martedì 13 aprile 2021

Il treno dei bambini

di Viola Ardone, Einaudi 


Un bel romanzo. Una storia ambientata nel secondo dopoguerra, in un periodo di difficoltà economica enorme, soprattutto al Sud, ma anche di autentica solidarietà. La trama si sviluppa partendo dall'iniziativa del Partito Comunista (Sezione Udi, Unione Donne italiane) di organizzare l'affido temporaneo di bambini molto poveri presso famiglie del Nord Italia per sostenerli in vista di un inverno, quello del 1946, che sarebbe stato molto duro. Con gli occhi del protagonista, Amerigo Speranza, di circa 8 anni, si viene a conoscenza di una vicenda storica spesso ignorata. 

Amerigo Speranza vive nei bassi dei quartieri spagnoli di Napoli con la madre, Antonietta Speranza; non ha mai conosciuto il padre, emigrato in America "per fare fortuna", così gli è stato detto. I due tirano avanti di espedienti, il bambino va a cercare "le pezze" che vende al mercato, non ha mai avuto un paio di scarpe. La madre è una donna di scarse parole, molto poco espansiva ed affettiva, che non l'ha ben preparato a salire su un treno per il Nord, insieme a molti altri bambini. Tanti i timori di Amerigo e degli altri piccoli, alimentati dalle voci della gente prima della loro partenza: Andranno in Siberia? I comunisti mangiano i bambini? Torneranno mai dai loro veri genitori? Amerigo è affidato ad una famiglia di Modena in cui trova una vita normale, una casa, pasti, vestiti, scarpe, la possibilità di andare a scuola, doveri, regali. Addirittura trova un uomo che, pur avendo già 3 figli propri, gli fa da padre e gli fa scoprire la passione per la musica. 
Ritornare a casa dopo un anno circa non è facile. Le due famiglie, quella "adottiva" e quella materna sono troppo diverse e per Amerigo la situazione è lacerante. 
Un romanzo molto intenso, scritto in modo delicato, semplice e, soprattutto nella prima parte, utilizzando modi di dire e termini del dialetto napoletano italianizzato. Forse il finale, con ellissi temporale di quasi 50 anni e un Amerigo adulto che fa i conti con la propria infanzia, risulta un po' prevedibile e meno efficace.

Giudizio sintetico: I bambini ci guardano

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