sabato 2 gennaio 2021

Broken

di Don Wislow, HarperCollins Italia Ed.

Sei romanzi brevi dello scrittore americano, sei storie in cui i personaggi ricorrono in più punti e in cui si rincontrano alcuni protagonisti di romanzi precedenti  che hanno fatto la fortuna di questo istrionico autore. Scritte con stili volutamente diversi – alcune dediche di apertura dei romanzi lo testimoniano con sufficiente evidenza –, le storie raccontano un'America perduta ma non disperata, in cui il valore della vita umana sembra sempre meno importante, ma nella quale sopravvivono valori discutibili nella forma, ma sostanzialmente improntati a una certa etica morale, non sempre condivisibile.

Nel primo racconto i protagonisti appartengono ad una famiglia di poliziotti. La madre centralinista del 911, i figli entrambi sulla strada: il maggiore a capo di una spregiudicata squadra d'assalto, il secondo alle prime armi. Sarà proprio l'omicidio di quest'ultimo a mettere in crisi i princìpi etici di una madre distrutta, che non esita a scatenare il figlio maggiore in una vendetta senza freni. La violenza qui è il tema dominante.
Nel secondo romanzo, Highway 101, dedicato a Steve Mc Queen, un ladro professionista e un poliziotto che ha dedicato la sua vita alla caccia di questo malvivente si rincorrono sulla strada costiera che dà il nome al racconto. Entrambi scenderanno a compromessi con le regole operative cui si sono sempre attenuti, in nome di una coerenza che non traspare all'esterno.
Nel terzo romanzo, un simpatico agente deve cercare di risalire alle ragioni che lo hanno visto mettere in ridicolo, di fronte alla città intera, da parte di uno scimpanzé fuggito da uno zoo con una pistola tra le mani. Personaggi, temi e stranezze che ricordano da vicino il maestro americano Elmore Leonard, cui sono ispirate forma narrativa e storia.
In Sunset, il quarto romanzo, ritroviamo contemporaneamente l'ambiente e i protagonisti de "La pattuglia dell'alba" e della serie dedicata a Neal Carey. In questo caso il fulcro è rappresentato dall'inflessibile quanto grasso Duke Kasmajian, garante delle cauzioni alla caccia di un fuggiasco, un ex campione di surf caduto in disgrazia.
Nel quinto romanzo ritroviamo Chon, Ben e O, il trio di amanti e spacciatori di erba protagonisti de "Le belve". Qui si ritrovano alle Hawaii per una joint venture che finisce male, tra mafie locali, questioni territoriali e una divisione evidente tra nativi e malihini, gli stranieri. È molto evidente in questa storia il desiderio di Winslow di racchiudere in uno stesso racconto i vari personaggi che ne hanno caratterizzato la storia professionale, qui improbabilmente tutti riuniti in una sperduta isola del Pacifico.
L'ultimo racconto, pur non dichiaratamente, sembra ispirato ad ambienti e caratteri dei romanzi di Cormac Mc Carthy. Il protagonista è un ex cowboy, riciclatosi come guardia di frontiera, che decide di intervenire personalmente per restituire una figlia alla madre immigrata clandestina, mettendosi contro una burocrazia e un'amministrazione più preoccupate della propria reputazione mediatica che degli obiettivi che dovrebbero perseguire.
Un libro in cui Winslow sembra voler recuperare personaggi e caratteristiche dei suoi noir più "narrativi", dopo la serie di romanzi più cronachistici dedicati al traffico di droga e alla corruzione.
Comunque una lettura piacevole, diversificata, che tiene ancorati alla pagina come un romanzo unico, nonostante la relativa brevità dei racconti.

Giudizio sintetico: Rieccoli

sabato 19 dicembre 2020

L'Avversario

di Emmanuel Carrère, Adelphi

Il tema del doppio non è nuovo nella letteratura. Viene subito alla mente il romanzo di Stevenson,
Lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hyde, il volto buono di una persona e quello malvagio della stessa. Ma in questo libro, Jean Claude Romand non è un personaggio di fiction, bensì il protagonista di  un fatto di cronaca avvenuto in Francia, un uomo considerato fino a quel momento un medico di tutto rispetto che ha fatto molto parlare di sé per aver sterminato la famiglia.

Il 9 gennaio 1993 Jean Claude Romand uccide la moglie Florence e i loro bambini di 5 e 7 anni. Poi ammazza anche i propri genitori. Tenta il suicidio appiccando il fuoco alla propria casa, ma viene salvato dall'incendio. Il narratore di questa tragica storia premette di essere entrato in contatto con il protagonista, di aver assistito al processo e di aver cercato di entrare nella psiche di quest'uomo, una persona stimata fino al momento della strage, un medico divenuto ricercatore all'OMS di Ginevra, benestante, meritevole anche per non aver messo mai in evidenza con gli altri i propri successi e le proprie capacità. La realtà è un'altra: Jean Claude non si è mai laureato. Da quando non è riuscito a sostenere l'esame di ammissione al secondo anno della Facoltà di Medicina, non ha proseguito gli studi. Ha solo raccontato di essersi laureato, di lavorare all'OMS a Ginevra non lontano dal paese in cui abita, Prevessin, con la famiglia. E la famiglia e gli amici gli hanno creduto. Si è servito per vivere agiatamente del denaro che parenti e amici gli hanno affidato, sicuri che l'avrebbe investito in Svizzera nel modo migliore. Diciotto anni di bugie – diciotto anni – senza destare sospetti. Ma quando il dubbio sembra affiorare e la verità venire a galla, Jean Claude decide di "fuggire". La fuga però non è il suicidio ma innanzitutto l'uccisione dei propri cari, anche dei due figli piccoli. Il narratore indaga la vita del protagonista, ricostruisce tutte le sue bugie, i momenti in cui avrebbe potuto svelare la verità e uscire da quella situazione asfissiante e non l'ha fatto, quasi sopraffatto dal proprio altro io, l'avversario. Un romanzo che racconta, in una prosa forse troppo cronachistica, una vicenda inquietante suscitando nel lettore tanti interrogativi sulla conoscenza di sé e degli altri, senza tuttavia riuscire a cogliere il mistero doloroso di una psiche. 

Giudizio sintetico: Duplex

L'oceano di mezzo

di Federico Rampini, Laterza


Il sottotitolo "un viaggio lungo 24.539 miglia" risulta addirittura riduttivo per il numero di Paesi vissuti in prima persona dal giornalista, che è stato corrispondente dall'estero, professore universitario, autore di libri e spettacoli, e che ha vissuto a lungo in almeno tre continenti. Diversamente da altre sue opere in questo caso, sull'aspetto economico-sociale dei luoghi, prevalgono quello autobiografico ed esperienziale.

Prendendo spunto dalle diverse fasi della sua vita, che lo hanno visto vivere a lungo in molte delle città più importanti del mondo, Rampini ne cattura alcuni momenti salienti per descriverne le particolarità, le curiosità sociali, le esperienze singolari vissute in prima persona. I capitoli sono dedicati alle varie città come una sorta di autobiografia geografica che ne fotografa le peculiarità nei momenti in cui l'autore vi ha soggiornato, ma che nel contempo ne sottolinea le differenze rispetto alla realtà odierna. 
Separati e intervallati dagli acquerelli di Nicola Magrin, scorrono così tra le pagine le origini genovesi, la Milano del lavoro e della nebbia, l'adolescenza a Bruxelles, le vacanze e il primo incarico parigino, il rumore di New York, gli anni in Asia – vissuti nel periodo dello sviluppo delle due potenze dominanti Cina e India, ma anche dell'emergente Indonesia e del Giappone – per poi tornare alla West Coast americana, non tralasciando una singolare ed episodica puntata in Eritrea. 
Un vero giro del mondo, osservato con l'occhio aperto dell'osservatore cosmopolita, cittadino del mondo, che non rinnega le proprie radici familiari ma che è sempre pronto ad impiantarne di nuove. Ed è proprio nell'apertura alla diversità culturale, nell'incanto della scoperta e nel disincanto dell'ideologia politica, che risulta più evidente la cifra di un libro breve ma non brevissimo che non è autobiografia, non è reportage, non è antropologia geografica, ma è il racconto di un marinaio di lungo corso che a dispetto del titolo, per sua stessa ammissione, non ha mai solcato i mari.

Giudizio sintetico: Mappamondo

sabato 12 dicembre 2020

L'eleganza del riccio

 di Muriel Barbery, Edizioni e/o


Un successo editoriale da 50 milioni di copie, imperniato sulla necessità di nascondere se stessi, le proprie qualità, per sopravvivere in un mondo in cui contano di più la sfrontatezza e l'apparenza rispetto alla nobiltà d'animo e alla cultura. Una scelta di mimesi che scavalca le generazioni e il censo, analizzata con un'introspezione filosofica ironica, capace di stupire per la sua accuratezza. Parole pesanti come macigni espresse con la leggerezza di un sorriso.

Renée è una vedova di mezza età che fa la portinaia di un lussuoso stabile parigino, un microcosmo abitato da famiglie benestanti che vantano un'esistenza più che agiata. Nessuno la nota, è una donna insignificante e brutta che rappresenta il cliché di una classe di rozzi pigri, apparentemente destinati a servire le élite. Nella sua vita, un marito morto ormai da anni, un gatto – Lev – talmente grasso da non muoversi quasi più, la televisione perennemente accesa su programmi nazionalpopolari. Dietro questo paravento di mediocrità, tuttavia, si nasconde un'altra Renée, una donna dalla cultura eccezionale che ha letto tutti gli autori, segue i teatri più importanti e ascolta la musica più raffinata, frequentatrice di biblioteche universitarie e con una conoscenza dell'arte profonda e consapevole. La seconda Renée è gelosamente nascosta dalla prima, e vuole rimanere anonima per non scontrarsi con la realtà degli inquilini dello stabile, arrivisti finto-progressisti che considerano la cultura un bene di consumo, silenziosamente convinti di esserne la massima espressione in virtù della propria agiatezza. Unica eccezione, Paloma, figlia minore di un ministro, che come Renée nasconde la propria straordinaria intelligenza per non scontrarsi continuamente coi propri familiari, che sopporta disprezzandoli. Ma come due animali sentono la propria affinità, così la donna e la bambina si studiano, si annusano, simpatizzano, fino a legarsi l'una all'altra grazie ad un singolare e ricco signore giapponese.
Un libro complesso e ironico, mai banale, che offre spunti emotivi, culturali e psicologici interessanti e che riesce continuamente a evocare, con poche parole, anche le emozioni più complesse, nello stesso tempo deridendo in modo quasi sarcastico le manie e la prosopopea di una intellighenzia tanto boriosa quanto inconcludente ma capace di generare al proprio interno perle di eccezionale valore.

Giudizio sintetico: Dissimulatorio

Bugiarda no, reticente

di Franca Valeri, Einaudi 

Un'autobiografia – o meglio, una conversazione dell'artista – che rivela, alla soglia dei 90 anni, scorci dei propri ricordi, memorie che affiorano nelle sue veglie notturne: eventi, persone, luoghi della sua vita. "La mente è una minuziosa macchina da presa che entra in tutte le stanze del passato, non sfugge uno sgabuzzino, né il balcone di una cucina". Ricordi e riflessioni di un personaggio dotato di ironia e intelligenza straordinarie.

Francesca Maria Norsa, in arte Franca Valeri, nome d'arte ispirato al poeta Paul Valery, dedica questo libro "Alla signora Cecilia, la mia mamma" che ha segnato la sua prima formazione nella Milano degli anni '30, città in cui Franca è nata il 30 luglio 1920, in una famiglia ebraica molto benestante. La madre vuole per i figli, un maschio e una femmina, vestiti di sartoria, buone scuole e letture scelte, lezioni di francese, palco alla Scala. Con il padre, ingegnere, uomo ironico, poco convinto delle ambizioni artistiche della figlia, Franca ha in comune la passione per la cioccolata. I ricordi affiorano senza seguire un ordine cronologico: le leggi razziali, il trasloco a Roma, gli amici, i colleghi, gli incontri straordinari come quello con Charlie Chaplin. La sua lunga carriera, dagli esordi in Francia con il teatro dei Gobbi, ai personaggi più celebri, la signorina Snob e la signora Cecioni, il suo impegno nel cinema con la  predilezione per 2 film – Il segno di Venere e Parigi o cara – scritti da lei. Due lunghe storie d'amore, con due traditori. Ma anche lei non era poi del tutto fedele, se si pensa che l'amore principale della sua vita è sempre stato il Teatro. Un dialogo arguto, quello di Franca, con l'invisibile intervistatrice cui si rivolge, sobrio e privo di retorica, costruito per sottrazione, anche nei riferimenti alla malattia e alla vecchiaia quando "il tempo per pensare è sovrabbondante" e "non c'è più posto possibilmente per gli errori".

Giudizio sintetico: Generazione preparata

venerdì 4 dicembre 2020

Vite che non sono la mia

di Emmanuel Carrère, Einaudi 


Un romanzo che, partendo da esperienze vissute, collettive e personali, si interroga sul senso della vita, sull'amore, sul rapporto che lega ognuno di noi agli altri esseri umani. Le esistenze degli altri, se guardate con interesse profondo, ci liberano dalla prigione del nostro io modificando il nostro modo di vedere la realtà.

Emmanuel e Hélène sono in vacanza nello Sri Lanka nel 2004. Nella notte di Natale, quella che precede lo tsunami, pensano con malinconia che quelle saranno le loro ultime vacanze insieme. La grande passione che li aveva uniti creando l'illusione di costruire una vita insieme, di invecchiare insieme, si sta spegnendo. Non c'è astio tra i due, solo la consapevolezza che i sentimenti finiscono. Ma il giorno successivo lo tsunami travolge tutto e tutti, modificando nel tempo anche il loro rapporto. L'isola non è più quella di prima, coperta di fango e corpi straziati, i sopravvissuti cercano i loro cari con un'angoscia che li soffoca. Emmanuel e Hélène vivono il dolore lacerante di una coppia, anch'essa di origine francese, che perde la figlioletta di 4 anni, Juliette, spazzata via dall'onda anomala; assistono alla disperata ricerca di una donna, che ha smarrito il marito e, paventandone la morte, è sicura che non potrà sopravvivergli. Tornati in Francia, dopo poco tempo un'altra sciagura, questa volta nell'ambito familiare. La sorella di Hélène, anche lei di nome Juliette, sta male: cancro al seno con metastasi ai polmoni. Già da ragazza il cancro l'aveva colpita rendendola zoppa, ora ha 33 anni ed è un giudice, è sposata con Patrice – che ama molto – e ha 3 figlie piccole, l'ultima di solo 15 mesi. Parlando a lungo con Patrice ed Etienne, amico e collega di Juliette, Emmanuel vive le loro esistenze e comprende il legame tra Juliette e Etienne; anche lui ha avuto il cancro, si è interrogato sulla malattia, ha vissuto, come la donna, il timore e la speranza che i propri cari, dopo la propria morte, riusciranno a comunque a vivere. Con lui può rivelare i momenti di disperazione, risparmiati a Patrice. 
Un romanzo intenso, che sebbene sia scritto in prosa scorrevole è anche faticoso  per i temi trattati, soprattutto nella seconda parte. Un romanzo che rimane nel cuore del lettore. 

Giudizio sintetico: Vite vissute

sabato 14 novembre 2020

Forse

di Rosetta Loy, Einaudi 


La scrittura come mezzo per conoscere se stessi, per fare chiarezza, ripercorrendo la propria storia inserita nella grande Storia, quella dell'Italia del secondo dopoguerra, quando il Paese viveva un periodo pesante nutrendo però la forte speranza di andare incontro a un futuro migliore. L'autobiografia di una donna che volge indietro lo sguardo attento, dolce, malinconico e sincero di chi non vuole fare sconti a nessuno e soprattutto a se stessa. 

Rosetta, conosciuta da tanti lettori, è scrittrice di successo, autrice, per citare il suo romanzo forse più noto, di Le strade di polvere. In questo libro racconta la propria vita partendo dal 1942. Rosetta appartiene a una famiglia molto benestante, dell'alta borghesia, il padre è un costruttore. Un'educazione rigida, un'istitutrice, tre sorelle e un fratello. L'abitazione ai Parioli, le estati in Monferrato, gite, amicizie. Nel 1949, a 18 anni, l'incontro della vita: un ragazzo più grande, bello, un po' come Gregory Peck, del tutto diverso dai modelli paterni. Peppe Loy – fratello del futuro famoso regista Nanni – è squattrinato, parla degli errori del capitalismo, legge Marx, è comunista e si nutre di poesia. Il padre di Rosetta si oppone a una loro relazione e la ragazza, pur legatissima al padre, si ribella, racconta bugie, accetta qualche allontanamento dal ragazzo solo perché certa che sarà di breve durata. La ribellione a una visione della vita trasmessa dalla famiglia senza possibilità di sollevare dei dubbi  è messa in discussione per sempre dalla Loy, che diventa convinta sostenitrice del "Forse". Un romanzo di formazione che, per certi versi, ricorda Lessico familiare della Ginzburg, anche per le affettuose citazioni di abitudini e modi di dire della propria famiglia; l'ironia e la simpatia del romanzo della Ginzburg rimangono tuttavia ineguagliabili.

Giudizio sintetico: Conosci te stesso

Trilogia di New York

 di Paul Auster, Einaudi


Una raccolta di tre romanzi brevi (Città di vetro, Fantasmi, La stanza chiusa), collegati da un unico filo conduttore, l'abbandono di qualsiasi legame sociale, affettivo, di gruppo, a causa di un'ossessione investigativa. I tre protagonisti, apparentemente elementi ben inseriti nella New York della seconda metà del secolo XX, si trovano proiettati in una indagine anomala, diversa per ognuno, che li assorbe completamente e rende la loro vita un progressivo abbandono delle abitudini, delle amicizie, di tutto.

New York, anni '70/'80. Tre episodi con tre solitari protagonisti: Daniel Quinn è un autore di polizieschi che viene svegliato nel cuore della notte da una strana telefonata, nella quale lo scambiano per un detective sconosciuto, offrendogli un misterioso incarico. Dopo qualche tentennamento, Quinn si butta a capofitto nell'indagine, fino ad esiti imprevedibili. Il secondo episodio vede un detective professionista ereditare l'agenzia investigativa nella quale ha lavorato fino a quel momento. Il primo incarico è quello di spiare un uomo (Mr. Black) per un tempo indefinito, incarico che vedrà Mr. Blue (questo il nome del detective, in un turbinio di personaggi dai nomi di vari colori) precipitare lentamente in un oblio nel quale non si capisce più chi sia il controllore e chi il controllato. Nel terzo episodio, un critico letterario che in gioventù ha avuto un'amicizia totalizzante, si vede incaricato di dare voce agli scritti del suo amico di infanzia misteriosamente scomparso. L'attrattiva degli scritti e della moglie dell'amico scomparso gettano l'uomo in una spirale di immedesimazione che lo spingerà a sposare la moglie dell'amico, adottarne il figlio, fino ad un epilogo ermetico e oscuro quanto il corpo di tutta la trilogia, che non perde occasione di stupire per le divagazioni culturali, filosofiche, di costume, cioè di tutto quello che in genere non si trova in una detective story. Forse per rimarcare il fatto che queste non sono – e probabilmente non vogliono essere – tre detective stories.

Giudizio sintetico: Ossessionato

mercoledì 11 novembre 2020

Il treno di cristallo

di Nicola Lecca, Mondadori


Fiaba moderna, imperniata su un viaggio in treno attraverso l'Europa, che riflette il carattere itinerante dell'Autore. Un giovane ingenuo e inesperto, dall'animo profondamente buono, attraversa il Vecchio Continente per scoprire la verità su un padre che credeva morto da anni. Nel complesso un romanzo gradevole ma privo di avvenimenti salienti, al quale solo il finale riesce a dare un minimo di tensione narrativa.

Aaron è un giovane gelataio figlio di una madre single opprimente e sciatta, abbrutita dalla fatica di sbarcare il lunario in una cittadina della costa sud dell'Inghilterra. Come amico ha un immigrato italiano furbo e smaliziato, Gennarino, come amore a distanza una ragazza conosciuta via web che non ha nemmeno mai visto, ma con la quale intrattiene una chat appassionata di nascosto dalla madre. Un giorno, inaspettatamente, riceve una lettera e un biglietto interrail che lo spingeranno a partire in treno per Zagabria, per incontrare un notaio incaricato di eseguire le ultime volontà testamentarie di suo padre, che lui credeva morto prima della propria nascita. Il viaggio, paradigma di una crescita post-adolescenziale, è un'occasione per descrivere nel dettaglio diverse città dell'Europa centrale, tentando di coglierne lo spirito.
Gradevole lettura, leggera nei toni e nella forma, non riesce tuttavia a risultare accattivante, soprattutto a causa di un'anticipazione dei contenuti che spesso lascia poco all'inferenzialità del lettore.

Giudizio sintetico: Viaggiatorio

lunedì 2 novembre 2020

Alex

di Pierre Lemaitre, Mondadori 


Un thriller duro, violento, secondo romanzo della quadrilogia che ha come protagonista il comandante Camille Verhoeven dell'Anticrimine di Parigi. Al centro di questo romanzo Alex, una trentenne, affascinante e misteriosa, rapita e sottoposta a tortura da un energumeno che aspetta solo di vederla morire. Questo l'incipit di un lungo romanzo, che più volte sconvolge le aspettative e i giudizi che il lettore si forma procedendo nella storia. I ruoli di vittima e carnefice appaiono incerti e capovolgibili e, fino all'ultimo, si rimane in attesa della verità. 

Periferia di Parigi. Alex, pur essendo sera tardi, uscita dal ristorante si avvia verso casa da sola. Improvvisamente è colpita da una serie di pugni, caricata a forza su un furgone bianco e trasportata in un magazzino buio e puzzolente. L'attende una piccola gabbia, un antico strumento di tortura, in cui viene rinchiusa, a 2 metri di altezza da terra. Una gabbia talmente piccola da costringerla a stare rattrappita in attesa che i suoi  muscoli si atrofizzino e le sue ossa crollino. Intorno a lei grossi ratti, pronti a cibarsi della ragazza appena possibile. L'uomo che l'ha sequestrata assiste alla tortura, animato da sete di vendetta. Nessuno denuncia la scomparsa di Alex; solo la testimonianza fortuita di una passante dà l'avvio all'indagine. Il caso è affidato al comandante Camille Verhoeven, un ometto "alto" 1,45 m., dal carattere scontroso, poco entusiasta di dover condurre l'indagine, non essendo riuscito a salvare la moglie Irène, vittima proprio di un sequestro. Ma il suo capo, Le Guen, lo costringe ad accettare e forse la possibilità di ritrovare viva la donna, per lui una sconosciuta, potrebbe attenuare il suo rimorso e dargli una spinta più forte a riuscire nell'impresa. La storia è cruda, i personaggi, gli ambienti e le situazioni contribuiscono alla tensione che si mantiene nel corso del romanzo; su tutto si staglia la figura della protagonista, che ricorda personaggi femminili cinematografici fortemente drammatici. 

Giudizio sintetico: Imprevedibile

domenica 1 novembre 2020

L'invenzione di noi due

di Matteo Bussola, Einaudi


Il logoramento dei rapporti di coppia sembra inevitabile, nella prima parte di questo romanzo, così come sembra coraggiosa e spregiudicata la scelta del protagonista di non arrendersi all'evidenza di un amore apparentemente giunto al termine, almeno per uno dei due. Facendo leva sul coinvolgimento emotivo del lettore, la vicenda racconta senza sconti le difficoltà del matrimonio e lascia aperta più di una domanda sul destino dell'amore nel nuovo millennio.

Milo e Nadia si sono conosciuti presto scambiandosi messaggi sui banchi di scuola, poi si sono ritrovati ormai adulti, si sono sposati, si sono amati. Ma ora sono solo una coppia come tante, logorata dal tempo e incapace di slanci vitali. Milo è ancora innamorato della donna che vive con lui, ma si rende conto che Nadia non lo ama più, almeno nel senso che lui desidererebbe. Disperato, sceglie una strada coraggiosa e incosciente, quella di fingersi qualcun altro per provare a riconquistarla. Ne nasce un rapporto a due facce, quella reale e quella artefatta, che si confondono e si intersecano con esiti imprevedibili. Ma la realtà non fa sconti e Milo dovrà cercare di ritrovare non solo la sua compagna, ma anche se stesso.
Con un linguaggio che riesce a descrivere con semplicità sensazioni complesse, Bussola riesce a raccontare, con esiti interessanti, le due solitudini di un uomo e una donna che hanno perso la ragione del loro esistere come coppia.

Giudizio sintetico: Faker

mercoledì 14 ottobre 2020

L'ombra

di Melanie Raabe, Corbaccio

"L'11 febbraio ucciderai al Prater un uomo di nome Arthur Grimm. Di tua spontanea volontà. E con ottime ragioni." Queste parole, rivolte per strada da una mendicante alla protagonista del romanzo, Norah Richter, costituiscono il vero incipit della storia e conducono il lettore in una vicenda misteriosa e ansiogena, che si risolverà solo nelle ultime pagine con più di un colpo di scena. Un thriller psicologico che riesce a mantenere il dubbio in chi legge sullo svolgimento reale dei fatti narrati, che potrebbero essere anche frutto della psiche turbata e angosciata della protagonista. 

Norah Richter è una giovane giornalista tedesca. Si è trasferita da Berlino – la sua città – a Vienna dove inizia una nuova vita. Ha lasciato il suo lavoro nella capitale tedesca in seguito a una denuncia per diffamazione, per aver difeso con i suoi articoli una ragazza vittima delle violenze di un professore, e ha troncato il rapporto con il suo fidanzato Alex, convinta che li divida una visione della vita diversa. Del resto Norah non è una persona facile: ha rapporti molto distaccati con i suoi colleghi, pochi amici con cui si confida solo in parte, un passato di ragazza drogata che rende sospettose nei suoi confronti le sue stesse amiche. Le parole della mendicante la inquietano molto. È vero che lei non conosce nessuno che si chiami Arthur Grimm, ma l'11 febbraio per lei è una data legata ad una tragedia di tanti anni prima, un'ombra che ancora si proietta sulla sua vita. Dopo quell'incontro con la mendicante, altri fatti inspiegabili turbano Norah: oggetti che spariscono in casa sua e soprattutto misteriosi messaggi telefonici anonimi, che la spingono a portare a compimento la profezia, presentandole Arthur Grimm come un essere ignobile e violento. Scritto con una prosa fluida e sciolta, è un romanzo che si legge rapidamente con il desiderio di arrivare  al fatidico 11 febbraio. Si avverte tuttavia un che di artificioso e il tentativo del narratore di utilizzare tutti i meccanismi classici su cui si regge la suspence, a rischio di rendere la storia poco credibile. 

Giudizio sintetico: Claustrofobico

giovedì 8 ottobre 2020

Il mistero della donna tatuata

 di Takagi Akimitsu, Einaudi


Scritto più di 70 anni fa, questo romanzo è un giallo ambientato nel Giappone post-bellico occupato dagli americani e distrutto dalla guerra. Sembrano però non accorgersi delle devastazioni, i personaggi che lo animano, figure mai davvero protagoniste che conducono un'indagine educata e complessa che prende l'avvio dall'orrendo omicidio di una donna bellissima tatuata su tutta la schiena.

Un corpo orrendamente mutilato in una stanza chiusa dall'interno, quello di una donna con un famoso tatuaggio opera del padre, un tatuatore di fama che prima di morire aveva fissato sulla pelle dei tre figli una storia superstiziosa e terrificante. Ad indagare, una coppia di fratelli dei quali uno è un poliziotto cocciuto e l'altro un medico legale timido e coinvolto emotivamente con la vittima. Un'indagine che se non fosse per il periodo in cui è stato scritto, collocherebbe il romanzo nella serie dei gialli Cluedo-style, con una rosa di personaggi tutti potenziali colpevoli e indagini svolte per esclusione. 
La storia, nella quale il concetto stesso di tatuaggio è il vero protagonista – mai condannato e mai esaltato – non riesce comunque a convincere appieno, sia perché i detective brancolano nel buio per più di metà del racconto attendendo l'arrivo di un Deus ex machina che sveli il mistero (il detective Kamizu Kyosuke, che esordisce proprio in questo libro), sia perché la formalità dei rapporti sociali stride con la disinvoltura dei comportamenti degli indiziati, la cui connotazione e il cui carattere sono in molti casi troppo sottotono. Resta comunque l'interesse singolare per una pratica oggi comune ma che ai tempi della prima edizione era comunque considerata prerogativa di ambienti malavitosi.

Giudizio sintetico: Tattoo

Una Cadillac rosso fuoco

 di Joe R. Lansdale, Einaudi

Personaggi sconclusionati e disposti a tutto pur di emergere da una vita priva di prospettive, in un Texas della seconda metà degli anni '50 in cui razzismo e povertà dominano la società. I due protagonisti, tracciati con la crudezza e il sarcasmo propri dello scrittore texano, sembrano non saper opporre nessuna resistenza alle tragedie che li coinvolgono, restando impigliati in una tela che essi stessi si sono costruiti.

Ed è un venditore di auto usate con una madre alcolizzata e un segreto familiare ingombrante, Nancy una bella cliente con un marito difficile. Ed, reduce della guerra di Corea, ne ha viste troppe per lasciarsi coinvolgere in affari pericolosi, ma a Nancy, così affascinante e spregiudicata, non è capace di dire di no, anche perché lei sa come convincere chiunque. L'aggancio tra i due è dato da una Cadillac che il marito non ha finito di pagare e che Ed è chiamato a riprendere. Comincia così un piano assurdo e pericoloso che i due vorrebbero portare a termine per iniziare una nuova vita, agiata e priva di pericoli, ma le difficoltà iniziano dal primo momento e si susseguono a catena fino ad un finale ovvio ma proprio per questo imprevisto.
Come di consueto nei libri di Lansdale, il sarcasmo dei dialoghi mette a nudo caratteri dei personaggi che tracciano il quadro di un mondo di eterni adolescenti, con i sogni, la spensieratezza, la violenza e la totale assenza di consapevolezza che almeno anagraficamente dovrebbero invece avere. E che anche senza immedesimazione, li rende comunque simpatici al lettore anche mentre compiono i peggiori misfatti.

Giudizio sintetico: Perduto

sabato 3 ottobre 2020

Le regole degli amanti

 di Yari Selvetella, Bompiani

Non un libro rosa ma un decalogo di semplici regole, prescrizioni che due amanti già adulti si impongono e che descrivono con pagine personali a due voci ricche di emozioni e di passione, ma anche della consapevolezza che il sentimento vero vuole rispetto e condivisione, ma non può comprendere limiti, imposizioni, censure, né obblighi sociali che siano frutto della convenzione. La storia di un amore episodico e profondo, ma spesso egoista, vissuto in tutte le sue sfaccettature per dimostrarsi l'un l'altro, ma soprattutto a se stessi, che la vita può imporre il destino, ma non può privare l'individuo della sua pulsione affettiva ed erotica più innata.

Roma, fine anni '80. Iole e Sandro si conoscono da adulti, alle soglie dei 30 anni, quando già hanno avviato vite professionali e familiari che li incanalano lungo i binari della convenzione sociale e affettiva. Tra loro scocca una scintilla che non è – soltanto – una passione erotica, ma comprende anche una profonda intesa psicologica e culturale. Le due voci narranti hanno famiglie già avviate, con figli che amano e coniugi con i quali condividono intese più o meno profonde. Ma non si può rinunciare all'amore – perché anche senza dirselo apertamente, di questo si tratta – e quindi i due amanti iniziano una seconda esistenza, parallela a quella ufficiale, nella quale riverseranno tutti i loro desideri, sogni, confronti, costruendosi una passione priva di limiti convenzionali, esperienza concreta di quello che a loro manca e che sentono di non poter realizzare nelle rispettive famiglie. Con i capitoli organizzati in base al decalogo che si sono dati all'inizio della loro storia, Iole e Sandro dichiarano in una sorta di diario a due voci tutti i pensieri e i desideri di un uomo e di una donna che hanno deciso di voler vivere un'altra vita, pur non sapendo rinunciare a quella che hanno già, e che riescono, con la costanza e le difficoltà che la clandestinità impone, a condividere e descrivere con sincerità una scelta estrema che inizialmente appare priva di futuro, ma che invece si rivela tanto carica di emozioni e volontà da resistere al logoramento del tempo.

Giudizio sintetico: Clandestino