domenica 26 aprile 2020

Il cassetto dei ricordi segreti

di Lynda Rutledge, PIEMME

Un romanzo poco impegnativo, storia al femminile che punta sul coinvolgimento emotivo del lettore. Il rapporto tra madre e figlia, spesso conflittuale, trova nel libro uno sviluppo originale attraverso il collegamento con gli oggetti, intesi come messaggio e parte di sé da lasciare ai propri eredi. La protagonista, Faith Bass Darling, giunta secondo lei al termine della propria vita, decide di vendere a prezzo irrisorio tutti i costosi mobili e le ricche suppellettili di casa che i suoi progenitori le hanno lasciato.

31 dicembre 1999, Texas. Faith Bass, settantenne proprietaria di un'antica villa, sa che non arriverà a domani, non entrerà nel nuovo millennio. Organizza nel suo ultimo giorno di vita una garage sale nel proprio giardino, in cui vendere tutto il prezioso arredo. I concittadini si affrettano ad approfittare di questa straordinaria occasione, anche se Faith è affetta da Alzeheimer. Si possono acquistare autentiche lampade Tiffany e pezzi di antiquariato per pochi dollari. Bobby, un'antiquaria che fin da bambina, essendo amica di Claudia Jean, figlia di Faith, aveva ammirato i beni della ricca villa rimanendo a guardare quegli oggetti ad occhi spalancati, avverte Claudia di quanto sta accadendo. Claudia, che si è allontanata da anni dalla casa e ha interrotto i rapporti con la madre, decide di tornare, pur a malincuore.
Riaffiorano i ricordi, i dolori del passato, gli eventi drammatici, le colpe; gli oggetti diventano evocatori di un passato a volte da cancellare, ma non privo di affetti e speranze. Una storia malinconica e delicata, che tuttavia risulta un po' stucchevole e prevedibile.

Giudizio sintetico: Nostalgico

venerdì 24 aprile 2020

La misura dell'uomo

di Marco Malvaldi, Giunti

In questo romanzo Malvaldi abbandona i simpatici anziani del Bar Lume per proiettare la sua ironia nel Rinascimento, e più precisamente alla corte di Ludovico il Moro nel periodo in cui Leonardo da Vinci si dedicava alla realizzazione, mai ultimata, del cavallo in bronzo del monumento equestre dedicato a Francesco Sforza. Ma la dimensione storica si intreccia con un'indagine investigativa che lo stesso Leonardo intraprende per risolvere il mistero di un cadavere sconosciuto rinvenuto nel cortile del castello. La leggerezza iniziale del racconto viene lentamente dissolta dal numero di personaggi, piuttosto elevato, che partecipano alla vicenda.

Milano, 1493. Leonardo è l'artista più apprezzato alla corte di Ludovico il Moro, il Duca che alterna la severa amministrazione della sua Signoria alle manovre politiche e alle attenzioni per la moglie e le varie amanti. Il ritrovamento di un cadavere misterioso nel cortile del castello, apparentemente morto per cause naturali sconosciute, dà l'avvio ad un intreccio complesso e ricco di personaggi, molti realmente vissuti, nel quale si alternano il racconto romanzato – non privo dell'ormai nota ironia dell'autore – ed eventi storici di sfondo che condizionano lo sviluppo dell'intreccio. Interessante anche l'alternanza tra il linguaggio moderno e alcune forzature linguistiche medievalizzanti che arricchiscono e rendono più immediato il contesto.
Ne esce un racconto ibrido, posizionato a metà tra storia e comedy thriller, che stuzzica l'attenzione del lettore in cerca di evasione, ma che riesce nel contempo a dare piccole notizie interessanti sulla vita del capoluogo meneghino in epoca rinascimentale. Peccato che questi accenni storici siano presentati in una forma forzatamente "didattica", più adatta ad un pubblico di giovani che d'altro canto – probabilmente – non si ritroverebbero nello sviluppo della trama e nella caratterizzazione dei personaggi.

Giudizio sintetico: Leonardesco

La vita segreta degli scrittori

di Guillaume Musso, La nave di Teseo

Noir mediterraneo ambientato in un'isola immaginaria dell'estremità meridionale della Costa Azzurra. Veloce e di facile lettura, vede protagonisti almeno due scrittori e una giornalista, ma la velocità degli avvenimenti fa passare in secondo piano molte delle citazioni letterarie che infarciscono il testo e che restano quindi in superficie. Intreccio interessante, ma non particolarmente verosimile, tanto che l'autore sente l'esigenza di chiarirne la genesi al termine del romanzo.

La voce narrante è un giovane aspirante scrittore, ammiratore di Nathan Fawles, un premio Pulitzer che ha deciso improvvisamente di smettere di scrivere da un giorno all'altro, per ragioni misteriose, ritirandosi su un'isola della Costa Azzurra a un'ora di nave da Tolone. Il giovane ha accettato un lavoro presso la libreria locale, nella speranza di incontrare il suo mito e fargli leggere il proprio romanzo di esordio.
Lo sviluppo del racconto insiste su un delitto macabro, sulle ragioni dell'abbandono della scrittura da parte dell'autore di fama e sulle avventure del ragazzo e di una giovane e spregiudicata giornalista che sembra avere la chiave giusta per incrinare la corazza apparentemente impenetrabile che avvolge e tutela la privacy di Fawles.
Un polar sicuramente in grado di catturare l'attenzione della maggior parte dei lettori, anche se alcune svolte narrative vengono incomprensibilmente preannunciate dai numerosi incipit che precedono ogni capitolo.

Giudizio sintetico: Scritthriller

lunedì 20 aprile 2020

1Q84

di Haruki Murakami, Einaudi

Opera imponente composta da tre volumi suddivisi in due libri (Volume 1 - aprile-giugno e Volume 2 - luglio-settembre; Volume 3 - ottobre dicembre) per un totale di oltre 1100 pagine, è considerato il titolo più significativo e caratteristico dello scrittore giapponese. Si tratta di un valzer tra due protagonisti che si amano, si pensano continuamente, si cercano senza convinzione, e che sono il perno di una vicenda onirica e introspettiva che li vede protagonisti di un mondo parallelo, che somiglia in modo impressionante al mondo reale ma che se ne distingue per la singolare presenza di due lune e una serie di avvenimenti misteriosi. Attorno a loro tutti gli altri personaggi sembrano sapere tutto di quanto succede, anche se qualsiasi cosa accade dipende prevalentemente dalle scelte dei due protagonisti. 

Tokyo, 1984. Aomame è una trentenne avvenente e atletica che per lavoro allena gli iscritti di un club esclusivo, seguendo i clienti più affezionati anche al di fuori della struttura. Ma Aomame è soprattutto un killer di estrema professionalità, che uccide individui che si sono macchiati di colpe di cui la giustizia non è al corrente, e lo fa in modo che la loro morte appaia dovuta a cause naturali. Un giorno, in un taxi bloccato su una superstrada, segue le indicazioni del guidatore e scende una misteriosa scala che le permette di liberarsi dall'attesa dell'ingorgo, ma che le dà la sensazione di essere stata proiettata in una dimensione diversa, pur mantenendo apparentemente invariato il mondo che la circonda.
La stessa impressione di straniamento è avvertita da Tengo, aspirante scrittore e professore di matematica a cui viene affidato l'incarico di riscrivere il romanzo di Fukaeri, una splendida diciassettenne autrice di un racconto tanto affascinante quanto mal scritto, legata misteriosamente ad una setta che di religioso ha poco o niente.
Al racconto alternato delle vicende di Aomame e Tengo, entrambi con la sensazione di vivere in un mondo che non è il loro, nel terzo volume si affianca una terza figura, quella di Ushikawa, un investigatore maldestro e bruttissimo ma dotato di un acume singolare.
Nel complesso, un racconto a puntate alterne nel quale realtà, sogno, esoterismo, introspezione, non lasciano mai al lettore la sicurezza di aver capito l'universo in cui si svolgono le vicende. Nonostante gli evidenti e dichiarati riferimenti al 1984 di Orwell, la vera nota distintiva di 1Q84 è comunque la capacità tutta orientale di Murakami di saper pilotare l'empatia del lettore verso le emozioni dei protagonisti, nonostante l'impiego di una lingua scandita in terza persona che in altri contesti terrebbe il lettore su un piano di osservazione estremamente pacato e distante.

Giudizio sintetico: Universalter

martedì 14 aprile 2020

La vita bugiarda degli adulti

di Elena Ferrante, edizioni e/o

Un romanzo di formazione. Giovanna, all'inizio del romanzo dodicenne, scopre aspetti del carattere e del comportamento dei propri genitori, da lei molto amati e stimati, deludenti e da rifuggire. Anche il proprio volto sembra mutare e diventare quasi brutto, come se una cattiveria sepolta dentro sé ed ignorata nel periodo infantile emergesse e le deturpasse i tratti del viso. Anni difficili, quelli di questa adolescente, alla ricerca difficile e confusa della propria identità, il più possibile autonoma da quella degli adulti.

A Napoli, nel Rione Alto in cima a San Giacomo dei Capri, vive Giovanna. La sua è una famiglia borghese, colta, atea, serena. Fino al momento in cui Giovanna, sente, senza che i genitori se ne accorgano, che il padre la paragona alla propria sorella, Vittoria, finora sconosciuta alla ragazzina, osservando che – imbruttendosi – la figlia sta iniziando a somigliarle. Una ferita profonda: quella frase pronunciata da un padre affettuoso e amatissimo, dà l'avvio ad un processo di interrogativi su se stessa e sulla propria famiglia. Il desiderio di conoscere zia Vittoria diventa una precisa volontà cui i genitori non si oppongono, anche se i rapporti tra loro sono interrotti. Giovanna scopre una donna del tutto diversa da quelle finora conosciute: sguaiata, spesso volgare, autoritaria ma anche affettuosa e bisognosa di amore. Con lei scopre anche un altro volto di Napoli, quello dei quartieri bassi – dove la donna vive – e persone di quel mondo, spesso istintive, colleriche, ma ricche di sentimento.
La separazione dei genitori, la scoperta della relazione extraconiugale del padre iniziata da anni, l'allontanamento di lui dalla casa familiare, accentua la crisi di Giovanna (o Giannì, come è chiamata dagli amici della zona popolare). Il bene e il male si mescolano nelle persone, avere dei modelli sembra impossibile; forse, ognuno deve cercare una propria strada per diventare adulto.
Un romanzo narrato in prima persona dalla protagonista che, dopo un inizio rapido, si dilunga nello scavo delle proprie contraddizioni e delle scelte difficili e provvisorie. Tuttavia il modo di delineare i personaggi è così intenso che, terminato il libro, si fa fatica a staccarsene con la mente.

Giudizio sintetico: Napul' è

mercoledì 1 aprile 2020

La masseria delle allodole

di Antonia Arslan, Rizzoli

Al centro del romanzo il genocidio degli Armeni. Durante il primo conflitto mondiale, i Giovani Turchi decidono di ripulire il Paese da questo popolo, di "estirpare un bubbone" in modo tale che non rimanga neppure un Armeno, che, altrimenti, si sarebbe poi vendicato. Uno dei genocidi del '900, meno conosciuto di altri ma altrettanto feroce. La narratrice racconta la storia di una famiglia armena, la sua, una storia che suo nonno, in vecchiaia – in un'età in cui la nostalgia è più intensa – le ha trasmesso.

Anatolia, 1915. La famiglia Avakian, il cui capo indiscusso è Sempad, vive in una piccola città del territorio armeno, nella grande casa abitata da zii, cugini e parenti vari. Nella campagna vicina si trova, vicino alle cascate, la masseria delle allodole, la bella casa di campagna in cui fervono i preparativi per l'imminente arrivo di Yervant (nonno della narratrice), fratello di Sempad, che ha lasciato da ragazzo la casa paterna per andare a studiare nel collegio armeno di Venezia e ora vuole, insieme alla propria famiglia, rincontrarsi con i suoi e con la sua terra. Un incontro che non potrà mai avvenire. L'Italia decide infatti di entrare in guerra e chiude le frontiere, mentre i "Giovani Turchi" vogliono costruire una Grande Turchia depurata dalle minoranze etniche.
La prima parte del romanzo racconta la strage degli uomini armeni, i primi che devono essere eliminati. La descrizione non è priva di particolari raccapriccianti dai quali emerge la ferocia degli uomini; la seconda parte narra la deportazione delle donne, dei bambini e degli anziani fino al deserto di Des-es-zor: un lungo cammino segnato da stenti, stupri di donne e bambine ad opera delle guardie (gli zaptié), e gli attacchi dei curdi. Si stagliano le figure di donne forti, eroiche loro malgrado, nello sforzo di difendere in ogni modo i propri figli.
Una pagina tra le più terribili della storia novecentesca, che il romanzo ha il merito di mostrare nella sua crudeltà e nella sua follia. Lo stile della narrazione tuttavia è involuto e complesso per cui la lettura è difficoltosa e poco fluida anche perché la narratrice introduce nel corso del racconto parti in corsivo contenenti commenti e anticipazioni di vicende che si svolgeranno in futuro.

Giudizio sintetico: Funesto

venerdì 27 marzo 2020

Saturno

di Serge Quadruppani, Einaudi

Non uno solo, ma numerosi protagonisti per questo thriller a bassa tensione, ulteriore esempio della tendenza dei narratori francesi contemporanei a ribaltare costantemente il fronte durante la narrazione. Oggetto del racconto, le vicende dei superstiti di una strage terroristica apparentemente incomprensibile che coinvolge investigatori privati, killer organizzati, faccendieri e una bella commissaria non più giovanissima, che tende a perdere la linea ma non il proprio fascino.

Saturnia, 2009, vigilia del G8 dell'Aquila. In uno stabilimento termale di livello elevato, appare un terrorista che inizia a sparare sulle persone immerse nelle vasche e poi sparisce velocemente lasciando un comunicato di rivendicazione redatto in arabo. Da questo episodio di sangue prende l'avvio un'inchiesta di cui si occupa la Commissaria Tavianello, una donna che preferisce lavorare in autonomia e parallelamente alla quale si muovono anche un pugno di persone accomunate dal fatto di essere state presenti al momento della strage, scampando miracolosamente alla morte. Sullo sfondo, un mondo di poteri forti e senza scrupoli che sembrano manovrare i personaggi come burattini.
Una trama articolata e personaggi ben delineati non sono sufficienti a donare al racconto, comunque apprezzabile, la forza emotiva che le premesse sembrerebbero dargli. I salti narrativi sono infatti suddivisi tra un numero troppo elevato di personaggi, con una conseguente frammentazione della capacità di focalizzazione del lettore e la perdita involontaria dello status di protagonisti che il killer e la Commissaria meriterebbero.

Giudizio sintetico: Corale

venerdì 20 marzo 2020

L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome

di Alice Basso, Garzanti

Thriller leggero ed elegante, vagamente ironico, che strizza l'occhio allo sfruttamento che le case editrici fanno delle loro redazioni, spesso chiamate a sopperire alla mancanza di tempo, idee e – troppo spesso – talento di alcuni autori in crisi produttiva. Protagonista, una ghostwriter di grande capacità e con il dono dell'empatia, capace di immedesimarsi immediatamente con gli autori riuscendo a ricalcarne alla perfezione stile e anima narrativa.

Come uno Zelig della scrittura, Vani Sarca è in grado di immedesimarsi nella scrittura di chiunque, grazie ad un particolare spirito di osservazione e ad una tanto innata quanto sbalorditiva capacità di immedesimazione. Diventata una colonna portante della sua casa editrice – che la chiama in ogni occasione in cui uno scrittore si trova nella spiacevole situazione di non riuscire a consegnare in tempo un libro –, Vani scrive di tutto e soprattutto lo fa molto in fretta: dalla medicina alla narrativa, senza tradire lo stile dello scrittore di cui è l'ombra. Per conto suo, ciò che le importa non sono né le idee, né il piacere di vedere il proprio nome in copertina: il suo interesse è solo materiale, un contratto e un compenso. Quando però le viene proposto di scrivere il libro di un'autrice raffinata che deve il suo successo all'esoterismo, qualche perplessità le nasce dentro, tanto più che la donna scompare misteriosamente e per Vani è un periodo di cambiamento.
Ripercorrendo la storia di Vani e l'indagine sulla scomparsa dell'autrice, guidata da un poliziotto che è un condensato dei detective della narrativa di genere, si incontra una galleria di personaggi altrettanto paradigmatici, con un approccio narrativo tra introspezione e noir che riesce a mantenersi in equilibrio tra i due generi senza cadere negli eccessi caratteristici di entrambi. Il libro è il primo di una fortunata serie di romanzi con la stessa protagonista.

Giudizio sintetico: Archetipico


L'isola delle anime

di Piergiorgio Pulixi, Rizzoli

Noir solido, ambientato in Sardegna tra Cagliari e l'Ogliastra, storia di un'inchiesta condotta da due donne poliziotto di indole, carattere, storia e lingua diverse, che solo l'obiettivo comune di trovare l'autore di un truce delitto riesce a mantenere unite. Molto singolare l'attenzione che l'autore presta al concetto del mito, qui declinato in chiave arcaica.

Sono due donne antitetiche, ma accomunate dal destino di essere state confinate, per punizione, nello scantinato più umido e buio della Questura di Cagliari: un angolo in cui si accumulano i cold case, delitti insoluti che il tempo ha relegato nel dimenticatoio ma che non possono ufficialmente essere chiusi. Mara e Eva si detestano: la prima è elegante ma sboccata, usa il dialetto e non ha peli sulla lingua, ma sa apprezzare l'estetica e conosce bene la sua città. Eva invece è una dark mezza irlandese appena sbarcata nel capoluogo sardo, pallida ed emaciata, sempre in jeans e anfibi consumati, che vive in un monolocale e ha alle spalle una storia buia, un curriculum importante e il desiderio di cambiare vita a tutti i costi, anche al prezzo di sopportare l'astio della collega – peraltro ricambiato. All'improvviso, un delitto truce dal sapore rituale le costringerà a rimettersi in gioco imparando ad apprezzarsi reciprocamente, assieme ad un collega gravemente malato che in passato si era occupato in modo ossessivo di casi troppo simili al loro per non essere interpellato.
Thriller accattivante con un intreccio articolato, paga il prezzo di una caratterizzazione forse eccessiva di molti personaggi, che tuttavia riescono comunque ad essere sufficientemente credibili da lasciare addirittura in ombra le descrizioni dei luoghi, in realtà molto ben definiti.


Giudizio sintetico: Nuragico


lunedì 2 marzo 2020

La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg

di Sandra Petrignani, Neri Pozza


Un'ampia biografia della Ginzburg, costruita dall'autrice, che ebbe anche occasione di incontrarla personalmente e che ha attinto per questo lavoro a materiali diversi: lettere, documenti, parole, ricordi e – soprattutto – precise citazioni delle opere. Un saggio che disegna un ritratto vivo e a tutto tondo della scrittrice, che assume tinte intense nella ricostruzione di un'epoca e di un ambiente, quello intellettuale dell'Italia del '900.

Storia della Corsara, di Natalia Ginzburg, soprannominata in questo modo per le sue battaglie, attraverso la forza della scrittura e, in Parlamento, condotte a fondo con coraggio. La Ginzburg ha scritto tanto, non solo Lessico familiare per cui tutti la ricordano, ma altri romanzi, saggi, articoli, opere teatrali. Iscrittasi nel dopoguerra al PCI, dal 1983 viene eletta in Parlamento.
Sandra Petrignani racconta, con una prosa leggera e appassionata, la vita della scrittrice, parla con le persone che l'hanno conosciuta, visita le case abitate da lei. Natalia, nata a Palermo dalla milanese Lidia Tanzi (la sorella di Drusilla, moglie di Montale) e dallo scienziato triestino Giuseppe Levi, a 3 anni si trasferisce con la famiglia a Torino. Una bambina sensibile, malinconica,un po' musona, chiamata in casa "Maria Temporala", spaventata dal padre che urla facilmente contro tutti, a cui la ragazza evita di rivolgere la parola. Nel 1938 sposa Leone Ginzburg, antifascista, che aveva contribuito con Giulio Einaudi alla fondazione dell'omonima casa editrice. Gli anni del confino a Pizzoli, in Abruzzo, durante la seconda guerra mondiale; la morte di Leone in carcere, in seguito alle torture naziste. Poi gli anni romani, il secondo matrimonio, una figlia gravemente disabile. Un'Italia che cambia, mostrando dagli anni '80 un individualismo sempre più forte: "Un tempo in cui sono banditi lo spirito, la responsabilità individuale, il comportamento morale individuale".
Una vita, quella della Ginzburg, in cui giocano un ruolo fondamentale amici come Pavese, Vittorini, Moravia, Morante, Garboli e la sua amica per eccellenza, la scrittura.
Un'opera molto interessante per chi ama la storia e la letteratura del '900, o semplicemente vuole conoscerle. Un lavoro apprezzabile di ricerca ma forse un po' carente di sintesi e rielaborazione che permettano, al di là della precisa ricostruzione di episodi e momenti dell'esistenza del personaggio, di conoscere più intimamente la donna, senza dubbio tra i più importanti scrittori del '900.

Giudizio sintetico: Novecentesco

La misura del tempo

di Gianrico Carofiglio, Einaudi

Nuovo romanzo con protagonista l'avvocato Guerrieri. Per chi apprezza l'autore, un appuntamento imperdibile per la capacità del narratore di unire alle vicende di carattere giudiziario, considerazioni sulla vita, sui rapporti con la realtà e, come in questo caso, sul tempo.  Lorenza, la donna che si rivolge all'avvocato per la difesa del figlio accusato di omicidio, ha avuto in gioventù con lui una storia d'amore. Passato e presente si mescolano, i ricordi riaffiorano mentre si svolge il processo di appello.

Bari, giorni nostri. Lorenza Delle Foglie fissa un appuntamento con l'avvocato Guerrieri. Il nome della donna, prima ancora di vederla, riporta l'avvocato al passato, a quando aveva circa 25 anni, era praticante avvocato, e aveva avuto una storia d'amore con una ragazza più grande di lui di circa 5 anni. Una ragazza affascinante,
disinibita, misteriosa, che l'ha lasciato poi senza spiegazioni. Sono passati 27 anni. La persona che si presenta all'appuntamento è proprio quella ragazza ma è molto cambiata, capelli grigi, un aspetto dimesso, invecchiato più del normale. La donna lo prega di assumere la difesa del figlio Jacopo, già condannato in primo grado per l'omicidio di uno spacciatore. L'avvocato che l'aveva seguito in primo grado è morto e, forse per la condizione di malattia in cui versava, ha condotto  la difesa in modo discutibile. Guerrieri accetta pur riconoscendo la difficoltà della causa, in quanto le prove indiziarie sembrano portare a una sentenza di colpevolezza. Si tratta, per Guerrieri, di riuscire a presentare una diversa interpretazione dei fatti e insinuare un ragionevole dubbio sull'impianto di colpevolezza.
La storia è interessante, forse la parte processuale un po' prolissa, ma lo stile del narratore rende la lettura sempre piacevole; l'ironico distacco dello sguardo del narratore sulle cose della vita, le sue considerazioni sul tempo che scorre lento nella giovinezza, essendo ricco di scoperte ed eventi e veloce in vecchiaia per la monotonia delle giornate, sull'assenza della verità che è, come affermato da Elias Canetti, "una roccia solo per chi non la sente e non la respira."

Giudizio sintetico: Tempus fugit

sabato 29 febbraio 2020

Bianco

di Bret Easton Ellis, Einaudi

Saggio autobiografico feroce e americanissimo sull'omologazione del pensiero democratico nell'epoca di Internet. Bersaglio della critica l'imposizione della condivisione del pensiero nei social, che impone di mettere i "Mi piace" alle pagine più politically correct bersagliando di insulti e mettendo alla gogna mediatica chi la pensa diversamente, e l'incapacità di accettare la realtà da parte di quella sinistra che non ha saputo accettare la sconfitta politica conseguente all'elezione di Donald Trump alla presidenza degli USA.

Un racconto autobiografico privo di pudore, quello di Ellis, che usa la narrazione di sé stesso per un'analisi critica senza scrupoli del pensiero politico e della cultura statunitensi degli ultimi 20-30 anni. Filo conduttore, il fastidio provato per l'intransigenza degli intellettuali democratici che dall'elezione di Trump hanno messo in atto una furiosa Resistenza fatta di un misto di ipocrisia e rifiuto della realtà, comportamenti che grazie ai social hanno finito per diventare epidemici condizionando l'intero mondo di cinema, TV, Internet e social media al quale l'autore appartiene da sempre.
Controcorrente e dichiaratamente NON politically correct, lo sfogo di Ellis offre sicuramente numerosi spunti di riflessione sul destino del pensiero contemporaneo, tuttavia al lettore italiano può apparire distante e privo di collegamenti con il vissuto, a causa dell'aspetto autobiografico imperniato su attività editoriali, pubblicazioni, personaggi pubblici, programmi TV e poadcast non sempre abbastanza noti al di fuori degli Stati Uniti, ad eccezione di quelli firmati da Ellis stesso. Nel complesso, rimangono comunque sempre apprezzabili lo stile e l'ironia dell'autore di American Psycho, almeno in questa efficace traduzione di Giuseppe Culicchia.

Giudizio sintetico: Anticonformista

Carnaio

di Giulio Cavalli, Fandango

Romanzo grottesco dai toni blandamente ironici e dal ritmo incessante, in cui il confine tra la critica sociale e l'eccesso teatrale dei monologhi dei protagonisti appaiono talvolta in conflitto. Il libro racconta la storia impossibile di una catastrofe misteriosa e incomprensibile che colpisce un piccolo paese costiero, trasformando dal punto di vista sociale e individuale tutti gli abitanti. Macabro e quasi privo di punteggiatura, richiama alla mente un tracollo politico di tipo orwelliano, ma senza la stessa forza critica.

DF è un piccolo paese immaginario della costa italiana, caratterizzato dalla presenza di alcune tipologie umane proprie della realtà di una piccola comunità: il sindaco "eterno", che sopperisce al limite dei mandati candidando il figlio, la vamp appassita che ancora attrae tutti i maschi del paese, il conduttore istrione di una rete locale ammirato dalle casalinghe, il ricchissimo imprenditore, i pescatori che annaspano per sbarcare il lunario ecc. Ed è proprio un pescatore a trovare tra gli scogli il cadavere di un uomo dalla pelle scura vestito di pochi stracci ormai fatti a pezzi dai pesci. Sembrerebbe l'ennesima tragedia frequente sui litorali italiani, ma il tentativo di archiviazione dello svogliato commissario della locale stazione dei Carabinieri è contraddetto da altri ritrovamenti di cadaveri, che iniziano a ripetersi fino a quando il fenomeno assume una dimensione tale da costringere tutti gli abitanti a cambiare le proprie abitudini e i limiti della propria umanità.
Profetizzando un mondo tragico in cui la morale comune cede il passo alle dinamiche politiche ed economiche più spietate, il romanzo porta volutamente all'eccesso alcune caratteristiche tutte italiane, come la capacità di affrontare le emergenze con fantasia e capacità imprenditoriale, gli scrupoli che vengono abbandonati non appena il sentire comune li rende obsoleti, lo scarico delle responsabilità politiche nei momenti di crisi, la voglia di affidarsi all'uomo forte nei momenti più difficili. Tuttavia la miscela di satira e horror, complice una forma narrativa "a cascata", i cui i periodi sembrano precipitare gli uni sugli altri, pur rendendo veloce la lettura, non riesce comunque a convincere del tutto.

Giudizio sintetico: Cadaverico

giovedì 27 febbraio 2020

La vedova scalza

di Salvatore Niffoi, Adelphi

Tanto difficile quanto affascinante, questo romanzo storico ci introduce in un mondo autarchico, la Barbagia del periodo fascista, attraverso la musicalità di una commistione tra italiano e dialetto che riesce non soltanto a comunicare passioni, colori e durezza di un contesto rurale fatto di emozioni forti e sangue, ma anche i rumori e gli odori di un ambiente dominato da animali e piante nel quale gli umani si muovono e si scontrano con rapporti sociali, regole e abitudini arcaiche ma autentiche.

Nella Barbagia degli anni tra le due Guerre mondiali si compie il destino di Mintonia Savuccu, giovane vedova del latitante Micheddu, ucciso in modo cruento dopo una vita passata per buona parte alla macchia. Il dolore e la rabbia di Mintonia esplodono nel primo capitolo con un lungo monologo che traccia la linea lungo la quale si muove il resto del romanzo, una lunga lettera scritta a caldo e spedita alla nipote dall'America Latina mezzo secolo dopo, perché il ricordo non muoia con i protagonisti di una vicenda in cui la rabbia e il carattere hanno deciso della vita e del futuro di vittime e colpevoli.
La scelta di Niffoi di servirsi del dialetto per tracciare con maggiore musicalità il terreno delle vicende, inizialmente lascia il lettore non sardofono alquanto perplesso e attonito, tuttavia dopo il primo capitolo – davvero spiazzante – il registro cambia a sufficienza da permettere una comprensione maggiore del racconto, storia della vita e della sete di vendetta di una donna combattiva che non riesce ad accettare il destino che il suo paese sembra averle assegnato.

Giudizio sintetico: Balente

venerdì 21 febbraio 2020

Una domenica

di Fabio Geda, Einaudi

Non accade molto in questo romanzo, descrizione dell'incontro della solitudine di un uomo diventato vedovo da poco e di una giovane donna che ha perso la voglia di far fronte alle difficoltà della vita. La voce narrante esterna, la figlia dell'uomo, marca ancora di più la difficoltà di riuscire a rendere reciproci pensieri ed emozioni dei due protagonisti, per i quali trovare una vera confidenza è difficile nonostante il loro animo glielo suggerisca con forza.

Torino. Il padre della voce narrante è un tecnico esperto di ponti che ha girato il mondo e che una volta in pensione si è ritrovato vedovo a causa di un incidente stradale occorso alla moglie. Sebbene inesperto in cucina, con pazienza e ostinazione ha deciso di preparare un luculliano pranzo domenicale per la famiglia di un'altra figlia, così da passare la domenica con le nipotine che vede raramente. Ma la caduta da un albero di una delle due piccole fa saltare l'incontro e il pensionato si trova con una tavola imbandita e nessuno con cui dividerla. Amareggiato – e preoccupato per la nipotina che non può raggiungere –, decide quindi di uscire a piedi e incontra casualmente Elena e Gaston, una madre e un figlio che sembrano ancora più soli di lui. L'invito che ne consegue si offre come spunto per conoscere la vita, le emozioni, i segreti e le difficoltà di interazione interne agli affetti familiari dell'uomo, la cui storia è emblematica di una generazione ricca di speranze e conscia del proprio valore, messa a confronto con le disillusioni della generazione successiva, che ha perso troppo in fretta le prospettive per il proprio futuro ma il cui spirito non è ancora spento.

Giudizio sintetico: Generazionale