a vivere. Con lui può rivelare i momenti di disperazione, risparmiati a Patrice. 
Un romanzo intenso, che sebbene sia scritto in prosa scorrevole è anche faticoso  per i temi trattati, soprattutto nella seconda parte. Un romanzo che rimane nel cuore del lettore. 

Giudizio sintetico: Vite vissute

sabato 14 novembre 2020

Forse

di Rosetta Loy, Einaudi 


La scrittura come mezzo per conoscere se stessi, per fare chiarezza, ripercorrendo la propria storia inserita nella grande Storia, quella dell'Italia del secondo dopoguerra, quando il Paese viveva un periodo pesante nutrendo però la forte speranza di andare incontro a un futuro migliore. L'autobiografia di una donna che volge indietro lo sguardo attento, dolce, malinconico e sincero di chi non vuole fare sconti a nessuno e soprattutto a se stessa. 

Rosetta, conosciuta da tanti lettori, è scrittrice di successo, autrice, per citare il suo romanzo forse più noto, di Le strade di polvere. In questo libro racconta la propria vita partendo dal 1942. Rosetta appartiene a una famiglia molto benestante, dell'alta borghesia, il padre è un costruttore. Un'educazione rigida, un'istitutrice, tre sorelle e un fratello. L'abitazione ai Parioli, le estati in Monferrato, gite, amicizie. Nel 1949, a 18 anni, l'incontro della vita: un ragazzo più grande, bello, un po' come Gregory Peck, del tutto diverso dai modelli paterni. Peppe Loy – fratello del futuro famoso regista Nanni – è squattrinato, parla degli errori del capitalismo, legge Marx, è comunista e si nutre di poesia. Il padre di Rosetta si oppone a una loro relazione e la ragazza, pur legatissima al padre, si ribella, racconta bugie, accetta qualche allontanamento dal ragazzo solo perché certa che sarà di breve durata. La ribellione a una visione della vita trasmessa dalla famiglia senza possibilità di sollevare dei dubbi  è messa in discussione per sempre dalla Loy, che diventa convinta sostenitrice del "Forse". Un romanzo di formazione che, per certi versi, ricorda Lessico familiare della Ginzburg, anche per le affettuose citazioni di abitudini e modi di dire della propria famiglia; l'ironia e la simpatia del romanzo della Ginzburg rimangono tuttavia ineguagliabili.

Giudizio sintetico: Conosci te stesso

Trilogia di New York

 di Paul Auster, Einaudi


Una raccolta di tre romanzi brevi (Città di vetro, Fantasmi, La stanza chiusa), collegati da un unico filo conduttore, l'abbandono di qualsiasi legame sociale, affettivo, di gruppo, a causa di un'ossessione investigativa. I tre protagonisti, apparentemente elementi ben inseriti nella New York della seconda metà del secolo XX, si trovano proiettati in una indagine anomala, diversa per ognuno, che li assorbe completamente e rende la loro vita un progressivo abbandono delle abitudini, delle amicizie, di tutto.

New York, anni '70/'80. Tre episodi con tre solitari protagonisti: Daniel Quinn è un autore di polizieschi che viene svegliato nel cuore della notte da una strana telefonata, nella quale lo scambiano per un detective sconosciuto, offrendogli un misterioso incarico. Dopo qualche tentennamento, Quinn si butta a capofitto nell'indagine, fino ad esiti imprevedibili. Il secondo episodio vede un detective professionista ereditare l'agenzia investigativa nella quale ha lavorato fino a quel momento. Il primo incarico è quello di spiare un uomo (Mr. Black) per un tempo indefinito, incarico che vedrà Mr. Blue (questo il nome del detective, in un turbinio di personaggi dai nomi di vari colori) precipitare lentamente in un oblio nel quale non si capisce più chi sia il controllore e chi il controllato. Nel terzo episodio, un critico letterario che in gioventù ha avuto un'amicizia totalizzante, si vede incaricato di dare voce agli scritti del suo amico di infanzia misteriosamente scomparso. L'attrattiva degli scritti e della moglie dell'amico scomparso gettano l'uomo in una spirale di immedesimazione che lo spingerà a sposare la moglie dell'amico, adottarne il figlio, fino ad un epilogo ermetico e oscuro quanto il corpo di tutta la trilogia, che non perde occasione di stupire per le divagazioni culturali, filosofiche, di costume, cioè di tutto quello che in genere non si trova in una detective story. Forse per rimarcare il fatto che queste non sono – e probabilmente non vogliono essere – tre detective stories.

Giudizio sintetico: Ossessionato

mercoledì 11 novembre 2020

Il treno di cristallo

di Nicola Lecca, Mondadori


Fiaba moderna, imperniata su un viaggio in treno attraverso l'Europa, che riflette il carattere itinerante dell'Autore. Un giovane ingenuo e inesperto, dall'animo profondamente buono, attraversa il Vecchio Continente per scoprire la verità su un padre che credeva morto da anni. Nel complesso un romanzo gradevole ma privo di avvenimenti salienti, al quale solo il finale riesce a dare un minimo di tensione narrativa.

Aaron è un giovane gelataio figlio di una madre single opprimente e sciatta, abbrutita dalla fatica di sbarcare il lunario in una cittadina della costa sud dell'Inghilterra. Come amico ha un immigrato italiano furbo e smaliziato, Gennarino, come amore a distanza una ragazza conosciuta via web che non ha nemmeno mai visto, ma con la quale intrattiene una chat appassionata di nascosto dalla madre. Un giorno, inaspettatamente, riceve una lettera e un biglietto interrail che lo spingeranno a partire in treno per Zagabria, per incontrare un notaio incaricato di eseguire le ultime volontà testamentarie di suo padre, che lui credeva morto prima della propria nascita. Il viaggio, paradigma di una crescita post-adolescenziale, è un'occasione per descrivere nel dettaglio diverse città dell'Europa centrale, tentando di coglierne lo spirito.
Gradevole lettura, leggera nei toni e nella forma, non riesce tuttavia a risultare accattivante, soprattutto a causa di un'anticipazione dei contenuti che spesso lascia poco all'inferenzialità del lettore.

Giudizio sintetico: Viaggiatorio

lunedì 2 novembre 2020

Alex

di Pierre Lemaitre, Mondadori 


Un thriller duro, violento, secondo romanzo della quadrilogia che ha come protagonista il comandante Camille Verhoeven dell'Anticrimine di Parigi. Al centro di questo romanzo Alex, una trentenne, affascinante e misteriosa, rapita e sottoposta a tortura da un energumeno che aspetta solo di vederla morire. Questo l'incipit di un lungo romanzo, che più volte sconvolge le aspettative e i giudizi che il lettore si forma procedendo nella storia. I ruoli di vittima e carnefice appaiono incerti e capovolgibili e, fino all'ultimo, si rimane in attesa della verità. 

Periferia di Parigi. Alex, pur essendo sera tardi, uscita dal ristorante si avvia verso casa da sola. Improvvisamente è colpita da una serie di pugni, caricata a forza su un furgone bianco e trasportata in un magazzino buio e puzzolente. L'attende una piccola gabbia, un antico strumento di tortura, in cui viene rinchiusa, a 2 metri di altezza da terra. Una gabbia talmente piccola da costringerla a stare rattrappita in attesa che i suoi  muscoli si atrofizzino e le sue ossa crollino. Intorno a lei grossi ratti, pronti a cibarsi della ragazza appena possibile. L'uomo che l'ha sequestrata assiste alla tortura, animato da sete di vendetta. Nessuno denuncia la scomparsa di Alex; solo la testimonianza fortuita di una passante dà l'avvio all'indagine. Il caso è affidato al comandante Camille Verhoeven, un ometto "alto" 1,45 m., dal carattere scontroso, poco entusiasta di dover condurre l'indagine, non essendo riuscito a salvare la moglie Irène, vittima proprio di un sequestro. Ma il suo capo, Le Guen, lo costringe ad accettare e forse la possibilità di ritrovare viva la donna, per lui una sconosciuta, potrebbe attenuare il suo rimorso e dargli una spinta più forte a riuscire nell'impresa. La storia è cruda, i personaggi, gli ambienti e le situazioni contribuiscono alla tensione che si mantiene nel corso del romanzo; su tutto si staglia la figura della protagonista, che ricorda personaggi femminili cinematografici fortemente drammatici. 

Giudizio sintetico: Imprevedibile

domenica 1 novembre 2020

L'invenzione di noi due

di Matteo Bussola, Einaudi


Il logoramento dei rapporti di coppia sembra inevitabile, nella prima parte di questo romanzo, così come sembra coraggiosa e spregiudicata la scelta del protagonista di non arrendersi all'evidenza di un amore apparentemente giunto al termine, almeno per uno dei due. Facendo leva sul coinvolgimento emotivo del lettore, la vicenda racconta senza sconti le difficoltà del matrimonio e lascia aperta più di una domanda sul destino dell'amore nel nuovo millennio.

Milo e Nadia si sono conosciuti presto scambiandosi messaggi sui banchi di scuola, poi si sono ritrovati ormai adulti, si sono sposati, si sono amati. Ma ora sono solo una coppia come tante, logorata dal tempo e incapace di slanci vitali. Milo è ancora innamorato della donna che vive con lui, ma si rende conto che Nadia non lo ama più, almeno nel senso che lui desidererebbe. Disperato, sceglie una strada coraggiosa e incosciente, quella di fingersi qualcun altro per provare a riconquistarla. Ne nasce un rapporto a due facce, quella reale e quella artefatta, che si confondono e si intersecano con esiti imprevedibili. Ma la realtà non fa sconti e Milo dovrà cercare di ritrovare non solo la sua compagna, ma anche se stesso.
Con un linguaggio che riesce a descrivere con semplicità sensazioni complesse, Bussola riesce a raccontare, con esiti interessanti, le due solitudini di un uomo e una donna che hanno perso la ragione del loro esistere come coppia.

Giudizio sintetico: Faker