martedì 28 gennaio 2020

Nozze

di Maurizio De Giovanni, Einaudi

Nuovo episodio dei Bastardi di Pizzofalcone, i poliziotti allontanati per comportamenti poco ortodossi dai propri commissariati e collocati provvisoriamente nel commissariato di Pizzofalcone, da cui i precedenti poliziotti sono stati cacciati in seguito a uno scandalo per corruzione. L'abilità di questa squadra raccogliticcia ha fatto sì che la programmata chiusura del commissariato non ci si sia stata perché i Bastardi hanno dimostrato sul campo di valere. Questa volta è la componente femminile del gruppo a risolvere il caso dell'omicidio di una giovane, Francesca, uccisa con una sola  coltellata al cuore proprio alla vigilia delle sue nozze.

Napoli, un freddo febbraio. La giovane e bella Francesca, unica figlia di una ricca coppia, viene ritrovata cadavere, nuda, vicino ad una grotta su una spiaggetta luogo di incontro di molti innamorati. Vicino a lei l'abito da sposa che avrebbe dovuto indossare l'indomani, giorno del suo matrimonio. Dolore e incredulità tra parenti, amici, colleghi di lavoro: una ragazza solare, amata, chi avrebbe potuto desiderare la sua morte? Certo il fidanzato, Giovanni Sorbo, è figlio di un potente boss della malavita locale. Ma il giovane si era staccato dalla propria famiglia, vivendo a Milano e conducendo una vita senza ombre. Una vendetta trasversale?
La squadra si mette al lavoro e i tempi sono ristretti: devono giungere alla soluzione prima che l'inchiesta venga loro tolta. Ancora una volta, i Bastardi riescono a risolvere il caso grazie ad un lavoro di squadra che questa volta si avvale soprattutto dell'intuito e dello spirito di osservazione femminili.
Un romanzo che, come nei precedenti di questo autore, approfondisce le psicologie dei personaggi, le loro emozioni e le loro passioni e sviluppa in modo coerente le storie dei protagonisti, i Bastardi. Forse non uno dei migliori romanzi a causa della prevedibilità della soluzione; la fluidità della scrittura  rende comunque il libro meritevole di lettura.

Giudizio sintetico: Nuziale

giovedì 23 gennaio 2020

Armi, acciaio e malattie

di Jared Diamond, Einaudi

Il sottotitolo, Breve storia degli ultimi tredicimila anni, è di fatto l'estrema sintesi di quest'opera, vincitrice del Pulitzer per la Scienza e pubblicata per la prima volta nel 1997. Oggi riproposto in una nuova edizione, il saggio nasce  dalla necessità di dare una risposta sensata a una domanda posta all'autore da un aborigeno della Nuova Guinea, attraversando lo sviluppo della civiltà nei cinque continenti con una ricerca preistorica basata su logica, biologia e ritrovamenti archeologici.

Si tratta di un'opera destinata alla lettura corretta delle differenze dello sviluppo della civiltà nelle varie parti del mondo, interessante e di facile leggibilità anche se piuttosto corposa. Nel tentativo di spiegare con la logica la ragione della supremazia storica dei "bianchi" europei sulle altre popolazioni del mondo, l'autore analizza in termini biologici, geografici e sociali lo sviluppo di – quasi – tutte le popolazioni del mondo, con particolare riguardo agli avvenimenti che hanno favorito l'espansione delle civiltà occidentali così come le conosciamo oggi. Diamond, uno scienziato statunitense che ha operato nei cinque continenti, propone come ragione della primazia occidentale la differenza dei tempi di sviluppo dell'agricoltura e delle caratteristiche geografiche e biologiche dei vari continenti, condizioni che hanno determinato in modi diversi sia la diffusione delle conoscenze tecniche sia quella delle malattie, favorendo maggiormente Europa ed Asia nella costruzione di tecnologie civili e militari di maggiore efficacia, e nel maturare una migliore resistenza a quelle malattie che nei secoli hanno rappresentato la loro migliore arma di distruzione di massa.
Un saggio molto interessante e fondato su evidenze apparentemente incontrovertibili, sebbene frutto di semplici ipotesi, che delinea un'interpretazione bio-geografica di quelle differenze tra i popoli che spesso – oggi più che al tempo della sua prima pubblicazione – vengono giustificate con sbrigative motivazioni razziali ed etniche talvolta piuttosto opinabili.

Giudizio sintetico: Biogeografico

La palude dei fuochi erranti

di Eraldo Baldini, Rizzoli

Storia seicentesca, che ben si attaglia alla particolare lingua "gotica" ed evocativa caratteristica di Baldini. Con ambienti e personaggi che si altalenano tra il misticismo cupo delle abbazie e la più prosaica necessità di sopravvivenza della popolazione rurale della pianura romagnola nel XVII secolo, viene ricostruita la vicenda di un'indagine "dall'esterno" che risuona degli ambienti de "Il nome della rosa".

Romagna, 1630. Il paese di Lancimago si prepara all'epidemia di peste – di manzoniana memoria – che ha già colpito gran parte della pianura, e il cui soffio mortale sta per arrivare e mietere vittime. I frati di un'abbazia, nel preparare la fossa comune che temono si renderà necessaria, riesumano accidentalmente una serie di scheletri che evidenziano un eccidio antico e del quale non sanno capire l'origine. La scoperta dà origine a incomprensibili fuochi danzanti che sembrano la voce delle anime dell'inferno e alla comparsa di misteriosi personaggi, tra i quali l'inviato dell'arcivescovado, monsignor Diotallevi, un uomo duro e irreprensibile che deve approntare un cordone sanitario invalicabile per limitare – con provvedimenti anche drastici – la diffusione del morbo.
Romanzo dai toni cupi che richiamano ambienti tardo-medievali, tesse la trama di un giallo imperniato su un personaggio difficile, che alterna la propria naturale concretezza alla vocazione mistica propria del suo tempo.

Giudizio sintetico: Gotico

La macchina del vento

di Wu Ming 1, Einaudi

Una fantasia mitologica e romanzesca con ambientazione storica, ricostruita nei dettagli con la tradizionale precisione di Wu Ming. Tra epica, letteratura, politica e personaggi realmente esistiti viene inventata una vicenda – a tratti fantastica – che si svolge durante il periodo fascista nell'isola di Ventotene, di cui il regime fece il luogo di confino di vari intellettuali e politici dissidenti, tra i quali spicca l'ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini, ai tempi ai vertici del Partito Socialista.

1939. A Ventotene si possono incontrare molti tipi di confinati, ognuno dei quali appartenente ad un gruppo diverso, con una propria mensa, propri compagni, propri ideali. Di sicuro, ad accomunarli, l'avversione al regime, il sapere perché alcuni confinati sono detti "manciuriani" e la consapevolezza di appartenere ad una élite politica e culturale destinata a grandi cose, anche se al momento l'obiettivo primario rimane quello di riempire lo stomaco ed evitare, per quanto possibile, angherie della Milizia, disagi e malattie. Erminio, un giovane laureando antifascista che conosce bene i miti greci, fa parte del gruppo di un compagno carismatico più maturo, quel Sandro Pertini che riesce sempre a mantenere un comportamento integerrimo e decoroso anche in mezzo alle peggiori avversità. Ma un giorno sull'isola sbarca un fisico misterioso, depositario di vari segreti, che comincia a parlare di macchine del tempo e altre stranezze ed Erminio, che ne diventa l'unico amico, non può non notare che molti degli avvenimenti che accadono sull'isola sembrano appartenere ad una dimensione che intreccia scienza, mitologia e politica senza soggiacere ai consueti legami temporali.
Come spesso nei romanzi dei Wu Ming, l'intreccio di mondi, epoche e soggetti diversi – reali e immaginari – tesse una trama tanto fantastica e  inverosimile da risultare possibile, grazie soprattutto all'estremo dettaglio dei tratteggi di luoghi e personaggi storici. Ne è un esempio, in questo caso, il "suono" dei dialoghi con Pertini, del quale – durante la lettura – sembra di riuscire a sentire non soltanto le parole, ma persino l'accento e il tono.

Giudizio sintetico: Fantastorico


venerdì 17 gennaio 2020

La grande esposizione

di Marie Hermanson, Guanda Ed.

Un thriller leggero e scorrevole imperniato sulla grande esposizione che si tenne nel 1923 a Göteborg e durante la quale ad Albert Einstein fu "imposto" di tenere un discorso per poter riscuotere il denaro del premio Nobel che il grande fisico aveva già vinto due anni prima. Un racconto in cui fiction e Storia si intrecciano strettamente, con personaggi realmente esistiti proiettati in un'avventura (per quanto è dato sapere) mai accaduta.

Göteborg, 1923. Quattro i personaggi principali intorno a cui ruota la vicenda: un timido ragazzetto unico conduttore di un'asina dal carattere irascibile, una giovane giornalista alle prime armi ma molto caparbia, un investigatore cocciuto e il già celebre Albert Einstein, scienziato in grado di captare l'attenzione della folla e ideatore di una Teoria, quella della relatività, sulla quale il mondo accademico, al tempo dei fatti narrati, è ancora diviso tra una maggioranza di ammiratori e uno sparuto ma agguerritissimo gruppo di contrari, prevalentemente estremisti di destra spesso animati da ragioni antisemite.
Un racconto "facile" e gradevole, nel quale si alternano le vicende dei quattro protagonisti che, anche se si incontrano solo a tratti, riescono comunque a risultare determinanti gli uni per gli altri. Una nota dell'autrice chiarisce a fine libro quali avvenimenti siano realmente accaduti e come essi abbiano influenzato la fiction narrativa.

Giudizio sintetico: Einsteiniano

mercoledì 25 dicembre 2019

Istruzioni per diventare fascisti

di Michela Murgia, Einaudi

"Fascista è chi il fascista fa" evoca nel sottotitolo il Forrest Gump che campeggia sulla copertina di questo piccolo ma appassionato libro, ironica guida che spiega le caratteristiche del successo della nuova estrema destra dei giorni nostri.

Raccontato come un'ironica apologia del fascismo da un'autrice convintamente democratica, in realtà il libro è un vero e proprio saggio politico che pone interrogativi non banali sull'avanzata politica delle nuove destre, senza fare sconti né ai nuovi "fascisti", né agli intellettuali di sinistra che – almeno nelle intenzioni dichiarate – si propongono di rappresentarne l'alternativa.
Basta una rapida scorsa all'indice e a qualche pagina del testo per capire quanto l'analisi dei nuovi fascismi sia precisa e attuale, dipinta con uno stile propedeutico estremo che sottolinea come la vera ironia sia raccontare le opinioni dell'altro con la sua stessa lingua, facendo in modo che siano le sue stesse parole ad evidenziarne le contraddizioni. Tuttavia, un livello più profondo emerge da un esame più attento: a scavare nell'inconscio, forse tutti sono un po' fascisti, e la vera scaltrezza del nuovo corso della destra è proprio quella di riuscire a portare alla luce il "cuore nero" di ognuno, un'anima che a dispetto delle dichiarazioni più politically correct viene messa a nudo con fredda evidenza dal curioso "fascistometro" che chiude il libro e che lascia dubbioso e stupefatto anche il lettore di sinistra più sicuro delle proprie convinzioni politiche, tanto da spingere l'autrice a fornire un'interpretazione guidata dei risultati.

Giudizio sintetico: Antifascista... o no?

venerdì 20 dicembre 2019

Persone normali

di Sally Rooney, Einaudi

Protagonisti di questo romanzo due adolescenti come tanti, Marianne e Connell. Come altri adolescenti, avvertono la difficoltà di crescere trovando uno spazio, una dimensione che rispetti il proprio modo di essere in rapporto agli altri. E come tanti, sentono il bisogno di diventare "persone normali" attraverso l'accettazione di sé. A volte i ragazzi hanno la fortuna di vivere amicizie o amori che aiutano a far emergere il lato migliore del proprio io e acquisiscono un po' più di sicurezza che facilita il loro cammino di vita.

In un paese dell'Irlanda Marianne e Connell frequentano lo stesso liceo. Lei proviene da una famiglia benestante con rapporti affettivi conflittuali, lui è figlio di una ragazza-madre, domestica della madre di Marianne. Estrazione sociale diversa, caratteri diversi: lei sensibile, poco inserita tra i coetanei da cui è spesso evitata, lui bello, ammirato e stimato anche per le sue capacità calcistiche. Eppure tra i due nasce un'amicizia intensa, anche se inizialmente nascosta agli altri, che continua anche negli anni del college, a cui Connell è ammesso grazie ai suoi meriti scolastici.
Una storia normale quella dei due giovani, una storia di amicizia e amore fatta di passione, allontanamenti, tradimenti. riunificazioni. Un percorso complesso, legato alla difficoltà di riuscire a fidarsi dell'altro, cosa che presuppone l'aver acquisito stima e considerazione di sé.
Scritto in una prosa piana e facile, il romanzo – definito "caso editoriale dell'anno" – può essere una lettura interessante, anche se rimane poco comprensibile il grande successo ottenuto.

Giudizio sintetico: Gioventù


venerdì 13 dicembre 2019

Nelle mie vene

di Flavio Soriga, Bompiani

Un romanzo sul senso di appartenenza ai luoghi, tanto più difficile da trovare quanto più il protagonista si trova a doversi dividere tra la sua isola natale, la Sardegna, e le metropoli più grandi d'Italia. A sottolineare il suo essere sempre e comunque un sardo – anzi, un cagliaritano della provincia – una patologia prettamente mediterranea che lo accompagna per tutta la vita e che gli scorre nelle vene come una spada di Damocle, senza tuttavia impedirgli di vivere una vita interessante, grazie soprattutto ad una famiglia allargata dalle imprevedibili risorse.

Come il cugino, un simpatico istrione di pochi anni più grande, anche Aurelio Cossu è nato talassemico, in un paesino – Uta – di poche migliaia di abitanti a cavallo tra la città, Cagliari, e un Campidano piatto e lontano dal mare nel quale nei mesi invernali essere sardi non è facile. Aurelio altalena la voglia di fuggire alla nostalgia delle origini, dividendosi tra un lavoro come autore televisivo che lo costringe a passare periodi lunghi a Roma e Milano e dinamiche familiari che lo vedono figlio, padre, figlioccio, sempre con qualcosa di nuovo da osservare e da scoprire.
Con una lingua non facile, una cascata di parole nella quale spiccano inversioni tipiche di un registro regionale evidente e musicalmente connotato, Soriga ci porta in una Sardegna diversa sia dagli stereotipi sulla chiusura sociale dei paesi dell'interno che dalla banalità alla moda delle mete turistiche più note, tracciando un quadro estremamente realistico di una generazione allo stesso tempo insulare e cosmopolita che vuole trovare una propria strada, pur non sapendo ancora districarsi tra tradizione e modernità.

Giudizio sintetico: Blues cagliaritano


venerdì 6 dicembre 2019

Notte a Caracas

di Karina Sainz Borgo, Einaudi

Il tradimento di una rivoluzione latinoamericana che sfocia in una guerra civile, tragedia mai avvenuta in Venezuela nei termini raccontati nel libro, ma costruita con una verosimiglianza che la rende più vera del vero. Un romanzo che potrebbe essere la cronaca di uno dei ribaltamenti politici di una qualsiasi delle nazioni del continente sudamericano, e nel dramma di una donna che cerca di sopravvivere alla barbarie dilagante si possono ritrovare la paura e la disperazione di tutte le vittime di ogni guerra civile.

Adelaida è una donna appartenente a quella piccola borghesia che nel Venezuela della ripresa economica e del mercato libero si era costruita un piccolo mondo confortevole: qualche amicizia, un lavoro intellettuale, la compagnia domestica di una madre anziana in parte da accudire. Ma la crisi politica e finanziaria ha purtroppo precipitato il Paese nella corruzione e nella violenza, la madre si è ammalata gravemente, a stento si riescono ancora a trovare i generi di prima necessità e i medicinali necessari. Per sfuggire al dilagare dell'abbrutimento sociale e riuscire a sopravvivere, Adelaida dovrà abbandonare ogni legame, ogni ricordo, facendo appello agli unici valori che in un conflitto sociale riescono a garantire la sopravvivenza: assenza di scrupoli e freddezza.
Un romanzo scritto con forza, passione e con un impressionante realismo, che è anche un canto disperato per un paese travagliato che non riesce a trovare una propria stabilità e nel quale sembra che solo i soggetti peggiori riescano a prosperare.

Giudizio sintetico: Sopravvivenza

martedì 3 dicembre 2019

Qualcosa c'inventeremo

di Giorgio Scianna, Einaudi

Un romanzo sugli adolescenti e per adolescenti, una storia che ci riporta alla difficoltà di crescere e di accettare regole e divieti che a volte appaiono incomprensibili. Una storia che gli adulti potrebbero discutere con i ragazzi, magari a scuola, per confrontare i punti di vista e trovare insieme più valide modalità di comunicazione tra generazioni. Una prosa scorrevole e pulita rende la lettura facile e veloce.

Due fratelli – Mirko, diciassette anni, Tommaso, undici anni – vivono da soli. I genitori sono morti in un incidente e loro sono rimasti nella loro casa di Milano, aiutati e seguiti dallo zio Eugenio, che ne ha la tutela e amministra con attenzione i loro beni e tiene i rapporti con i docenti, assicurandosi che il profitto dei nipoti sia positivo. Lo zio abita a Pavia con la moglie, la zia Marghe, e progetta di far trasferire i ragazzi nella sua città in modo da poterli avere vicino.
Ma cosa pensano Mirko e Tommaso? Gli adulti, pur attenti alle loro esigenze materiali e pratiche, gravati dalla responsabilità della loro crescita, non riescono a mettersi in comunicazione con loro.
Così Mirko non riesce a convincere lo zio ad anticipargli i soldi destinati alle vacanze estive per assistere con i suoi amici alla finale di Champions League al Santiago Bernabeu di Madrid, dove si sfideranno Inter e Bayern Monaco; quella trasferta potrebbe anche essere l'occasione per trascorrere la notte con la bella fidanzatina Greta, che fa parte del gruppetto dei tifosi. Mirko vuole procurarsi in qualsiasi modo il denaro. Non riesce a comprendere le conseguenze che il contatto con certi tipi loschi, disposti a dargli la somma necessaria, potrà provocare. Il senso di onnipotenza tipico degli adolescenti gli fa pensare di poter facilmente risolvere le cose. Non sarà così.

Giudizio sintetico: Adolescenziale

domenica 24 novembre 2019

Dove un'ombra sconsolata mi cerca

di Andrea Molesini, Sellerio

Romanzo di formazione ambientato nella laguna veneta durante la Seconda Guerra Mondiale, un periodo in cui per un ragazzo nato nel 1930 crescere in fretta non era una scelta, ma una necessità. All'ombra di un padre dal carattere imponente e nel ricordo di una madre scomparsa che "annusava la vita" per capirla, Guido passa dalla scuola al contrabbando come se il passaggio fosse naturale, nelle corde di un tempo e di un luogo inospitale ma affascinante come la gente che lo abita. 

Il Comandante è un ufficiale di Marina dal carattere forte e con la passione per i mappamondi. Concreto e calcolatore, si affida ai numeri per interpretare le rotte e navigare nella vita. Tutto il contrario della moglie, una donna elegante che si affida ai sensi (soprattutto udito e olfatto) per capire il mondo e la gente. Il loro unico figlio, Guido, naviga con leggerezza tra queste due visioni così diverse, passando dall'infanzia all'adolescenza mentre attorno a lui si attraversa una guerra totale. Con la scomparsa della madre e il suo arruolamento nelle fila di un gruppo partigiano diretto dal padre e dedito soprattutto al contrabbando, il confine tra l'essere bambino e diventare adulto sembrerebbe completamente superato, tuttavia alcuni fatti nuovi costringeranno Guido ad una nuova, dolorosa, crescita.
Con una prosa forte ed evocativa, a tratti ai limiti del barocco, Molesini ci conduce con salti temporali continui alla ricerca del momento in cui un ragazzo diventa uomo, consapevole che spesso questo momento coincide con un passaggio profondamente doloroso.

Giudizio sintetico: Lagunare

martedì 19 novembre 2019

La regola dei pesci

di Giorgio Scianna, Einaudi

Un romanzo sui giovani e quindi anche sugli adulti con i quali i ragazzi vivono, in particolare genitori e insegnanti. La storia vede una frattura profonda tra i due mondi. Ragazzi angosciati dal vuoto interiore, dall'assenza di prospettive e sogni e di visioni del futuro; adulti inconsapevoli del disagio adolescenziale e talvolta incapaci di far loro da guida. Una narrazione che dà un quadro cupo senza muovere accuse, con lo sguardo di chi vuole capire mettendosi nei panni di alcuni giovani.

Giorni nostri, una località non lontana da Milano. Quattro ragazzi: Ivan, Roberto, Anto e Lorenzo, in alcune parti il narratore della storia, progettano un viaggio estivo, un classico giovanile, una vacanza in Grecia. Ma dal 22 luglio, data prevista di termine del loro viaggio, "spariscono". Non danno più notizie, non sono rintracciabili né su Facebook, né sui cellulari. Angoscia delle famiglie. A settembre il liceo Tommaseo, frequentato dai ragazzi, riprende regolarmente le lezioni ma i quattro banchi restano vuoti.
Poi Lorenzo ritorna, ma è molto cambiato. Non parla, non dà spiegazioni ai genitori, che lo controllano assiduamente senza riuscire a aprire un dialogo con lui. Medesima situazione con i suoi docenti. L'inchiesta poliziesca in corso ipotizza un'associazione terroristica a cui i ragazzi avrebbero aderito.
Al centro del romanzo il gruppetto di amici, in cui ogni ragazzo si riconosce e si muove seguendo il movimento degli altri, come i pesci. Non importa se a guidare il gruppo è un "ideale" sbagliato, distruttivo, reso magari affascinante dai video che circolano su internet.
Un romanzo coinvolgente, scritto in modo scorrevole e facile, che i ragazzi potrebbero apprezzare. Una storia che ci riporta all'analisi di Umberto Galimberti, a quell'ospite inquietante, vale a dire al nichilismo dei nostri tempi, distruttivo soprattutto per gli adolescenti.

Giudizio sintetico: 18 anni


domenica 17 novembre 2019

Tokyo Blues

di Haruki Murakami, Feltrinelli

Una storia sentimentale e di formazione priva di fronzoli, adatta sia al pubblico femminile che a quello – soprattutto – maschile. Ambientato nel più lontano dei mondi rispetto al lettore europeo, il Giappone della fine degli anni '60, il romanzo riesce comunque a toccare tutti i temi propri dell'esistenza a tutte le latitudini: come a sottolineare che passioni giovanili, speranze, vita, morte vengono affrontate in tutto il mondo con lo stesso difficile approccio in barba a qualsiasi differenza etnica, storica o geografica.

Tokyo, fine anni '60. Watanabe è uno studente ospite di un collegio maschile rigoroso ma non eccessivamente. Alle spalle ha una perdita grave, che ha lasciato il segno nel suo vissuto lasciandogli anche un sentimento contraddittorio e spaesante nei confronti della bella Naoko, ragazza smarrita e distante. Come in altri romanzi dello scrittore giapponese, la storia non presenta avvenimenti eclatanti o cambi narrativi rapidi e sconvolgenti, tuttavia riesce a catturare il lettore fino alla fine soprattutto grazie alla precisa ed elegante descrizione di personaggi tipici molto verosimili e interessanti: il metodico Sturmtruppen, la frizzante e intrigante Midori, il cinico e disinibito Nagasawa, la saggia e problematica Reiko solo per citare i più caratteristici. Come cornice, una colonna sonora ricca di brani e autori pop, rock e jazz e diversi piatti della cucina giapponese non casuali che fanno passare in secondo piano la descrizione poco definita di una città che avrebbe meritato maggiore attenzione e che viene invece data per scontata. Da notare anche che il livello di immedesimazione tra narratore e protagonista è tanto stretto che è impossibile non vedere una certa similitudine tra alcuni fatti narrati e la biografia dell'autore, nonostante il poco convinto post-scriptum neghi in parte la cosa.

Giudizio sintetico: Emozionale

lunedì 11 novembre 2019

Tutto sarà perfetto

di Lorenzo Marone, Feltrinelli

La riconciliazione forzata di un figlio, chiamato ad assistere il padre malato per pochi giorni, si trasforma in una fuga a due verso un mondo di ricordi, rimpianti e nuove occasioni. Lo scontro tra due diversi modi di vivere, di pensare, di vedere l'altro, descritto con ironia da un autore che riesce a smuovere macigni di significato con parole leggere come farfalle.

Andrea Scotto è un fotografo di moda abituato ad una vita disordinata e assolutamente priva di obiettivi a lungo
termine. Tutto il contrario di sua sorella Marina, che invece si impone regole rigidissime e che si occupa del padre malato, un ex comandante di navi che per i due figli è stato sempre piuttosto assente a causa degli imbarchi di lunga durata. Chiamato a sostituire la sorella, che deve allontanarsi per cause di forza maggiore, Andrea si trova a combattere non solo con il padre, verso il quale ha sempre provato risentimento, ma anche con un perfido bassotto e con un decalogo di ossessionanti regole lasciatogli dalla sorella. Sfinito, acconsentirà ad assecondare il Comandante in un piano di fuga che lo porterà a ripercorrere la propria infanzia reinterpretando i ricordi da un punto di vista nuovo.
Romanzo leggero nella forma ma intenso nei significati, affronta il tema del rapporto padri e figli con molta ironia ma senza fare sconti né alla rigidità di un genitore incapace di farsi benvolere, né alla mancanza di responsabilità di un figlio che nell'assenza del padre ha trovato un comodo alibi per giustificare la propria estrema leggerezza. Sullo sfondo, teatro letterario per eccellenza, quella Procida da sempre considerata "l'isola che non c'è".

Giudizio sintetico: Familiare

Il mio anno di riposo e oblio

di Ottessa Moshfegh, Feltrinelli

Considerato da alcuni famosi giornali americani uno dei libri più belli del 2018, il romanzo è la storia di una giovane e bellissima donna, di cui non conosciamo il nome, che vive nell'Upper Side di Manhattan, in una casa acquistata grazie ad un lascito dei genitori, entrambi defunti. Rimasta senza lavoro, licenziata dalla Galleria d'arte per cui lavorava, mette in atto il programma, lucidamente concepito, di estraniarsi dalla realtà con un lungo sonno di un anno.

Una storia particolare, grottesca, ambientata all'inizio del XXI secolo, narrata in prima persona dalla protagonista, che per liberarsi dai suoi pensieri e resettare la propria vita passata decide di entrare in un letargo della durata di un anno. Si fa aiutare da un'improbabile psichiatra, la dottoressa Tuttle, che le prescrive farmaci tranquillanti e ipnotici in quantità straordinaria. L'isolamento della ragazza è interrotto talvolta dalle visite, in verità poco gradite, di Reva, la sua migliore amica, per la quale esce momentaneamente dall'isolamento partecipando al funerale della madre.
Pagina dopo pagina si capisce che la scelta della protagonista di staccarsi dal mondo nasce dal fallimento del rapporto con Trevor, uomo affettivamente immaturo, e soprattutto da un'infanzia segnata dalla mancanza di genitori, falliti come coppia e incapaci di amarla.
La conclusione del romanzo, che rimane aperta all'interpretazione dei lettori, collega la disgregazione individuale a quella della società occidentale.
Un romanzo di non facile lettura, non divertente come definito in quarta di copertina, che stimola alla riflessione sulla realtà dei nostri giorni.

Giudizio sintetico: Letargico